tg24.sky.it, 25 gennaio 2026
Lunedì 26 gennaio alle 17 va in scena lo spettacolo di Marco Floris e Alessandro Corsi, nell’ambito dell’iniziativa di Mediobanca toDEI, dedicata alla diversità e all’inclusione. Sul palco, racconti in prosa alternati a poesie, portano lo spettatore nel mondo delle dipendenze e del carcere, in un percorso di dolore e rinascita. Un racconto di vita che intreccia poesia e prosa per affrontare il tema delle dipendenze, del carcere, della rinascita. Arriva lunedì 26 gennaio alle 17 al teatro dei Filodrammatici di Milano lo spettacolo “Oltre. Io prima, me dopo” tratto dall’omonimo libro (Mark Sirolf, BookaBook edizioni). Sul palco Marco Floris e Alessandro Corsi, che ha curato anche la regia.
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 25 gennaio 2026
Una società giusta non è quella in cui tutti hanno la stessa dotazione di beni, bensì quella in cui nessuno è costretto a stare in una posizione di inferiorità civile, di dipendenza umiliante o di obbedienza forzata. Siamo portati a pensare alla giustizia sociale come ad una faccenda principalmente distributiva. Chi ha quanto, chi guadagna di più e chi di meno e come trasferire ricchezza, servizi, opportunità, in modo da rendere la distribuzione più egualitaria. Ma questa prospettiva quantitativa rischia di oscurare un punto decisivo. Le disuguaglianze economiche possono non essere ingiuste di per sé. Ma lo diventano quando strutturano rapporti di subordinazione tra le persone.
di Pierangelo Sequeri
Avvenire, 25 gennaio 2026
Gli manca “soltanto la parola”, si dice di una postura particolarmente intelligente o espressiva dei nostri amici a quattro zampe. In compenso, aumentano gli umani che, pur avendo l’uso della parola, imparano ad abbaiare. L’uso aggressivo della parola, grazie alla pervasività della competizione mediatica, che cerca la battuta a effetto a tutti i costi, è filtrato anche nella normalità dei rapporti sociali. Non importa il significato, importa l’abbaio. È una deriva che porta assuefazione. Il suo rapporto con l’ormai vistoso fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, che insidia proprio i Paesi della fioritura dell’umanesimo nelle lettere e nelle arti, che hanno dato entusiasmo e anima anche alle invenzioni e alle scienze (è una favola per giovani marmotte secolarizzate, quella che racconta di un privilegio della cultura umanistica che mortifica la razionalità scientifica), è fuori discussione, ormai. Ma l’assuefazione all’uso della parola come arma e come armatura, che alza una barriera intorno a un ego che si rivela, al tempo stesso, prepotente e codardo, è anche l’anticamera di un’aggressività che passa facilmente all’azione. Una pace disarmata e disarmante, come chiede papa Leone, è decisa dall’abitudine alla parola corrispondente.
di Simonetta Sciandivasci
Corriere della Sera, 25 gennaio 2026
L’ex leader Pd torna in libreria con “Buonvino e l’omicidio dei ragazzi”: “La politica si occupi della disperata vitalità delle nuove generazioni”. Gli piace l’algoritmo, quello di Spotify. “Mi ha fatto scoprire gli Zen Circus”, dice, circondato da cd, dvd, ciak, premi, libri, qualche taccuino. Il salotto di Walter Veltroni, a Roma, quadrante posh, movimentato e apolitico del Salario, è uno studio diffuso. Al centro della libreria, un acquerello che lo ritrae salta agli occhi. Gli assomiglia ma non lo coglie. Accanto, il cofanetto dei film di Ettore Scola, “la persona a cui ho più voluto bene nella mia vita”, ha detto una volta, dieci anni fa. Difronte, il bozzetto del salone de La Famiglia di Scola, firmato da Scola medesimo.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 25 gennaio 2026
Un ulteriore spreco di risorse pubbliche tolte a sanità, lavoro e istruzione, per le opposizioni. Ma il ministro difende la scelta di continuare a tenere in piedi il Cpr di Gjadër semi vuoto: “Devono stare nelle nelle stamberghe?”. A vincere il contratto, senza gara, il Rafaelo Resort, già al centro di polemiche. Nuova spesa, nuovo appalto, vecchio servizio per i centri per migranti costruiti dall’Italia in Albania e rimasti semi vuoti. Il “Rafaelo Resort” si è confermata essere la struttura in cui far alloggiare le forze dell’ordine impegnate nel Cpr di Gjadër, voluto dal protocollo in materia migratoria siglato nel 2023 dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dall’omologo Edi Rama.
di Leonardo Clausi
Il Manifesto, 25 gennaio 2026
L’aveva annunciato venerdì che ieri avrebbe iniziato lo sciopero della sete. E ieri ha puntualmente messo il suo proposito in atto. Potrebbe avere davanti solo altre poche ore di vita, Muhammad Umer Khalid - il ventiduenne di Manchester in custodia cautelare nel carcere di Wormwood Scrubs - anche per via della rara forma di distrofia muscolare di cui soffre. Proprio per questa sua condizione, aveva ricominciato lo sciopero della fame due settimane fa. Vuole un incontro con rappresentanti del governo che lo tengono da oltre un anno senza processo per far parte di un’organizzazione terroristica - tale è considerata Palestine Action, il gruppo nonviolento di attivisti che ha imbrattato un paio di aerei da guerra nella Base Raf di Brize Norton e fatto irruzione nella sede della Elbit Systems Uk, industria militare israeliana che rifornisce l’esercito britannico.
di Raffaella Chiodo Karpinsky
Avvenire, 25 gennaio 2026
Il dissidente che aveva chiesto la fine della guerra in Ucraina è morto in cella: a scoprirlo, solo un anno dopo, una sua follower che gli aveva scritto una lettera di solidarietà. Tornata indietro. Roman Tjurin aveva 55 anni e viveva a Omsk, in Siberia. Faceva post come tanti di noi contro la guerra. Il suo ultimo post nel 2023 riportava che in tutto il paese si svolgevano picchetti solitari con un unico comune appello: la fine della guerra tra Russia e Ucraina. Accompagnava il post una fotografia che ritrae in ginocchio Dmitrij Skurikhin con un cartello con scritto: “Chiedo perdono Ucraina”. Per questo Dmitrij è stato prima multato e poi arrestato e condannato a 1 anno e mezzo di carcere.
di Tonino D’Angelo
L’Unità, 24 gennaio 2026
Ho un figlio che si chiama Francesco. Da quasi sei anni si trova in un reparto psichiatrico del carcere di Reggio Emilia che, senza offesa per nessuno, potrei chiamare ancora OPG. Perché, anche se formalmente non esistono più, nella realtà quotidiana stiamo tornando a quel modello: un luogo di custodia più che di cura. Parlo non solo come padre, ma anche come uomo delle istituzioni. Per quarant’anni ho diretto un servizio per le dipendenze patologiche e sono stato responsabile della sanità penitenziaria. Dico una cosa che può suonare provocatoria ma non lo è: il giubileo c’è già. C’è un’amnistia, c’è un indulto, ma di natura diversa da quella che appare nelle leggi. È un giubileo istituzionale, un’autoassoluzione generalizzata che le istituzioni concedono a sé stesse.
di Maria Chiara Aulisio
Il Mattino, 24 gennaio 2026
L’appello di Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori: Geolier o un calciatore i profili più giusti per lanciare messaggi positivi. “Dobbiamo raggiungere i ragazzi”. Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori, ha un solo grande obiettivo: allontanare i giovani dal mondo della violenza e della criminalità.
di Fabio Amendolara
La Verità, 24 gennaio 2026
Uno straniero di fede musulmana ogni 115 residenti in Italia è attualmente detenuto in un carcere italiano. Il dato è contenuto nell’ultima relazione sull’amministrazione della giustizia del Guardasigilli Carlo Nordio. “I ristretti provenienti dai Paesi di religione musulmana”, ricostruisce il ministero della Giustizia, “sono 13.814” su un totale di 63.198 detenuti. E basta confrontare il dato con le statistiche ufficiali per ottenere il risultato. I residenti stranieri di fede musulmana sono circa 1,6 milioni (dato rilevato dalla Fondazione Ismu, iniziative e studi sulla multietnicità). Il rapporto è questo: 13.814 detenuti su 1.600.000 residenti. In termini percentuali significa lo 0,86 per cento. I praticanti, sui 13.814, sono 7.477.
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