di Luigi Gallo* e Francesca Scafuto**
Il Fatto Quotidiano, 5 settembre 2025
Cosa fare a fronte di tale epidemia di malessere psicologico globale che sembra connesso al malessere del pianeta? In un tempo di incertezze, guerre, crisi climatica e sfaldamento del senso di comunità e alienazione dalla natura (Chalquist, 2009), non c’è da meravigliarsi che i primi a soffrirne siano i bambini e i giovani. L’adolescenza è un periodo unico della nostra vita, pieno di trasformazioni, con caratteristiche peculiari che rendono ragazzi e ragazze più a rischio. Negli ultimi anni, si assiste ad una riduzione vertiginosa degli indici di salute mentale: a livello globale, uno su sette adolescenti tra i 10 e i 19 anni soffre di un disturbo psicologico diagnosticato (Herbst, 2024).
di Claudia Arletti
La Repubblica, 5 settembre 2025
Una ricerca sociologica lo ha chiesto ad alcuni studenti delle superiori. Il risultato? Parole forti come “gabbia” o “inferno”. E un sistema educativo bocciato. Con i suoi leader sempre all’attacco, gli ultimatum e i duelli, la politica italiana più che un’arte è una guerra, un mondo che si racconta come un conflitto senza tregue, puntellato da metafore marziali. Niente di strano, perché sul lavoro così come nella vita privata, pensiamo e ragioniamo dicendo una cosa per dirne con più forza un’altra, e l’esito è quasi sempre potente e rivelatore.
di Giulio Cavalli
Il Domani, 5 settembre 2025
Lo studio “Chiamami col mio nome” fotografa una realtà in cui la disuguaglianza è strutturale. Il 12,2 per cento degli studenti della scuola italiana siede in aula con un permesso di soggiorno e un cognome che ancora oggi può valere un consiglio orientativo al ribasso. La segregazione formativa alimentata da pregiudizi inconsapevoli, orientamenti svalutanti e dal cosiddetto white flight. Nell’anno scolastico appena concluso, 865mila alunni non avevano la cittadinanza italiana. Uno su otto. Il 12,2 per cento degli studenti della scuola italiana siede in aula con un permesso di soggiorno e un cognome che ancora oggi può valere un consiglio orientativo al ribasso. Nel 2002 erano il 2,7 per cento. Oggi il 65,4 per cento è nato in Italia, ma continua a essere trattato come se fosse appena arrivato.
di Laura Zanfrini
Avvenire, 5 settembre 2025
Sono vittime di un duplice svantaggio. E combattono quotidianamente contro il pregiudizio e le difficoltà fisiche. Il progetto “CiSiamo” sa valorizzare il loro patrimonio di esperienza. Pedro è un giovane originario di un Paese latino-americano, arrivato in Italia quand’era poco più che bambino sulle orme della mamma che, grazie al suo lavoro di collaboratrice domestica, gli aveva preparato la strada. Costretto su una sedia a rotelle a causa di una grave disabilità, Pedro ha dovuto subito fare i conti con un problema ancora oggi molto diffuso: l’indisponibilità dei proprietari di case ad affittare agli immigrati.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 settembre 2025
La Cassazione rinvia alla Consulta la detenzione “senza titolo” di chi chiede asilo a Gjader e viene riportato in Italia. La norma è stata introdotta in fase di conversione del decreto per neutralizzare le decisioni della Corte d’appello di Roma. Il progetto Albania rischia di perdere un altro pezzo. Ieri la prima sezione penale della Cassazione ha sollevato “palesi” dubbi di illegittimità costituzionale su una norma introdotta, con un emendamento “fuori sacco”, nella conversione in legge del decreto del 28 marzo scorso. Quello che estende l’uso dei centri di trattenimento di Gjader ai migranti “irregolari” già presenti sul territorio nazionale.
di Lucia Ori
Il Domani, 5 settembre 2025
Per i tagli agli aiuti pubblici per lo sviluppo, tutto il mondo sarà colpito da una crisi scolastica. I paesi a basso reddito i più a rischio: 28 gli stati che perderebbero un quarto dell’assistenza all’istruzione. In un report di Unicef uscito nei giorni scorsi, entro la fine del 2026 circa 6 milioni di bambini non potranno più frequentare la scuola. È il risultato dei tagli ai fondi globali per l’istruzione che porterà a una crisi educativa per i minori in tutto il mondo.
di Paolo Maddalena*
Il Fatto Quotidiano, 5 settembre 2025
Un atto estremamente rischioso e coraggioso, contro il quale si è già levata la minaccia del governo israeliano di “trattare tutti come terroristi”. Di fronte all’efferata violenza del governo Netanyahu, che ha perseguito con una crudeltà senza limiti il genocidio del popolo palestinese, procedendo poi all’occupazione militare di Gaza, dopo aver vietato qualsiasi aiuto umanitario (l’esercito è arrivato addirittura a sparare su bambini in fila per avere un po’ d’acqua), hanno suscitato disappunto e preoccupazione per un verso l’atteggiamento di Trump, il quale, ispirandosi al criterio della forza e negando validità al diritto internazionale, si è dichiarato pienamente “complice” di Netanyahu, chiedendogli di “fare presto” e sostenendo la proposta, non smentita, di creare sulle rive di Gaza una “Trump Riviera”; per altro verso l’atteggiamento, sia dell’Europa che si è limitata a condanne formali, sia del governo Meloni il quale ha continuato a mantenere rapporti economici con Israele e ha votato contro la proposta della Commissione Europea di adottare sanzioni, le quali molto probabilmente avrebbero potuto fermare i crimini in atto, considerato che Israele dipende quasi interamente dall’estero per i suoi approvvigionamenti.
di Eliana Riva
Il Manifesto, 5 settembre 2025
L’inchiesta di +972 e Guardian. Tel Aviv tiene anziani, medici, giornalisti e persone ammalate in “detenzione amministrativa”. Tre persone su quattro tra le migliaia che Israele ha arrestato a Gaza sono civili. Le prigioni di Tel Aviv sono piene di anziani, ammalati, medici, giornalisti i cui nomi non sono mai stati inseriti nella lista di sospetti affiliati ad Hamas e alla Jihad Islamica. Un documento in continuo aggiornamento, che contiene oltre 47mila nominativi raccolti attraverso informatori, intercettazioni, documenti del gruppo palestinese.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 settembre 2025
I numeri parlano chiaro e sono impietosi: al 31 agosto 2025 i detenuti nelle carceri italiane sono 63.167, ben 598 in più rispetto ai 62.569 del mese precedente. In un solo mese, mentre la politica andava in vacanza, quasi seicento persone in più si sono aggiunte a un sistema penitenziario già al collasso. Il tasso di affollamento ha raggiunto il 134,3%, con circa 16mila persone che non hanno nemmeno un posto letto regolamentare. La capienza regolamentare resta inchiodata a 51.274 posti (con un aumento risibile di soli 26 posti rispetto a luglio), ma da questa cifra vanno sottratti i 4.559 posti non disponibili per inagibilità o ristrutturazioni. Facendo i conti, abbiamo 12mila detenuti in più rispetto alla capienza. Una situazione che trasforma la detenzione in tortura quotidiana.
di Maria Teresa Caccavale
vocididentro.it, 4 settembre 2025
Per molti l’estate è sinonimo di vacanze, mare e leggerezza. Ma non per tutti. Dietro la facciata di spensieratezza, il caldo e la chiusura di scuole, uffici e servizi creano disagi che colpiscono famiglie, anziani e malati. In agosto, il Paese sembra sospeso: ospedali a ranghi ridotti, pubblica amministrazione rallentata, genitori in difficoltà nell’affidare i figli, anziani senza assistenza, i soggetti fragili esposti alle intemperie della mente e del corpo. Se questa sospensione pesa sulla società civile, nelle carceri diventa dramma. Ogni estate, puntualmente, le attività trattamentali (come previste dall’Ordinamento Penitenziario e che dovrebbero essere obbligatorie per realizzare il pieno reinserimento sociale e lavorativo) si fermano, le scuole chiudono, i volontari diminuiscono. Il personale amministrativo e quello facente parte della Polizia penitenziaria è ridotto al minimo e il sovraffollamento acuisce il disagio. I detenuti restano senza corsi, senza stimoli, senza prospettive e soprattutto senza punti di riferimento e sostegno psicologico. Per loro, si pensa, tutto può essere rimandato: cure, diritti, dignità.
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