di Paola Mariano
La Stampa, 11 settembre 2025
Un mega test spiega una tendenza collettiva più diffusa di quanto previsto: si seguono le norme anche se non c’è una specifica pressione sociale che le giustifichi. Un grande esperimento sociale dimostra che il rispetto è del tutto incondizionato e viene dall’interno di ciascuno di noi per almeno un individuo su quattro. E, comunque, per la stragrande maggioranza vince l’obbedienza. Anche quando non conviene. Rispettare le regole è nella natura umana anche quando trasgredire non danneggerebbe nessuno, anche quando nessuno scoprirebbe che le abbiamo infrante, addirittura anche quando nessuna pressione sociale ci spinge all’obbedienza: in poche parole, siamo ligi e rispettosi. Sono questi gli aggettivi che connotano fino a sette persone su 10. Lo suggerisce un gigantesco esperimento sociale che ha coinvolto oltre 14 mila persone ed è stato condotto dall’Università di Nottingham (Gran Bretagna) e dall’Università di Aarhus (Danimarca).
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 11 settembre 2025
Le sentenze non si discutono, dice l’adagio. Ma le sentenze sono parole pubbliche, discorso pubblico che accompagna la storia di un Paese. Sono espressione della sua cultura e al contempo fattore di condizionamento: influenzano la politica, il senso comune, la comunicazione. Dunque, se ne può parlare, a volte se ne deve. La premessa è necessaria quando si affronta un terreno delicato come quello della violenza contro le donne, nel quale lo sviluppo legislativo degli ultimi vent’anni è stato impetuoso. Non è retorica: il corpus di misure approvato negli ultimi quindici anni, anche su impulso delle sollecitazioni sovranazionali, ha trasformato profondamente il nostro sistema normativo. È cambiato il modo di riconoscere e descrivere il fenomeno; è cambiata la lettura delle sue cause, lo sguardo sui rapporti familiari, affettivi e sessuali.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 11 settembre 2025
La giornata del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi è stata piena e l’unica cosa che è emersa è la strumentalizzazione della sicurezza per portare avanti politiche ai limiti del razzismo e le torsioni per giustificare la condotta di Israele e sminuire quello della Global Sumud.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 11 settembre 2025
È nota l’assoluta opacità che avvolge il sistema dei Centri per il rimpatrio. Chiunque abbia cercato di accedere per qualunque legittima ragione a questi luoghi si è scontrato con un muro alzato dall’Amministrazione. Ciò risponde a una strategia per limitare la conoscenza delle condizioni interne: degrado strutturale, condizioni inumane, uso massiccio di psicofarmaci. Ad aprile il Ministero dell’Interno ha emanato una circolare dal testo incredibile nella quale si cerca in tutti i modi di ostacolare il monitoraggio dei CPR persino per coloro che possono accedervi senza autorizzazione.
Valditara ha raccolto il mio appello sul minuto di silenzio per la pace: ora tocca a ciascun docente
di Alex Corlazzoli*
Il Fatto Quotidiano, 11 settembre 2025
Il comune desiderio di sensibilizzare i nostri studenti per “costruire la pace” è un segnale importante per comprendere che è sempre possibile cercare di trovare soluzioni insieme. “È giusto fare un minuto di silenzio nelle scuole per le vittime di tutti i conflitti”. È la dichiarazione che il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rilasciato nel pomeriggio di ieri all’agenzia Ansa. L’inquilino di viale Trastevere ha sostanzialmente raccolto il mio appello lanciato dal blog de ilfattoquotidiano.it. In queste ore in Piemonte, dove è già suonata la prima campanella, in molte scuole hanno iniziato a farlo. Ora è arrivato l’ok anche dal ministro: “È senz’altro positivo - ha dichiarato Valditara - il minuto di silenzio che le scuole, nella loro autonomia, hanno deciso di dedicare alla commemorazione di tutte le vittime dei conflitti, in particolare i bambini, i giovani, che ogni giorno muoiono in tante zone di guerra nel mondo. La pace è un valore fondante della nostra civiltà”.
di Eleonora Ardemagni
Avvenire, 11 settembre 2025
Siglati nel 2020 per normalizzare le relazioni tra Israele e parte del mondo arabo, sembravano il segno di una riconciliazione sotto la regia Usa. Ora è saltato tutto: vanno comprese le responsabilità. Rileggendo oggi il testo degli Accordi di Abramo, con cui gli Emirati Arabi e il Bahrein normalizzarono le relazioni con Israele nel 2020, non si può che provare l’amaro in bocca delle opportunità svanite. Almeno per parecchio tempo. I firmatari si impegnavano a “lavorare per l’avanzamento della causa della pace, della stabilità e della prosperità in Medio Oriente”. Parole forse un po’ retoriche, che sicuramente celavano forti interessi nazionali, ma che trasmettevano le tante speranze che quell’accordo storico schiudeva per la regione. Cinque anni dopo gli Accordi di Abramo sono ancora in vigore.
di Flavia Perina
La Stampa, 11 settembre 2025
Bloquons tout, Blocchiamo tutto, è la nuova frontiera della protesta senza bandiere. Debutta oggi in Francia e compie un ulteriore passo avanti verso la smaterializzazione della politica: non ha capi riconoscibili, non ha divise come i vecchi Gilet Gialli, non nasce contro specifici provvedimenti come successe nel 2018 per l’aumento dei carburanti. Persino le sue origini sono avvolte dalla nebbia. Sono mesi che la stampa di Parigi cerca di venirne a capo: chi sono, da dove vengono, come ce l’hanno fatta?
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 settembre 2025
Mentre, dopo la pausa estiva, oggi il Parlamento riapre, il sistema carcerario italiano sta attraversando una delle crisi più gravi della sua storia recente. È quanto emerge dalla consueta analisi condotta da Rita Bernardini dell’associazione Nessuno Tocchi Caino sui dati ufficiali del ministero della Giustizia aggiornati al 31 agosto scorso, che fotografano una situazione drammatica e in continuo peggioramento. I numeri parlano chiaro: nei 190 istituti penitenziari italiani sono rinchiuse 63.167 persone detenute a fronte di soli 46.658 posti regolamentari effettivi. Questo significa un sovraffollamento medio nazionale del 135,38%, con una carenza di ben 16.509 posti letto. In pratica, ogni tre detenuti uno risulta di troppo.
di Ivana Barberini
rendsanita.it, 10 settembre 2025
Scarsa formazione, servizi disomogenei, assenza di coordinamento e numeri crescenti di suicidi: la sanità penitenziaria resta ai margini del SSN. Medici e Polizia penitenziaria chiedono un modello unico, nazionale e integrato. Dalle patologie psichiatriche alla scabbia, dalle dipendenze alle cure odontoiatriche inesistenti, nelle carceri italiane il diritto alla salute resta spesso un’utopia. Medici e Polizia penitenziaria denunciano la frammentazione territoriale, l’assenza di coordinamento e il vuoto formativo per chi opera in questi contesti. E mentre i numeri dei suicidi aumentano, la sanità penitenziaria continua a essere la “parente povera” del Servizio Sanitario Nazionale. Servirebbe un modello unico, nazionale e strutturato, ma anche una riforma culturale, prima ancora che organizzativa.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 10 settembre 2025
L’ex direttore di San Vittore: “La politica rischia di usarlo come discarica sociale, per nascondere invece che per educare”. “La situazione raramente è stata felice, ma oggi temo che il carcere si stia piegando a una logica di ordine pubblico: si rinchiudono tossicodipendenti, malati psichiatrici, borseggiatori, spacciatori. Figure che danno fastidio alla gente più che rappresentare un pericolo reale”. Luigi Pagano, 70 anni, che nel 2019 era andato in pensione lasciando il posto di comando al Dap regionale, è stato nominato dal sindaco Beppe Sala come Garante delle persone private della libertà personale per il Comune del capoluogo lombardo.
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