di Simona Musco
Il Dubbio, 16 settembre 2025
Violenza sulle donne, continuano le polemiche per la sentenza di Torino. Il cortocircuito dell’Anm che difende i colleghi sotto attacco (e in realtà li bacchetta). Il comunicato diffuso dalla Giunta dell’Anm di Torino, teoricamente nato per difendere i giudici finiti nel mirino dopo la controversa sentenza sui maltrattamenti, si è trasformato in un boomerang. Più che protezione, appare come una bacchettata. Il testo, che in apparenza suona come una manifestazione di solidarietà, prende infatti - nemmeno troppo tra le righe - le distanze dal collegio di primo grado parlando di “considerazioni superflue e ultronee rispetto al profilo decisorio”.
Il Sole 24 Ore, 16 settembre 2025
L’Associazione: “Grazie ai magistrati arretrato abbattuto con largo anticipo del 95% nel settore civile e del 25% nel settore penale”. “I magistrati continueranno a fare la loro parte, ma senza una presa d’atto chiara e senza interventi strutturali effettivi, il Paese rischia di fallire non solo l’appuntamento del 2026 ma anche, in prospettiva, l’obiettivo di rendere realmente efficiente il servizio giustizia: di ciò non si potrà addossare alcuna responsabilità alla magistratura”. È quanto si legge in un documento sul “dl Giustizia Pnrr” approvato a maggioranza dal Comitato direttivo centrale dell’Anm. “Spetta al legislatore e al Governo dimostrare che l’efficienza della giustizia è davvero una priorità per il Paese e non terreno di propaganda” si sottolinea.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 16 settembre 2025
Grazie al progetto del Pnrr erano stati assunti a tempo determinato 12 mila addetti agli staff dei giudici. Le loro storie: “Preziosi per gli uffici, invisibili ai diritti”. Preziosi, ma inesistenti per le piante organiche di domani. Indispensabili per far andare avanti fascicoli e dibattimenti, civili e penali: al punto che a tanti di questi collaboratori dei magistrati è sostanzialmente impedito, oggi, di partecipare alla loro prima giornata nazionale di mobilitazione. La motivazione? “Purtroppo non si possono far saltare le udienze”. E tuttavia: invisibili ai diritti, destinati a uscire, come hanno ammesso il ministro Carlo Nordio e il suo vice Francesco Paolo Sisto. Verso l’ennesima precarietà.
di Adriano Arati
Corriere della Sera, 16 settembre 2025
Il terzo caso in un mese. Claudio Citro, 41 anni, è morto dopo essere stato colpito con il taser: avrebbe dato in escandescenze e gli agenti sarebbero intervenuti usando la pistola elettrica. Morto in ospedale poche ore dopo essere stato colpito da un taser nel tentativo di trattenerlo. Claudio Citro, 41 anni, residente a Reggio Emilia e originario di Salerno, è spirato nella mattinata di lunedì 15 settembre all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove era stato ricoverato verso le 6 al termine di una colluttazione con alcuni agenti della Polizia di Stato. L’uomo aveva diversi precedenti ed era stato coinvolto negli anni scorsi in un’operazione su fatti di usura ed estorsione.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 settembre 2025
In giunta per le autorizzazioni la memoria di Nordio, Piantedosi e Mantovano. Ribadita la linea dello stato di necessità. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, hanno depositato in Giunta per le Autorizzazioni a Montecitorio la loro memoria difensiva sul rilascio del generale libico Almasri, vicenda per la quale il Tribunale dei ministri ha chiesto l’autorizzazione a procedere. Si tratta di circa 23 pagine, come confermato dal presidente della Giunta, Devis Dori, che ha sottolineato il carattere di segretezza del documento, non rendibile pubblico sul sito della Camera. “Il contenuto si apprenderà dalle relazioni del relatore”, ha precisato il deputato dem Federico Gianassi.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 settembre 2025
Il Tar di Catanzaro, invece, ha dichiarato improcedibile il ricorso. E lui annuncia: “Vado in Palestina”. Nulla da fare: il Tar di Reggio Calabria ha confermato l’incandidabilità di Domenico Lucano, sindaco di Riace e candidato di Avs a supporto di Pasquale Tridico per le regionali in Calabria del 5 e 6 ottobre. Secondo le motivazioni, stando alla lettera d) dell’articolo 7 della Legge Severino, basta una condanna definitiva per qualsiasi reato commesso “con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio”, per una pena superiore a sei mesi, per stabilire l’incandidabilità.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 16 settembre 2025
La Corte Edu è chiamata a stabilire se si possa essere giudicati due volte per gli stessi fatti e puniti senza condanna: arriva un “assist” da una sentenza della Cassazione civile. Uno degli aspetti discussi nel ricorso Cavallotti c/Italia, pendente davanti alla Corte Edu riguarda l’esatta latitudine della presunzione di innocenza come declinata dall’art. 6 comma 2 della Convenzione europea dei diritti umani. In particolare, in base ai quesiti preliminari posti dalla Corte, le parti dibattono se una persona assolta nel processo penale possa essere considerata incidentalmente colpevole nel procedimento di prevenzione. Tale visione, più che su questioni attinenti al giudicato e al “ne bis in idem” (princìpi sino ad ora rifuggiti in forza della predicata autonomia tra i procedimenti), riposa sul principio di non contraddizione ordinamentale.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 16 settembre 2025
La nozione di medesimi fatti che fa scattare il divieto di celebrare un nuovo giudizio va applicata dal giudice che ne deve affermare la ricorrenza quando siano identiche le azioni sub iudice a quelle già oggetto di condanna. La Corte di giustizia Ue - con la sentenza sulla causa C-802/23 - ha affermato che in base al principio del ne bis in idem una persona non può essere sottoposta a un procedimento penale in un Paese Ue per un atto terroristico per cui è già stato condannato in un altro Stato membro, nonostante lì la qualificazione del reato sia diversa.
di Matilde Bicciato
Corriere del Veneto, 16 settembre 2025
Il presidente Rossi: “Le condizioni di vita in molti istituti di pena nel nostro paese sono insostenibili e l’Italia è anche stata condannata dalla corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti quotidiani, con suicidi sia dei detenuti che delle guardie carcerarie. Aumentano le persone dentro in carcere, diminuiscono i soldi, con una situazione che è critica. Padova non fa eccezione”: il drammatico bilancio che parla della popolazione detenuta è stato raccontato per primo dall’avvocato Francesco Rossi, in occasione della presentazione di “Le mie prigioni”, il recital prodotto dall’ordine degli avvocati e dalla camera penale di Padova.
La Nazione, 16 settembre 2025
La Procura Generale va dritta: la pena più alta per l’ispettrice capo della Polizia penitenziaria. In primo grado il giudice aveva riqualificato il reato in lesioni gravi. Tra sette giorni si torna in aula. Al processo d’appello in abbreviato per i presunti pestaggi nel carcere fiorentino di Sollicciano, il procuratore generale Ettore Squillace Greco ha chiesto la condanna per i nove imputati, tra cui una ispettrice capo e otto agenti di penitenziaria, a vario titolo per lesioni gravi e per tortura. Le pene richiesta vanno da 5 anni e 7 mesi a 3 anni e 10 mesi.
- Foggia. Presunte torture in carcere, slitta l’udienza preliminare: 14 gli imputati
- Parma. Riconfermata la Garante dei detenuti: il centro-destra ne aveva chiesto la rimozione
- Novara. Dal carcere al lavoro, la “seconda chance” dei detenuti
- Verona. Violenza di genere: al via i “corsi rieducativi” nel carcere
- Milano. A San Vittore un convegno nazionale sui suicidi in carcere











