di Andrea Conti
Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2026
Così Luisa Ranieri su “La Preside”. L’attrice con Francesco Zenga e Ludovica Nasti presenta la nuova serie, in onda da lunedì 12 gennaio in prima serata su Rai Uno per quattro appuntamenti. “Il carcere è quello che c’è nella testa”. È una delle frasi pronunciate la Luisa Ranieri nella nuova serie “La Preside”, prodotta da Bibi Film TV e Zocotoco, in collaborazione con Rai Fiction. In onda da lunedì 12 gennaio in prima serata su Rai Uno per quattro appuntamenti. È una storia liberamente ispirata alla figura di Eugenia Carfora, preside di Caivano divenuta simbolo di coraggio, determinazione e impegno civile, raccontando il percorso umano e professionale di una donna che sceglie di restare, di lottare e di credere nella scuola come presidio fondamentale di legalità e futuro.
La Sicilia, 12 gennaio 2026
L’Intelligenza Artificiale supera anche le barriere del carcere. Gianni Alemanno, anzi l’avatar, si materializza sullo schermo della sala meeting dell’Airone Hotel City dove si è svolta la presentazione del libro “L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane” che l’ex sindaco di Roma ha scritto con Fabio Falbo e altri detenuti del braccio G8 di Rebibbia. Quello stesso video è stato trasmesso in Parlamento quando non gli fu concesso dal Tribunale di poter partecipare all’incontro proprio sulla pubblicazione. Il male dei mali è il sovraffollamento che non permette di far diventare il luogo di “rinascita” e di “rieducazione” che dovrebbe essere secondo la Carta Costituzionale.
di Pinella Leocata
La Sicilia, 12 gennaio 2026
Nel libro “Sorellanza. La vita in un cento antiviolenza” (Villaggio Maori Editore) sette attiviste di Thamaia raccontano in prima persona il percorso che le ha portate ad assumere questo tipo di impegno e che cosa è cambiato quando sono entrate a far parte di questo centro antiviolenza che ha più di vent’anni di vita. C’è chi si presenta con il proprio nome e chi preferisce usare uno pseudonimo rivendicando per sé la stessa libertà che garantiscono alle donne vittime di violenza che si rivolgono a loro. Donne che, in quanto tali, sono costantemente esposte, sotto pressione, minacciate e che contano sul rispetto della privacy, sull’anonimato e sulla gratuità come presupposto perché scatti la fiducia e la possibilità di affidarsi.
di Francesca Gamberini
Il Domani, 12 gennaio 2026
Da nord a sud, all’interno delle carceri sono nati orti, laboratori artigianali e pastifici nati dalla volontà di riscatto e sostenuto dal mondo della cooperazione con spirito mutualistico e inclusivo. Il cibo è una lente attraverso cui è possibile guardare il mondo. Un carrello della spesa può raccontarci molto delle condizioni sociali di chi acquista, delle condizioni di lavoro di chi ha raccolto o trasformato la materia prima o, ancora, del rispetto della stagionalità dei prodotti. Il cibo racconta chi siamo e chi vorremmo essere. Ecco perché è al centro di tanti progetti sociali che intervengono sulle disuguaglianze e sulle marginalità sociali.
panoramadellasanita.it, 12 gennaio 2026
Nel Pansm, programmazione unitaria, centralità dei Dipartimenti, integrazione ospedale-territorio, percorsi dedicati per i pazienti autori di reato e risorse economiche dedicate segnano una svolta per risolvere le emergenze di questi anni. Un disegno nazionale unitario, il rilancio del ruolo pubblico dei Dipartimenti di Salute Mentale, l’integrazione reale tra ospedale e territorio, percorsi strutturati per i pazienti autori di reato e, finalmente, risorse economiche dedicate: sono queste le cinque novità principali introdotte dal Piano d’Azione Nazionale per la Salute Mentale (Pansm), approvato dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni a fine 2025. Un passaggio che segna un cambio di passo dopo oltre vent’anni di progressivo impoverimento dei servizi. È di questo che il Coordinamento Nazionale Spdc (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura) andrà a discutere e ad approfondire nel corso del proprio Congresso nazionale, “Progettare il futuro: Spdc aperti a una società in trasformazione”, con l’obiettivo di tradurre il Piano nella pratica clinica e organizzativa. L’appuntamento è dal 15 al 17 gennaio a Bergamo, con Alberto Siracusano, incaricato di coordinare il Tavolo tecnico ministeriale che ha prodotto il documento e da poco nominato presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Giuseppe Nicolò, coordinatore vicario del Tavolo tecnico, e il presidente della Società Italiana di Psichiatria, Guido Di Sciascio.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 12 gennaio 2026
La storia mostra quanto spesso le norme internazionali cedano (purtroppo) davanti agli interessi degli Stati più potenti. Il lupo disse all’agnello “mi sporchi l’acqua”, preparandosi a sbranarlo. E qui, nella nostra favola ideale, entrerebbe in scena il diritto internazionale. Di fronte a pandette e codicilli la belva si ritrae intimidita e tutti vivono felici e contenti. Ma è mai andata così? Stephen Miller, il vicecapo dello staff di Donald Trump, sostiene che “viviamo in un mondo governato dal potere e dalla forza, è una ferrea legge fin dall’alba dei tempi”. Per lui, come ha spiegato Massimo Gaggi su queste colonne, i trattati che garantiscono la sovranità e l’indipendenza degli Stati diventano “sottigliezze buoniste”.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 12 gennaio 2026
Il giurista: “C’è un sistema di interessi che si è fatto ideologia e che lo sostiene. Il colonialismo in nome della nostra civiltà ricorda i discorsi di Mussolini”. Johann Sebastian Bach, Partita numero 1. Le mani del professor Gustavo Zagrebelsky scivolano rapide sui tasti. Nessuna esitazione. Preludio, Allemanda, Sarabanda. Una suite di movimenti. La stanza si riempie di musica. Torino è un quadro elegante e gelido oltre la finestra. Le note scorrono fluide, precise, secche. Fa venire voglia di ballare, ad esserne capaci.
di Giulio Isola
Avvenire, 12 gennaio 2026
L’annuncio alle 5 del mattino da parte del ministro degli Esteri, Tajani. La gioia della famiglia del cooperante: è la notizia che aspettavamo da 423 giorni. Grazie a tutti. La premier Meloni: sentito ringraziamento alla presidente Rodriguez, un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Alberto Trentini è libero. Con lui è stato scarcerato anche Mario Burlò. La notizia è stata data dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, quando in Italia erano da poco passate le 5. “Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas” ha annunciato Tajani. Una fotografia all’ambasciata italiana di Caracas ritrae il cooperante italiano e l’imprenditore insieme, con il cooperante al telefono. “Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente ad interim Delcy Rodriguez che il governo italiano apprezza molto” ha sottolineato il ministro.
di Pierfrancesco Carcassi
Corriere della Sera, 12 gennaio 2026
È un uomo libero Alberto Trentini, scarcerato e trasferito all’ambasciata italiana di Caracas: l’annuncio alle 5 del mattino del 12 gennaio da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il cooperante originario del Lido di Venezia era stato fermato il 15 novembre del 2024 vicino a Guasdalito, in Venezuela, e ha sempre trascorso la detenzione nel penitenziario di massima sicurezza El Rodeo I, poco distante dalla capitale, Caracas. Era arrivato nel Paese un mese prima con una ong. Non sono mai state formalizzate le accuse a suo carico; trapelavano, non ufficialmente, quelle di terrorismo e cospirazione contro lo Stato. Durante la prigionia Trentini non ha mai potuto vedere un avvocato né, a quanto risulta, un medico che ne valutasse le condizioni di salute.
di George Monbiot*
Internazionale, 12 gennaio 2026
Rischiano concretamente di morire. Tre persone detenute in carcere nel Regno Unito con accuse legate alle attività del gruppo di protesta Palestine action sono in sciopero della fame da 49, 63 e 70 giorni. Una quarta prigioniera, Teuta Hoxha, ha interrotto il suo sciopero questa settimana, dopo 58 giorni. Potrebbe aver subito danni permanenti alla salute. Gli altri partecipanti allo sciopero della fame, Heba Muraisi, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello, potrebbero morire da un momento all’altro. Nel 1981 dieci persone dei movimenti indipendentisti irlandesi Ira e Inla morirono per a uno sciopero della fame durato tra i 46 e i 73 giorni. Muraisi, quella che per prima ha smesso di mangiare, secondo i suoi sostenitori fa ormai fatica a respirare e soffre di spasmi muscolari incontrollabili, possibili sintomi di un danno neurologico. Eppure, il governo britannico si rifiuta di trattare.









