di Silvia Quaranta
Il Gazzettino, 31 gennaio 2026
Antonio Bincoletto: “C’è un malessere diffuso a causa dell’aumento. Il fenomeno dei suicidi nelle carceri italiane continua a restare un punto critico nel sistema penitenziario. Secondo i dati dell’osservatorio di Ristretti Orizzonti (a partire da quelli del Ministero della Giustizia) lo scorso anno nelle carceri italiane sono morte 241 persone, di cui 80 tentati o consumati suicidi, con un’incidenza che resta superiore alla media tra i cittadini liberi e conferma come il disagio psicologico sia una delle emergenze strutturali tra i reclusi. L’anno prima, nel 2024, il bilancio era di 246 morti, dei quali 91 suicidi. In generale, nell’ultimo periodo, l’andamento appare stabile. E la situazione padovana, nel confronto, sembrava un raggio di sole: nessun caso di suicidio nel 2025, “solo” uno nel 2024, nessuno nel 2023.
di Silvia Quaranta
Il Gazzettino, 31 gennaio 2026
Il secondo suicidio in tre giorni all’interno della Casa di reclusione Due Palazzi scuote anche il mondo sindacale. Con una nota congiunta, Cgil Padova e Fp Cgil Padova parlano di “tragico epilogo di una gestione che calpesta la Costituzione e il lavoro rieducativo”, chiedendo un intervento strutturale dello Stato sul sistema penitenziario. “Quel che vediamo dichiarano in una nota congiunta Cgil Padova e Fp Cgil Padova è una ferita aperta lasciata sanguinare da troppo tempo, con gravi rischi di infezione. Una situazione che interroga le istituzioni sulla reale tenuta del modello detentivo e sul rispetto dei diritti umani fondamentali”.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2026
Aveva 74 anni, il terzo carcerato che si è tolto la vita in un mese. Rossella Favero (coordinamento associazioni): “Aveva trascorso 38 anni nel carcere ‘Due palazzi’, non ce l’ha fatta a sopportare questa ennesima condanna”. La lettera al Dap e al ministero della Giustizia. È il terzo suicidio in carcere in meno di un mese. G.M., 74 anni, ergastolano nella casa circondariale “Due Palazzi” (Padova) si è tolto la vita mercoledì mattina all’alba. Quel giorno era previsto il suo trasferimento in un’altra prigione, con altri compagni, dopo decenni nella stessa cella, per decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).
di Enrico Ferro
Il Gazzettino, 31 gennaio 2026
Salvatore Pirruccio, per 13 anni direttore del carcere Due Palazzi. Come sta? “Benissimo, sono in pensione dal 2018”. Ha visto cos’è successo nel carcere di Padova? “No, dal carcere di Padova manco dal 2015, poi ho fatto tre anni al Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria e sono andato in pensione. Quindi non conosco più la situazione di Padova”. Ma ciò che è successo affonda le radici proprio nel 2015. Hanno trasferito i 23 detenuti in massima sicurezza per la chiusura della sezione. E la notte precedente uno di questi si è suicidato. Aveva 74 anni, faceva laboratorio di cucito. Non ha retto lo stress. “Mi dispiace molto”.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 31 gennaio 2026
Sono le persone che possono lavorare all’esterno. Nel carcere di Bollate, a Milano, hanno incontrato le imprese per un impiego: tra chi lo trova la recidiva crolla. Maila lavora senza mai perdere di vista le sue figlie Carolina, 32 anni, e Gaia, 19 anni. Le loro fotografie, stropicciate e colorate, sono appese su una bacheca che incornicia lo schermo del suo computer: “Le tengo qua per tirare avanti - racconta -. Quando mi viene un po’ di malinconia, le guardo e mi ripeto che prima o poi tornerò da loro”. A separare Maila dalle figlie, sono le sbarre e le spesse mura del carcere milanese di Bollate in cui è detenuta.
di Antonella Rea
torinocronaca.it, 31 gennaio 2026
È stato presentato ieri, presso la Fondazione CRT, “Percorso 27. Formazione e lavoro oltre la pena sulle orme di Giulia di Barolo”, un progetto biennale, scalabile e replicabile su scala nazionale, volto a contrastare il fenomeno della recidiva e a promuovere l’inclusione sociale e lavorativa delle persone con un trascorso detentivo. In Italia la recidiva tra le persone detenute si attesta mediamente tra il 60% e il 68%, mentre scende drasticamente fino al 2% per chi svolge attività lavorative (progetto CNEL “Recidiva Zero”).
ilgerme.it, 31 gennaio 2026
Arriva la richiesta di rinvio a giudizio per i tre medici in servizio nel carcere di massima sicurezza di Sulmona, accusati dell’omicidio colposo dei Pietro Guccione, detenuto morto a 62 anni, nel dicembre 2022. A chiedere il processo per i sanitari (due donne e un uomo, di età compresa tra i 51 e i 70 anni) è il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, Stefano Iafolla, a seguito della denuncia presentata dai familiari della vittima. Le accuse, secondo la Procura, sarebbe solide per essere sostenute in giudizio. I tre avrebbe cagionato la morte del detenuto, non rispettando le pratiche clinico assistenziali, omettendo accertamenti tempestivi, nonostante il quadro clinico del sessantaduenne.
di Elisa Barion
polesine24.it, 31 gennaio 2026
Un occhio di riguardo per gli ultimi tra gli ultimi, gli invisibili: persone che vivono sul territorio cittadino, seppure in una condizione “particolare”, ma delle quali in pochi si ricordano, ovvero i detenuti. Dominga Milan, assessore ai servizi sociali di palazzo Nodari dallo scorso 12 dicembre, sta riversando il proprio impegno verso la casa circondariale e le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale che vivono nella struttura. “È un lavoro complesso e anche molto delicato - spiega Milan - ma che era necessario affrontare”.
bergamonews.it, 31 gennaio 2026
Carenza di educatori, personale sanitario insufficiente, condizioni di vita disumane e aggressioni al personale; Benzoni: “La casa circondariale di Bergamo non è un caso isolato”. Dopo i recenti appelli lanciati anche dalla sindaca Elena Carnevali, Azione Bergamo mantiene alta l’attenzione sulla situazione della struttura penitenziaria di Via Monte Gleno. Alla luce dei fatti di cronaca, delle parole della direttrice AntoninaD’Onofrio e di una presenza di detenuti cronicamente prossima al doppio dei posti regolamentari, Azione ha presentato una interrogazione indirizzata al Guardasigilli Nordio.
di Giorgia Rieto
reggiotv.it, 31 gennaio 2026
Il carcere come luogo di recupero, relazione e cambiamento possibile, soprattutto per i più giovani. È questo il filo conduttore dell’intervista a Stefano Fazzello, già educatore presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria ed ex direttore dell’U.S.S.M., figura di riferimento nel sistema della giustizia minorile e professionista con una lunga esperienza all’interno del Ministero della Giustizia. Un racconto che mette al centro il lavoro degli educatori e delle équipe multidisciplinari negli istituti penitenziari, il valore della collaborazione tra le diverse figure professionali e l’importanza di aprire il carcere al territorio, anche attraverso momenti di confronto pubblico come il convegno in programma il 21 marzo a Palazzo Campanella.
- Genova. “Carcere città nella città”, la lezione che sposta lo sguardo
- Catania. Un reato grave e il sabato (in monastero) per ricominciare
- Monza. Pranzi della solidarietà oltre le sbarre. L’iniziativa di Geniattori e Le Crisalidi
- Scrivere del carcere da dentro, storie e lezioni delle detenute
- La Costituzione raccontata ai ragazzi. Una Carta che continua a sorprendere









