di Federico Genta
La Stampa, 2 settembre 2025
L’appello del fondatore di Libera ai giovani: “Su guerre e ambiente ribellatevi al fatalismo e datevi da fare”. “Non è più il tempo delle parole. Servono gesti concreti, serve prendere posizione per denunciare le troppe contraddizioni su temi che non possono essere messi in discussione, quali la pace e la giustizia”. Quello di don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, è un appello rivolto prima di tutto al governo italiano. Ma che si parli del dramma di Gaza o delle nuove tensioni intorno alla gestione dei migranti, l’invito ad agire abbraccia anche i giovani, perché “il futuro è qualcosa che dobbiamo costruire insieme”.
di Fabio Fiorentin*
Il Sole 24 Ore, 1 settembre 2025
Le patologie del detenuto non avrebbero giustificato di per sé la scarcerazione. La condizione di sovraffollamento dell’istituto penitenziario dove il condannato è ristretto entra nelle valutazioni del giudice di sorveglianza chiamato a decidere sulla concessione della detenzione domiciliare per ragioni di salute (articolo 47-ter, lettera c, legge 354/1975). Lo ha affermato il Tribunale di sorveglianza di Torino, con l’ordinanza del 5 agosto 2025. I magistrati hanno trattato il caso di un detenuto che, avendo una pena residua inferiore a quattro anni, quattro anni, aveva chiesto di espiarla nella propria abitazione perché affetto da una serie di patologie, tra cui obesità e cardiopatia ischemica.
di Lucio Motta
filodiritto.com, 1 settembre 2025
Con il suicidio al carcere di Torino del 20.08.2025 siamo a 56 morti nella disperazione di condizioni disumane e contrarie ad ogni decenza oltre la legittima certezza della pena da espiare. Ormai non è più neppure una questione di suicidi, che sono troppi e interrogano le coscienze di ciascuno ma soprattutto chiamano a responsabilità il Ministro Nordio e lo stato italiano che nulla sa fare se non invocare la certezza della pena, la inflessibilità contro ogni logica di clemenza deflattiva orizzontale, ignorando prima di tutto che l’esecuzione di un provvedimento giudiziale impone allo Stato il rispetto finalistico dell’art. 27 della Costituzione, imponendo allo Stato di rispettare la legge.
di Massimiliano Panarari
La Stampa, 1 settembre 2025
Slogan securitari sui social, selfie e l’idea di un nuovo portavoce per trainare la corsa delle Regionali. “L’estate sta finendo, e un anno se ne va. Sto diventando grande, lo sai che non mi va…”. Così cantavano i Righeira e, nel frattempo, il governo Meloni cerca di triplicare i suoi anni di vita. Si sta infatti avviando verso i 1.050 giorni di navigazione, rappresenta il quarto esecutivo più longevo della storia repubblicana, e punta alla “medaglia di bronzo”, il traguardo del superamento delle 1.093 giornate di durata del governo Craxi I. Con tutta una serie di problemi all’orizzonte: dallo scenario internazionale sempre più instabile e turbolento (da ultimo, il ritorno del caos in Libia) - ed è proprio, inaspettatamente, sulla politica estera che la premier si è ritrovata a puntare molte delle sue carte - a quello macroeconomico sconvolto dai dazi trumpisti e denso di incognite (per utilizzare un eufemismo), sino alle prossime elezioni regionali, dove non sono neppure andate a dama tutte le mosse per definire i candidati presidenti e perdura ancora la “grana Zaia”.
di Associazione “Dipende da me”
Ristretti Orizzonti, 1 settembre 2025
Una sala piena, nonostante altri eventi limitrofi e il delicato argomento, quella dell’evento “Le dipendenze nei penitenziari” che si è tenuto venerdì 29 agosto in Sala Dora Bassi a Gorizia. “La partecipazione attenta del pubblico penso dimostri quanto bisogno urgente c’è di risposte concrete, di cambiamenti sostanziali nell’ambito del sistema carcerario” afferma Michela Porta, giornalista e presidente dell’associazione “Dipende da me”. Durante la serata, infatti, sono emerse, tra operatori del settore, reali necessità di creare rete con un lavoro integrato tra Ser.D, CSM, Medicina penitenziaria e istituto penitenziario, e i benefici effettivi del lavoro sul singolo.
di Concetto Vecchio
La Repubblica, 1 settembre 2025
“Parole gravi, offensive”. L’Associazione nazionale magistrati reagisce così all’uscita del ministro della Protezione civile Nello Musumeci che ha definito i giudici “killer”. È l’ennesima puntata dello scontro in atto tra il governo e la magistratura, e segue i recenti affondi della premier Giorgia Meloni. Antefatto. Sabato sera, a Ragalna, in provincia di Catania, (il paese dove Ignazio La Russa è cittadino onorario, i suoi vi soggiornavano in villeggiatura) durante il festival Etna Forum, Musumeci dice testualmente: “La magistratura è politicizzata, è sotto gli occhi di tutti.
di Lirio Abbate
La Repubblica, 1 settembre 2025
Quando un ministro della Repubblica, in questo caso Nello Musumeci, con voce rotta dall’indignazione teatrale, accusa i magistrati di essere “killer” e i giornalisti di esserne complici armati di penna, non ci troviamo davanti a una sbavatura verbale, né a un’esuberanza da comizio. Siamo, invece, al cospetto di un disegno. Un disegno consapevole, deliberato, persino collaudato. Si tratta dell’ennesimo tentativo, consunto, eppure sempre efficace per certi pubblici, di delegittimare le due forme più potenti di controllo del potere: la giustizia autonoma e l’informazione libera. Il ministro Musumeci, con un cipiglio che pare preso in prestito da un teatro dell’assurdo più che da un governo liberale, finge di difendere i “distrutti” dalla macchina del fango, ma in realtà colpisce al cuore due capisaldi di ogni democrazia liberale: la magistratura indipendente e il giornalismo che sorveglia il potere.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 1 settembre 2025
La procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti: “Il rapitore è libero perché contribuì alle indagini”. “La mamma di Tommy racconta che lei ha un ergastolo a vita e invece Salvatore Raimondi, uno degli assassini di suo figlio, è uscito dal carcere? Sono una madre come lei e capisco benissimo questa dichiarazione, so altrettanto bene che la pena di questa donna durerà fino all’ultimo minuto della sua vita, ma nella storia di questa scarcerazione non vi è alcuna mancanza. È stata applicata una legge dello Stato all’esito dell’osservazione dell’esecuzione della pena che nel nostro ordinamento è demandata a una magistratura specializzata qual è quella di Sorveglianza. Con tanto di relazioni di educatori, psicologi e assistenti sociali.
di Anna Grazia Concilio
spazio50.org, 1 settembre 2025
Giuseppe Fanfani, Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, racconta la condizione degli istituti penitenziari tra problematiche e possibilità di intervento. “La politica deve essere lungimirante”. Sono sedici gli istituti penitenziari della regione Toscana, a questi si devono aggiungere altri due, le carceri minorili di Firenze e Pontremoli. Tra strutture medio grandi e strutture più piccole, con una differenziazione tra l’alta sicurezza e la media, oltre alle strutture destinate ai collaboranti, la popolazione carceraria toscana si aggira intorno alle 3.200 unità. “Il 50% di detenuti - spiega Giuseppe Fanfani, Garante dei detenuti della regione - è di origine straniera, il 35% ha problemi di tossicodipendenza. In una condizione simile, le modalità di gestione sono abbastanza difficili”.
di Davide Tamiello
Il Gazzettino, 1 settembre 2025
Partiranno a fine mese i lavori per il nuovo centro di prima accoglienza per minori. Il ministero della Giustizia ha individuato lo spazio adatto a realizzarlo all’interno del tribunale minorile di via Bissa. Costo dell’operazione: 600 mila euro (già finanziati). La struttura potrà ospitare 8 minori e andrà a sostituire il Cpa di Treviso, ormai obsoleto e inadeguato. L’altra operazione prevista dal Ministero riguarda il carcere minorile: verrà chiuso quello della Marca e ne verrà aperto uno nuovo a Rovigo.
- Reggio Calabria. Detenuto termina la pena ma resta in carcere perché nelle Rems non c’è posto
- Ivrea (To). Il carcere è un quartiere della città? Forse, ma molto molto periferico
- Venezia. Chiude l’associazione “La Gabbianella e altri animali”, da 25 anni accanto ai minori
- Perugia. Detenuti a Fontivegge e Monteluce con la giustizia riparativa
- Sarzana (Sp). Sotto i riflettori il mondo reale, da Gaza all’emergenza carceri











