di Stefano Anastasia
L’Unità, 31 gennaio 2026
In questi anni, come Garante per le Regioni Lazio e Umbria (fino al 2021), ho toccato con mano cosa vuol dire la parola sovraffollamento, e non solo sulle condizioni di vita dei detenuti. Il sovraffollamento è la vera spada di Damocle che pende sull’intero sistema penitenziario del nostro Paese. Oggi abbiamo circa 64.000 detenuti, lo stesso numero che nel 2013 portò alla condanna dell’Italia nel caso Torreggiani. Ma la situazione attuale è molto più grave. Allora la popolazione detenuta stava diminuendo, grazie alle misure adottate dopo la condanna nel caso Sulejmanovic, alla dichiarazione di emergenza nel sistema penitenziario e al decreto Alfano, che istituiva una forma di detenzione speciale per i detenuti con condanne inferiori ai diciotto mesi. Oggi invece la tendenza è inversa: i detenuti aumentano.
di Ettore Grenci*
Avvenire, 31 gennaio 2026
“Spes non confundit”, la speranza non delude. È questo il messaggio centrale del Giubileo che si è da poco concluso, voluto da papa Francesco proprio nel segno della speranza. La speranza - al di là della sua accezione filosofica e religiosa - assume una dimensione giuridica come diritto fondamentale e assoluto dell’essere umano, non comprimibile quale sia la sua condizione o la sua “colpa”. Basti ricordare le parole con cui la Corte europea dei diritti dell’Uomo, nella sentenza del 2019 Viola C/ Italia, ha dichiarato la illegittimità della disciplina italiana del c.d. ergastolo ostativo: “La dignità umana, situata al centro del sistema creato dalla Convenzione, impedisce di privare una persona della sua libertà, senza operare al tempo stesso per il suo reinserimento e senza fornirgli una possibilità di riguadagnare un giorno questa libertà”.
di Patrizia Pallara
collettiva.it, 31 gennaio 2026
Gli istituti penitenziari sono in un’emergenza sanitaria: condizioni di vita pessime, carenze, disfunzioni organizzative, abuso di farmaci. Se ne parla all’assemblea aperta del 6 febbraio a Roma. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Belle parole, quelle dell’art. 27 della Costituzione, a cui si affianca il dettato dell’ordinamento penitenziario che riconosce il diritto alla salute delle persone detenute, come tra l’altro richiesto dall’art. 32 della Carta. La salute in carcere, quindi, è un diritto. Questo in teoria. Perché in pratica non è così, mai.
di Mattia Bufi
Il Mattino, 31 gennaio 2026
Nelle carceri italiane ci sono 63.500 detenuti dei quali sono chiamati ad occuparsi poco più di 200 magistrati di sorveglianza. Un rapporto di 1 a 300 che da solo dà la dimensione di quanto sia difficile, per quegli uffici giudiziari chiamati ad occuparsi della vita e del reinserimento dei reclusi, riuscire a portare avanti il proprio compito. Di queste criticità si è discusso ieri mattina nella sala Giancarlo Siani del Consiglio regionale della Campania, dove il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello ha riunito magistrati di sorveglianza, direttori di carceri, avvocati, garanti, associazioni che operano all’interno degli istituti penitenziari.
di Marica Fantauzzi
L’Espresso, 31 gennaio 2026
È un braccio di ferro tra magistratura e Dap quello intorno ai libri che l’anarchico Alfredo Cospito, detenuto al regime di 41 bis, può leggere o no. Lo scorso ottobre il magistrato di sorveglianza di Sassari aveva accolto il reclamo di Cospito, detenuto nel carcere di Bancali, contro il divieto impostogli dalla direzione della Casa circondariale di ricevere quattro libri. Secondo il magistrato, il detenuto aveva diritto ad acquistarli e leggerli, e la direzione avrebbe dovuto provvedere immediatamente. Ma il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel giro di poche settimane, ha presentato ricorso contro il provvedimento. La motivazione: i libri richiesti non figurano nell’elenco dei testi consentiti ai detenuti sottoposti a regime speciale, il cosiddetto Modello 72.
di Mattia Feltri
La Stampa, 31 gennaio 2026
Il Foglio ha pubblicato una lunga intervista a Andrea Padalino - chi nell’altro millennio si occupava di Mani pulite lo ricorderà giudice per le indagini preliminari a Milano, e lo ricorderanno anche a Torino dove è stato pubblico ministero. Oggi Padalino non può credere al sé stesso di allora, così cieco davanti alla devastazione dello stato di diritto per mano sua e dei suoi colleghi, al disprezzo per il bene supremo della libertà, alla boria e al delirio di onnipotenza, alla correità con la giustizia mediatica, agli abusi del sistema correntizio. In realtà l’elenco è molto più lungo e dettagliato e impietoso, e dopo esserne rimasto incastrato - non più carnefice ma vittima - Padalino se n’è reso conto e ora chiede scusa.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 31 gennaio 2026
A sette settimane dal referendum, politica e giustizia invocano la ricostruzione di un “patto di fiducia”. Seppur con toni pacati, quasi a voler sottoscrivere una sorta di tregua, il tema che più ha riecheggiato, nelle posizioni contrapposte, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario svoltasi nell’Aula Magna della Cassazione è stato quello della riforma costituzionale della separazione delle carriere. Mancano sette settimane all’appuntamento plebiscitario. Tutti - forse consapevoli che dopo il voto del 22 e 23 marzo occorrerà raccogliere le macerie di uno scontro ormai asprissimo tra politica, magistratura e avvocatura - hanno voluto auspicare coralmente l’abbassamento dei toni, il dialogo, la ricostruzione di un patto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Grande (quasi) assente il tema del carcere.
di Angela Stella
L’Unità, 31 gennaio 2026
Duro intervento del ministro, che assicura “se perdiamo il referendum niente dimissioni”. Il primo presidente della corte di Cassazione aveva detto: “Garantire che resti effettiva l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”. Riforma della giustizia e indipendenza della magistratura sono stati i temi al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario svoltasi ieri nell’Aula Magna della Cassazione alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle più alte cariche dello Stato. A meno di due mesi dal referendum costituzionale sulla separazione delle carriere le questioni sono state toccate nei vari interventi che si sono susseguiti.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 31 gennaio 2026
Caso Omerovic. Il giovane rom sordo precipitò dalla finestra. Il 2 novembre la prima udienza. Porta ancora addosso - e dentro - i segni della caduta dalla finestra della sua camera da letto, Hasib Omerovic, il giovane rom sordo che il 25 luglio 2022 precipitò sul selciato dopo un volo di otto metri mentre nel suo appartamento di via Gerolamo Aleandri, a Roma, si erano introdotti quattro poliziotti del distretto Primavalle per una perquisizione. Dopo quasi due mesi in coma, otto mesi di ospedale e una lunga riabilitazione, ora il quarantenne Omerovic potrebbe forse essere in grado di assistere al processo che si terrà contro il poliziotto accusato di averlo torturato.
di Silvia Quaranta
Il Gazzettino, 31 gennaio 2026
Stefani: “Sono episodi che devono far riflettere, ho parlato con Ostellari”. Il garante Bincoletto: “Situazione in peggioramento, lo segnalo da mesi” Un altro suicidio al carcere Due Palazzi di Padova, il secondo in meno di tre giorni. A togliersi la vita, nella serata di giovedì, è stato Matteo Ghirardello, 33enne vicentino di Romano d’Ezzelino e di origine Sinti. Ieri mattina, per ricordare i due reclusi, alcune delle numerose associazioni impegnate nel reinserimento dei detenuti si sono trovate davanti alla casa di reclusione per depositare due rose rosse. Un modo per dire “che qui si entra, ma si esce anche. Ogni giorno”
- Padova. Ventuno tragedie in vent’anni: Il Garante: “Dramma annunciato”
- Padova. “Diritti calpestati, la rieducazione è fondamentale”
- Padova. Detenuto suicida, i volontari: “Denunciato lo spostamento al governo, nessuna risposta”
- Padova. L’ex direttore del Due Palazzi: “Già nel 2015 mi dissero che serviva spazio”
- Milano. “Il lavoro mi avvicina alle mie figlie”: le speranze dei detenuti all’articolo 21









