di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 gennaio 2026
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, l’uomo di 40 anni deceduto a Firenze nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 dopo essere stato immobilizzato dai carabinieri in posizione prona per circa venti minuti. La sentenza individua due violazioni dell’articolo 2 della Convenzione europea: una relativa all’uso della forza da parte degli agenti (diritto alla vita), l’altra alle carenze nell’indagine e nell’addestramento delle forze dell’ordine. I giudici di Strasburgo non mettono in discussione le decisioni dei tribunali italiani, che nel 2018 avevano assolto definitivamente i quattro carabinieri coinvolti. Ma certificano che lo Stato italiano non ha fatto abbastanza per proteggere la vita di Magherini, né prima né dopo quella tragica notte fiorentina.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 gennaio 2026
Intervista all’avvocato, storico difensore dei familiari di Riccardo “Lo “scudo penale” che si tenta di inserire nel nuovo ddl Sicurezza non tutela affatto le forze di polizia. Anzi, toglie loro il diritto alla difesa. E rischia di anticipare la condanna”. Non solo Riccardo Magherini: Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Riccardo Rasman, Vincenzo Sapia, Luca Ventre, Giuseppe Uva, Michele Ferulli, Dino Budroni, Aldo Bianzino, Davide Bifolco e molti altri. Ne ha seguiti, di casi, l’avvocato Fabio Anselmo, dovrebbe ormai averci “fatto il callo”. Eppure questa volta, davanti alla sentenza della Corte europea dei diritti umani che condanna l’Italia sul caso Magherini, dice: “Sono commosso, è una sentenza storica che restituisce un’idea di mondo diverso da quello che stiamo vivendo”.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 16 gennaio 2026
La Corte di Strasburgo dovrebbe esprimersi a breve sulla vicenda di Vincenzo Sapia, morto in seguito a un controllo di polizia. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha condannato l’Italia a risarcire i familiari di Riccardo Magherini, che nel 2014 morì dopo essere stato immobilizzato da alcuni carabinieri. Ma il caso potrebbe non rimanere isolato. È infatti al vaglio della Cedu anche la vicenda di Vincenzo Sapia. Sapia era affetto da disturbi schizo-affettivi, soffriva di allucinazioni, manie di persecuzione e deliri. Il 24 maggio del 2014 stava cercando di forzare una porta nel centro di Mirto Crosia, sulla costa ionica cosentina, convinto che all’interno si trovasse il suo cane con cui andava sempre a spasso.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 16 gennaio 2026
Il Tribunale del riesame può integrare la motivazione espressa nella convalida del Pm, ma se essa manca la misura ablativa è illegittima e il giudice non ha il potere di integrazione. Sì al sequestro probatorio operato dalla polizia giudiziaria del cellulare, in possesso della persona fermata per spaccio di sostanze stupefacenti, se il Pm convalida la misura ablativa indicandone la finalità di individuare la rete dei fornitori e le persone cui sia stata ceduta la droga. La Corte di cassazione con la sentenza n. 1648/2026 ha ritenuto infondato il ricorso della difesa che contestava la legittimità del sequestro in quanto ritenuta indeterminata e priva dell’indicazione delle finalità che il ricorrente sosteneva essere stata illegittimamente integrata nella parte motiva dal Tribunale del riesame.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 16 gennaio 2026
Applicato il decreto 110/2023 che declina i limiti massimi degli atti giudiziari. Spese di giudizio aumentate sino al limite massimo previsto dai parametri. Spese aumentate per la violazione dei limiti di lunghezza del ricorso. Per la prima volta la Cassazione applica il decreto ministeriale 110 del 2023 e “sanziona”, con il valore massimo dello scaglio di riferimento, la parte che ha presentato un ricorso di 120 pagine e 200.000 caratteri, ben oltre quanto previsto dal decreto che ha dato attuazione al nuovo, perché modificato dalla riforma Cartabia, articolo 121 del Codice di procedura civile secondo il quale “tutti gli atti del processo sono redatti in modo chiaro e sintetico”.
di Giuseppe Di Bisceglie
Corriere del Mezzogiorno, 16 gennaio 2026
Il 65enne di Gravina arrestato nell’ottobre 2024 dopo aver ucciso la moglie, non si suicidò nel carcere di Bari ma venne strangolato nella sua cella. Non è stato il rimorso a stringere il cappio attorno al collo di Giuseppe Lacarpia, il sessantacinquenne di Gravina di Puglia morto nel carcere di Bari dove era detenuto per aver ammazzato la moglie, Maria Arcangela Turturo, nell’ottobre del 2024. Quella che per quindici mesi è stata archiviata come la resa definitiva di un uomo schiacciato dalla colpa, si è rivelata oggi un’esecuzione brutale, consumata nel silenzio della cella numero 2 bis del penitenziario barese. Un delitto maturato nel degrado, per motivi che gli inquirenti non esitano a definire di una “pochezza umana raccapricciante”.
Adnkronos, 16 gennaio 2026
“Le regole di ingaggio negli istituti di pena, per ordinamento penitenziario e anche per prassi, sono quelle di creare comunque situazioni di protezione per i detenuti cosiddetti ‘precauzionali’, tra i quali ci sono anche le persone autrici di reati particolarmente odiosi come nei confronti dei bambini e delle donne. Il sovraffollamento è una condizione che avvilisce qualsiasi tipo di iniziativa”. Lo dice Piero Rossi, garante dei detenuti della Regione Puglia, a proposito dei due arresti effettuati questa mattina dalla Squadra Mobile della Questura di Bari in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal gip del tribunale del capoluogo pugliese, su richiesta della Procura della Repubblica, di due persone, di 24 e 45 anni, accusate entrambe di tentato omicidio e il secondo anche di omicidio, avvenuti nel carcere di Carrassi a ottobre del 2024 per impiccamento. All’inizio erano apparsi come suicidi, ma, specie sulla morte del 65enne, Giuseppe Lacarpia, arrestato 15 giorni prima per il femminicidio della moglie a Gravina in Puglia, erano sorti dei sospetti sulla dinamica dei fatti.
di Davide Lattanzi
Gazzetta del Mezzogiorno, 16 gennaio 2026
“Quello del carcere è un mondo di grande sofferenza, dove suicidi e, come in questo caso, omicidi e tentati omicidi, sono purtroppo all’ordine del giorno. È un elemento che preoccupa tutti, che deriva anche dalla scarsa attenzione che come società abbiamo verso il carcere, dove il sovraffollamento è un problema serio per la difesa dei diritti e certamente non è una condizione per prevenire suicidi e omicidio”. Lo ha detto il procuratore di Bari Roberto Rossi, durante la conferenza stampa sui due arresti eseguiti oggi dalla Squadra mobile per un tentato omicidio e un omicidio commessi nel carcere di Bari a ottobre 2024.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 16 gennaio 2026
Mobilitati i rappresentanti della maggioranza dopo il divieto di riunirsi all’interno della struttura “Noi comunque ci siamo. E continueremo a farci carico dei problemi del penitenziario”. “Non ci sono motivazioni ufficiali, è solo arrivato un ‘no’, ritenuto un vero e proprio sgarbo istituzionale. La volontà era quella di dimostrare la vicinanza che il Consiglio ha verso il carcere, i detenuti, i lavoratori e chi ogni giorno svolge opera di volontariato”. Dopo l’autorizzazione negata da parte del Dap allo svolgimento della seduta del Consiglio comunale in carcere, legata proprio ad un approfondimento della realtà carceraria modenese, ieri nel primo pomeriggio la maggioranza ha organizzato un sit-in davanti al penitenziario con lo striscione ‘Noi comunque ci siamo’.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 16 gennaio 2026
Quadro allarmante descritto dalla criminologa De Fazio, garante dei diritti incaricata dal Comune. Registrati 38 tentativi di suicidio e 308 episodi di autolesionismo. “Fragilità psichiche e sanitarie”. La situazione “esplosiva” al carcere Sant’Anna è stata descritta ieri in Consiglio comunale - che si è tenuto in municipio dopo il no del Dap a svolgerlo all’interno del carcere - con dati e riflessioni. Il sovraffollamento è impressionante: ci sono oltre duecento detenuti in più rispetto a quelli previsti. A luglio 2025, infatti, a fronte di una capienza pari a 372 posti, le presenze registrate ammontavano a 578 detenuti. I carcerati di origine straniera rappresentano circa il 60 per cento e in un solo anno si sono registrati 38 tentativi di suicidio.
- Vigevano. Celle vuote e lavori in corso, così il carcere attende il 41bis
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Il Garante dei detenuti: “Criticità su salute e attività sociali”
- Velletri (Rm). Il ministro dell’Istruzione Valditara visita il carcere e consegna i diplomi ai detenuti
- Bologna. L’arte contemporanea varca le soglie del carcere: il progetto di Anila Rubiku
- “Liberi di scegliere” un futuro diverso. Il diritto negato ai figli dei mafiosi









