salutementale.net, 2 settembre 2025
Nel libro Quel “criminale” di mio padre Antonio Perucatti torna agli anni Cinquanta per ritrarre da vicino il padre Eugenio, chiamato nel 1952 a dirigere l’ergastolo di Santo Stefano, l’isola del non ritorno, simbolo di una pena senza riscatto, dove si entrava per non uscire più. La famiglia - moglie e dieci figli - seguì il nuovo direttore sull’isola: i più grandi continuarono la scuola a Gaeta, mentre Antonio, ancora neonato, crebbe tra pontili e celle, cresciuto con un detenuto-babysitter di nome Pasquale. È da questo sguardo “di casa” che il racconto fa luce su una stagione irripetibile della storia penitenziaria italiana.
di Teresa Marchesi
Il Domani, 2 settembre 2025
Niente santini o ricatti emotivi: la serie di Bellocchio (con protagonista Fabrizio Gifuni) surclassa tutti. Un viaggio kafkiano in quegli anni tra Settanta e Ottanta che hanno cambiato per sempre faccia all’Italia. “È un mercato pazzerello/ dove trovi questo e quello/ e c’è pure un pappagallo/ col becco giallo”. La sigla era sapientemente targettata sulle intelligenze protozoiche, ma il format di Portobello, già dal suo esordio in bianco e nero in quel 27 maggio 1977 sulla seconda rete Rai, anticipava i palinsesti di tanta televisione a venire. Ma era anche la rivincita dei vinti, la promozione del Terzo Stato. Nel “mercatino del venerdì”, come nel suo omologo londinese, c’era posto per tutto e per tutti.
di Hakim Zejjari
Il Domani, 2 settembre 2025
Nel suo documentario “Toni, mio padre”, presentato a Venezia, la regista racconta Toni Negri, ideologo di Autonomia operaia. “È nel vedere le ragioni di tutti che si può uscire dal tunnel dove sono stati buttati gli anni Settanta”. Con “Toni, mio padre”, in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Giornate degli autori, la regista Anna Negri fa un viaggio nella sua infanzia dolorosa e nella memoria collettiva e ci rende testimoni di un’appassionante faccia a faccia tra un’eterna figlia e un padre più che ingombrante: Toni Negri, il controverso filosofo, politico e leader di Autonomia operaia, incarcerato e poi assolto con l’accusa di terrorismo.
di Nadia Urbinati*
Il Domani, 2 settembre 2025
Le elezioni sono intese e usate in senso plebiscitario, proprio come non avrebbero dovuto esserlo secondo i costruttori delle democrazie del secondo Dopoguerra. La stortura è evidente quando si assiste, come in queste settimane, alla lotta tra autocandidati alla presidenza delle giunte regionali nelle prossime elezioni. Vi è qualcosa di distorto nella gestione del potere politico - e non per ragioni morali, bensì strutturali. Chi viene eletto, non importa se nelle cariche amministrative locali (comunali e regionali) o in quelle politiche nazionali, sente di possedere un privilegio, del quale non ama ovviamente disfarsi, pensando di far dimenticare ai cittadini che le elezioni sono state istituite proprio per cacciare chi governa senza spargimento di sangue.
di Elisa*
Corriere della Sera, 2 settembre 2025
Gli spazi di aggregazione permettono ai ragazzi di crearsi un’identità non legata a contesti come scuola, famiglia. Ma le città che smettono di investire su questi luoghi, e i ragazzi sono rassegnanti al fatto che per vedere un amico o per parlare con qualcuno si deve per forza “prendere qualcosa”. Nel pieno del mese di agosto è stato sfrattato a Milano lo storico centro sociale Leoncavallo. Tenendo conto non solo della dimensione simbolica e politica, questo sfratto inevitabilmente ci porta a riflettere sull’importanza degli spazi come luoghi di ritrovo, in cui incontrarsi senza dover per forza ordinare qualcosa, in cui poter condividere momenti con altre persone come te. Gli adulti ci dicono spesso che non dobbiamo solo uscire per andare a bere.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 settembre 2025
Dopo la decisione del comune di Bologna esponenti del centrodestra annunciano denunce, ma anche il ministero della Salute, nell’atto di indirizzo 2025, prevede interventi per la riduzione del danno. “Siamo all’assurdo: il Comune di Bologna regala pipe per fumare crack con i soldi dei cittadini! Altro che contrasto alle droghe: questa è istigazione al consumo e allo spaccio”, ha esordito il deputato Stefano Cavedagna di Fratelli d’Italia. La sua denuncia - accompagnata da un esposto alla Corte dei Conti per ipotetico danno erariale - si riferisce a una misura adottata dal Comune: l’acquisto di 300 pipette in alluminio da distribuire gratuitamente ai consumatori di crack nell’ambito di un progetto sperimentale di riduzione del danno.
di Claudia Milani Vicenzi
Giornale di Vicenza, 2 settembre 2025
Il racconto di una mamma: “Quando era ubriaco diventava violento. Le abbiamo provate tutte, poi mi sono rivolta alle forze dell’ordine. A volte quando andavo a trovarlo era spaventato e mi chiedeva soldi”. “Non si tratta di costruire nuove celle o aumentare le pene, senza personale non c’è rieducazione e il carcere rischia di restare una fabbrica di delinquenti”. Questo il messaggio, estremamente chiaro, lanciato nei giorni scorsi in occasione della visita della Camera penale berica al Del Papa con altre istituzioni. Una situazione che la mamma di un giovane di 25 anni (omettiamo le generalità per tutelarla) conosce bene perché, purtroppo, l’ha provata sulla sua pelle: “Ho denunciato mio figlio per salvarlo, ma non è andata così”.
di Maurizio Delli Santi
Avvenire, 2 settembre 2025
L’indignazione non basta più. Per fermare i crimini contro l’umanità è necessario riaffermare e rafforzare le istituzioni della giustizia internazionale. Di fronte alle atrocità di questi tempi in cui la disumanizzazione delle guerre appare irreversibile, è necessario che ci si riappropri di un senso comune per la giustizia e la verità. Il momento è cruciale per il futuro dell’umanità: le voci della società civile e dei leader responsabili non possono fermarsi alla sola indignazione, ma devono reclamare con forza ancora la necessità di riaffermare il diritto internazionale, e dare un fermo ultimatum per chi non si ravvede per tempo.
di Vincenzo Savignano
Avvenire, 2 settembre 2025
Dietro alla svolta di Volkswagen, che sta stringendo accordi con il colosso delle armi Rheinmetall, c’è la metafora di un Paese costretto a cambiare volto, dalla difesa alla fine dello stato sociale. Tre milioni e 25.000 disoccupati. Da dieci anni in Germania non si registravano così tante persone senza lavoro. Un ulteriore segnale della crisi economica, politica e sociale del Paese, ma non militare: il settore trainante dell’industria è sempre più quello delle armi. La casa automobilistica Volkswagen sta stringendo accordi con il colosso delle armi Rheinmetall. L’obiettivo è assicurarsi la produzione di componenti e munizioni, convertendo stabilimenti, come l’impianto VW di Osbabrück, da cui non usciranno più auto, bensì carri armati, che salveranno centinaia di posti di lavoro.
di Alessia Candito
La Repubblica, 2 settembre 2025
Refugees in Libya diffonde un video shock che arriva dal campo di detenzione di Tobruk, amministrato dal governo. Centinaia di corpi accatastati come sacchi in un cortile lurido e in uno stanzone altrettanto fetido. Uomini, donne, bambini, da settimane costretti a vivere fra rifiuti e miasmi, prigionieri in un centro di detenzione a Tobruk. “Sono più di 900 e sono tutti sotto ricatto, le guardie chiedono il riscatto per il rilascio di ogni detenuto”, denuncia l’organizzazione Refugees in Libya (Ril), che da giorni riceve segnalazioni, richieste d’aiuto. “Fateci uscire da qui, è un inferno”. Sono sudanesi, maliani, ghanesi, gambiani, bengalesi, la maggior parte registrati come rifugiati Unhcr. Ma nonostante questo, nessuno li ha protetti. “E nessuno lavora per la loro liberazione adesso”, attaccano da Ril.
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