di Francesca Sabatinelli
L’Osservatore Romano, 27 gennaio 2026
Un diario di quattro giorni, gli ultimi di vita di Bryan Frederick Jennings, nato nel 1958 e messo a morte dallo Stato della Florida il 13 novembre 2025. “Quattro giorni sospesi nel tempo”, così li descrive l’autrice, Federica Massoli, per anni in relazione epistolare con Jennings che, con il racconto di quel “tempo condiviso”, dimostra come “dietro ogni esecuzione” - e dietro alla falsa idea che così si possa portare pace alle famiglie delle vittime, enfatizzata dai “governi pro pena di morte” - c’è “un dolore che si moltiplica, un lutto che si estende anche alle famiglie e agli affetti del condannato”.
di Enrico Acciai
Il Domani, 27 gennaio 2026
Da tempo, chiunque si occupi della didattica della Shoah riceve la stessa domanda dagli insegnanti: “Come possiamo celebrare questa ricorrenza dopo quanto è successo a Gaza negli ultimi due anni?” Si può riconoscere la specificità dell’Olocausto e al tempo stesso ammettere che, nel presente, si stiano consumando crimini di massa che chiamano in causa la categoria del genocidio. Da tempo, chiunque si occupi della didattica della Shoah e del Giorno della memoria riceve la stessa domanda dagli insegnanti: “Come possiamo celebrare il Giorno della memoria dopo quanto è successo a Gaza negli ultimi due anni?”.
di Giovanni Maria Flick
Avvenire, 27 gennaio 2026
In un contesto di confusione e di perplessità, riflettere sul significato del Giorno della Memoria diventa un imperativo categorico. Le lezioni di Levi e Segre, le parole di Mattarella e Zupppi.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 27 gennaio 2026
I giudici delle leggi dovranno stabilire se è legittimo trattenere senza titolo né giustificazioni, fino a 48 ore, i richiedenti asilo riportati in Italia da Gjader. La Consulta affronterà questa mattina in udienza pubblica i “palesi” dubbi di legittimità costituzionale sollevati dalla Cassazione in merito a un pezzo della catena di trattenimenti che ruotano intorno ai centri in Albania. In pratica quando i migranti fanno domanda d’asilo a Gjader vengono riportati in Italia perché la Corte d’appello di Roma ha rilevato una possibile violazione del diritto Ue che impone la permanenza dei richiedenti nel territorio europeo. All’arrivo in Italia, però, vengono nuovamente richiusi in un Cpr con un nuovo provvedimento che può tardare fino a 48 ore. Così si crea un lasso di tempo in cui la persona è privata della libertà personale senza titolo né giustificazioni.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 27 gennaio 2026
Silenzi ed omissioni davanti alle violazioni dei diritti umani. Dalla riforma del Patto Ue sulle migrazioni al protocollo Italia-Albania, dalla definizione dei paesi terzi sicuri ai respingimenti alle frontiere: in questi anni l’Alto commissariato non ha mai alzato la voce di fronte a politiche estreme che violano i diritti umani e minano il diritto di asilo. L’Alto Commissario dell’Unhcr Filippo Grandi, che con la fine del 2025 ha concluso il suo mandato decennale di Commissario passando il ruolo a Barham Salih, il 21 dicembre scorso ha rilasciato una lunga intervista al giornalista del Corriere della Sera Paolo Valentino.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 27 gennaio 2026
Dalle dittature sudamericane alla Siria e all’Egitto di Regeni: come un termine è diventato simbolo globale di violazione dei diritti umani. Le “sparizioni forzate e involontarie”, così definite dal punto di vista giuridico, sono uno dei più gravi crimini di diritto internazionale, che continua a realizzarsi fino a quando lo stato non riveli il destino o la localizzazione delle persone coinvolte e, dopo che la sparizione è stata confermata, non restituisca i resti dei corpi alle famiglie. L’angoscia provata dai familiari nel non sapere dove e come si trovi una persona a loro cara e nel vedersi negata ogni informazione a chiunque la chiedano, è inimmaginabile. La parola “desaparecidos”, che va declinata anche al femminile, è stata usata per la prima volta negli anni Settanta in America del Sud per indicare le persone arrestate per motivi politici o di altra natura, detenute in luoghi sconosciuti e private di ogni contatto col mondo esterno.
di Francesca Coin
Il Manifesto, 27 gennaio 2026
Un “boomerang imperiale” è, per Aimé Césaire, il processo secondo il quale i governi che sviluppano tecniche repressive nelle colonie finiscono per impiegarle anche contro i propri cittadini. Come accade a Minneapolis. L’intellettuale della Martinica Aimé Césaire l’avrebbe definito un “boomerang imperiale”, il processo secondo il quale i governi che sviluppano tecniche repressive per controllare i territori coloniali finiscono per impiegare quelle stesse tecniche contro i propri cittadini. È la sintesi di quello che sta avvenendo nelle strade di Minneapolis, dove continuano i raid porta a porta, i rastrellamenti di quartiere, le deportazioni e gli omicidi da parte dell’Ice. L’ultima vittima è Alex Pretti, un infermiere di trentasette anni, che aveva iniziato a partecipare alle proteste contro l’Ice dopo l’omicidio di Renee Good.
di Giovanni Diamanti
La Repubblica, 26 gennaio 2026
C’è un elemento che i sondaggi faticano a registrare e a considerare, ovvero quello motivazionale. Nell’ultimo, giustamente acclamato film di Paolo Sorrentino, La Grazia, il presidente della Repubblica, insigne giurista, attraversa la fase conclusiva del suo mandato confrontandosi con profondi turbamenti interiori, generati da questioni di diritto che si intrecciano intimamente con la sua esperienza umana e il suo sistema di valori. L’uscita di questa pellicola in concomitanza con l’inizio della campagna per il referendum costituzionale è puramente casuale, ma andrebbe interpretata come una opportunità per riflettere e dare origine a un dibattito attorno a un tema alto e complesso come la giustizia. Un tema, per molti, “troppo” alto e complesso. I sondaggi sul referendum fotografano al momento una situazione abbastanza chiara: il sì è in vantaggio, ma il distacco è assolutamente ridotto e colmabile, considerando soprattutto che la campagna elettorale deve ancora entrare nel vivo.
di Tommaso Labate
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Il referendum richiama dal passato i protagonisti della Prima e della Seconda Repubblica. “Quando è possibile partecipare nonostante l’età e gli acciacchi a una partita politica in purezza, di quelle che non hai lo stress o l’assillo di dover tornare in Parlamento, lo sapete che cosa succede ai vecchi politici di razza? Succede questo: che sentono di nuovo l’odore della foresta”. Paolo Cirino Pomicino dice di contare i giorni che lo separano dalla fine di quest’ultima convalescenza per potersi buttare a capofitto nella battaglia referendaria sulla giustizia che lo vede tra i sostenitori del No. Le ragioni della scelta che ha sorpreso praticamente chiunque, considerata la mole indefinita di procedimenti a carico che ha collezionato nell’arco di una carriera (una condanna e un patteggiamento all’epoca di Mani Pulite, due prescrizioni, il resto solo proscioglimenti) le ha già spiegate e le spiegherà ancora, tra queste il fatto “che la riforma Nordio finirà per accrescere, e non per diminuire, il potere a volte senza limiti dei pubblici ministeri”. Ma il punto oggi è un altro.
di Milena Gabanelli e Andrea Priante
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Si dice che dietro un adolescente che delinque c’è il fallimento degli adulti. A darne le dimensioni ci pensa la cronaca quotidiana. Un’indagine Demopolis per Con i Bambini dice che il 43% degli adolescenti italiani quando esce di casa teme di rimanere vittima di violenze e bullismo e il 26% è convinto che gli episodi di violenza da parte delle baby gang nella sua città siano sempre più frequenti. Le bande giovanili ci sono sempre state, ma ci sono differenze sostanziali rispetto a quelle di oggi. Fino a qualche anno fa erano formate da componenti fissi, con le stesse origini etniche e bassa estrazione sociale. Agivano nei loro quartieri con lo scopo di mettersi qualche soldo in tasca attraverso furti o spaccio di stupefacenti ai coetanei.
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