di Andrea Malaguti
La Stampa, 23 settembre 2025
“Il suddito ideale di un regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione non esiste più”. Hannah Arendt (“Le origini del totalitarismo” - Einaudi). Sappiamo ancora distinguere il Bene dal Male? È rimasto, dentro di noi, un briciolo di etica, e, persino, di umanità? Abbiamo la forza di vedere l’altro per quello che è o lo vediamo solo per come siamo noi? Domande gigantesche. Che fino ad un paio di anni fa, nonostante la violenza russa in Ucraina e mille tensioni planetarie, sarebbero state più adatte ad un seminario universitario. Ma che oggi, con l’incessante distruzione dei valori occidentali, dagli Stati Uniti a Gerusalemme, dovrebbero diventare un’ossessione.
di Anna Momigliano
Corriere della Sera, 23 settembre 2025
L’annuncio del presidente Al Sisi: il blogger 43enne era in prigione dal 2019. Incarcerato più volte già ai tempi di Mubarak e poi di Morsi, l’ultima volta è stato accusato di diffondere “notizie false” per un like su Facebook. Dopo quasi dodici anni di carcere, il più famoso dissidente egiziano, Alaa Abdel-Fattah, sarà finalmente libero: la grazia è stata annunciata ieri dal presidente Abdel Fattah Al Sisi, che non brilla certo per il garantire i diritti degli oppositori politici, dopo un incessante campagna lanciata da varie Ong e, soprattutto, dal governo britannico. Si sono spesi in prima persona il primo ministro Keir Starmer, che ha telefonato ad Al Sisi tre volte per chiedere la liberazione dell’attivista, e il ministro degli Esteri David Lammy.
di David Allegranti
publicpolicy.it, 22 settembre 2025
Domenica mattina una detenuta si è suicidata, impiccandosi, nella sezione femminile del carcere di Perugia. È il 62esimo suicidio in carcere (l’anno scorso sono stati 91, cifra record, persino superiore agli 84 del 2022), secondo i calcoli di Ristretti Orizzonti da sommarsi ai 3 suicidi tra gli operatori. “Numeri inconcepibili per un paese che voglia dirsi civile, ma che tuttavia non riescono a smuovere le coscienze di quanti dovrebbero intervenire compiutamente sull’emergenza penitenziaria, a cominciare dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio”, osserva Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria.
di Camilla Malatino
L’Opinione, 22 settembre 2025
La presenza crescente di detenuti stranieri negli istituti penitenziari italiani pone con urgenza il problema della mediazione linguistica. La Costituzione, all’articolo 24, garantisce a tutti il diritto di difesa in ogni stato e grado del procedimento, mentre l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sancisce il diritto dell’imputato a essere informato nella lingua che comprende e ad avvalersi gratuitamente di un interprete. Tuttavia, la fase esecutiva della pena - quella vissuta dietro le mura carcerarie - rimane spesso in una “zona grigia” di tutele effettive, dove la traduzione e l’interpretariato non sono garantiti con la stessa incisività che nelle aule di giustizia.
di Marco Calvarese
ancoraonline.it, 22 settembre 2025
Marcella Reni, notaio calabrese, è stata una delle pioniere della giustizia riparativa in Italia. Fondatrice di Prison fellowship Italia, ispirata dalla sua fede cristiana, da oltre quindici anni promuove percorsi di riconciliazione tra detenuti e vittime attraverso il “Progetto Sicomoro”. In occasione del Giubileo degli operatori di giustizia, condivide con il Sir la sua esperienza e il significato di un cammino che unisce fede, diritto e umanità. La sua testimonianza mostra che la giustizia riparativa non è teoria astratta ma esperienza concreta di riconciliazione e rinascita. In un tempo segnato da conflitti, paure e rancori sociali, il suo lavoro ricorda che “nessuno è solo il suo errore” e che dalla forza del perdono può scaturire una nuova vita. Un messaggio che il Giubileo degli operatori di giustizia è chiamato a raccogliere e rilanciare.
di Gualtiero Parisi
La Sicilia, 22 settembre 2025
La testimonianza raccolta nell’ambito del progetto di UniCt e dell’associazione Seconda Chance. Quando la lezione arriva da dietro le sbarre e il mondo accademico plaude. Per tre giorni all’Università di Catania si è discusso su esperienze e buone pratiche per costruire una sostenibilità sociale concreta, capace di ridurre le disuguaglianze promuovendo una crescita inclusiva. Un programma vasto e profondo, che ha riunito a Catania decine di ricercatori provenienti da parecchi atenei italiani, sotto la regia attenta del prof. Roberto Cellini del
di Caterina Ceccuti
lanazione.it, 22 settembre 2025
Dopo la fuga dal Paese di origine la disperata ricerca di un lavoro, i furti, il carcere a Bologna e infine la rinascita, anche grazie all’aiuto delle Ancelle dei Poveri. Dochka ha attraversato un matrimonio di dieci anni segnato dalla violenza. Il marito aggressivo, la suocera ostile. In Bulgaria ha lasciato un figlio ancora piccolo, scappando, costretta ad un silenzio forzato. Non le è concesso neppure di sentirne la voce del suo bambino al telefono. Ha scelto la fuga, con un progetto semplice e immenso.
di Giorgio Spangher
Il Dubbio, 22 settembre 2025
Al centro del riassetto costituzionale, l’organizzazione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i soli giudici e un altro riservato ai pm, l’individuazione per sorteggio dei relativi componenti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. La legge di riforma costituzionale dell’Ordinamento giudiziario si avvia ad affrontare la seconda fase di deliberazione che, pur approvata, richiederà per la sua entrata in vigore il passaggio referendario. In questa prospettiva, i due “campi” che si contrappongono - dato che l’esito, pur ritenuto favorevole ai riformatori, non può ritenersi scontato - si organizzano sia mediaticamente (attraverso il ricorso anche a società ed esperti di comunicazione), sia strutturalmente (attivando i comitati destinati a supportare il confronto pubblico), sia politicamente (cercando i necessari supporti nei diversi punti di riferimento: partiti, corpi intermedi, organi di informazione).
di Simona Musco
Il Dubbio, 22 settembre 2025
Pregiudizi e semplificazioni mediatiche rischiano di ribaltare il senso delle sentenze: non solo i verdetti, ma il linguaggio con cui vengono scritti può ferire la giustizia e i suoi protagonisti. Sentenze imbevute di giudizi morali, commenti, sermoni. Giornalisti che tagliano, estrapolano e trasformano frasi in armi di opinione. E una giustizia che sempre più diventa vittima di parole che, come macigni, appesantiscono la verità. La storia di Lucia Regna, brutalmente picchiata dal suo ex marito, condannato per le lesioni, ma assolto dall’accusa di maltrattamenti, è stata messa in prima pagina per una sola frase: “L’uomo andava compreso”.
di Iacopo Benevieri*
Il Dubbio, 22 settembre 2025
Il processo penale è una civiltà di parole. L’aforisma, nella sua epigrammatica chiarezza, vorrebbe manifestare il complesso rapporto tra linguaggio e processo penale. Su tale tema si è costretti a registrare una diffusa inconsapevolezza, soprattutto tra gli operatori del diritto. Storicamente la rilevanza del ruolo della parola, che ha concrete conseguenze nella quotidiana attuazione giustizia penale, era già nota fin dall’antichità. Il processo penale nasce come reazione a una giustizia praticata tramite faide, vendette, duelli. La reazione ha sostituito la giustizia privata a un dialettico confronto di parole.
- Elena Biaggioni: “Gli stereotipi fanno male alla giustizia. E quelle parole sono giudizi”
- Perugia. Donna si suicida in carcere. Il Garante: “In Umbria la situazione è estremamente grave”
- Perugia. La lettera della Sindaca alle detenute: “Non siete dimenticate, la vostra vita conta”
- Novara. Suicida in cella a 29 anni, la famiglia contro il pm sull’uso dei lacci delle scarpe
- Perugia. Da “Semi di Carità” alle pratiche generative della Giustizia riparativa











