di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 4 settembre 2025
Ma allora si può fare. Si può mandare, in alcune situazioni, un detenuto a scontare la pena al domicilio con la motivazione che in carcere non c’è posto, c’è un eccesso di folla. Era già accaduto, durante la pandemia da Covid, per il timore del contagio, con un decreto del ministro. Ma oggi lo decide, con una motivazione decisamente innovativa e che richiama al sovraffollamento, il tribunale di sorveglianza di Torino. Il detenuto, con una condanna a quattro anni, era obeso e soffriva di patologie cardiache, ciononostante le sue condizioni erano state ritenute compatibili con il carcere dal giudice di sorveglianza. Ma a un successivo ricorso al tribunale, era avvenuto il “miracolo”.
di Massimo Giannini
La Repubblica, 4 settembre 2025
La lettera di Damien, detenuto transgender di Bollate, che chiede a tutti di guardare in faccia la verità: chi ha sbagliato deve pagare, ma la dignità non va negata. Ce ne dobbiamo far carico, e cito di nuovo Voltaire: la civiltà di un Paese si misura dalla condizione delle sue prigioni. L’Italia è incivile, la gente “normale” non vuole vedere, ma io suggerisco a chiunque una visita nelle patrie galere. Io l’ho fatto, a Rebibbia e a San Vittore: un’esperienza che mi porto nel cuore.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 4 settembre 2025
Partito il primo luglio da Reggio Calabria, il viaggio, organizzato dall’Apostolato internazionale di Fatima, si è concluso domenica 31 agosto a Verona ed è stato fatto d’estate perché è il momento più difficile per i detenuti, tra il vuoto delle attività, la lontananza dagli affetti e l’emergenza caldo. Don de’ Paoli, assistente nazionale dell’Apostolato: “Maria è Madre di tutti, anche di chi ha sbagliato”. L’idea è venuta dalla lettura della “Spes non confundit”, la Bolla d’indizione del Giubileo 2025 dedicato alla speranza, in cui Papa Francesco chiedeva un segno concreto di vicinanza ai detenuti, che li invitasse a guardare il proprio futuro con speranza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 settembre 2025
L’Esecutivo ma anche l’Anm pronti a tutto ormai pur di vincere la consultazione sulle carriere separate. In campo anche i ministri “estranei” al dossier, come Musumeci e Zangrillo. Fuoco incrociato del governo contro la magistratura. Quando mancano pochi giorni alla ripresa, nella commissione Affari costituzionali della Camera, della discussione sulla riforma della separazione delle carriere, sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che tre dei suoi ministri rilasciano dichiarazioni che alzano il livello di scontro con l’Anm. E Cesare Parodi non resta a guardare, con la replica affidata a un’ampia intervista alla Stampa.
di Errico Novi
Il Dubbio, 4 settembre 2025
In un’intervista alla “Stampa”, il leader dei magistrati dimentica l’articolo 111 della Carta e sul sorteggio dei togati dice: “Risponderanno comunque alle correnti”. Cesare Parodi ha un pregio: parla fuori dai denti. È il tratto che lo rende davvero un magistrato, che lo affranca dalla degenerazione politicista in cui parte dell’ordine giudiziario italiano è scivolata da lustri. A volte il candore lo espone a gaffes. Il che può essere un danno ma anche una benedizione.
di Natalia Ceccarelli*
Il Dubbio, 4 settembre 2025
Nel dibattito in corso sul progetto governativo di riforma della magistratura, l’Associazione Nazionale Magistrati ha scelto di impiegare tutte le sue energie per opporsi alla ratifica referendaria del disegno di legge costituzionale. Trattasi di scelta senz’altro legittima, in quanto proveniente dall’organo sindacale di rappresentanza della categoria interessata. Ciò che, peraltro, non può essere sottratto a giusta critica sono il modo in cui tale impegno si sta esplicando e il contenuto degli argomenti che si stanno spendendo nel confronto informativo sul tema.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 4 settembre 2025
Si prospetta una spaccatura netta al plenum straordinario che il Consiglio superiore della magistratura terrà oggi pomeriggio, alla presenza del capo dello stato, per nominare il nuovo primo presidente della Corte di cassazione. Sono due i nomi in lizza per sostituire Margerita Cassano, il cui mandato scade il 9 settembre per raggiunti limiti di età: Pasquale D’ascola e Stefano Mogini, rispettivamente primo presidente aggiunto e segretario generale della Corte di cassazione. Nonostante l’opera di moral suasion svolta nelle ultime settimane dal Quirinale per spingere i consiglieri a trovare un accordo unanime su un candidato, le previsioni vanno verso una sfida all’ultimo voto.
di Simona Musco
Il Dubbio, 4 settembre 2025
I due consiglieri indipendenti annunciano l’astensione dal voto nel plenum di oggi per il nuovo primo presidente della Cassazione. “Non accolto l’auspicio del Colle all’unità”. Colpo di scena alla vigilia dell’elezione del nuovo primo presidente della Cassazione: i consiglieri indipendenti Andrea Mirenda e Roberto Fontana hanno annunciato la loro astensione dal voto. Una decisione che rende ancora più turbolento il quadro, considerando l’auspicio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che in occasioni di nomine di tale rilievo ha sempre manifestato la preferenza per una candidatura condivisa e approvata all’unanimità. Una prospettiva già sfumata, poiché a contendersi la successione di Margherita Cassano, oggi, ci sono due magistrati: Pasquale D’Ascola e Stefano Mogini. Due profili “eccellenti”, ci tiene a specificare Fontana, ma diversissimi tra loro e proprio questo dimostrerebbe come il meccanismo delle nomine e la disciplina prevista dal testo unico siano un modo per mantenere in vita il nominificio. “Io e Mirenda, sul tema di fondo del sorteggio, la pensiamo in modo diametralmente opposto - ha esordito Fontana -. Io sono tra coloro che ritengono che il sorteggio depotenzi autorevolezza e ruolo del Csm, Mirenda no. Ma abbiamo condiviso la battaglia sul testo unico”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 settembre 2025
Fontana e Mirenda si asterranno al plenum con Mattarella. Due astensioni davanti a Mattarella, che oggi pomeriggio presiederà a palazzo Bachelet il plenum del Csm dedicato alla nomina del nuovo primo presidente della Cassazione. È la protesta degli indipendenti Alberto Fontana e Andrea Mirenda, annunciata alla vigilia perché non vuole essere uno sgarbo a nessuno, tantomeno al presidente della Repubblica, ma un modo per riaccendere un faro sull’annosa questione del testo unico delle nomine giudiziarie. Per quello che riguarda la presidenza della Corte, i nomi in corsa si sanno da luglio: uno è il presidente aggiunto della Pasquale D’Ascola, l’altro è il segretario generale Stefano Mogini. Il primo, in teoria, partiva favorito, con l’appoggio di Area, Magistratura democratica, Unicost e dei laici di centrosinistra. Ma con le astensioni di Fontana e Mirenda, il gioco si è improvvisamente riaperto.
di Vincenzo Scalia
L’Unità, 4 settembre 2025
L’eccidio di via Isidoro Carini rappresenta uno spartiacque relativamente alla questione mafiosa. Fu a partire da quel tragico evento che lo Stato italiano, 122 anni dopo l’unità nazionale, riconobbe che esisteva la criminalità organizzata. Dopo il 3 settembre 1982 venne introdotto il reato 416 bis, di associazione per delinquere di stampo mafioso, e che fu approvata la legge Rognoni-La Torre, che andava a colpire gli interessi economici mafiosi. Già Leopoldo Franchetti, nel 1876, aveva analizzato a fondo la configurazione della mafia, definendola “industria della violenza” promossa e praticata dai “facinorosi della classe media”. Dall’altro lato, l’opposizione sociale e politica, dai Fasci Siciliani al giornale L’Ora, passando per le occupazioni delle terre, era sempre esistita. Proprio nei primi anni Ottanta, attorno al pacifismo, si era coagulata una società civile attenta anche alle questioni mafiose.
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