di Michele Passione*
Il Dubbio, 24 gennaio 2026
Mentre infuria la tempesta attorno al referendum costituzionale, con manifesti alle stazioni e slogan à la carte, cene in famiglia e tra amici, divisioni tra progressisti che stanno a destra e conservatori dall’altra, presi come siamo dal far finta di essere sani, tra velleità polari di un matto e la sua personale morale e un’Europa che non esiste, accade che qualcuno cali la maschera, disvelando una certa idea della giurisdizione che dice più del caso concreto. Così, sul Giornale del 19 gennaio, viene messo in croce un bravo giudice, appartenente alla “corrente delle toghe rosse”, che avrebbe il torto di aver intentato “ricorsi contro le leggi del governo”.
di Nando Pagnoncelli
Corriere della Sera, 24 gennaio 2026
Il tema della sicurezza è centrale nella formazione delle opinioni degli elettori. Negli ultimi mesi, questo problema è tornato al centro del dibattito. Da un lato, le forze di governo stanno predisponendo il cosiddetto pacchetto sicurezza (non il primo di questa legislatura), dall’altro lato, anche l’opposizione ha dato risalto a questo aspetto sul finire dello scorso anno, in particolare su sollecitazione dei sindaci di area, esposti alle difficoltà emergenti e alle richieste dei cittadini. L’attenzione per questo problema tende a crescere. Certo, le dimensioni della preoccupazione sono spesso dettate dagli eventi di cronaca.
Voci di dentro, 24 gennaio 2026
Di emergenza in emergenza, il Governo continua la rottura della solidarietà sociale e l’attacco ai principi della Costituzione nata all’indomani della vittoria sul nazifascismo. Il nuovo decreto sicurezza annunciato pochi giorni fa porta a compimento un processo contro chi non è omologato al pensiero “unico”, contro minorenni, attivisti, autori di reati comuni, stranieri, immigrati, “illegali”, poveri. In una parola è il razzismo che continua a essere iniettato nella società dove si viene colpiti non più per aver commesso un reato, ma per quello che si è, in base alla propria condizione personale, alla propria identità e ciò in pieno contrasto con il principio di uguaglianza che esclude ogni forma di discriminazione (del resto già venuta meno con la legge n. 94 del 2009 che aveva introdotto il reato di ingresso clandestino).
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 24 gennaio 2026
L’esperto Dezzani: “Nei computer delle toghe è installato un comune software che permette manutenzione e aggiornamento da remoto, e che è usato da tutte le organizzazioni, sia nel privato sia nella Pubblica amministrazione”. Ma quale spionaggio di magistrati da parte del governo. Il software che secondo Report sarebbe stato installato nel 2019 sui computer dei magistrati e che permetterebbe di spiare tutta la loro attività si chiama Ecm (Endpoint Configuration Manager), è prodotto da Microsoft, e in realtà “è un’applicazione che permette di fare manutenzione, aggiornamento, gestione e catalogazione dei dati nei computer da remoto e viene usata da tutte le organizzazioni, sia nel privato sia nella Pubblica amministrazione”. Lo spiega al Foglio Giuseppe Dezzani, consulente informatico di numerosissime procure d’Italia.
di Irene Famà e Francesco Malfetano
La Stampa, 24 gennaio 2026
Dal testo senza la parola “consenso” alle pene ridotte, scontro Lega-Pd sulla paternità delle modifiche. L’ex pm esperto di codice rosso: “Questione culturale, non semantica”. Che l’intesa tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein fosse saltata, in fondo, era già palese dallo stop imposto al Senato alla prima versione del Ddl Stupri. Il nuovo testo presentato dalla presidente della Commissione giustizia a Palazzo Madama Giulia Bongiorno - leghista e avvocata stimata dalla premier - ha però evidenziato la frattura.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 24 gennaio 2026
“La proposta della Lega è un arretramento sull’attuale orientamento giurisprudenziale, già basato sul “consenso libero e attuale” della Convenzione di Istanbul”. L’associazione D.i.Re. (Donne in rete contro la violenza) è stata tra le prime ad alzare la voce contro la proposta di riformulazione del ddl Violenza sessuale avanzata dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento, che aggiunge una nuova fattispecie di reato nell’articolo 609-bis c.p.. Oltre all’attuale formulazione dello stupro, quella commessa mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, e punita con il carcere dai 6 ai 12 anni - che rimane -, la proposta prevede un nuovo reato, considerato meno grave, che si configura sulla volontà contraria all’atto sessuale. In sostanza, che guarda al “dissenso” anziché al “consenso”, contemplato invece nel testo approvato all’unanimità alla Camera, in prima lettura. Ne parliamo con l’avvocata della Rete D.i.Re.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 24 gennaio 2026
La proposta prova a tenere insieme diritti delle donne e garanzie dell’indagato. Punire la violenza è doveroso, ma senza trasformare il processo in un atto di fede. Tenere insieme la tutela dei diritti delle donne e le garanzie per l’indagato nei reati di violenza sessuale sarebbe un mezzo miracolo, e Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia del Senato, a quanto pare ci è riuscita. Non è secondario il fatto che alla stesura della modifica dell’articolo 609-bis del codice penale abbia lavorato una senatrice che è non solo avvocato penalista, ma spesso parte civile nella difesa di donne violentate o molestate. Un’esponente politica che nessuno potrà mai accusare di scarsa sensibilità nei confronti delle vittime di atti sessuali contro la libertà e la volontà della donna. Pure è stata accusata di “tradimento” solo perché ha saputo mettere le proprie capacità giuridiche al servizio del necessario cambiamento di una norma mal scritta e pericolosa che era stata approvata all’unanimità alla Camera.
Il Sole 24 Ore, 24 gennaio 2026
Lo hanno chiarito le Sezioni unite penali, sentenza n. 2647 depositata ieri, affermando un importante principio di diritto. Il provvedimento con cui la Corte d’appello, non accogliendo il concordato sui motivi ex art. 599-bis Cpp, dispone la prosecuzione del giudizio non ricorribile in cassazione. Lo hanno chiarito le Sezioni unite penali con la sentenza n. 2647 depositata oggi affermando un importante principio di diritto. Il caso era quello di un uomo condannato in primo grado, per ricettazione e furto d’auto, ad un anno e dieci mesi di reclusione. Proposto appello, il difensore ha successivamente richiesto un concordato sulla pena, portandola ad un anno e sei mesi; soluzione accolta dal Procuratore generale. Riunitasi in camera di consiglio, la Corte ha rigettato la proposta ritenendo la nuova pena “non congrua” e ha disposto la prosecuzione del giudizio, confermando la sentenza di primo grado.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 24 gennaio 2026
Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 1470, depositata ieri, enunciando un principio di diritto con riguardo all’opposizione alla liquidazione delle spese. Nell’opposizione al decreto di liquidazione dei compensi, il fatto che il difensore della persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato si avvalga di un collega, pur potendo stare in giudizio personalmente, non legittima, in caso di soccombenza della PA, la compensazione delle spese di lite. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 1470, depositata oggi, enunciando un principio di diritto. Il ricorrente aveva assistito una donna, persona offesa costituitasi parte civile e ammessa al patrocinio a spese dello Stato, in un procedimento penale. Il Tribunale di Barcellona di Pozzo di Gotto aveva condannato l’imputato, liquidando le spese di lite in 1.000 euro. Proposta opposizione, il Tribunale aveva rideterminato il compenso in € 1.140,00, non riconoscendo però alcun importo a titolo di onorario per la fase dell’opposizione. L’avvocato ricorrente, oltre a contestare un errore di 57 euro nella liquidazione della somma (motivo accolto, in quanto dovevano applicarsi le tariffe ex Dm n. 55 del 2014, nella versione integrata dal Dm n. 147 del 2022), ha impugnato la compensazione degli “ulteriori importi”.
teleromagna.it, 24 gennaio 2026
Il Garante dei detenuti Roberto Cavalieri ha avviato un monitoraggio delle camere di sicurezza in Regione: l’obiettivo è avere un quadro della situazione, con un tavolo di formazione dedicato alle forze dell’ordine il prossimo 29 gennaio a Parma. Una maggiore conoscenza delle camere di sicurezza dell’Emilia Romagna, dove ogni anno transitano 2mila persone. Il Garante Roberto Cavalieri ha avviato un monitoraggio sulla gestione dei detenuti, sulla conformità degli spazi e sulle normative: alcune criticità riguardano i comandi di polizia locale, non sempre in linea con le caratteristiche che dovrebbero avere.
- Viterbo. Il caso di Vittorio Rallo e gli altri decessi nel carcere
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Violenze nel carcere: agente ammette pestaggi
- Milano. Torture all’Ipm Beccaria, detenuto in aula: “Picchiato e lasciato a terra come una cosa”
- Trieste. Il Garante regionale Sbriglia in visita al carcere, dove i detenuti sono il doppio dei posti
- Piacenza. Il cappellano: “In carcere è garantita più la pena che il trattamento”









