di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 29 gennaio 2026
L’ultima cattivissima notizia che arriva dalle carceri italiane è l’ennesimo suicidio: un detenuto di 72 anni si è tolto la vita nella casa di reclusione di Padova. In Italia esiste un’enorme questione carceraria che è a sua volta un’enorme questione democratica. Chiusure ingiustificate, militarizzazione, sovraffollamento intollerabile, linguaggio istituzionale truce, minori considerati al pari di mafiosi e terroristi, comunità penitenziarie considerate solo come questione di ordine e sicurezza. Non era questa la storia penitenziaria democratica ereditata dal pensiero costituente, dai grandi Calamandrei, Spinelli, Pertini, Foa.
di Maria Brucale*
linkedin.com, 29 gennaio 2026
Aprono un carcere, chiudono quell’altro. Blocchi, moduli, scatole e corpi da spostare, numeri da contare. Un po’ di detenuti qua, un po’ là. Sono già iniziati i feroci spostamenti, improvvisi e irragionevoli che interrompono percorsi faticosi di adattamento e di convivenza, di recupero a volte, di vita sempre; sradicano abitudini familiari conquistate nel tempo fatte anche di piccole cose, di dettagli organizzativi, di una quotidianità conformata al luogo di detenzione, ritagliata tra spese e tempi del viaggio, pacchi da portare, orari per le telefonate e le videochiamate, documenti per autorizzare i colloqui. Spezzano rapporti di vicinanza e di solidarietà costruiti con i compagni di viaggio, di fiducia reciproca con il personale del trattamento.
di Luigi Mastrodonato
wired.it, 29 gennaio 2026
C’è un luogo in Italia dove il tempo sembra essersi fermato. È il carcere. Entrarci significa riavvolgere il nastro dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico a come era decenni fa. Se il mondo libero è oggi alle prese con la sfida dell’intelligenza artificiale, per chi vive in carcere la situazione è spesso ancora ferma al tempo in cui c’erano i telefoni a muro, le televisioni da prendere a pugni per stabilizzare il segnale e le lettere cartacee per avere una corrispondenza con l’esterno. Da qualche anno c’è chi però si sta prodigando per cambiare le cose con uno dei servizi tecnologici più rudimentali esistenti, ma che in carcere può fare una grande differenza: la posta elettronica.
agensir.it, 29 gennaio 2026
“Alle immagini delle armi, manuali o supertecnologiche che siano, che continuano a provocare morte e distruzione, si contrappongono le Porte sante, che hanno visto il passaggio di milioni di pellegrini a Roma e nel mondo”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, aprendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 28 gennaio. “Una Porta è stata aperta anche nella casa circondariale di Rebibbia, simbolo delle tante soglie da attraversare, dando visibilità a quei dimenticati di cui la Chiesa vuole invece continuare a prendersi cura”, ha ricordato Zuppi. “Per loro non smettiamo di chiedere dignità, opportunità, speranza e itinerari che la rendano reale, uniche vie per garantire alla collettività la sicurezza auspicata; anche perché, non garantendo dignità e redenzione, chi perde è lo Stato stesso”.
di Salvo Fleres
Quotidiano di Sicilia, 29 gennaio 2026
Il mito dell’inasprimento delle pene come deterrente al crimine. Mi preoccupa molto l’idea secondo cui, attraverso la pena, intendo dire attraverso la sua graduazione e il suo inasprimento, si possano combattere i fenomeni criminali. Gli assertori di una simile teoria mi fanno tenerezza, ma mi fanno paura, perché sono palesemente delle “pericolose anime semplici”, secondo le quali la vita sarebbe fatta soltanto da posizioni nette: il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il delinquete e la persona perbene, i colpevolisti e gli innocentisti, ecc.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 29 gennaio 2026
Il comitato per il referendum contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare tra la seconda e la terza settimana di marzo. Il Tar del Lazio ha detto no. Con la sentenza n.1694, il Tribunale ha respinto il ricorso del comitato per il referendum sulla giustizia, promosso da 15 giuristi, con il quale si contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare il 22 e 23 marzo prossimi. I giudici della sezione seconda bis hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’Unione italiana forense. Il Tar ha ritenuto infondato il ricorso avanzato contro il decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2026 (e contro la relativa deliberazione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2026) che ha indetto, per il 22 e 23 marzo prossimi, il referendum costituzionale sulla legge costituzionale relativa a “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 29 gennaio 2026
Dalle 6.000 posizioni previste si passa a 9.368 per un costo di 349 milioni. La categoria più interessata è quella degli addetti all’ufficio del processo. Tra poche ore, in occasione delle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, il tema delle risorse a disposizione dell’amministrazione della giustizia sarà prevedibile oggetto di polemiche. E tra le risorse, quelle per il personale avranno la massima visibilità, in particolare sul versante della stabilizzazione degli addetti all’ufficio del processo. Del resto, pochi giorni fa l’Anm aveva chiesto di essere audita dalla Commissione europea sulla possibile dispersione del capitale umano maturato nel corso dell’esperienza Pnrr.
di Marcello Pesarini
labottegadelbarbieri.org, 29 gennaio 2026
Lo dico con profonda preoccupazione, con tante testimonianze nelle mani e nelle orecchie, una volta di più, dopo l’uccisione del giovane a Milano vicino al “Parco dello spaccio” di Rogoredo. Sono di fronte alla piccola e grande delinquenza, legato a molte persone specialmente donne, sorelle, madri, di detenuti o di ragazzi uccisi in carcere o dalla polizia. Lavoro con loro, non sarei capace dopo tanti anni di condivisione con il mondo del carcere (tutto intendo, in ogni ordine di presenza fra quelle quattro mura) di smettere. Anzi sto cercando di intensificare. Sento la loro tensione che alle volte le porta alla presunzione d’innocenza, per raffronto coi loro cari, perché conoscono l’abbrutimento l’inutilità, che si soffre in quei luoghi, e perché con gli anni sta aumentando, e cresce la cecità colpevole e voluta di chi governa. Alle volte abbiamo festeggiato assieme l’allentamento di tensione per alcuni detenuti, la domiciliazione della pena di fronte a condizione di salute, di non cure.
zic.it, 29 gennaio 2026
In Emilia-Romagna sono oltre 100 le celle presenti nelle stazioni delle forze di polizia, spesso destinate a soggetti in stato di povertà, tossicodipendenti o con problematiche psichiatriche: con quali diritti? Com’è noto, sono circa 4.000 le persone detenute nelle varie carceri dell’Emilia-Romagna: una realtà caratterizzata da una situazione di perenne sovraffollamento, solo una delle tante criticità che affliggono le strutture penitenziarie. Ma se di carcere così come di Cpr non si parla mai tanto quanto si dovrebbe, ci sono luoghi di detenzione che sono ancora meno conosciuti: le camere di sicurezza, cioè le vere e proprie celle presenti nelle stazioni delle diverse forze dell’ordine. Una realtà tutt’altro che trascurabile, visto che a livello regionale sono circa 2.000 le persone che transitano ogni anno per questi ambienti, volti a trattenere chi è in stato di arresto fino a 48 ore, prima di comparire davanti a un giudice.
di Federica Pennelli
Il Domani, 29 gennaio 2026
Gonnella, presidente di Antigone: “I trasferimenti interrompono relazioni e percorsi di reinserimento”. I numeri record del sovraffollamento negli istituti in Veneto. Nelle carceri italiane la vita delle persone detenute resta un dato sacrificabile. A pagarne le conseguenze è stato P.M., 74 anni, detenuto nel carcere di Padova. L’uomo è stato trovato morto nella mattina di mercoledì 28 gennaio nella sua cella. Di fronte alla prospettiva di trasferimento - richiesto dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) a seguito della chiusura della sezione di Alta sicurezza in cui era detenuto insieme ad altre 23 persone - l’idea di essere trasportato a migliaia di chilometri di distanza ha spinto l’uomo a togliersi la vita.
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