di Allegra Ferrante
Corriere della Sera, 17 settembre 2025
Intervista a Domenica Belrosso, dirigente del ministero della Giustizia, per anni alla guida del penitenziario femminile di Pontremoli e del Beccaria di Milano: “Queste giovani fanno gruppo perché spinte da un’intensa infelicità. Non rubano per ragioni economiche, ma per dire: io esisto”. “Sono kitsch, si mostrano spavalde. In realtà si sentono fragili, fuori posto. Il gruppo le salva, o almeno così credono. Per molte adolescenti diventare maranzine non è una scelta di stile, ma l’unico modo per esistere”.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 17 settembre 2025
Il voto entro domani, poi l’ultimo passaggio in Senato. Ultimi fuochi alla Camera, prima dell’inevitabile via libera alla riforma della giustizia voluta dal governo, con la separazione delle carriere. Le opposizioni hanno messo in campo tutti gli strumenti possibili, comprese le dichiarazioni di voto in massa nella serata di ieri, per tentare di rallentare il percorso della riforma costituzionale. Con il secondo sì della Camera, che dovrebbe arrivare entro domani, la riforma è alla terza lettura: manca solo l’ultimo sì del Senato, che potrà arrivare dopo il 22 ottobre, tre mesi dopo il primo voto dell’aula di palazzo Madama, come prevede l’articolo 138 della Costituzione. Le destre puntano a chiudere la partita entro fine anno: la giustizia è l’unica riforma costituzionale che Meloni e soci possono approvare entro il 2027, visto che il premierato non ha chance di arrivare in porto visto che è fermo alla Camera dopo il primo sì del Senato a giugno 2024.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 settembre 2025
Il ddl costituzionale per la separazione delle carriere è sbarcato ieri per la seconda volta nell’Aula della Camera dei deputati. Com’è noto siamo nella seconda fase di deliberazione, precisamente alla terza lettura. Ma chi pensava che le opposizioni avrebbero rubato tutta la scena si è sbagliato. Infatti ieri ha deciso di farsi sentire anche la maggioranza, che al Senato aveva scelto nella maggior parte delle occasioni il silenzio. Al momento in cui andiamo in stampa, su trentadue interventi da massimo trenta minuti ciascuno, infatti, se ne contano tredici di deputati dei partiti che sostengono il governo: quattro di FdI, tre di FI, cinque della Lega, uno di Noi Moderati.
di Eriberto Rosso
Il Riformista-PQM, 17 settembre 2025
La vera soluzione è sempre la stessa: un Giudice effettivamente terzo che sia davvero separato sul piano ordinamentale dal Magistrato del PM. Il codice del 1930 prevedeva la carcerazione preventiva dell’accusato come fatto ordinario e la libertà provvisoria come eccezione. Ovviamente diverso lo scenario, che finalmente tentava di uniformarsi al dettato costituzionale, realizzato con il codice di procedura penale del 1989, ispirato ai principi dell’accusatorietà. Fin dall’entrata in vigore del nuovo Codice, però, le vicende della cautela penale sono state oggetto di scontro tra l’effettività delle esigenze di garanzia da un lato e le mai sopite spinte inquisitorie dall’altro. Il Legislatore, sorretto da diverse maggioranze, è intervenuto più volte al fine di tentare di preservare i diritti di libertà e l’effettività delle garanzie di difesa, in alcune altre occasioni, cedendo invece a pulsioni emergenziali. Neppure i nuovi diritti processuali previsti dall’art. 111 della Costituzione riformato sono stati in grado di stabilizzare il quadro.
di Luca Marafioti
Il Riformista-PQM, 17 settembre 2025
Da sempre avamposto nell’applicazione poco garantista degli istituti del processo penale, Milano non pare smentirsi neppure questa volta. La recente inchiesta sull’urbanistica, tra l’altro, autorizza a riparlare su queste colonne dell’interrogatorio “preventivo” introdotto dalla Riforma Nordio, cui il destinatario va sottoposto prima di emettere una misura cautelare e utilizzato a piene mani per quegli indagati, con tanto di battage mediatico. Sterile ribadire rilievi sull’angusta portata della previsione, limitata ad una fascia di reati meno gravi ed esclusa se il periculum libertatis riguardi l’inquinamento probatorio o la fuga dell’indagato. Innovazione mal vista da quanti temono sgretolata la segretezza investigativa e minato l’effetto “sorpresa” dalla discovery degli atti alla base della richiesta cautelare del P.M.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 settembre 2025
Tra gare d’appalto (che non richiedono studi clinici) e perizie emerge un sistema in cui le fragilità umane diventano un rischio accettato. E lo strumento in uso è già obsoleto. La notizia è arrivata all’alba di lunedì scorso, come un tragico déjà vu che riporta in primo piano un dibattito mai chiuso. A Reggio Emilia, in periferia, un uomo di 41 anni è morto dopo essere stato colpito dal taser della polizia. Era in evidente stato di alterazione psicofisica, la stessa condizione che ricorre in altre vicende simili degli ultimi mesi. La Procura ha aperto un’inchiesta, ma la domanda resta sempre la stessa: un’arma definita “non letale” può davvero dirsi sicura?
di Rita Rapisardi
Il Manifesto, 17 settembre 2025
Le pistole elettriche in dotazione alle forze dell’ordine erano state escluse dai bandi. “Uno strumento imprescindibile”, lo ha definito il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, riferendosi al taser. Ma c’è un’altra morte sospetta, questa volta poco fuori Reggio Emilia, in cui un 42enne ha perso la vita. Dopo i due casi, uno a Olbia (dove l’autopsia ha escluso il taser come causa) e l’altro a Genova, che avevano riportato al centro la questione, ora bisognerà attendere l’autopsia sul corpo di Claudio Citro e i rilievi per ricostruire la dinamica dei fatti e chiarire se esiste legame o meno tra il decesso e l’utilizzo del dispositivo elettronico.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 17 settembre 2025
Nel documento inviato alla Giunta per le autorizzazioni, Nordio, Piantedosi e Mantovano contestano al Tribunale dei ministri "violazioni di legge gravi e numerose". Il rimpatrio del generale libico "è avvenuto nell’interesse dello Stato". Bordate anche contro la Corte penale internazionale e il procuratore Lo Voi. Più che una memoria difensiva, quello inviato da Nordio, Piantedosi e Mantovano alla Giunta per le autorizzazioni della Camera sul caso Almasri è un atto di accusa pesantissimo che non risparmia nessun attore giudiziario in campo: Tribunale dei ministri, Corte penale internazionale, procura di Roma.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 17 settembre 2025
La Cassazione ha respinto il ricorso della difesa dove si sosteneva che il parametro del reddito che, dà accesso all’assistenza legale a spese dello Stato, deve tener conto della sottoposizione del richiedente a più procedimenti. Non passa il vaglio di legittimità il motivo di ricorso con cui l’imputata intendeva far rilevare l’incostituzionalità e la contrarietà al diritto Ue della soglia di reddito fissata per l’ammissione al gratuito patrocinio nella parte in cui non riduce il reddito rilevante proporzionalmente al numero di procedimenti a carico del richiedente. Quest’ultimo di fatto sosteneva che per ogni processo pendente cui era sottoposto andava ridotto il reddito - rectius, innalzata la soglia di accesso - come già previsto per i familiari conviventi. Infatti è stabilito che per ogni familiare convivente il reddito che dà diritto a ottenere il gratuito patrocinio si innalzi di oltre mille euro.
di Sandy Fiabane
Il Dolomiti, 17 settembre 2025
Approvata in Consiglio regionale la rendicontazione sull’attività 2024 dal Garante regionale dei diritti della persona. I toni si sono fatti però accesi soprattutto sul tema carceri. "La relazione ha fatto emergere un quadro di gravi criticità, in particolare sulla tutela di minori e persone detenute. Dai banchi di FdI, il consigliere Formaggio ha però teorizzato la necessità di trasformare le carceri in inferno e parlato di cittadini di serie A e B: un grave, inaccettabile attacco alla democrazia e ai valori costituzionali” afferma la consigliera Chiara Luisetto (Partito democratico), correlatrice del report.











