di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 15 settembre 2025
Il monito di Mattarella e il rischio di scivolare verso un nuovo 1914. L’Italia unita deve farsi sentire e deve urlare il suo “no” al peggio. Già adesso è il Capo di Stato più longevo della nostra Repubblica, eletto la prima volta nel 2015, confermato nel 2022, fine mandato nel 2029. Una personalità politica che ha conquistato credibilità internazionale anche in ragione della coerenza rispetto ai valori cardine dell’Occidente e del modo fermo ma pacato in cui si è sempre speso per difenderli. Non parla tanto, il Presidente Mattarella, specie in questo 2025 così cupo e minaccioso, e comunque senza mai rinunciare alla cautela che è un suo tratto distintivo.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 15 settembre 2025
Dobbiamo vivere con l’imperfezione dell’epoca che ci viene regalata. È il tempo del ritorno degli Imperatori, della paura, dell’arretramento delle libertà e dell’odio a piede libero. Solo due esseri umani su dieci, in questa terra, hanno il privilegio di farsi guidare da governi pienamente democratici. Noi, per esempio. Un orizzonte di pace tutt’altro che acquisito e immutabile. Lo dicono le statistiche di V-dem. In questo mondo polveriera, l’Europa non è mai stata tanto debole quanto necessaria. Peccato che, al momento, si limiti ad emettere flebili e scomposti guaiti, come un cagnetto che sogna.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 15 settembre 2025
Ascoltare o cancellare? Cronaca di un convegno a Napoli “secretato”: una fotografia utile per smascherare alcuni tic illiberali del pensiero progressista in Italia. Le parole dell’ex premier israeliano Olmert e dell’ex ministro degli Esteri dell’Anp Al-Kidwa. Si può essere dalla parte dei palestinesi innocenti trucidati a Gaza senza alimentare l’antisemitismo? Si può essere dalla parte dei pro Pal con la testa sulle spalle senza dover assecondare la descrizione di Israele come la culla del nuovo nazismo?
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 15 settembre 2025
Tra voti e dichiarazioni di organizzazioni internazionali, l’intesa si sta sgonfiando. E perde il suo senso, diventando uno slogan che non guarda alla realtà nella Striscia di Gaza. Venerdì l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato a larga maggioranza l’approvazione di una dichiarazione che delinea “passi tangibili, vincolanti e irreversibili” verso una soluzione a due Stati tra israeliani e palestinesi. Una dichiarazione - 142 voti a favore, 10 contrari e 12 astenuti - che precede di pochi giorni l’incontro dei leader mondiali del 22 settembre a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in cui Gran Bretagna, Francia, Canada, Australia e Belgio dovrebbero riconoscere formalmente uno Stato palestinese. Nelle stesse ore in cui alle Nazioni Unite si votava una risoluzione per riaffermare l’urgenza della soluzione a due Stati, Benjamin Netanyahu dichiarava pubblicamente, da Ma’ale Adumim, che “non ci sarà mai nessuno Stato palestinese”, aggiungendo “questo posto è nostro”.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 15 settembre 2025
Nei video appaiono uomini armati in uniforme, privi di emblemi ma a bordo di camion su cui è molto visibile il logo del ministero dell’Interno. Il 15 luglio un uomo in abiti civili è seduto all’ingresso di una scuola del villaggio di Tha’la, nell’entroterra di Suwayda, Siria meridionale. Viene interrogato da tre uomini armati in uniforme militare muniti di fucili di tipo AK. Gli chiedono “Sei musulmano o druso?” L’uomo risponde che è siriano. Glielo chiedono una seconda volta e questa volta risponde “druso”. Gli sparano e lo uccidono. Gli assassini, in varie uniformi comprese quelle nere della Sicurezza generale, erano entrati nel villaggio con carri armati ed altra artiglieria pesante poche ore prima.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 14 settembre 2025
Più detenuti, meno posti e l’operazione verità da fare sui suicidi. Promesso, annullato, rifatto: ma è ancora fermo al palo il piano per l’edilizia penitenziaria. E da un anno mancano alcuni regolamenti che il ministero doveva emanare. Se nelle carceri fosse spuntato anche solo un posto in più per ogni annuncio governativo di piano carceri, per ogni videomessaggio della premier Meloni, e per ogni intervista del ministro della Giustizia Nordio, allora la rincorsa impossibile tra più posti in carcere e più detenuti avrebbe centrato almeno quel pareggio galleggiante che invece i più recenti dati proprio del Ministero disvelano sia una chimera.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 14 settembre 2025
Obiettivo cinquemila adesioni, dopo le cinquecento raccolte nella prima fase dell’iniziativa in estate e che ora riprende nel mese in cui i suicidi in carcere hanno superato quota sessanta dall’inizio dell’anno. Le “istruzioni” per partecipare: “Ognuno convinca altre nove persone”. Riparte il digiuno a staffetta per “un carcere più umano”. Nell’anno in cui compie mezzo secolo la riforma dell’Ordinamento penitenziario - una rivoluzione ancora in attesa di tradursi per intero in realtà - e nel mese in cui i suicidi nelle “nostre” prigioni hanno superato quota sessanta da gennaio, riprende l’iniziativa di sensibilizzazione il cui primo capitolo si era concluso in agosto con centinaia di adesioni da parte di avvocati, magistrati, associazioni, cittadini. Tutti possono partecipare, un giorno di digiuno a testa e una lista a cui iscriversi per comunicarlo: basta scrivere una email a
di Aldo Di Tommaso
Il Resto del Carlino, 14 settembre 2025
Una proposta popolare chiede allo Stato un sostegno mensile provvisorio. Banchetto in piazza. Cittadini e attivisti raccolgono adesioni al banchetto per promuovere la proposta di legge a favore delle vittime di ingiuste detenzioni. Un banchetto in piazza, firme che si accumulano e un obiettivo preciso: dare voce a chi ha perso anni di vita in carcere senza colpa. È partita ieri a Rimini la campagna per la proposta di legge di iniziativa popolare che chiede un sostegno immediato alle vittime di ingiuste detenzioni. L’iniziativa prende il nome da Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo rimasto in carcere 33 anni da innocente, e punta a colmare un vuoto di tutela che oggi lascia le persone senza alcun aiuto concreto.
di Alessandro Pendenza
gnewsonline.it, 14 settembre 2025
Ogni sabato incontriamo persone rilevanti del terzo settore, donne e uomini che hanno creato lavoro e formazione per i detenuti, promosso la cultura come esercizio di libertà, sfidato ostacoli burocratici, combattuto pregiudizi e stereotipi. Tra passato e presente, attraverso queste figure, è possibile riscrivere la storia del mondo penitenziario dalla Riforma Gozzini a oggi. “Lazzarelle” è una cooperativa composta esclusivamente da donne. Attiva all’interno prima del carcere femminile di Pozzuoli e a breve in quello di Secondigliano, produce caffè artigianale, seguendo l’antica tradizione napoletana ed eroga vari servizi. In questo progetto di inclusione sociale coinvolge le donne detenute con tassi di partecipazione alle attività superiori al 70%. Imma Carpiniello, una delle tre fondatrici della cooperativa, intervistata da gNews racconta la sua esperienza.
di Paolo Spalluto
terzultimafermata.blog, 14 settembre 2025
Ieri ho fatto un colloquio telefonico con il carcere di Foggia. Poi ho mandato un vocale al padre del detenuto per comunicare che avevo sentito il figlio e per inviargli degli atti. Poi ancora ho sentito la sorella di altro detenuto “ospite” al Pagliarelli di Palermo. Mi ha fatto delle domande. Le parole di questa signora hanno interrotto bruscamente la sequenza dei miei pensieri che erano concentrati su altro. Le ho risposto da avvocato che si può fare poco. La mia risposta non le piaceva. A volte si attendono delle risposte dall’avvocato che possano placare l’ansia, in qualche modo. Allora ho aggiunto: ma lotteremo! L’ho detto per una intuizione, non per effetto placebo. Ci credo veramente. Ho, infatti, quasi immediatamente pensato ad una soluzione.
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