di Valentina Stella
Il Dubbio, 20 settembre 2025
Referendum sulle carriere separate, il governo studia il “messaggio” per gli elettori e la super-mobilitazione. Tre elementi portano a pensare che la partita sulla separazione delle carriere sta mutando profondamente nelle regole del gioco. Primo: la rissa quasi sfiorata tra parlamentari due giorni fa alla Camera dei deputati nel momento in cui è arrivato il terzo via libera alla riforma costituzionale. Secondo: una discesa in campo di più ministri - vedasi Nello Musumeci e Paolo Zangrillo - nel criticare la magistratura. Terzo: un aumento delle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni contro i “giudici politicizzati” e a favore di una “riforma storica attesa da anni”. Tutto questo pare essere il segnale inequivocabile che l’attenzione stia salendo in maniera esponenziale, con una mobilitazione talvolta scomposta. E mancano ancora almeno sei mesi al referendum.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 20 settembre 2025
Erano tre le grandi riforme promesse dal governo ma due sole passibili di rovesciamento a opera del voto popolare. L’autonomia differenziata non necessita di referendum approvativo anche in assenza dei due terzi dei consensi in Parlamento essendo non riforma costituzionale ma applicazione di una riforma precedente: quella varata con risultati disastrosi nel 2001 dal centrosinistra che ancora non ha chiesto scusa e sarebbe necessario. Fra le altre due solo una, la separazione delle carriere dei magistrati che ha incassato ieri la terza approvazione sulle quattro necessarie, finirà nelle urne in questa legislatura. L’altra, il premierato, pur essendo la più importante di tutte, ‘ madre di tutte le riforme’, e dunque a lume di logica la prima da far arrivare in porto sarà sottoposta a referendum solo nella prossima legislatura. Non era questa l’intenzione di Giorgia Meloni all’inizio della legislatura. Ha cambiato cavallo in corsa.
di Salvatore Curreri
L’Unità, 20 settembre 2025
La legge 352 del 70 prevede che il testo di revisione approvato in seconda lettura sia trasmesso al governo, e non al Quirinale. Che non potrebbe esercitare il rinvio alle Camere. Al termine di una seduta fiume iniziata martedì scorso - ennesima forzatura procedurale, peraltro immotivata in assenza di ostruzionismo dell’opposizione - la Camera ieri ha approvato a maggioranza assoluta in seconda lettura il disegno di legge costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale, altrimenti detto sulla c.d. separazione delle carriere.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 20 settembre 2025
Al ministero della Giustizia circola un crescente nervosismo. A palazzo Chigi pure. Le rilevazioni, sulla riforma della giustizia ancora in via di approvazione, valgono ben poco: però quel poco dice che la partita non è affatto vinta a tavolino. Il referendum della prossima primavera è un rischio, più grosso di quanto probabilmente la premier prevedesse. La scelta di passare dal progetto iniziale, quello di partire con il premierato rinviando la separazione delle carriere, a una strategia opposta serviva proprio a questo: mettere al riparo il governo e chi lo dirige dalle ricadute di una eventuale sconfitta.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 20 settembre 2025
Il segretario di Magistratura democratica: “Aggregano il consenso enfatizzando le paure sociali: un gioco pericoloso. È facile dire che a destra si lamentano dello stesso trattamento che riservano ai magistrati”. A primavera ci sarà il congresso delle “toghe rosse”, nel bel mezzo della campagna per il referendum.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 20 settembre 2025
Nella prospettiva di un referendum, il presidente degli avvocati penalisti difende le innovazioni del ddl costituzionale: “L’Anm ha fatto il comitato per il No? Noi quello per il Sì, prima di loro”. Nel rovente confronto politico, giuridico e mediatico che gravita attorno alla “madre di tutte le riforme” della giustizia, come l’ha definita il Guardasigilli Carlo Nordio, la posizione degli avvocati penalisti italiani è chiara e definita ormai da qualche anno. In questa fase, con la legge costituzionale ormai sui binari della quarta lettura in Senato, a darle voce senza tentennamenti è il presidente dell’Unione Camere penali Francesco Petrelli.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 20 settembre 2025
Intervista al giudice Andrea Reale. Il rappresentante del gruppo Articolo 101: “Noi magistrati dobbiamo rispettare le prerogative del Parlamento. Non possiamo andare in battaglia, come hanno detto alcuni autorevoli rappresentanti dell’Anm, contro un potere fondamentale dello stato quale è quello legislativo”. A parlare, esprimendo una voce del tutto fuori dal coro, è il giudice Andrea Reale, componente del Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati, esponente del gruppo anti-correnti Articolo 101.
di Massimo Gramellini
Corriere della Sera, 20 settembre 2025
Poiché l’odio è lo spirito del tempo, vorrei andare controcorrente tessendo l’elogio di un esponente della minoranza mite, il signor Gino Cecchettin. Anzitutto per avere condannato l’aggressione subita in carcere dall’assassino di sua figlia. Non era così scontato, non in questo clima attraversato dal desiderio di soluzioni che suonino semplici e sbrigative, a costo di risultare ingiuste e approssimative. Ma lo ringrazio anche per le parole che ha pronunciato ieri a Canale 5 sul perdono. Parole buone, ma tutt’altro che buoniste.
di Viviana De Vita
Il Mattino, 20 settembre 2025
La Procura attende l’esito dell’autopsia la vittima era sotto terapia metadonica. Era tornato dietro le sbarre qualche mese fa, dopo l’ennesima denuncia dei genitori, stanchi delle continue violenze di quel figlio segnato dal dramma della tossicodipendenza. Ma dal carcere di Fuorni, Domenico Petrozzi, 57 anni, originario di Nocera Inferiore - un passato da maestro elementare ottenuto con una falsa dichiarazione nonostante la fedina penale macchiata - non è più uscito vivo.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 20 settembre 2025
“Carmine è morto in agonia. Quando mi hanno permesso di vederlo, gli ho preso la mano e gli ho detto: ‘Sono qua’. Lui mi ha sentito e si è girato. Aveva gli occhi pieni di sangue, respirava con affanno. Mi ha guardato, poi si è girato dall’altro lato e non si è più svegliato. Lo hanno portato via in un sacco nero”. A parlare a Fanpage.it è Immacolata Stasino, “Titti” per gli amici, che ha denunciato la morte del compagno Carmine Tolomelli, avvenuta il 24 febbraio 2024 all’Ospedale San Martino di Genova. Il decesso, stando alla denuncia, “si poteva evitare” perché - secondo la donna - risultato di anni di negligenze e malasanità durante la detenzione.
- Roma. A Rebibbia seduta straordinaria del Consiglio comunale per dare voce ai reclusi
- Brindisi. L’umanizzazione nelle carceri attraverso medicina narrativa e espressione creativa
- Bolzano. L’eterna discussione sul nuovo carcere
- Ancona. San Vincenzo De Paoli presenta il percorso “Essere presenza nel mondo del carcere”
- Venezia. Il cinema, un linguaggio che unisce carcere e città











