genovaquotidiana.com, 31 gennaio 2026
Studenti e Comune ragionano su giustizia, dignità e vuoti urbani. “Prisoners in Genoa” è il tema al centro della lezione del master degree in Architectural Composition: non solo architettura carceraria, ma rapporto tra istituzioni complesse e spazio urbano, con l’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola che invita a leggere il carcere anche come occasione per riflettere su connessioni tra dentro e fuori e su spazi della città da rigenerare. Un carcere non è soltanto un edificio. È un’idea di società che prende forma in muri, corridoi, cancelli e distanze, e che inevitabilmente finisce per parlare di giustizia, controllo, potere, dignità e reintegrazione.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 31 gennaio 2026
Inizia l’avventura di un diciassettenne che fa il suo ingresso nel chiostro delle suore di Santa Chiara a Biancavilla, sulle pendici dell’Etna. Il magistrato ha approvato un percorso di “messa alla prova”. Mezza giornata ogni sabato in un monastero di clausura. Per conoscere un mondo agli antipodi da quello che ha frequentato. Per lasciarsi interrogare da una scelta di vita radicale. Per respirare aria buona, con la quale forse potrà nutrire il suo cuore intossicato. Comincia oggi l’avventura di un diciassettenne che fa il suo ingresso nel monastero delle suore di Santa Chiara a Biancavilla, sulle pendici dell’Etna, pochi chilometri da Catania.
di Cristina Bertolini
Il Giorno, 31 gennaio 2026
Ogni sabato di marzo gli incontri nella casa circondariale di via Sanquirico. A pranzo “in galera”. È l’idea nata dal sodalizio tra l’associazione culturale e teatrale GeniAttori e la cooperativa sociale Le Crisalidi: quattro appuntamenti gastronomici solidali per avvicinare la cittadinanza al carcere di Monza, creando momenti di scambio e condivisione. Il ricavato sosterrà la realizzazione della prima edizione del festival Secondo Atto di Teatro, Carcere e Comunità ideato e organizzato da Geniattori e Le Crisalidi, in collaborazione con il Comune di Monza.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 31 gennaio 2026
Il libro di Valerio Callieri è un reportage dai laboratori nel reparto alta sicurezza di Rebibbia. L’odore è la prima cosa che se ne va. All’inizio c’è l’ammoniaca, poi resta una stanza senza tracce. Da lì il carcere comincia a lavorare per sottrazione. Non contiene soltanto, cancella. Riduce i corpi all’essenziale, consuma le abitudini, spegne i riflessi, rende opache le reazioni. AS3 di Valerio Callieri entra così, senza effetti, affidandosi alla materia prima della detenzione e a ciò che lascia quando passa: una vita che lentamente si restringe. Rebibbia Alta Sicurezza 3, sezione femminile. Una sigla che trasforma il tempo in categoria, perché in quel reparto la durata non scorre ma diventa un’architettura interiore, un’abitudine del corpo, finché gli anni smettono di misurare una pena e cominciano a definirne il paesaggio.
di Marta Cartabia
La Stampa, 31 gennaio 2026
Della Costituzione non si parla mai abbastanza. La nostra Carta continua a sorprenderci: anche chi la studia o la utilizza per mestiere - giudici costituzionali compresi, che la consultano continuamente anche se la conoscono quasi a memoria - la rilegge come un tesoro dove può trovare “cose vecchie e cose nuove”. Questa sorpresa nasce dalla capacità delle sue norme di restare vive nel tempo, di illuminare le svolte della storia e di orientare scelte quotidiane. La Costituzione non è un reperto archeologico: è un patto di cittadinanza per l’oggi che domanda cura, intelligenza, coraggio.
di Claudio Malfitano
Il Mattino di Padova, 31 gennaio 2026
“Mi auguro che le istituzioni si muovano. Altro che metal detector”. “La parola chiave è ascoltare, ad ogni livello. Spero che l’appello dei ragazzi di Padova non cada nel vuoto”. Walter Veltroni oggi - dopo la sua lunga esperienza politica - è un intellettuale che pone domande e sollecita riflessioni. Alla fast society degli influencer e del populismo contrappone la fatica dell’ascolto. E da tempo ha messo il focus sulla solitudine dei ragazzi, che fa da sfondo al suo ultimo romanzo: un noir che si sviluppa nelle tante facce di Roma e che prende il via da una giovanissima ragazza trovata impiccata.
di Luca Sofri
ilpost.it, 31 gennaio 2026
Sta promuovendo riforme, molto criticate, con l’obiettivo di indebolire le bande criminali. Questa settimana il governo svedese, di centrodestra, ha presentato una proposta di riforma della giustizia che fra le altre cose riduce l’età minima per essere perseguibili penalmente da 15 a 13 anni in via sperimentale, per cinque anni. Inoltre a partire dal prossimo 1° luglio potranno essere incarcerate anche le persone tra i 15 e i 17 anni condannate per reati particolarmente gravi, che ora scontano le pene in istituti minorili. Otto carceri si stanno attrezzando per alloggiarli, dopo che la misura è stata approvata dal parlamento svedese lo scorso autunno.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 30 gennaio 2026
Cronaca di un suicidio, nel carcere di Padova. Voi cosa fareste se dopo 18 anni in una casa, per quanto umile e anzi proprio brutta e triste, da un giorno all’altro vi sfrattassero e vi costringessero a cambiare alloggio e città, allontanandovi di molti chilometri dai vostri parenti e amici e costringendovi a interrompere qualunque attività avevate in corso? Sarebbe un trauma, uno choc. Forse vi impietosireste di meno se questo esempio lo applicassimo a un detenuto, a una persona in carcere per reati associativi. Forse vi tornerà un po’ di empatia e di pietà umana, però, se vi diciamo che questa persona - un uomo di 73 anni, 40 trascorsi in carcere, 18 al Due Palazzi di Padova - appresa la notizia del trasferimento, si è slacciato la cintura dei pantaloni, l’ha infilata nel collo e nelle sbarre della finestra e si è impiccato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 gennaio 2026
C’è un dato che dovrebbe farci riflettere, uno di quelli che raccontano più di mille discorsi sulla condizione del nostro Paese. Negli ultimi dieci anni, dal 2014 al 2024, il numero dei detenuti nelle carceri italiane è aumentato del 15,4%. Nello stesso periodo, le persone in povertà sono cresciute del 14,1%. Due curve che corrono parallele, quasi identiche, come se fossero legate da un filo invisibile. A metterlo nero su bianco è Stefano Anastasìa, garante regionale della privazione della libertà del Lazio, che ha elaborato questi numeri partendo dal rapporto di Oxfam presentato al World Economic Forum di Davos. Il quadro che emerge è quello di un’Italia dove le carceri sono diventate, di fatto, il contenitore finale del disagio sociale. Un luogo dove finiscono coloro che il sistema di welfare non è riuscito a intercettare prima. I numeri parlano chiaro: nel 2024 oltre 5,7 milioni di italiani, più di 2,2 milioni di famiglie, non avevano le risorse mensili sufficienti per acquistare beni e servizi essenziali. Non parliamo di lussi, ma di quanto serve per vivere in condizioni dignitose. E mentre la povertà cresceva, crescevano anche i detenuti. Una coincidenza? Secondo l’analisi del garante Anastasìa, no.
di Cinzia Sciuto
MicroMega, 30 gennaio 2026
Il livello di civiltà di una società si misura, tra le altre cose, anche dal modo in cui tratta chi ne vìola le regole. Se prendiamo per buono questo indice, dobbiamo riconoscere che il nostro livello di civiltà è molto basso e, cosa ancora più grave, scende sempre più in basso sia perché punisce con severità sempre maggiore un sempre più ampio spettro di comportamenti sia perché le condizioni in cui troppo spesso si espia la pena sono parecchio al di qua delle minime condizioni di umanità e rispetto della dignità previste dalla Costituzione e da diverse Convenzioni internazionali. Il carcere non è un albergo, si sente dire da coloro che propagandano “ordine e sicurezza” (pura propaganda, come vedremo).
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