di Giorgio Spangher
Il Dubbio, 15 settembre 2025
La legge di riforma costituzionale dell’Ordinamento giudiziario si avvia ad affrontare la seconda fase di deliberazione che, pur approvata, richiederà per la sua entrata in vigore il passaggio referendario. In questa prospettiva, i due “campi” che si contrappongono - dato che l’esito, pur ritenuto favorevole ai riformatori, non può ritenersi scontato - si organizzano sia mediaticamente (attraverso il ricorso anche a società ed esperti di comunicazione), sia strutturalmente (attivando i comitati destinati a supportare il confronto pubblico), sia politicamente (cercando i necessari supporti nei diversi punti di riferimento: partiti, corpi intermedi, organi di informazione).
di Giovanni Maria Flick*
Il Dubbio, 15 settembre 2025
Il mio piccolo disagio è rappresentato dal disagio di chi deve concludere ma, evidentemente, non può che concludere con estrema rapidità, per non costringere l’uditorio ad attese immani. Il secondo disagio è che quanti hanno parlato prima, e che io ho avuto la fortuna di ascoltare, sono stati estremamente istruttivi, hanno ampiamente arato il terreno, e rendono inutile quella che si dice una relazione di sintesi. E allora vi dirò, esattamente, cosa penso della separazione delle carriere, nella mia posizione di persona che ha dedicato alla giustizia, nei suoi vari aspetti, tutta la propria vita e la propria esperienza professionale, cominciando dal partecipare a giudicare le persone per passare poi ad occuparsi, come accademico, di come cercare di fare le leggi, da avvocato di come applicarle, vedendone tutti i problemi, passando per una breve tappa ministeriale, come ministro della Giustizia, per poi infine arrivare a quello che era il porto d’approdo migliore, giudice non delle persone ma giudice delle leggi, cioè della conformità alla Costituzione delle leggi che regolano il nostro Paese.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 15 settembre 2025
“Noi mai consultati né ascoltati”. Le toghe richiamano la politica alle responsabilità per il probabile fallimento dell’obiettivo sulla durata dei processi civili: “Senza interventi strutturali il servizio non sarà mai efficiente”. “Non si può chiedere all’istituzione giudiziaria di supplire a vuoti che sono innanzitutto di responsabilità politica e ministeriale. Spetta al legislatore e al governo dimostrare che l’efficienza della giustizia è davvero una priorità per il Paese e non terreno di propaganda”.
di Marco Fabri*
Il Sole 24 Ore, 15 settembre 2025
Con la delibera del 3 settembre scorso il Consiglio superiore della magistratura ha dato seguito a quanto previsto dal decreto legge 117/2025, con il quale il Governo ha individuato alcune misure emergenziali per raggiungere gli obiettivi previsti dal Pnrr per la giustizia civile. In particolare, la riduzione del 40%, rispetto al 2019, del disposition time entro giugno 2026, che dovrebbe passare da 2.512 giorni a 1.507 a livello nazionale, considerando i tre gradi di giudizio. Il Csm ha quindi individuato le sedi e il numero di magistrati che potranno essere applicati straordinariamente negli uffici giudiziari di primo e di secondo grado.
di Stefania Totaro
Il Giorno, 15 settembre 2025
Tornano a scioperare i dipendenti precari della giustizia assunti con i fondi del Pnrr. Domani anche la settantina di lavoratori in servizio al Tribunale di Monza incroceranno le braccia per lo sciopero nazionale indetto dalla Fp-Cgil. In Lombardia la mobilitazione si tradurrà in una serie di presìdi davanti ai Palazzi di Giustizia. A Monza l’appuntamento è in via Vittorio Emanuele dalle 9 alle 12. “Si tratta di circa 12mila persone a livello nazionale”, ricorda Dino Pusceddu, segretario della Funzione pubblica della Lombardia, ma “solo 3mila hanno garanzia di stabilizzazione, altri 3mila attendono risorse promesse, mentre 6mila rischiano di restare senza lavoro dal 30 giugno 2026”.
di Lorenzo Guadagnucci
volerelaluna.it, 15 settembre 2025
C’è una regola non scritta - un principio di buon senso e di garanzia - che consiglia di sospendere dal servizio e di tenere lontano dalla “prima linea” funzionari e operatori delle forze di polizia o degli apparati di sicurezza sottoposti a indagini e processi, specie se per fattispecie particolarmente gravi. È una “regola” che ai vertici delle polizie italiane, e ai responsabili politici pro tempore, non piace granché, e infatti viene poco e male applicata, con evidente danno per l’immagine delle istituzioni e per la qualità delle relazioni fra queste e la cittadinanza.
di Sergio Giordani*
La Repubblica, 15 settembre 2025
È con grande piacere che Padova ospita nuovamente il Festival di Salute, un appuntamento decisamente significativo nella divulgazione medica e scientifica. La salute è uno dei diritti fondamentali per tutte le persone, siano esse nate nel benestante occidente, siano esse abitanti delle zone meno sviluppate del pianeta. È un tema fondamentale che riguarda la dignità umana e non si limita ad una semplice assenza di malattie o a una cura adeguata quando esse si manifestino, ma include numerosi altri fattori come ha evidenziato molto bene l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Parlare di salute oggi vuol dire quindi anche parlare di diritti umani, di giustizia sociale, di distribuzione della ricchezza nel mondo e nei singoli Stati, insomma di un futuro, che mai come in questi ultimi anni sembra oscuro e minaccioso come non accadeva da tempo.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 15 settembre 2025
Servono investimenti che prevedano strumenti e occasioni di ascolto adeguati. Perennemente sotto giudizio di un qualche tribunale pubblico e spietato: così sembrano sentirsi molti adolescenti e giovani alle soglie dell’età adulta. Non stiamo parlando solo delle aspettative dei genitori o degli insegnanti, ma del tribunale dei coetanei che, nelle relazioni faccia a faccia e ancor più via social, li giudica in base al loro corpo e al loro aspetto estetico, per lo più in base a stereotipi di genere rigidi e modelli di bellezza basati su quelli proposti dai social e dai/dalle varie influencer popolari al momento.
di Vito Mancuso
La Stampa, 15 settembre 2025
Il risentimento non è una condizione naturale, si tratta piuttosto di una patologia da cui si può guarire con l’apertura di mente e cuore. Odio: sembra proprio questa la condizione del cuore e della mente della politica mondiale e nazionale, e siccome la politica è nel bene e nel male la cartina di tornasole della condizione della società, la sconsolata conclusione da trarre è che siamo destinati a sprofondare sempre più in un mare di odio, di risentimento, di aggressività, di violenza. L’odio, infatti, purtroppo genera odio. L’assassinio del giovane politico americano Charlie Kirk da parte del giovanissimo studente Tyler Robinson sembra proprio che abbia avverato quanto afferma la Bibbia: “E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta” (Osea 8, 7).
di Enzo Risso
Il Domani, 15 settembre 2025
Secondo l’Equalities index 2025 di Ipsos, l’Italia è, insieme alla Spagna (e dopo l’Ungheria), il paese europeo in cui il tema delle disparità è maggiormente avvertito. E per il 38 per cento della popolazione il nostro paese non si sta sforzando abbastanza per affrontarle. La crescita delle disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento che si è avuta nel corso degli ultimi 40 anni sta schiacciando il diritto all’uguale dignità delle persone, sta frantumando l’equilibrio tra possesso di mezzi e bisogni e sta anche infragilendo le possibilità dei singoli sbriciolando l’uguaglianza di opportunità e comprimendo la libertà sostanziale di un gran numero di persone. L’Equalities index 2025 di Ipsos fotografa lo stato delle disuguaglianze in 31 paesi del mondo, compresa l’Italia. Per la metà degli italiani (50 per cento) il tema delle disuguaglianze è uno dei principali problemi che il nostro paese deve affrontare (solo il 7 per cento lo giudica poco importante).
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