di Antonio Polito
Corriere della Sera, 17 settembre 2025
Due grandi democrazie stanno tradendo in queste ore alcuni dei valori che ce le hanno rese così care: Israele e gli Stati Uniti. La prima è Israele. Con l’invasione di Gaza City, ciò che era cominciata come una guerra ad Hamas si trasforma definitivamente in un’operazione di espulsione (presumibilmente per sempre) dei suoi abitanti palestinesi e di ripulitura del luogo. La distruzione non basta più, siamo ora entrati nella fase Caterpillar: la rimozione dei laterizi con i giganteschi bulldozer D9 che spianano il terreno, un efficiente lavoro di movimento-terra.
di Micaela Frulli e Triestino Mariniello
Il Manifesto, 17 settembre 2025
Palestina Dal Ruanda al Darfur, i precedenti ci dicono che i rapporti delle Commissioni delle Nazioni unite hanno conseguenze e riverbano nei tribunali internazionali. Nel caso israeliano, la Corte penale potrebbe allargare il suo raggio d’azione. Con il rapporto rilasciato il 16 settembre 2025, la Commissione d’inchiesta indipendente nominata dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu conclude che le autorità israeliane stiano commettendo un genocidio a Gaza. Secondo la Commissione, le violazioni in atto integrano quattro delle cinque condotte previste dalla definizione di genocidio data dalla Convenzione Onu del 1948, commesse con l’intento di distruggere in tutto o in parte un determinato gruppo nazionale, etnico, razziale, o religioso in quanto tale: (i) l’uccisione di membri del gruppo, (ii) la lesione grave della loro integrità fisica o mentale, (iii) il sottoporre il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, e (iv) il prendere misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo.
di Francesco Grignetti e Ilario Lombardo
La Stampa, 17 settembre 2025
La prospettiva è di avere il potente gruppo islamista a poche miglia di mare dalla Sicilia. C’è una ipotesi “tunisina” per evacuare da Gaza quel che resta della dirigenza di Hamas. Ed è molto concreta. È un vero e proprio piano su cui si stanno confrontando diversi governi, tra Europa, mondo arabo, Stati Uniti e Israele. L’idea è di trasferire a Tunisi i vertici sopravvissuti di Hamas, garantendo la loro sicurezza nel trasferimento, pur di costringerli a mollare la presa su Gaza e così di fatto eliminando la causa scatenante dell’invasione israeliana.
di Reza Khandan*
Il Dubbio, 17 settembre 2025
Il 16 giugno stiamo passeggiando nel cortile della sezione 8 quando si sentono colpi di contraerea: i proiettili esplodono sopra le nostre teste, seguiti da detonazioni violente. Le urla dei compagni si mescolano al rombo dei colpi, la polvere sollevata dall’onda d’urto cade sugli occhi e sulle spalle. La paura si diffonde come una corrente elettrica tra di noi, in un istante tutti siamo consapevoli della fragilità del nostro rifugio. L’attacco all’edificio della televisione di Stato iraniana è il più vicino e devastante dall’inizio della guerra che percepiamo dalle sbarre di Evin. Mi precipito alla sala 10, al quarto piano: da una finestra vedo l’enorme colonna di fumo che si innalza verso il cielo grigio. Molti compagni assistono in diretta all’interruzione delle trasmissioni televisive. Tra i detenuti esplodono reazioni contrastanti: paura, incredulità, panico; scoppiano litigi, spintoni, e cinque vengono portati in isolamento nella sezione 209, quella consacrata agli interrogatori.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 16 settembre 2025
Donatella Stasio racconta la storia di un ex detenuto. La sentenza della Consulta rimasta lettera morta “Il deserto affettivo specchio della nostra società”. Roba che “non si fa”, le aveva risposto di getto. Parlava del sesso in carcere: privazione che lui conosceva bene perché dentro c’era stato tanto. Eppure quella clamorosa sentenza della Consulta, la numero 10 del gennaio 2024 che nell’indifferenza collettiva dichiarava “incostituzionale il divieto di affettività per le persone detenute”, a lui non lo aveva scalfito neanche un po’: questione di rispetto e decenza, aveva tagliato corto, perché oggi in galera non ci sono le condizioni. Poi sono seguiti mesi di colloqui.
di Marco Montini
L’Identità, 16 settembre 2025
Rita Bernardini, presidente della associazione “Nessuno tocchi Caino”, è una donna forte, tosta, che quotidianamente opera per i diritti e le tutele dei detenuti: in questa intervista, la Bernardini accende ancora una volta i fari mediatici sulle complesse e delicate condizione delle carceri italiane e su ciò che la politica dovrebbe fare per risollevare una situazione sempre più emergenziale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 settembre 2025
Un dato inquietante emerge dall’ultimo rapporto semestrale di Arci Porco Rosso: cittadini egiziani condannati in Italia per essere “scafisti” vengono trasferiti direttamente dai penitenziari ai Centri di permanenza per il rimpatrio. Da lì vengono deportati in Egitto, dove li attende una nuova incarcerazione con le stesse accuse. L’associazione ha documentato negli ultimi mesi diversi casi, concentrandosi su tre uomini deportati nell’autunno 2024 dai Cpr di Milo (Trapani) e Pian del Lago (Caltanissetta). Il contatto mantenuto con loro dopo il rimpatrio ha fatto emergere una realtà paradossale: “le persone detenute in Italia come scafisti vengono nuovamente arrestate all’arrivo in Egitto, in misura cautelare, con l’accusa di traffico di persone”.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 16 settembre 2025
Il percorso di Paolo Amico, che 35 anni fa partecipò all’omicidio del giudice Livatino. “Nella vita di un uomo ci sono volti e incontri che possono dare una direzione nuova all’esistenza”. Gli anni passati finora in galera sono trentacinque, diciassette dei quali in regime di carcere duro. Sta scontando l’ergastolo nella Casa di reclusione di Opera, alle porte di Milano. Condanna pesante, come pesante è il reato, come pesante è il fardello che continua a gravare sul cuore per ciò che ha fatto. Paolo Amico aveva 23 anni quando partecipò al gruppo di fuoco che il 21 settembre del 1990 uccise il giudice Rosario Livatino mentre andava al lavoro in auto lungo la statale Caltanissetta-Agrigento.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 settembre 2025
Il sindacato delle toghe ufficializza il Comitato e investe mezzo milione per la campagna contro la separazione delle carriere. Vanificato ogni barlume di speranza di vedere il testo del ddl sulla separazione delle carriere modificato in Parlamento, l’Anm è scesa ufficialmente in campo in vista del referendum costituzionale che dovrebbe tenersi nella prossima primavera. Lo ha fatto nel tardo pomeriggio di sabato quando alcuni membri del “parlamentino”, compreso il presidente Cesare Parodi, si sono recati da un notaio per formalizzare ufficialmente la nascita del Comitato “A difesa della Costituzione e per il No al referendum”.
di Michele Cozzi
Corriere del Mezzogiorno, 16 settembre 2025
Intervista a Franco Cassano, presidente della Corte di Appello di Bari: “L’obiettivo è colpire il Csm”. La riforma della giustizia ha avuto già diversi passaggi parlamentari, e sembra in dirittura di arrivo. Una battaglia ormai finita? “I sondaggi dicono che l’esito del referendum non è scontato. Stanno nascendo tanti Comitati referendari per contrastare la riforma. Nella società, a destra come a sinistra, c’è una forte tradizione attenta ai valori dell’onestà in politica e nell’amministrazione pubblica, e alla necessità di combattere le organizzazioni criminali, che s’interroga sull’opportunità di una riforma che, per ammissione di chi la propugna, non affronta i problemi della giustizia, e mira solo a limitare i poteri della magistratura. La politica dovrebbe interrogarsi sull’opportunità di andare avanti così, spaccando il Paese col referendum, e con il rischio di esiti inaspettati”.
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