di Giulio Isola
Avvenire, 2 febbraio 2026
Il governo studia contromisure dopo i disordini di Torino e le aggressioni agli agenti. Fermo preventivo di 12 ore per persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento di una manifestazione, potenziamento del divieto di accesso ai centri urbani, possibilità di procedere alle perquisizioni sul posto anche in occasione di manifestazioni in luogo pubblico. Sono queste le principali novità allo studio dell’esecutivo, che vuole la stretta dopo i disordini registrati a Torino sabato in occasione del corteo di Askatasuna, che ha visto alcuni uomini delle forze dell’ordine aggrediti dai manifestanti.
di Lorenzo Faranda
ultimavoce.it, 2 febbraio 2026
La maggioranza ha presentato un nuovo pacchetto sicurezza che sarà discusso la prossima settimana in Parlamento. Nel mirino libertà di manifestazione, immigrazione e “baby gang”, ma l’impostazione non sembra allontanarsi dalle soluzioni che sono state proposte negli ultimi anni. Il Governo interviene nuovamente in materia di sicurezza. A seguito l’omicidio del diciottenne Aba Youssef, ucciso da un compagno di scuola con una coltellata, la maggioranza accelera i tempi per il nuovo decreto sicurezza, primo di due interventi previsti in materia nel prossimo mese. Come anticipato dall’associazione Antigone, i due provvedimenti mantengono la linea che la maggioranza ha adottato già dai primi interventi sul tema, tra i quali ricordiamo il decreto anti-rave e da ultimo il decreto sicurezza entrato in vigore a giugno: inasprimento della pena e maggiore libertà degli organi di polizia sono le parole d’ordine.
di Giulio Isola
Avvenire, 2 febbraio 2026
La diffusione di pistole e coltelli, a Napoli come a Palermo, l’incremento dei reati e delle detenzioni per gli under 18 a Milano, il caso dei minori non accompagnati che nessuno accoglie: ecco i temi condivisi dalla magistratura, che sabato ha aperto l’anno giudiziario da Nord a Sud. La carenza cronica di personale, togato e amministrativo, è il filo rosso che cuce tra loro le relazioni di inaugurazione dell’anno giudiziario pronunciate in tutti i distretti di Corte d’Appello. Per quanto riguarda invece i reati, gli allarmi più segnalati da presidenti e procuratori generali riguardano la criminalità minorile (baby gang, ma non solo), le violenze a sfondo sessuale e i femminicidi.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 2 febbraio 2026
Verso il referendum. Percorsi diversi per i giudici e i pm: una distinzione che non indebolisce, anzi rafforza, la giustizia. Sempre più spesso i sostenitori del No al referendum tendono a sorvolare sul principio della separazione delle carriere. Dicono: ma quella c’è già di fatto, c’è la separazione delle funzioni decisa con la legge Cartabia, si può passare solo una volta da una carriera l’altra, e lo fa solo una percentuale minima di magistrati. A prescindere dal fatto che dallo stesso fronte quella riforma fu duramente contestata al tempo, questo è comunque un passo in avanti: sulla sostanza il consenso è forse più ampio di quanto appaia. Non a caso la separazione delle carriere tra magistrati che giudicano e magistrati che accusano risulta essere nei sondaggi la più gradita tra le norme sottoposte al referendum.
di Anna Marino
Il Sole 24 Ore, 2 febbraio 2026
I maltrattamenti proteggono l’integrità psicofisica delle persone in ambito familiare o simile, senza richiedere necessariamente condizioni di minorata difesa o crudeltà. La tortura, invece, tutela la dignità umana, punendo condotte caratterizzate da trattamenti inumani e degradanti. Il reato di tortura e quello di maltrattamenti non si sovrappongono, ma possono concorrere materialmente, poiché tutelano beni giuridici diversi e presentano caratteristiche strutturali differenti. Il reato di tortura si distingue per la gravità delle condotte, che devono comportare acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico, oltre a un trattamento inumano e degradante che offende la dignità della persona.
di Gloria Bertasi
Corriere del Veneto, 2 febbraio 2026
Dai giudici di pace alle carceri, dal tribunale minorile alle giovani toghe in fuga, il sistema resta inceppato. Una riforma che “non porterà efficienza al sistema giustizia”. Che, invece, avrebbe bisogno di un “corposo innesto di personale”, in ogni suo ambito: dal civile al penale, dalla sorveglianza al giudice di pace dove si registra un meno 51% di giudici e al tribunale minorile, alla luce del “crescente fenomeno delle baby gang e dei reati tra i più giovani”. Eppure, nonostante le criticità, “nel distretto veneto gli obiettivi Pnrr, fatto salvo Belluno e Venezia ma con uno scarto ridotto, sono stati rispettati”, sottolinea Rita Rigoni, presidente della Corte d’appello. I problemi inceppano la macchina a fronte di reati in aumento mentre le carceri venete sono in affanno “con 2.793 detenuti a fronte di 1.938 posti”, continua Rigoni.
agensir.it, 2 febbraio 2026
Si concluderà il 14 febbraio il percorso di formazione “Essere presenza nel mondo del carcere”, promosso dai volontari della Società di San Vincenzo De Paoli delle Marche, con il supporto del Settore Carcere e Devianza della Federazione nazionale italiana della Società di San Vincenzo De Paoli Odv e il sostegno delle istituzioni locali. L’ultimo appuntamento si svolgerà online per consentire la partecipazione al corso ai volontari provenienti da altri Stati europei. Un percorso nato per offrire strumenti, competenze e motivazioni a chi sceglie di avvicinarsi al volontariato in carcere.
di Nicola Munaro
Il Gazzettino, 2 febbraio 2026
I numeri ufficiali del Governo fotografano la situazione del penitenziario Alla Casa di reclusione il tasso di surplus è del 155%, in Circondariale al 137. Ribolle. Su una scala grafica in cui il valore 200 è associato al rosso tipico degli indicatori di temperature da canicola, la Casa di reclusione di Padova segna 155 mentre la Casa circondariale tocca quota 137. Numeri che, però, non indicano i gradi interni ma il tasso di sovraffollamento del Due Palazzi di Padova, teatro in questa settimana di due suicidi (sono 21 negli ultimi ventuno anni) e di un’aspra polemica politica cominciata con la decisione dell’amministrazione penitenziaria di chiudere il reparto di massima sicurezza della Casa di reclusione e trasferire i ventitré detenuti in altri istituti d’Italia. Uno di loro, Giuseppe Pietro Giovanni Marinaro, 73 anni, in carcere da oltre 40 anni per mafia, da 18 a Padova, non ha retto all’ipotesi di ricominciare da un’altra parte e si è tolto la vita la notte tra il 27 e il 28 gennaio alla vigilia del trasloco. Negli anni Ottanta era stato un boss della ‘ndrangheta. Poi, nella notte tra giovedì e venerdì un altro suicidio, quello di Matteo Ghirardello, 33 anni, detenuto ordinario, che non ha visto futuro anche attaccano i sindacati per la situazione troppo pressante in fatto di presenze nelle celle.
di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 2 febbraio 2026
Trasferimenti e morti al Due Palazzi continuano ad alimentare il dibattito. “È la rottura di una consuetudine che, per alcuni, durava da decenni, fatta di attività trattamentali quali il teatro, la pittura, la scultura, la scrittura, il ricamo, lo studio, il lavoro, coltivate anche grazie all’opera assidua di tanti volontari e operatori penitenziari. L’alta sicurezza a Padova aveva avuto accesso a diverse opportunità, che avevano consentito di avviare processi importanti di cambiamento personale e il Dap dov’era? Le condizioni di vita in Alta Sicurezza ultimamente contemplavano nuove restrizioni (pannelli di isolamento, rimozione di tende interne, controlli più serrati), che facevano percepire una chiusura sempre più simile al 41-bis, condizione che molti avevano già vissuto per anni prima della declassificazione”.
di Daniele D’Alessandro
Quotidiano di Sicilia, 2 febbraio 2026
Un detenuto di 73 anni, condannato in primo grado di 13 anni e 8 mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti, è attualmente ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cannizzaro di Catania. A rendere nota la vicenda è l’avvocato Giuseppe Lipera, legale dell’uomo, che ha presentato un’istanza urgente alla Corte d’Appello di Catania chiedendo la revoca immediata della custodia cautelare in carcere o, in subordine, la sostituzione con gli arresti domiciliari presso l’abitazione della sorella. Secondo quanto riferito dal penalista, il suo assistito versava da tempo in gravi condizioni di salute, incompatibili con la detenzione. “Il mio assistito - spiega l’avvocato Lipera - è oggi ricoverato in coma farmacologico. Avevo già segnalato il quadro clinico con una istanza depositata il 5 gennaio scorso, chiedendo la sostituzione della misura cautelare per le sue condizioni di salute”.
- Modena. Stefania Ascari (M5S): “Il carcere non può essere una discarica di persone”
- Pescara. L’appello di D’Alfonso (Pd): “Serve un progetto di inclusione per i detenuti”
- Roma. Il gruppo Palombini e l’associazione Seconda Chance insieme per il riscatto dei detenuti
- Napoli. A Nisida la prima italiana di un progetto di prevenzione e cura del disagio giovanile
- Dagli IPM a Spotify, quando la musica può (e vuole) fare la differenza









