di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 30 gennaio 2026
Nella cerimonia alla presenza di Mattarella, il primo presidente D’Ascola si dice preoccupato che siano “garantite autonomia e indipendenza” delle toghe. Il guardasigilli Nordio: “Blasfemo sostenere che il nostro testo mini i due principi”. Per il pg Gaeta: “Lo scontro fra giudici e politica è a livelli inaccettabili”. La vexata quaestio della riforma costituzionale della Giustizia sulla separazione delle carriere dei magistrati, che andrà al vaglio dei cittadini nel referendum confermativo del 22-23 marzo, si riflette anche sugli interventi istituzionali nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione.
di Alessio Ribaudo
Corriere della Sera, 30 gennaio 2026
Per essere punibili non basta risultare “positivi” ai test, occorre la “pericolosità”. La Corte costituzionale non boccia la riforma del Codice della strada ma ne cambia l’applicazione. Rischiano una multa, la sospensione della patente e l’arresto solo le persone che hanno livelli di sostanza stupefacente in circolo tali da creare un pericolo per la sicurezza stradale. “Tornano centrali soglie scientifiche e valutazione del rischio”. Era una delle novità più discusse, e più divisive, della riforma del Codice della strada del 2024. Bastava un test rapido su strada, una semplice positività, e per il guidatore scattava automaticamente la denuncia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 30 gennaio 2026
Riforma ammessa ma va punito solo chi crea un reale pericolo per la sicurezza stradale. La Consulta mette qualche paletto al nuovo Codice della strada firmato Matteo Salvini laddove sanziona la “guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope”. Ma scontenta un po’ tutti: sia i “falchi” che lamentano la vanificazione dell’”effetto deterrente”, sia coloro che speravano nella censura totale della norma che punisce anche chi ha assunto stupefacenti molti giorni prima di mettersi al volante. La sentenza 10/2006 redatta dal giudice Viganò e depositata ieri, infatti, ritiene non costituzionalmente illegittima la nuova formulazione dell’articolo 187 del Codice della strada ma impone che “possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale”.
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2026
Secondo la Consulta, sentenza n. 10, non sarà necessario dimostrare che la sostanza stupefacente assunta abbia effettivamente alterato le capacità di guida del conduttore, ma occorrerà comunque accertare la presenza nei suoi liquidi corporei di una quantità della sostanza che appaia idonea ad alterare queste capacità. La nuova formulazione dell’articolo 187 del codice della strada non è costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 10 del 2026, depositata oggi.
di Salvatore Frequente
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2026
L’intervista all’avvocato Claudio Miglio per capire le novità e i punti ancora poco chiari dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Per la Corte costituzionale può essere punito solo chi si è messo alla guida di un veicolo, dopo l’assunzione di droghe, in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Una sentenza che stravolge l’articolo 187 del Codice della Strada così come modificato su spinta del ministro Matteo Salvini. Adesso per sanzionare la “guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti” sarà necessario accertare che “la qualità e quantità” di droga presente nel corpo del soggetto “risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare un’alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo”.
di Ivan Compasso
padovaoggi.it, 30 gennaio 2026
Dopo quello di mercoledì mattina, si tratta del secondo recluso in 36 ore che si toglie la vita nel penitenziario di Via Due Palazzi. Un giovane detenuto è morto suicida ieri sera, 29 gennaio. Si è tolto la vita nel bagno della sua cella nella casa di reclusione di Padova. Al momento non si conosco dettagli sull’identità della vittima. Se nel 2025 si sono suicidati nelle carceri italiane ben 78 detenuti e quattro agenti, nel solo primo mese del 2026 se ne contano già cinque. Dopo quello di mercoledì mattina, si tratta del secondo recluso in 36 ore che si toglie la vita nel penitenziario di Via Due Palazzi.
di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 30 gennaio 2026
Detenuto suicida dopo la chiusura dell’ala di “alta sicurezza” e la decisione del suo trasferimento. Sono tre le interrogazioni parlamentari alle quali il ministro della Giustizia Carlo Nordio dovrà rispondere per chiarire le circostanze che hanno portato al suicidio Pietro M., 73 anni, detenuto in carcere al Due Palazzi di Padova. L’uomo tra martedì e mercoledì si è tolto la vita nella sua cella all’interno del reparto di Alta sicurezza del penitenziario padovano. Era l’alba del suo trasferimento in un’altra struttura, dopo 19 anni passati a Padova e dopo un lungo percorso riabilitativo che lo aveva portato a lavorare in un laboratorio di cucito con buoni risultati. Al detenuto, ergastolano in cella dal 1998, non era stata nemmeno comunicata la destinazione finale.
di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 30 gennaio 2026
“Non faccio nulla di speciale: vado in carcere parlo con i detenuti, chiacchieriamo di tutto, credo che a loro serva proprio questo: essere ascoltati”. La ex professoressa Loredana Drago, padovana, ha 78 anni, fa volontariato da sempre, e da sei anni frequenta con costanza il Due Palazzi. Professoressa quando ha iniziato ad andare al Due Palazzi? “Cantavo nei “Coristi per caso”, facemmo uno spettacolo in carcere quando ho visto i detenuti tornare nelle loro celle, mi si è stretto il cuore, ho pensato alla vita lenta, ripetitiva che vivono, allora mi sono messa a disposizione del centro Ocv, operatori carcerari volontari”.
di Carlo Casini
La Nazione, 30 gennaio 2026
Al 29enne deceduto erano stati diagnosticati problemi di droga e di natura psichiatrica. Il Garante: "Doveva essere curato". Tre deputati Pd presentano un’interrogazione a Nordio. "Il detenuto che si è tolto la vita aveva una doppia diagnosi di dipendenza da stupefacenti e problemi di fragilità mentale molto evidenti. Sono le classiche persone che mandiamo in carcere perché non sappiamo dove metterle. In realtà, non abbiamo altro tappeto sotto cui nascondere questa polvere sociale". Lo ha detto il garante dei detenuti di Firenze, Giancarlo Parissi, parlando del detenuto 29enne morto in ospedale dopo aver tentato il suicidio nella sua cella.
di Mara Rodella
Corriere della Sera, 30 gennaio 2026
Il suo invito: “La cittadinanza potrebbe rispondere con l’offerta di attività occupazionali: i detenuti che lavorano in carcere sono pochissimi”. Ha lavorato tanto, con i detenuti. Anche quando a Brescia non era ancora arrivata. E ci crede davvero, che qualcosa di buono si possa e si debba fare, perché “uno degli enormi problemi di Brescia si chiama carcere”. Al netto delle attese per la nuova struttura che dovrà sorgere a Verziano, la presidente della Corte d’appello, Giovanna di Rosa, lancia un appello - e lo farà anche domani all’Anno giudiziario - alla città tutta. “La giustizia penale termina nell’esecuzione della pena”, una conclusione che quindi deve essere “il più significativa possibile”.
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