di Aldo Cazzullo
Corriere della Sera, 6 settembre 2025
Sono rimasto molto colpito dal nuovo libro di Cecilia Sala, “I figli dell’odio”, Mondadori. È il racconto dettagliato dei suoi reportage dal Medio Oriente, e sarebbe un grande libro anche senza l’ultimo capitolo. L’ultimo capitolo però è un pugno nello stomaco. Racconta la sua prigionia, ingiusta e terribile, nel carcere iraniano di Evin. Privata di tutto, della libertà, del telefonino (come reagiremmo se restassimo senza telefonino?), del computer con il suo lavoro, dei libri.
di Enzo Cheli
Corriere della Sera, 6 settembre 2025
Il dibattito si gioca sulla contrapposizione tra quella “democrazia liberale” di cui abbiamo finora goduto in base alla costituzione ed un modello di “democrazia autoritaria” o “populista” dalle forme ancora incerte. Alla ripresa autunnale, dopo l’approvazione in prima battuta della riforma in tema di ordinamento giudiziario avvenuta alla vigilia della chiusura estiva del Parlamento, cosa possiamo aspettarci sul terreno delle riforme costituzionali?
di Giulio Sensi
Corriere della Sera, 6 settembre 2025
L’impegno è calato del 3,6 % in dieci anni, ma i volontari in Italia sono ancora 4,7 milioni e il loro coinvolgimento si moltiplica su ambiti diversi: maggiore attenzione a civismo e ambiente, più giovani in campo nelle emergenze, migliorano le risposte create su misura per bisogni diversi. Chiara Tommasini (Csvnet): “In Italia ruolo centrale”. Fare volontariato continua a essere non solo una scelta, ma quasi una missione per tanti italiani: sono ancora 4,7 milioni quelli che chi si rimboccano ogni giorno le maniche per gli altri. Li ha nuovamente registrati in modo approfondito l’Istat nell’indagine campionaria sull’uso del tempo del 2023, replicando a distanza di dieci anni la prima ricerca dedicata al lavoro volontario. Sono calati del 3,6% rispetto al 2013, ma rimangono una solida certezza per la società e l’ammontare delle ore che dedicano al volontariato equivale a quelle di 527 mila persone impiegate a tempo pieno. Diminuisce il numero assoluto dei volontari, tendenza che è stata fotografata anche da altre ricerche di settore, ma aumentano quelli che sono attivi su più fronti.
di Antonio Maria Mira e Costanza Oliva
Avvenire, 6 settembre 2025
Il sacerdote fondatore di Libera compirà 80 anni il 10 settembre e ripercorre i grandi nodi affrontati in decenni di sfide: “Pace da edificare nel pensiero, nel linguaggio e nelle pratiche”. La tregua armata non basta, “la logica di deterrenza va scardinata”. Semplicemente perché “una pace vera non può essere fondata sull’equilibrio delle forze”. Don Luigi Ciotti va subito al cuore della questione, e come fa da sempre non rinuncia a mettere in discussione uno dei concetti “mainstream”.
di Roberto Ciccarelli
Il Manifesto, 6 settembre 2025
In movimento All’Altra Cernobbio organizzata da Sbilanciamoci! e dalla Rete Pace e Disarmo il progetto di un’agenda politica in comune. Acli, Arci, Anpi, Marcia Perugia Assisi, e oltre: “Creare unità, fare da collante”. Lo slancio della Global Sumud Flotilla ha investito ieri l’Altra Cernobbio, l’incontro organizzato dalla campagna Sbilanciamoci! e dalla Rete pace e disarmo in alternativa al Forum Ambrosetti che si sta svolgendo nella Villa d’Este sul quel ramo del lago di Como. La quindicesima edizione del forum nazionale quest’anno è attraversata dalla nuova stagione del pacifismo internazionale che sta declinando la larghissima opposizione al genocidio di Gaza con la ricerca di una politica di pace che prefigura un progetto di mondo opposto al regime di guerra in cui viviamo.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 6 settembre 2025
Il presidente Usa ha deciso di ripristinare il nome originale cancellando la parola “difesa”: “Gli stati Uniti sono una grande potenza offensiva”. C’è chi, come Filippo Tommaso Marinetti, nella guerra vedeva l’”igiene del mondo” e chi vi scorge l’eco terribile di un dio arcaico, capace di pretendere sacrifici umani in cambio di gloria. Marte, divinità romana della battaglia, torna oggi a incarnarsi simbolicamente a Washington, dove Donald Trump ha deciso di riportare il Pentagono al suo nome originario: non più Dipartimento della Difesa, ma Dipartimento della Guerra. Il decreto è stato firmato con la motivazione spiegata dallo stesso presidente: “Difesa è un termine inadeguato, gli stati Uniti sono una grande potenza offensiva”, spiega il tycoon. Un ribaltamento lessicale coerente con il nuovo ordine planetario perseguito dalla Casa Bianca.
di Virginia Pishbin
L’Unità, 6 settembre 2025
Sono un medico educato a osservare e valutare sintomi. Vedo i sintomi di una febbre mortifera del passato tornare nel mio Paese, l’Iran. E allora lancio l’allarme prima che sia troppo tardi. I presagi del massacro del 1988, quando 30.000 prigionieri politici furono sistematicamente giustiziati, si stanno manifestando. Scrivo oggi perché so che cinque prigionieri politici sono stati condannati a morte e separati dagli altri, un terrificante indicatore, questo della separazione, della loro imminente esecuzione.
Nigrizia, 6 settembre 2025
Siguide Djimtoide è un attivista ciadiano delle opposizioni, che da mesi si trova in carcere senza che né lui né i suoi avvocati possano sapere di cosa è accusato. Ha subito torture e da settimane è detenuto in condizioni definite “disumane” nel più famigerato istituto penitenziario di massima sicurezza del paese, Koro Toro, due edifici nel cuore del deserto a centinaia di chilometri dalla città più vicina e ad anni luce dal rispetto di qualsivoglia diritto dei detenuti. Il carcere di Koro Toro è di per sé un insulto ai diritti umani. È una struttura di cui si chiede la chiusura o la completa ristrutturazione, da parte di diverse organizzazioni locali e internazionali che si battono per i diritti umani. La sola esistenza di Koro Toro nelle condizioni attuali rappresenta una violazione della stessa Costituzione del Ciad e dei numerosi impegni in termini di rispetto dello stato di diritto che il paese ha assunto con le istituzioni internazionali.
di Livio Pepino
volerelaluna.it, 5 settembre 2025
L’estate sta finendo e, dopo le illusioni di Ferragosto, quando ci sono state alcune iniziative per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, sul carcere sono nuovamente calati il disinteresse e il silenzio, nonostante le denunce, le testimonianze, un’inedita unità di intenti di magistrati, avvocati e docenti e l’apporto di alcune voci eccellenti come quella dell’ex sindaco di Roma Alemanno, direttamente toccato dalla detenzione. Quel che non si ferma è la triste conta dei suicidi: arrivati, nel momento in cui scrivo, a 56 o forse a 59 (nemmeno il conteggio dei morti è certo in carcere…), il numero più elevato di sempre, superato solo nel 2024. Una quantità esorbitate, in sé e rapportata alla percentuale dei suicidi in libertà, che solo il cinismo forcaiolo di Carlo Nordio (ex magistrato chiamato all’incarico di ministro della giustizia non per competenza o per meriti ma per affinità politica) consente di qualificare come “dato inferiore alla media”.
di Anna Paola Lacatena
Avvenire, 5 settembre 2025
I limiti dell’ipotesi governativa che punta a collocare i detenuti con dipendenze in strutture esterne come risposta al sovraffollamento. I centri riabilitativi sono luoghi di cura, non di reclusione: rischierebbero di diventare colonie penali in balia delle dinamiche tipiche della reclusione. Posti insufficienti, costi insostenibili, modelli rigidi e rischi di conflitti tra giustizia e salute. La funzione terapeutica snaturata dall’esodo verso le “Ct”.
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