padovaoggi.it, 13 gennaio 2026
Antonio Bincoletto, Garante comunale di Padova dei detenuti: “Il crescente sovraffollamento presente anche nei due Istituti padovani stia portando inevitabilmente allo scadimento delle condizioni di vita interne sia per le persone detenute che per gli operatori”. “In data 9 gennaio, alle ore 15 mi sono recato con un volontario del mio ufficio nella Casa di reclusione per effettuare i numerosi colloqui richiestimi dalle persone detenute nell’Istituto. Sono passato al 3°, 4°, 5° blocco nei relativi piani, dove ho incontrato alcuni reclusi i quali mi hanno esposto le loro problematiche. Costante è stata la segnalazione del freddo che regna all’interno delle sezioni, sempre più accentuato salendo di piano”. Antonio Bincoletto, Garante comunale di Padova per le persone private di libertà, torna a occuparsi delle condizioni dei detenuti del Due Palazzi.
di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 13 gennaio 2026
Canton Mombello sempre tra i peggiori, Verziano sopra la media nazionale. Resta drammatica la situazione nei due istituti di pena bresciani per i detenuti. Il rapporto di “Ristretti Orizzonti” denuncia anche la difficile la situazione per la Polizia penitenziaria. Un altro anno di sovraffollamento per i detenuti nelle carceri bresciane. Il 2025 si è chiuso come era iniziato, ovvero con le presenze nei due istituti di pena che superano di gran lunga i posti disponibili. La situazione peggiore, come sempre, si registra nella Casa circondariale di Canton Mombello dove allo scorso 31 dicembre erano presenti 386 detenuti a fronte di 182 posti regolamentari, pari ad un tasso di sovraffollamento del 212%, ovvero ben oltre il doppio della capienza.
La Nazione, 13 gennaio 2026
Da carcere modello a polveriera. Dopo gli episodi di violenze e i disordini che ci sono verificati verso la fine dell’anno, la struttura penitenziaria di via Roma è finita al centro delle attenzioni grazie soprattutto al forte appello che è venuto dal sindacato di polizia Sappe. Una delegazione del Pd, composta dal senatore Walter Verini, dalla capogruppo in Consiglio Comunale Cristina Croce, dal consigliere comunale Federico Giovannini e dal segretario Paolo Maurizio Talanti, come già riportato ha visitato il carcere, constatando un sovraffollamento al 130% e una carenza di agenti che sfiora il 50% dell’organico necessario. Sul piano locale è intervenuta la capogruppo Croce, che ha sottolineato il duplice livello della questione.
askanews.it, 13 gennaio 2026
Si è svolto ieri il convegno “Comunicazione, dignità e lavoro nel carcere: il ruolo dei commercialisti nel percorso di recupero umano, spirituale e sociale”, promosso da Milano Percorsi alla sede di Confcommercio di Milano, ha coinvolto istituzioni, professioni, imprese, terzo settore e mondo dell’informazione, configurandosi come uno dei principali momenti di confronto pubblico del 2026 sul sistema penitenziario italiano. Al centro del dibattito vi è stata la funzione rieducativa della pena, sancita dall’articolo 27 della Costituzione, e la necessità di ripensare il carcere come spazio di recupero umano, sociale e lavorativo, capace di restituire dignità, responsabilità e prospettive future alle persone detenute.
di Lucia Bellaspiga
Avvenire, 13 gennaio 2026
Sabato il concerto in carcere diretto da Riccardo Muti con gli strumenti realizzati con i “legni” di Lampedusa: tragedie che, insieme, diventano luce. Il pubblico che affolla il Teatro “Don Luigi Pedrollo” dentro al carcere di Opera in fondo riassume l’umanità di questo evento: detenuti e liberi, ergastolani e autorità, volti sereni o profondamente segnati (anche i più giovani), tutti insieme in platea ad attendere l’ingresso del Maestro Riccardo Muti. Sul palco la sua Orchestra Giovanile Cherubini ha già imbracciato gli “strumenti del mare”, costruiti nella liuteria del carcere con i legni ricavati dalle barche dei migranti giunte a Lampedusa, e per questo variopinti, crepati, sofferti. I musicisti accordano, il pubblico è vociante. Ma di colpo, come per un ordine che nessuno ha dato, come avviene con le cicale, piomba il silenzio, quello dei misteri, delle grandi attese. Entra Muti e il pubblico si alza di scatto. “Noi italiani - prende la parola e ci si aspetta un pensiero grave - abbiamo imparato dagli americani questa cosa che chiamano standing ovation”, scherza invece con forte accento campano, la bacchetta ancora nel taschino, “ma io non sono nessuno, sono solo uno che muove un braccio…”. È questa la prima magia che Muti sabato scorso ha saputo compiere in carcere, ammorbidire la tragedia con la commedia, mettere tutti a proprio agio, specie “le persone che momentaneamente sono qua dentro”, quei detenuti con i quali nSael pomeriggio ha fatto le prove, perché saranno loro il coro del Va’ Pensiero e l’ansia già li divora. Ancora battute, ancora risate, “sono felicissimo di essere qua, grazie a tutto il personale che ho trovato squisito… anche perché ci sono un sacco di meridionali!”.
di Martina Blasi
indire.it, 13 gennaio 2026
È stato pubblicato pochi giorni fa il volume in formato digitale “La cura educativa in carcere. L’istruzione carceraria tra pena e rieducazione, la nuova pubblicazione dei Quaderni della ricerca del Crrs&S Cpia Lombardia, a cura di Corrado Cosenza. L’opera è un lavoro “corale” che indaga a tutto tondo sul ruolo dell’istruzione carceraria come dispositivo costituzionale di umanizzazione nei contesti difficili della detenzione. Attraverso contributi teorici, analisi normative, riflessioni pedagogiche ed esperienze sul campo, il libro esplora la scuola in carcere come spazio di cura educativa, di riconoscimento della persona e di riapertura del futuro possibile.
dirittodellinformazione.it, 13 gennaio 2026
Il rapporto “Le mafie nell’era digitale” della Fondazione Magna Grecia mette in luce con precisione come la criminalità organizzata abbia trovato nei social, e in particolare su TikTok, un nuovo terreno narrativo. All’interno di questo spazio digitale, la vita delle donne legate a detenuti mafiosi diventa racconto pubblico, performance e costruzione identitaria. Le loro storie fatte di gesti quotidiani, sentimenti e proclami, creano una rappresentazione che mischia realtà e post-verità, restituendo un’immagine epica e distorta del mondo dei clan. I video mostrano spesso scene domestiche o momenti legati alle visite in carcere: cibi preparati secondo le regole dell’amministrazione penitenziaria, valigie pronte e abbracci ai figli.
di Chiara Nicoletti
L’Unità, 13 gennaio 2026
Dal 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming su Now, arriva un attesissimo prequel in sei episodi, prodotto da Sky Studios e da Cattleya, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano: “Gomorra - Le Origini”. Perché attesissimo? Perché il fuoco di Gomorra - La serie non si è ancora spento e come in tutte le saghe epiche che si rispettino, una origin story è quasi d’obbligo, se si trova la chiave giusta. In questo caso, come confermano Nils Hartmann per Sky e il produttore storico per Cattleya, Riccardo Tozzi, il passo giusto è stato quello di mettere alla supervisione artistica ed alla regia del progetto colui che è al tempo stesso sia figlio di questa serie che padre: Marco D’Amore. Co-sceneggiatore del progetto insieme a Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, creatori insieme a Roberto Saviano, D’Amore, oltre a dirigere i primi 4 episodi dividendosi il compito con Francesco Ghiaccio, torna alla Napoli del 1977 che ha visto crescere il futuro boss Pietro Savastano, reso celebre in Gomorra-La serie da Fortunato Cerlino.
di Giovanni Maria Flick
Avvenire, 13 gennaio 2026
In questo clima caratterizzato da toni fortemente polemici, anche in vista del referendum sulla Giustizia, le parole di Mattarella e Papa Leone XIV sul valore della responsabilità umana e personale. Viviamo in un contesto nel quale è diffuso il desiderio di “cambiare il mondo” di fronte alle sue incongruenze e contraddizioni, anche se dimentichiamo che quel cambiamento dipende da ciascuno di noi per la sua parte. La battaglia delle idee in politica rischia di risolversi in una critica solo distruttiva, in una aspirazione rivoluzionaria, in una conservazione del passato o in un appello alla volontà popolare, nel dibattito politico e nella sua eco sui social, sempre più confusa e polemica. È difficile per il singolo, di fronte alla superficialità di un simile dibattito politico, conservare il senso di umanità nell’affrontare i problemi concreti della convivenza politica e sociale.
di Rossella Verga
Corriere della Sera, 13 gennaio 2026
La scarcerazione di Trentini e Burlò in Venezuela non deve farci dimenticare gli altri italiani detenuti all’estero: attualmente oltre duemila secondo i dati del 2024. Lunedì è stato il giorno della grande gioia per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante della ong francese scarcerato in Venezuela dopo 423 giorni di prigionia. E giorno di grande gioia per Mario Burlò, liberato assieme a lui. Gioia che non deve farci dimenticare gli altri italiani detenuti all’estero: attualmente oltre duemila. Stando ai dati aggiornati al 2024, circa 1650 si trovano in prigioni europee, 244 sono nelle carceri di Paesi extra Ue, 166 nelle Americhe, 23 nei Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente, 22 nell’Africa sub-sahariana e 77 in Asia e Oceania.
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