di Conchita Sannino
La Repubblica, 15 gennaio 2026
Il deputato di Forza Italia: “Tra 2017 e 2024 risarcite 5.933 ingiuste detenzioni con 254 milioni di euro. E solo nove magistrati sono stati puniti”. Enrico Costa, deputato di FI, il disegno che riforma la giustizia è anche un suo cavallo di battaglia. Ma denunciare l’Anm per quei manifesti non è un autogol? “Noi, in particolare, non siamo interessati alla via giudiziaria, dove peraltro se la canterebbero e se la suonerebbero tra magistrati. La nostra denuncia è tutta politica: si tratta di truffa comunicativa”.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 15 gennaio 2026
Cento casi di ingiusta detenzione, a Montecitorio l’iniziativa con i Comitati per il sì al referendum sulla giustizia. Alle quattro del mattino si entra nelle case, non nei tribunali. È l’ora in cui il sonno è più profondo e la difesa più fragile. È anche l’ora che ricorre, con impressionante regolarità, nelle storie di chi è stato arrestato da innocente. Da qui il titolo della rassegna stampa presentata alla Camera “Alle 4 del mattino, storie di vite stravolte, una raccolta di cento casi di ingiusta detenzione”, curata dal deputato di Forza Italia Enrico Costa. L’iniziativa si è svolta alla presenza di esponenti politici, dell’avvocatura e dei Comitati per il sì al referendum sulla giustizia.
ansa.it, 15 gennaio 2026
Il decesso nel 2014 mentre era immobilizzato a terra dai Carabinieri. La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nella notte del 3 marzo 2014, mentre l’uomo giaceva a terra immobilizzato dai Carabinieri. Nella sentenza i giudici affermano che lo Stato italiano è responsabile del decesso perché non c’era “l’assoluta necessità” di mantenere Riccardo Magherini immobilizzato a terra. Nella sentenza la Corte non è entrata nel merito né della responsabilità dei Carabinieri né della loro assoluzione al termine del procedimento che si è avuto in Italia.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 15 gennaio 2026
La vicenda riguardava un caso di colpa medica che impone un giudizio non solo statistico sull’efficacia di cure ma anche la valutazione del fatto storico composto da tutti gli elementi di fatto verificatisi nel caso concreto. Si tratta quindi non di correzione, ma di rivalutazione del ragionamento seguito dai giudici che hanno assolto i due medici. In presenza della parte civile il giudice che assolve il condannato invece di arrestarsi alla declaratoria dell’intervenuta prescrizione adotta una decisione non affetta da vizio di legittimità. Anzi, come afferma la Cassazione penale con la sentenza n. 1444/2026, l’insegnamento delle sezioni Unite “Capitano” impone la prevalenza dell’assoluzione sostenuta con adeguata motivazione proprio a tutela della posizione processuale della parte civile costituita.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 gennaio 2026
La fine tragica di un detenuto ad Avellino figlia di sovraffollamento e condizioni al limite: sette le custodie cautelari. Sette detenuti sono finiti in carcere con l’accusa di omicidio aggravato per la morte di Paolo Piccolo, il giovane napoletano pestato a sangue durante una rivolta nel penitenziario di Avellino. L’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale irpino su richiesta della Procura, è stata eseguita dalla Polizia di Stato e dalla Polizia Penitenziaria, chiudendo un’indagine che ha svelato una faida violenta tra gruppi criminali all’interno delle celle.
di Valentina Moro
La Stampa, 15 gennaio 2026
La denuncia di Ilaria Cucchi. Interrogazione parlamentare sul caso firmata dal capogruppo di Avs alla Camera, Marco Grimaldi. Il suicidio avvenuto nel carcere di Quarto ad Asti arriva in Parlamento e sul caso interviene Ilaria Cucchi. La vicenda di Christian Guercio, astigiano di 38 anni con problemi di tossicodipendenza e di depressione, che si è tolto la vita nell’istituto penitenziario di Asti il 29 dicembre finisce al centro di un’interrogazione parlamentare firmata da Marco Grimaldi, capogruppo di Alleanza-Verdi e Sinistra alla Camera. All’uomo, conosciuto in città come dj, era stato diagnosticato un disturbo oppositivo provocatorio ed era seguito dal Serd.
di Lorenzo Germano
La Repubblica, 15 gennaio 2026
Tre interpellanze a Nordio sul 38enne che si è tolto la vita in cella ad Asti: era stato arrestato per aver graffiato il dito di un carabiniere. C’è una domanda che da due settimane scuote le coscienze, attraversa la politica e ora arriva fino al ministro Nordio. Poteva essere evitato il suicidio di Christian Guercio, il detenuto di 38 anni che lo scorso 29 dicembre si è tolto la vita nel carcere di Quarto d’Asti? Lo sta verificando l’avvocato Maurizio La Matina che ha chiesto copia dei verbali per ricostruire ciò che è successo la notte di Santo Stefano. In parallelo, sono state presentate tre interpellanze: quella dei parlamentari Avs Marco Grimaldi e Ilaria Cucchi, quella, regionale, di Alice Ravinale e quella dei consiglieri comunali del centrosinistra di Asti Vittoria Briccarello. Mauro Bosia, Mario Malandrone e Michele Miravalle.
tgcom24.mediaset.it, 15 gennaio 2026
Giuseppe Lacarpia fu trovato morto la notte tra il 22 e il 23 ottobre del 2024 nella sua cella. Su richiesta della Procura, sono stati eseguiti dalla polizia di Bari gli arresti di due uomini ritenuti entrambi responsabili di tentato omicidio, mentre uno è accusato anche di omicidio. I reati contestati sono stati commessi all’interno del carcere di Bari a ottobre del 2024. Vittima dell’omicidio il 65enne Giuseppe Lacarpia, arrestato per aver ucciso nel 2024 la moglie Maria Arcangela Turturo. Il detenuto, si è scoperto ora, non si suicidò, ma fu ucciso. La notizia è emersa dopo i due arresti. Il 65enne di Gravina di Puglia finì in carcere il 6 ottobre del 2024 con l’accusa di omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà: prima avrebbe tentato di dare fuoco alla moglie mentre la donna si trovava in macchina, poi l’avrebbe uccisa a mani nude. Fu trovato morto la notte tra il 22 e il 23 ottobre del 2024 nella sua cella del carcere di Bari e l’ipotesi iniziale fu quella del suicidio. Alla notizia della morte del padre, la figlia commentò con emoticon festanti, sui social.
di Sara Di Sciullo
adnkronos.com, 15 gennaio 2026
L’ex detenuto: “Se chi denuncia resta solo passa un messaggio devastante”. Il difensore, avvocato Verni: “Chi è in custodia Stato va tutelato, inaccettabili droga o cellulari nei penitenziari”. Sono passati circa sei mesi da quanto denunciò di essere stato picchiato, legato al letto con le lenzuola e tenuto per due giorni e mezzo sotto scacco da altri detenuti del carcere di Regina Coeli dopo essersi rifiutato di nascondere un cellulare e dopo una richiesta di denaro, fallita, nei confronti di sua madre: “Da allora, la mia vita è cambiata. Vivo in uno stato costante di allerta e di paura per possibili ritorsioni legate a quanto ho denunciato. Dormire serenamente è diventato difficile. Eppure, nonostante ciò, non ho ritrattato, non ho taciuto, non ho fatto un passo indietro” afferma l’ex detenuto in una lettera aperta, affidata all’Adnkronos, dalla quale traspare tutta la sua amarezza per il “silenzio istituzionale” calato sulla vicenda.
di Maria Vera Genchi
romatoday.it, 15 gennaio 2026
Il Garante per i diritti dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, durante la visita alla mostra “Hyperlocal Rebibbia”, ha spiegato a RomaToday le criticità del carcere romano, tra sovraffollamento e mancata manutenzione. Qui in molte celle mancano le sedie e i detenuti mangiano in piedi. “Nelle stanze progettate per quattro ci sono quattro sgabelli anche se i detenuti sono sei. Ciò significa che i sei detenuti non possono sedersi tutti insieme per pranzare o per cenare dentro la loro cella”. A parlare è Stefano Anastasìa, dal 2016 garante per i diritti dei detenuti del Lazio.
- Modena. Consiglio comunale in carcere, sit-in al Sant’Anna della maggioranza. Il caso in Parlamento
- Bergamo. Carcere, la Sindaca: “Situazione insostenibile, serve un intervento urgente”
- Porto Azzuro (Li). Detenuti assunti in un call center, progetto unico in Toscana
- Catania. Carceri e lavoro, dall’Università una spinta per la seconda chance
- Roma. La vita dei detenuti di Rebibbia in mostra (dentro al carcere romano)









