di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 19 settembre 2025
La trappola della demografia: la paura è quel motore che muove la politica nel ventunesimo secolo. La paura corrode le democrazie. E ad alimentarla può essere la demografia, se vissuta come una minaccia per la convivenza civile: con la proiezione d’un futuro distopico in cui non sapremo più chi siamo e in cosa crediamo. Sta succedendo in Israele, col calvario di Gaza e le continue brutalità in Cisgiordania. Sta accadendo in America, con un clima d’odio che richiama alla mente un film tragicamente di successo dell’anno scorso, Civil War. Ma capita anche da noi, in Europa, con la crescita delle intolleranze e del discorso pubblico violento, in un assurdo ritorno degli opposti estremismi.
di Giovanni Fattore*
Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2025
La memoria storica pesa ancora oggi sulle relazioni internazionali: non possiamo ignorare che per molti paesi l’Occidente resta sinonimo di ipocrisia e dominio. La storia conta perché i fatti e le interpretazioni del passato perdurano nella memoria collettiva e vengono rappresentati dalle visioni dominanti. Questo dato elementare sembra mancare proprio nella nostra cultura occidentale, in cui stato di diritto e valori di eguaglianza e libertà si sono affermati. La nostra storiografia e la sua trasposizione nelle narrative politiche tralasciano sullo sfondo i grandi crimini commessi nei secoli scorsi; li riconosciamo, ma non siamo in grado di capire quanto possano avere plasmato come siamo visti dal resto del mondo. I tre casi più simbolici ma anche molto rilevanti in termini di impatto sociale sono la tratta degli schiavi, le due guerre dell’oppio in Cina e la colonizzazione dell’India.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 19 settembre 2025
I tagli agli aiuti, le crisi a Gaza e In Ucraina e quelle dimenticate in Myanmar e in Africa e tra i temi al centro dell’udienza dell’Alto commissario Onu per i rifugiati con il Papa. Orrore e sgomento per quanto sta accadendo a Gaza, le preoccupazioni per il futuro del Medio oriente, le principali crisi mondiali e per i tagli agli aiuti umanitari del governo americano. E un grazie alla Chiesa per essere la voce spesso unica che ricorda le tante crisi dimenticate, per la collaborazione sul campo e per i corridoi umanitari. Temi al centro dell’udienza di Papa Leone all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi e degli incontri con il presidente della Cei cardinale Zuppi e con il cardinale Segretario di Stato Parolin. Grandi, alla fine del suo mandato decennale, parla con Avvenire del quadro umanitario globale sempre più drammatico.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 settembre 2025
È arrivato il primo regolamento organico sulle case di accoglienza per i detenuti senza fissa dimora. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, lunedì scorso, il ministero della Giustizia ha reso operativo il D.M. 24 luglio 2025, n. 128. Il provvedimento introduce criteri uniformi per iscrizione, vigilanza, accesso e sostenibilità economica delle strutture destinate ai detenuti più vulnerabili: coloro che, non avendo un domicilio, non possono accedere alle misure alternative.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 18 settembre 2025
Seduta fiume alla Camera. Ora manca solo il voto al Senato. Il ministro: “Le toghe hanno impedito il dialogo”. Verso il terzo sì, in tempi record, e con beffa a sorpresa. Sulla riforma della giustizia, la destra impone l’escamotage della seduta fiume e “congela” così per le ultime ventiquattro ore i lavori in corso alla Camera, rinviando in zona comfort l’ora e il giorno del voto in aula: mezzogiorno di oggi. Tutto, inveiscono le opposizioni, per coprirsi le spalle mentre mezzo governo con deputati era alle prese, fino a ieri sera, con la missione elettorale nelle Marche.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 settembre 2025
Va in scena il gioco delle parti a Montecitorio tra maggioranza e opposizione. Oggi si vota, poi l’ultimo passaggio in Senato. Una vera e propria maratona oratoria: è quello a cui stiamo assistendo in questi giorni alla Camera dei deputati. Da martedì e fino al pomeriggio di ieri, compresa la notte, i deputati sono andati avanti, salvo qualche piccola interruzione, con il dibattito sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere. Il voto finale a Montecitorio è previsto per oggi non prima delle ore 12. Un risultato scontato quello in terza lettura che traghetterà poi la norma al Senato per il via libera finale.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 18 settembre 2025
Giuseppe De Rita, fondatore e presidente del Censis, da oltre mezzo secolo osserva e interpreta i profondi cambiamenti della società italiana. Con i rapporti annuali del Centro studi ha raccontato l’Italia, anticipandone spesso le trasformazioni. In un momento segnato da conflitti internazionali, tensioni commerciali alimentate dai dazi di Trump, un’Europa messa in discussione anche dal severo giudizio di Mario Draghi e una crescente polarizzazione interna, con il referendum sulla riforma della giustizia alle porte.
di Cesare Pinelli
Corriere della Sera, 18 settembre 2025
Spetta ai giudici individuare le ipotesi di reato. E il Tribunale dei ministri potrebbe eventualmente sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri davanti alla Corte costituzionale. La scelta del Governo di far scarcerare e rimpatriare il generale libico Almasri ha portato (oltre all’apertura di un procedimento nei confronti dell’Italia davanti alla Corte penale internazionale) all’incriminazione del ministro della Giustizia Nordio per omissione di atti d’ufficio, e per favoreggiamento e peculato insieme al ministro dell’Interno Piantedosi e al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano, con conseguente richiesta di autorizzazione a procedere da parte del Tribunale dei ministri alla Camera dei deputati.
di Lucia Tozzi
Il Manifesto, 18 settembre 2025
Sarebbe un grave errore da parte di chi non intende rinunciare a trasformare la società e invertire i rapporti di forza accodarsi all’esaltazione per i risultati giudiziari. La lettura delle motivazioni con cui il tribunale del riesame ha respinto l’arresto di Manfredi Catella e Alessandro Scandurra ha prodotto uno stato di esaltazione collettiva. Nelle amministrazioni regionale e cittadina, ma anche nei cda delle società immobiliari e dei fondi di gestione del risparmio, nelle redazioni dei giornali che questi controllano, tra gli avvocati d’affari, i costruttori, i soci di quelle fondazioni che hanno generosamente contribuito a dare una spolverata di sociale ai progetti urbani del lusso e della rapina dello spazio pubblico, dei servizi e del verde che ancora qua e là fa capolino nelle nostre strade. In questi circuiti il giudizio negativo dei giudici del riesame sull’impianto probatorio riguardo alle accuse di corruzione nei confronti di alcuni degli imputati è diventato la fine delle inchieste sull’urbanistica a Milano e del caso Milano in generale. Evidentemente non vedevano l’ora di archiviare tutto, di liquidare anni di battaglie, di critica, di crescente consapevolezza da parte degli abitanti del proprio disagio sociale e abitativo e delle sue cause profonde. Chiuderlo con uno sberleffo all’avventurismo della magistratura.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 18 settembre 2025
I giudici del Riesame smontano l’inchiesta sull’urbanistica, criticando il metodo di indagine usato dai pm per teorizzare la corruzione e l’appiattimento del gip alle tesi accusatorie. Separare le carriere serve eccome. Sono soprattutto due le lezioni che si possono trarre dalla lettura delle motivazioni con cui il tribunale del Riesame di Milano ha annullato gli arresti nei confronti di alcuni dei principali indagati dell’inchiesta sull’urbanistica, tra cui l’architetto Alessandro Scandurra (ex componente della Commissione paesaggio del comune di Milano), Manfredi Catella (amministratore delegato di Coima) e l’imprenditore Andrea Bezziccheri (ad di Bluestone). La prima lezione si trae dalle motivazioni con cui è stata bocciata la tesi sostenuta dai pm (con l’avallo del gip) sulla presunta esistenza di un patto corruttivo tra Scandurra e gli imprenditori citati. Non si è di fronte alla bocciatura di una semplice ipotesi giudiziaria, ma di un metodo di indagine che consiste nell’addebitare agli indagati una presunzione di colpevolezza a prescindere dagli elementi raccolti.
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