di Silvia Madiotto
Corriere del Veneto, 12 gennaio 2026
Nonostante le risorse straordinarie, restano lontani gli obiettivi fissati sulla riduzione dei tempi per i processi. Non bastano nemmeno gli addetti di supporto arrivati grazie al Pnrr per smaltire gli arretrati e accelerare i tempi della giustizia nei tribunali. Nonostante gli ingressi di quasi diecimila operatori, decine di persone nelle diverse sedi territoriali fra amministrativi all’ufficio del processo e magistrati aggiuntivi (anche da remoto), i procedimenti civili stanno iniziando ad arrancare e, nel settore penale, le criticità sono già emerse. La giustizia non riesce a colmare carenze datate di cancellieri e magistrati e così i paletti messi dal Pnrr per portare l’Italia al livello degli altri Paesi europei rischiano di non essere rispettati: è previsto che il tempo dei procedimenti venga ridotto del 40%, al momento è solo di circa il 20% (è il parametro del disposition time).
di Gabriella Cerami
La Repubblica, 12 gennaio 2026
Nei giorni in cui la maggioranza studia un nuovo provvedimento sulla sicurezza e litiga su chi deve intestarselo, la doppia aggressione avvenuta alla stazione Termini mette in allarme le opposizioni che chiedono, ancora una volta, più fondi da destinare alle forze dell’ordine. Sotto accusa finiscono gli ultimi provvedimenti del governo, tra cui quello sui centri migranti in Albania. La segretaria del Pd Elly Schlein attacca: “Il governo cerca di scaricare le sue responsabilità su giudici e sindaci, ma la responsabilità sulla sicurezza è del governo, e quando chiediamo dove sono le risorse per assumere più forze di polizia rispondono che ci sono molti agenti impegnati a badare a delle prigioni vuote in Albania”.
di Lorenzo De Cicco
La Repubblica, 12 gennaio 2026
Il sottosegretario leghista al Viminale: “Tutela processuale per le forze dell’ordine e guardie giurate per gli sfratti. Allargare le maglie della legittima difesa, anche per i privati cittadini. Dare il cosiddetto scudo penale agli agenti. Aumentare i soldati di “Strade sicure”, nonostante la contrarietà di Guido Crosetto. E una proposta di legge sulla remigrazione. Il sottosegretario Nicola Molteni, braccio operativo di Matteo Salvini al Viminale, illustra il pacchetto sicurezza su cui il Carroccio venderà cara la pelle. “Si può fare di più”, dice a Repubblica.
di Davide Pompei
Corriere dell’Umbria, 12 gennaio 2026
“Abbiamo riscontrato una situazione purtroppo diffusa anche in Umbria: sovraffollamento con celle che non hanno i requisiti minimi per garantire spazio e vivibilità e mancanza di personale di polizia penitenziaria. Il sovraffollamento è al 130%, gli agenti che mancano sono quasi la metà. Occorre intervenire subito”. Così il senatore Walter Verini, in visita, ieri pomeriggio, alla casa di reclusione di via Roma, dopo i disordini dei giorni scorsi che hanno richiesto al personale di polizia penitenziaria ore di mediazione, contenimento e gestione dell’emergenza, con richiamo di unità libere dal servizio, prolungamento dei turni, ricorso allo straordinario e ripristino dell’ordine - ammonterebbero a non meno di 50 mila euro, secondo le stime, i danneggiamenti in infermeria - fino alle prime ore del giorno successivo.
di Maurizio Troccoli
umbria24.it, 12 gennaio 2026
Esiste invece in molte altre Regioni. Lo chiede il Terzo Settore. I controlli di sicurezza all’ingresso dei penitenziari sono identici per tutti, ma per i bambini che accompagnano un genitore detenuto rappresentano spesso il primo impatto con un ambiente percepito come rigido e poco accogliente. A livello nazionale, l’associazione Bambini senza sbarre ha evidenziato quanto questo momento possa essere delicato e come sia importante offrire spazi di supporto che accompagnino i minori prima e dopo l’incontro con il genitore ristretto. In varie regioni italiane sono stati allestiti luoghi come lo “Spazio Giallo”, pensati per accogliere i bambini e offrire un sostegno psicologico adeguato prima e dopo i colloqui. Ma qual è la situazione in Umbria?
di Valentina Paiano
Il Resto del Carlino, 12 gennaio 2026
Gli osservatori di Antigone hanno rilevato problemi strutturali in carcere (alcuni dovuti all’alluvione) e monitorato le condizioni dei 149 reclusi. Dietro le mura della Rocca di Ravaldino, il carcere cittadino continua a essere un osservatorio sensibile sulle condizioni della detenzione. È da qui che parte l’ultima fotografia tracciata dall’associazione Antigone, organizzazione non profit che esamina il sistema penitenziario italiano e garantisce la tutela dei diritti dei detenuti, al termine di una recente visita di monitoraggio, confluita nei consueti report annuali. “Al momento dell’ispezione - scrivono gli osservatori - erano presenti 149 persone detenute, di cui 20 donne.
di Carlotta Braghin
targatocn.it, 12 gennaio 2026
Ad aver scelto il rito alternativo sono stati un ispettore e due agenti penitenziari, oltre al medico del carcere. La Procura ha chiesto la condanna per tutti. È attesa per questa mattina (lunedì 12 gennaio) la sentenza relativa alla prima tranche della maxi inchiesta che ha coinvolto il carcere di Cuneo, dove la Procura sostiene sarebbero avvenute violenze sui detenuti. Il pubblico ministero Mario Pesucci, titolare del fascicolo, nell’udienza del 15 dicembre scorso ha chiesto la condanna di tutti e quattro gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato: l’ispettore, il medico e due assistenti capo. Per chi ha invece deciso l’iter “classico”, il processo prenderà avvio nel gennaio prossimo.
met.provincia.fi.it, 12 gennaio 2026
Una rete tra istituzioni e realtà che operano all’interno del penitenziario. Un tavolo istituzionale permanente sul carcere di Sollicciano. Era stato annunciato dalla sindaca Funaro durante la presentazione del bilancio di previsione in Consiglio comunale, era una proposta contenuta nella relazione finale elaborata dalla commissione Politiche sociali del Consiglio comunale su questo tema e oggi con un primo incontro svoltosi alla casa circondariale ha di fatto preso il via. Un lavoro congiunto che parte dall’amministrazione, con l’assessorato al Welfare in prima linea, la commissione, il garante comunale dei detenuti che vuole poi allargarsi ad associazioni e soggetti attivi nel penitenziario, mettendo in rete tutte le realtà che operano nell’istituto penitenziario.
di Anna Foti
Il Reggino, 12 gennaio 2026
Ora un Protocollo prova ad ovviare alla carenza di lavoro e formazione. Per rieducare concretamente e abbattere la recidiva occorre creare ponti con il mondo produttivo e imprenditoriale. In questa direzione sta operando la prefettura, avvicinando le carceri al territorio Sono sempre più concrete le prospettive di lavoro esterno e di tirocini formativi per le persone detenute nelle carceri di Reggio Calabria. Report di autorevoli osservatori e associazioni da anni impegnate in questo ambito hanno messo in luce quanto il lavoro esterno per le persone detenute sul nostro territorio sia un’emergenza.
di Enrico Parola
Corriere della Sera, 12 gennaio 2026
Grandi emozioni nel carcere di Opera, dove il maestro Riccardo Muti ha diretto l’orchestra giovanile Cherubini davanti ai detenuti, condividendo anche momenti conviviali. Alla fine della serata le parole di Muti: “Esco da questo luogo migliore di prima”. Riccardo Muti si siede al pianoforte e accompagna Mirto nell’Ave Maria di Gounod. È passata un’ora e mezza da quando il maestro ha dato il primo attacco alla sua Orchestra Cherubini, sabato sera nel teatro del carcere di Opera. La sala già vibra di un silenzio e una commozione che accomunano tutti i 400 presenti, da Giovanni Bazoli a don Antonio Mazzi, da Achille Lauro ai detenuti che occupano quasi interamente il lato sinistro della sala. Però la voce da sopranista - un uomo che canta nella tessitura del soprano - che si libra sulle note di Gounod scatena una standing ovation debordante, quasi catartica.
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