di Eleonora Martini
Il Manifesto, 29 gennaio 2026
Si è impiccato nella sua cella del reparto di alta sicurezza del carcere due palazzi di Padova, un uomo di 73 anni (P.M.) che era nella lista di una ventina di detenuti reclusi a Padova da almeno dieci anni che stanno per essere trasferiti in altre case di reclusione del Nord Italia. È il quinto detenuto suicida dall’inizio dell’anno. “Tragedia annunciata”, secondo Debora Serracchiani, responsabile Giustizia, e Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale Pd, che parlano di trasferimento “annunciato all’improvviso, senza trasparenza né spiegazioni”. I detenuti sono stati avvisati che “sarebbero stati trasferiti non si sa dove né quando”, riferiscono i due esponenti del Pd. “Parliamo di persone non più considerate pericolose e tutte inserite da tempo in percorsi di lavoro, formazione e reinserimento. Questa non è una misura di sicurezza: è la cancellazione deliberata della funzione rieducativa della pena”.
di Ilaria Dioguardi
vita, 29 gennaio 2026
Dopo l’annuncio del repentino trasferimento di una ventina di persone ristrette nella sezione Alta sicurezza della casa di reclusione Due Palazzi di Padova, stanotte un uomo si è ucciso nella sua cella. Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti: “Conosco tutte le persone che devono essere trasferite, sono disperate. Così si scardina quel minimo di relazioni che si sono costruite nel tempo. Non c’è rispetto per i detenuti, né per il Terzo settore che lavora con loro per il recupero”.
di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 29 gennaio 2026
Era un ergastolano. I volontari: scosso per la decisione. Ieri mattina lo hanno trovato senza vita nella sua cella nella sezione Alta Sicurezza del carcere Due Palazzi di Padova. Proprio nel giorno in cui sarebbe stato trasferito in un altro carcere. Per Pietro M. 73 anni, calabrese condannato all’ergastolo, rinunciare al lavoro che negli ultimi anni aveva svolto in carcere, ai pochi legami solidi e quotidiani della sua vita, è apparso come un confine inaffrontabile. D’altro canto il provvedimento era calato dall’alto: il Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha deciso di declassare proprio quella sezione di Alta Sicurezza dove si trovava Pietro, per far posto a più detenuti. Mentre le celle di alta sicurezza possono contenere al massimo una persona, il declassamento consente di ospitare due detenuti in una stanza, quel reparto sarebbe passato da 25 a 50 carcerati. Lui era a Padova da 19 anni, e da 13 lavorava per una cooperativa che si occupa di realizzare piccole borse in tessuto. Un lavoro che Pietro aveva imparato a fare con passione e che gli aveva permesso di riempire le giornate, dando senso alla sua vita.
di Alice Ferretti
Il Mattino di Padova, 29 gennaio 2026
La chiusura della sezione di Alta Sicurezza a Padova e il suicidio di Pietro Marinaro, uno dei detenuti coinvolti nel trasferimento, hanno scosso profondamente il mondo del volontariato che da anni opera dentro l’istituto. A raccontare cosa si è spezzato sono Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti, e Attilio Favaro, presidente dell’associazione Ocv Operatori Carcerari Volontari. “Quello che è successo è un suicidio annunciato”, incalza Omelia Favero. “Da tempo era nell’aria la chiusura della sezione e il trasferimento dei detenuti. Questa è la fine di un progetto molto speciale, l’unico modo per provare a cambiare la mentalità di persone che si sono macchiate di gravi reati, spesso appartenenti alla criminalità organizzata”.
padovaoggi.it, 29 gennaio 2026
“A rischio i fragili e i più anziani”. Bincoletto: “Il detenuto suicida doveva essere trasferito insieme agli altri della sezione di Alta Sicurezza che verrà declassata a Media. Nei venticinque posti in altrettante celle dove stava solo una persona previsti almeno il doppio dei detenuti. Rischio discarica sociale”. Il professor Antonio Bincoletto, garante dei detenuti per il Comune di Padova, ha appena lasciato il Due Palazzi da pochi minuti quando lo raggiungiamo al telefono. È quasi mezzogiorno, sono passate un po’ di ore dal ritrovamento del corpo esanime di un detenuto ultra settantenne che si è tolto la vita piuttosto che essere trasferito, lui insieme ad altri ventiquattro.
padovaoggi.it, 29 gennaio 2026
“Lo spostamento di queste persone, tra l’altro a migliaia di chilometri di distanza da Padova, metterebbe infatti fine a tutto il percorso rieducativo iniziato al Due Palazzi con il Terzo Settore, proprio il contrario di quello che la nostra Costituzione ci chiede”. Elena Ostanel, Consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra - Reti Civiche, commenta quanto accaduto dopo la decisione di trasferire venticinque detenuti nella sezione AS1 in carceri di altre città. Tutte di una certa età e con un lungo passato di carcerazione e rispettivi percorsi di recupero, seppure ergastolani. Una di queste, di fronte all’ipotesi di dovere lasciare il carcere dove è stato detenuto per ben 18 dei 40 anni a cui è stato condannato, ha deciso di togliersi la vita. Aveva 74 anni.
La Difesa del Popolo, 29 gennaio 2026
Un 74enne si è tolto la vita prima del trasferimento. Mons. Cipolla: “Rispetto le istituzioni, ma qui si spezzano cammini fondamentali per chi ha pene lunghissime. Al primo posto la dignità”. È una “tragedia annunciata”, come l’hanno definita i volontari di Ristretti Orizzonti, quella consumatasi nella notte tra martedì e mercoledì al carcere Due Palazzi. Un detenuto di 74 anni, P.M., si è tolto la vita nella sua cella. In carcere da quasi quarant’anni, diciotto dei quali passati a Padova, l’uomo lavorava nel laboratorio di sartoria ed era in attesa, proprio per la mattinata di oggi, del trasferimento in un’altra struttura. Un provvedimento che rientra nello smantellamento della sezione Alta Sicurezza e che ha svuotato il reparto, interrompendo bruscamente percorsi riabilitativi pluridecennali.
ansa.it, 29 gennaio 2026
Era stato portato in condizioni disperate in ospedale dove è deceduto. È deceduto ieri sera all’ospedale di Careggi il detenuto 29enne che aveva tentato di togliersi la vita nel carcere fiorentino di Sollicciano. Era stato soccorso domenica dagli agenti della penitenziaria che lo avevano trovato in cella con un lenzuolo legato al collo. Era stato portato in condizioni disperate in ambulanza al policlinico di Careggi. Poi il ricovero nel reparto di terapia intensiva del trauma center, dove è morto. Il 29enne, di origini marocchine, era stato arrestato il 2 gennaio per una rapina in un negozio di articoli sportivi nel centro storico di Firenze. Il giudice aveva convalidato l’arresto e lo aveva rimesso in libertà disponendo la misura cautelare dell’obbligo di firma.
di Stefano Brogioni
La Nazione, 29 gennaio 2026
Il 29enne, domenica scorsa, si sarebbe impiccato con le lenzuola, ma i parenti non ci credono “Un giovane come lui non lo avrebbe mai fatto”. La Camera Penale: “Serve più civiltà”. “Non è possibile che si sia ucciso, lui non lo avrebbe mai fatto”. Lo urlano i familiari di A.E., il detenuto marocchino di 29 anni che domenica scorsa, secondo quanto è stato ricostruito, si sarebbe annodato le lenzuola attorno al collo. I familiari sono a Careggi, dove è stata dichiarata la morte cerebrale del 29enne: soccorso da personale della polizia penitenziaria nella sua cella, era arrivato all’ospedale, sempre domenica scorsa, in condizioni disperate.
ottopagine.it, 29 gennaio 2026
Nel pomeriggio di martedì 27 gennaio 2026, un detenuto è deceduto all’interno del Carcere di Secondigliano. A rendere pubblica la notizia, il Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria (Sinappe). Questo ha segnalato l’accaduto e ha avviato un’inchiesta per chiarire con precisione le cause del decesso. La vittima al momento non è identificata. Sappiamo solo che si trovava nel reparto T1 dell’istituto penitenziario e apparteneva al circuito AS1. Si tratta di un regime di detenzione che indica un livello di sorveglianza standard per detenuti considerati non a rischio particolare. Come spesso accade in questi casi, le autorità giudiziarie e gli investigatori stanno lavorando per stabilire se il decesso sia dovuto a cause naturali come un malore improvviso oppure un’aggressione o altre circostanze. Per ora le cause non sono ancora ufficiali.
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