di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Trump sotto accusa: l’immigrazione potrebbe diventare la sua trappola oppure aprire a una prova di forza politica. Un altro cittadino americano, bianco e incensurato, ammazzato senza motivo dall’Ice a Minneapolis. Un altro tentativo di Trump e dei suoi di far passare l’uccisione per legittima difesa. Ma anche stavolta le immagini sono chiare. Eppure il consigliere più vicino al presidente, Stephen Miller, accusa la sinistra e chi protesta di difendere “un terrorista che cercava di assassinare agenti federali”. E poi: “Voi capi democratici alimentate le fiamme dell’insurrezione”. Stavolta il partito di Obama replica con toni altrettanto violenti: “Sei un fottuto bugiardo con le mani sporche di sangue”. Intanto si susseguono i sondaggi che dicono due cose: metà del Paese continua ad approvare gli obiettivi del presidente nella lotta contro i clandestini, ma quasi due terzi degli americani (e tra questi un terzo degli elettori di Trump) disapprova i metodi brutali dell’Ice.
di Daniela Santus
Il Foglio, 26 gennaio 2026
Da Minneapolis a Los Angeles, le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement mostrano che la politica migratoria di Trump non mira a fermare gli ingressi, ma a riaffermare con la forza la sovranità federale nei territori della resistenza urbana. Nei giorni scorsi, a Minneapolis, un bambino di cinque anni è stato arrestato insieme al padre da agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). La notizia ha fatto il giro del mondo scatenando indignazione, dibattito sui social, reciproche accuse tra democratici e repubblicani. Ma concentrarsi sul bambino significa perdere di vista quello che sta davvero accadendo. Perché quello che è successo a Minneapolis non è un incidente e nemmeno soltanto una questione di immigrazione. È qualcosa di più inquietante, ovvero la ridefinizione geografica del potere federale negli Stati Uniti.
di Mauro Zanon
Il Foglio, 26 gennaio 2026
Un anno nel carcere di Algeri non ha cancellato il sorriso irriverente dello scrittore, ma ha rafforzato la sua volontà di denunciare i soprusi delle dittature islamiste. Il volto di Boualem Sansal emana una luce irradiante. Un anno a Koléa, la prigione dei dissidenti del regime di Algeri, non solo non ha scalfito la dolcezza mediterranea del suo sguardo né cancellato il suo sorriso irriverente, ma ha rafforzato la sua volontà di denunciare i soprusi e le menzogne su cui sono costruite le dittature islamiste, da quella algerina a quella iraniana. Nelle parole del romanziere franco-algerino, ostaggio per 361 giorni con l’accusa di “attentato all’unità nazionale”, in seguito a un’intervista al media francese Frontières in cui ha affermato che l’Algeria occidentale appartiene storicamente al Marocco, c’è una grande lucidità sulle battaglie per la libertà che restano da combattere. Sansal, dopo una condanna a cinque anni di carcere da parte della Corte d’appello di Algeri, è stato graziato lo scorso 12 novembre dal presidente dell’Algeria Abdelmadjid Tebboune. La svolta è stata possibile grazie a un appello solenne del presidente tedesco Steinmeier concordato con la diplomazia francese e dopo un anno di mobilitazione internazionale che ha coinvolto intellettuali, scrittori e esponenti politici di tutta Europa.
di Mario Bovenzi
Il Resto del Carlino, 25 gennaio 2026
Dai negozi del centro ai lidi, associazione crea contatti tra carcere e ditte Azienda non riusciva a trovare personale. “È molto bravo, già promosso” Si chiama Marco, ha 40 anni. Da pochi mesi per lui è iniziata una nuova vita, una Seconda Chance. Dopo aver lavorato per un periodo, negli orari in cui poteva uscire dal carcere, all’Inci di Renazzo impresa nel settore della carpenteria, è stato assunto a tempo indeterminato. Alessio Toselli, il titolare, spiega: “È molto bravo, l’abbiamo promosso come responsabile di un settore. Queste persone, pur avendo commesso errori, meritano una seconda opportunità”.
di Sandra Figliuolo
palermotoday.it, 25 gennaio 2026
Strutture esclusivamente destinate ai detenuti più pericolosi, riducendo quelle che attualmente li ospitano da 12 a 7. Saranno concentrate in alcuni regioni, tra cui la Sardegna che ha già protestato. Riorganizzare e “razionalizzare” il 41 bis. È questo uno degli obiettivi del Governo Meloni, che da diversi mesi ormai, sta mettendo in piedi un piano per ridisegnare la geografia del carcere “duro” nell’ottica di concentrare i detenuti sottoposti al particolare regime in istituti a loro riservati e dove la sicurezza venga garantita esclusivamente dal Gom, il Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, specializzato proprio nella gestione e nella sorveglianza di questa particolare categoria di reclusi, ritenuti altamente pericolosi.
di Roberto Gressi
Corriere della Sera, 25 gennaio 2026
I toni feroci sono solo l’antipasto in vista delle Politiche. Cassese per il “Sì” e Violante per il “No”, sono tra i pochi che non alzano i toni. Il caso della censura a Barbero di Meta. Un antipasto di ferocia. Che poi uno dice: se si azzannano così all’arma bianca per il referendum sulla Giustizia, che succederà mai domani, in vista della primavera del 2027, quando con tutta probabilità si andrà alle elezioni politiche? Ma intanto eccole, le categorie ritornano tutte: i traditori, i lestofanti, quelli che devono stare al posto loro, quelli che hanno un rapporto di intelligenza con il nemico, i ripescati dalla pattumiera della storia, i falsi, i bugiardi, i demagoghi, gli imbonitori, i prezzolati, gli infami, i servili, tanto che “prepotente” e “arrogante” diventano quasi un complimento.
di Valerio Spigarelli
Il Dubbio, 25 gennaio 2026
Nel corso degli anni a nessun magistrato dotato di un minimo di onestà intellettuale era venuto in mente di dare del criptofascista ad un sostenitore della separazione delle carriere. L’avevo saputo in anteprima perché me lo aveva preannunciato un ex presidente dell’ANM. Era almeno un anno fa, quando si era capito che il testo della riforma costituzionale sarebbe passato in Parlamento. “D’ora in avanti noi faremo solo propaganda”, mi disse. Chiaro, semplice, diretto. Propaganda, con quel carico di verità relativa che il concetto esprime, ma anche con quel malcelato sentimento di susseguo intellettuale che comprende.
di Giulia Merlo
Il Domani, 25 gennaio 2026
L’ex magistrato, oggi scrittore, si è schierato per il No al referendum. L’estrazione per sorteggio è uno sberleffo nei confronti dei magistrati, invece i politici vengono sorteggiati attraverso una selezione qualificata. É chiaro che questo produrrà un soggetto più forte e un soggetto più debole”. Giancarlo de Cataldo, ex magistrato, oggi scrittore, si è schierato per il No al referendum, con la consapevolezza che il tema è complicato, ma la posta in palio sono “i rapporti tra magistratura e potere politico”.
di Carmine Paul Alexander Tedesco
lexced.com, 25 gennaio 2026
La sentenza 41407/2025, riafferma un principio fondamentale nel rapporto tra detenzione e salute mentale: la valutazione sull’adeguatezza delle cure in carcere non può essere superficiale, ma deve basarsi su una verifica concreta ed effettiva. Questo caso ha visto l’annullamento di un’ordinanza che negava a un detenuto con gravi patologie psichiche la possibilità di scontare la pena in una modalità alternativa, ritenendo sufficiente la terapia farmacologica intramuraria. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la valutazione sulla detenzione e salute mentale non può essere formale. È necessaria una verifica concreta ed effettiva della qualità delle cure fornite, non bastando la mera somministrazione di farmaci.
studiogambalonga.it, 25 gennaio 2026
La Cassazione Civile, Sezione Lavoro, con ordinanza 10 novembre 2025 n. 29697, ha ritenuto che il rapporto di lavoro del detenuto deve considerarsi unitario e continuativo, senza interruzioni intermedie volontarie nei periodi di attesa della “chiamata al lavoro”, rispetto alla quale il detenuto non ha alcun potere di controllo o scelta. La cessazione del rapporto coincide con la fine dello svolgimento dell’attività lavorativa. La decorrenza della prescrizione dei crediti retributivi inizia dal termine del rapporto unico e l’onere di dimostrare eventuali interruzioni grava sull’Amministrazione penitenziaria.
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