di Erri De Luca
Avvenire, 13 gennaio 2026
Alberto Trentini trascorre più di un anno in una cella prossima all’Equatore. Niente processo, imputazioni, arrestato perché risulta incomprensibile a certi regimi una persona che dedica il suo tempo all’aiuto di chi ne ha bisogno. Certi regimi sospettano la generosità, sintomo evidente di loro paranoia, segno manifesto di loro tristezza. La generosità giustifica e rallegra. È un presidio sanitario. Niente smuove dall’Italia la sua prigionia, privata di contatti con l’esterno. Poi da qualche parte nel Mare dei Caraibi la Marina Militare degli Stati Uniti spara a casaccio su imbarcazioni sospette di trasporto stupefacenti. Non serve prova né conferma, basta a se stesso il gesto di pirateria. Poi la stessa Marina si dedica al più lucroso sequestro di petroliere nel Mare dei Caraibi. Niente di queste mosse arriva nella cella di Trentini. Il tempo scorre pigro nella geografia che non conosce stagioni. È il secondo Natale che non vede l’arrivo della stella cometa. Poi il rapimento del presidente e di sua moglie produce spiffero e stupore nelle celle.
di Alberto Negri
Il Manifesto, 13 gennaio 2026
Gli interventi militari esterni occidentali in Medio oriente sono stati dei fallimenti, dall’Afghanistan, all’Iraq alla Libia. Gli iraniani li hanno osservati da vicino pagando un prezzo. In Iran, scrisse nelle sue memorie sulla rivoluzione khomeinista del 1979 l’ambasciatore britannico Anthony Parson, non abbiamo fallito per mancanza di informazione ma di immaginazione. Ecco forse non bisogna ripetere lo stesso errore adesso che stiamo chiedendoci cosa accadrà e ci sembra di essere impotenti di fronte alle stragi nelle città iraniane. La domanda è se un intervento esterno possa aiutare l’opposizione ad abbattere un regime al potere da oltre 45 anni in un Paese di 90 milioni di abitanti, 1,6 milioni di chilometri quadrati con le quarte riserve al mondo di petrolio e le seconde di gas che, messe a regime, potrebbero rifornire i consumi di tutta l’Unione europea. Già in poche righe c’è tutto: attaccare l’Iran significa attaccare una potenza nel cuore pulsante del Medio oriente.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 13 gennaio 2026
La Repubblica islamica dell’Iran che nel 1979 rovescia la brutale monarchia dello Scià nasce da una delle più grandi rivoluzioni popolari del Novecento. Il potere che si consolida rapidamente attorno alla figura dell’ayatollah Ruhollah Khomeini non eredita però solo l’entusiasmo per la caduta di Mohammad Reza Pahlevi ma anche una società plurale, politicizzata, attraversata da forti componenti laiche e aspettative spesso incompatibili con un ordine teocratico. Da allora, la storia dell’Iran è ciclicamente scandita da rivolte, insurrezioni, proteste che a volte hanno scosso le fondamenta del regime senza mai però riuscire a creare un’alternativa politica credibile al potere del clero sciita. Un po’ per la natura frammentata delle opposizioni ma soprattutto per la spietata repressione che ogni volta si è abbattuta sui movimenti di protesta.
di Marcello Buttazzo
Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2026
Le condizioni di vita nelle carceri italiane peggiorano continuamente. Le celle sono sempre più sovraffollate. Fino al 31 dicembre 2025, i detenuti presenti fra le sbarre di dura ferraglia erano 63.499. I posti regolarmente previsti sono 51.277. Il tasso di sovraffollamento complessivo è del 137,8%. In alcune prigioni (Lucca, Vigevano, Milano San Vittore, Foggia, Brescia Canton Mombello) il sovraffollamento supera ampiamente il 200%. Si ricomincia, purtroppo, a sgranare il triste rosario dei suicidi. Il 6 gennaio, nella Casa circondariale di Cremona, un recluso di 53 anni s’è impiccato nella sua cella.
9colonne.it, 12 gennaio 2026
Alla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%. È quanto emerge dal bilancio di fine anno di Antigone. Nel 42,9% delle 120 carceri visitate - e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati - non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona (nel 2024 questa percentuale si fermava al 32,3%); oltre la metà delle carceri ha celle senza doccia e nel 45,1% mancano acqua calda o si registrano condizioni igieniche adeguate. Gravissime anche le carenze di spazi per lavoro, scuola e socialità. Sempre più critici i dati sulle morti: 238 persone sono decedute in carcere nel 2025, di cui 79 si sono suicidate, come riporta il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti.
di Stefano De Martis
Avvenire, 12 gennaio 2026
Su 94 norme approvate dal Parlamento nel 2025, 69 sono state prodotte dall’esecutivo. E una sola è frutto di iniziativa popolare. Un’esuberanza che trova manifestazione peculiare anche nel ricorso massiccio alla fiducia. E che fa riflettere. Su 94 leggi approvate dal Parlamento nel 2025, ben 69 sono di iniziativa del Governo. Una soltanto - ma è già rilevante che la casella non sia rimasta vuota, visti i precedenti - è frutto di iniziativa popolare: si tratta della legge sulla partecipazione dei lavoratori, promossa dalla Cisl. I dati sulla produzione legislativa sono gli ultimi disponibili per l’anno appena concluso.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 12 gennaio 2026
Oggi il Governo decide sul 22-23 marzo. I malumori di FdI per i mancati versamenti di FI. Oggi il Consiglio dei ministri deciderà la data del referendum sulla riforma della giustizia. La premier Giorgia Meloni ha confermato che si terrà il 22-23 marzo. Ma il Comitato cittadini per il No chiede di attendere la fine della raccolta firme, ieri arrivate a oltre 340 mila: il 68% delle 500 mila da raggiungere. Il centrosinistra appoggia l’iniziativa. E il leader M5S Giuseppe Conte attacca il governo: “I cittadini attendono da mesi interventi sulle bollette. Su una cosa sola hanno fretta: difendere la casta”.
di Beatrice Calò
policymakermag.it, 12 gennaio 2026
La riforma della giustizia voluta dal ministro Nordio entra nella fase decisiva. Ecco cosa cambia e le ragioni del sì e del no. Il referendum sulla giustizia si avvicina. Sul sito del ministero della giustizia ha già totalizzato 300.000 firme su 500.000. Proprio per questo, alla conferenza di fine anno di venerdì scorso, la premier Giorgia meloni ha confermato che molto probabilmente si andrà alle urne il 22 e 23 marzo 2026 se si raggiunge il quorum entro il 30 gennaio. La riforma prevede la modifica degli articoli 87, 102, 104, 105, 106 e 107 della Costituzione.
di Mario Ajello
Il Messaggero, 12 gennaio 2026
Oggi a Firenze l’iniziativa dei favorevoli alla separazione delle carriere vicini al mondo dem: da Barbera (ex presidente della Consulta) a Petruccioli e Salvi. Serviva il referendum sulla legge Nordio per portare clamorosamente in scena una questione - chiamiamolo pure un derby non concluso - che anima e dilania la sinistra italiana soprattutto dai primi anni 90 del secolo scorso con la vicenda di Mani Pulite: avere un’identità giustizialista, o almeno di fiancheggiamento o addirittura di compenetrazione con il potere togato, oppure dispiegare sull’onda di padri nobili del socialismo come Giuliano Vassalli, per non dire di Gerardo Chiaromonte e di altri riformisti, una cultura delle regole e delle garanzie che nasce dall’idea che lo Stato vada limitato quando punisce?
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 12 gennaio 2026
Guido Salvini è un vecchio e rispettato magistrato italiano. Ha lavorato una vita al tribunale di Milano e qualche giorno fa ha dato alle stampe un libro clamoroso in cui, con uno stile pacato, severo e duro, ha messo insieme un poderoso atto d’accusa contro la stessa magistratura di cui ha fatto parte per una vita. Guido Salvini (“Il tiro al piccione”, casa editrice Pendragon) definisce il correntismo una patologia strutturale del mondo della magistratura. Accusa alcune procure e anche il Csm di aver costruito un sistema di potere difensivo a uso politico. Attacca a testa bassa il giornalismo giudiziario al servizio dei magistrati. Definisce il giustizialismo una degenerazione democratica di uno stato di diritto e difende senza timore il sorteggio dei magistrati, al Csm, e la separazione delle carriere, definendoli unici rimedi realistici in grado di dare al mondo della magistratura la possibilità di scrollarsi di dosso uno status quo tossico, pericoloso e a volte persino eversivo.
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