di Vittorio Pelligra
Avvenire, 23 gennaio 2026
Gli “instant poll” che hanno velocemente iniziato a circolare vengono rilanciati come fossero evidenze empiriche solide. Ma non è così. Non si tratta di negare l’esistenza di problemi reali nelle scuole o di minimizzare episodi gravi: si tratta di evitare che l’emotività sostituisca l’analisi. Nel dibattito che accompagna il nuovo “Pacchetto sicurezza” che il governo si appresta a portare in Parlamento a fare da sfondo alle misure annunciate, metal detector, controlli rafforzati, sorveglianza, c’è un coro di numeri che pretendono di parlare a nome dei cittadini, degli studenti, dei giovani. Percentuali precise, titoli efficaci e conclusioni nette. Peccato che, molto spesso, dell’origine di questi numeri non si sappia quasi nulla.
di Giuseppe Spadaro
Il Dubbio, 23 gennaio 2026
Il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, immigrazione e funzionalità delle Forze di polizia si inserisce in una fase storica in cui il tema della sicurezza non può più essere relegato a una dimensione emergenziale o retorica, ma si impone come questione strutturale di tenuta del patto sociale. I numerosi episodi di violenza urbana, rapine, aggressioni e danneggiamenti, e da ultimo, ahimè, anche di omicidio - spesso commessi da gruppi di giovanissimi, talvolta armati di coltelli o altri strumenti atti ad offendere - hanno inciso profondamente sulla percezione collettiva di sicurezza e sulla fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di presidiare il territorio.
di Giovanna Sciacchitano
Avvenire, 23 gennaio 2026
Parla lo psicoterapeuta Alfio Maggiolini: dilaga un senso di non inclusione sociale, soprattutto nelle famiglie di seconda o terza generazione. Il resto lo fanno droga e povertà. Ecco cosa servirebbe per invertire la rotta. Genitori e cittadini, siamo tutti preoccupati per il fenomeno della violenza giovanile di gruppo. Secondo l’ultimo rapporto Espad (Cnr), circa il 40% degli studenti fra i 15 e i 19 anni ha partecipato a risse. Pressappoco un milione di ragazzi. Nello specifico quasi la metà degli studenti e un terzo delle studentesse hanno partecipato a zuffe nell’ultimo anno. Quasi un quinto dei ragazzi ha partecipato a risse fra gruppi, mentre tra le ragazze la percentuale è decisamente inferiore (7,2%).
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera, 23 gennaio 2026
Tra principi liberali e scontri ideologici, il voto di marzo diventa un test politico. Più scontro che confronto. La campagna elettorale in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati illustra bene l’abisso che separa la democrazia ideale e la democrazia reale. In una democrazia ideale alle prese con un referendum si confrontano pacatamente opinioni diverse che entrano nel merito della legge, ne discutono i dettagli, valutano le potenziali implicazioni delle norme. In una democrazia ideale i contendenti condividono un principio e un metodo: il principio consiste nel riconoscimento comune che nessuno è autorizzato a credersi il detentore della “verità”.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 23 gennaio 2026
A sinistra la difficoltà di costruire un racconto. A destra i timori sulle conseguenze politiche. Finora si è parlato soprattutto della data (del referendum) e dei ricorsi. E poi di qualche polemica sui manifesti del no, ad opera del fronte del sì. Insomma, per ora, il clima non è da “madre di tutte le battaglie”. È anche vero che, ormai, non esistono più le campagne elettorali di una volta: tutto si concentra a ridosso della scadenza. Ma la ragione, di una campagna che non decolla, riguarda al momento l’assenza dei leader, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, per ragioni diverse.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 gennaio 2026
“Un passo indietro” La relatrice del provvedimento al Senato, l’avvocata Bongiorno, presenta un testo che introduce invece il concetto di “dissenso”. Una legge sul consenso senza consenso. Di più: il “consenso” sparisce e al suo posto appare l’opposto, il “dissenso”. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. È invece la proposta di riformulazione del ddl Stupri avanzata dall’avvocata leghista Giulia Bongiorno, relatrice al Senato del testo che era già stato approvato all’unanimità dalla Camera, in prima lettura.
di Alessandra Arachi
Corriere della Sera, 23 gennaio 2026
“Meno sanzioni? Ho accolto i rilievi del Pd”. Senatrice Giulia Bongiorno, nella sua proposta di legge sulla violenza sessuale depositata oggi in commissione Giustizia del Senato sparisce la parola “consenso” che viene cambiata con la parola “dissenso”. Ovvero, si legge: “L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2026
La Cassazione, con l’ordinanza n. 1428 depositata oggi, esclude automatismi anche in presenza di una condanna per violenza sessuale. Se lo straniero irregolare invoca il diritto alla “coesione familiare”, il provvedimento di espulsione non può essere confermato senza una preventiva valutazione giurisdizionale del quadro affettivo. Anche di fronte a precedenti penali di carattere ostativo - nel caso, violenza sessuale nei confronti di un minore - il giudice dovrà sempre operare una valutazione “in concreto” dei rapporti familiari, senza poter presumere automaticamente alcuna pericolosità sociale.
di Lorenzo Priviato
Il Resto del Carlino, 23 gennaio 2026
Giovane suicida in carcere. Il Pm: “Lo psichiatra sbagliò”. La famiglia chiede giustizia. Richiesta di condanna, a otto mesi per omicidio colposo, per il medico che abbassò la soglia di rischio da medio a lieve per il 23enne Giuseppe Defilippo. Come parti civili i genitori chiedono una provvisionale di 300mila euro. Ci sono due genitori che da oltre cinque anni chiedono giustizia per la morte del figlio. Mario Defilippo ed Elisabetta Corradino non hanno mai accettato che il suicidio di Giuseppe, trovato impiccato a 23 anni nella cella del carcere di Ravenna, potesse essere archiviato come una tragedia inevitabile.
di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 23 gennaio 2026
Ci fu tortura nel carcere fiorentino di Sollicciano. Così ha deciso la Corte d’appello di Firenze che al processo in abbreviato ha condannato l’ispettrice della penitenziaria E.V. a 5 anni e 4 mesi di reclusione e a pene comprese tra 3 anni e 4 mesi e 4 anni e 4 mesi gli altri otto agenti di polizia accusati a vario titolo, di tortura, calunnia e falso. I giudici hanno ribaltato la sentenza di primo grado, che aveva riqualificato il reato di tortura contestato dalla pm Christine von Borries in lesioni e aveva assolto dall’accusa di falso e calunnia. In primo grado l’ispettrice della penitenziaria era stata condannata a 3 anni e 6 mesi di carcere. L’inchiesta esplose nel gennaio 2020, quando furono arrestati l’ispettrice, un agente e un assistente capo coordinatore. Scattarono le misure interdittive per altri sei.
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