La Nuova Sardegna, 1 luglio 2020
Visita ieri mattina al Cpr di Macomer di due Consigliere regionali del Gruppo dei progressisti, Maria Laura Orrù e Laura Caddeo, e del garante per i detenuti di Oristano Paolo Mocci. La delegazione ha dovuto fare a meno dei rappresentanti della campagna LasciateCIEntrare e di Asce, per i quali Ministero e Prefettura non hanno autorizzato l'accesso.
Al vaglio la situazione interna della struttura che ospita i migranti in attesa di rimpatrio, funestata in questi mesi da episodi allarmanti. Intanto dalla Prefettura di Nuoro arriva la notizia della costituzione dell'organismo di monitoraggio previsto dai "Patti per la sicurezza" firmati nel 2018 tra Prefettura, Regione Sardegna, Comuni di Nuoro e Macomer, Anci Sardegna e consiglio delle autonomie locali allo scopo di vigilare sulle condizioni di sicurezza dei trattenuti, degli operatori e della collettività ospitante. A coordinare l'organismo, delegato dalla Prefettura, sarà Luca Dessì.
A rappresentare la Regione Sardegna Maria Grazia Vivarelli, il Comune di Macomer ha delegato il capogruppo di maggioranza Gianfranco Congiu e la società che gestisce il Cpr, la Ors Italia, il dottor Antonio Repucci.
napolicittasolidale.it, 1 luglio 2020
Un progetto circolare avveniristico che coinvolge Secondigliano che va dal riutilizzo dei rifiuti organici, passando per il lavoro sociale dei detenuti, al benessere del quartiere. A proporlo il gruppo di Imprese Sociali Gesco con la direzione del centro penitenziario "P. Mandato" di Secondigliano, grazie ad una convenzione per il conferimento dei rifiuti tra Gesco e il Comune di Napoli, l'ASIA Napoli S.p.a, l'ATO Napoli I, il Ministero della Giustizia. Il piano sarà presentato venerdì 3 luglio alle 11 in diretta web su Ricicla TV (riciclatv.it).
Totalmente biologico, a impatto zero (zero inquinamento, zero odori e zero percolato) produrrà concime. L'impianto di compostaggio verrà realizzato in una zona pianeggiante adiacente al carcere di Secondigliano gestita dallo stesso organo di vigilanza e sarà in grado di trattare, nella sua potenzialità massima, una quantità di circa 5.000 t/anno, di cui circa 4.000 saranno scarti organici e almeno 900 scarti verdi di origine vegetale, coprendo così il fabbisogno di raccolta della componente umida dell'intero quartiere. Inoltre verranno riutilizzate circa 5mila tonnellate per gli imballaggi che verranno inserite in un circuito di riconversione dei materiali da utilizzare per l'arredo urbano di Secondigliano.
Dopo la fase di start up e un'accurata formazione si spera di coinvolgere circa 20 detenuti che abbiano le caratteristiche adatte per accedere alle misure alternative di detenzione. L'impianto prevede una dotazione 23 biocelle che potranno essere installate con il metodo della progressiva realizzazione, in modo da arrivare in tempi brevi all'autosufficienza impiantistica nel trattamento della frazione dei rifiuti considerata.
La costruzione dell'impianto sarà realizzata secondo una razionale distribuzione delle diverse sezioni che costituiscono l'intero apparato e quindi una sezione di ricezione delle frazioni umide e degli scarti legnosi, una sezione di biossidazione dove avvengono i processi ossidativi (zona biocelle) e una sezione di maturazione finale con annesso sistema di raffinazione e insaccaggio con arricchimento e condizionamento del prodotto per usi speciali nel settore agricolo.
Il trattamento dei rifiuti organici biodegradabili, rifiuti che costituiscono la frazione umida di tutti gli scarti provenienti dalla raccolta praticata dal servizio pubblico, mediante il processo di compostaggio non solo assume un'importanza dal punto di vista ambientale, ma diviene indispensabile considerando che le attuali direttive Europee e il conseguente recepimento da parte degli Stati Membri non permette più lo smaltimento di tale frazione in discarica.
Per tale ragione, conoscendo la situazione dei rifiuti nel territorio Napoletano la realizzazione di un impianto come quello proposto potrà aprire un percorso finalizzato a migliorare la gestione dei rifiuti soprattutto in termini di recupero delle risorse e garanzie igienico sanitarie. Alla presentazione prenderanno parte: il presidente di Gesco Sergio D'Angelo, il responsabile del progetto per Gesco Luigi Peluso, il direttore generale dell'ATO 1 Napoli Carlo Lupoli, la presidente dell'Asia Maria De Marco, il direttore del Penitenziario "P. Mandato" di Secondigliano Giulia Russo, l'assessore all'Ambiente del Comune di Napoli Raffaele Del Giudice. Modererà l'incontro il direttore di Ricicla Tv Luigi Palumbo. Il dibattito sarà aperto a tutti gli utenti che vorranno intervenire via social.
di Pietro Perelli
estense.com, 1 luglio 2020
Stefania Carnevale al Consiglio comunale: "Assenza di supporto amministrativo, ma miglioramenti per allenare il muscolo della responsabilità". Il Consiglio comunale ha visto la relazione della garante delle persone private della libertà personale Stefania Carnevale, in carica dal maggio 2017 fino allo scorso 2 maggio. La relazione fa riferimento in particolare all'intervallo che da fine 2018 arriva alla scadenza del mandato. Un mandato per il quale la dott.ssa Carnevale non ripropone la candidatura a causa, si legge nella relazione, "dell'assenza di supporto amministrativo che mi ha costretta a svolgere da sola l'ingente e complessa entità dei compiti affidati all'istituzione" oltre alla coabitazione di due incarichi lavorativi.
Supporto amministrativo mancato in termini di personale e, spiega l'ormai ex garante, "se l'amministrazione comunale crede nella figura di garanzia che ho avuto l'onore di rappresentare negli ultimi tre anni, è indispensabile che l'organo sia nuovamente dotato delle risorse necessarie ad espletare con prontezza ed efficacia i suoi numerosi e delicati compiti". Proprio per questo l'assessora competente Cristina Coletti esplicita l'intento dell'amministrazione di trovare una figura "che possa essere di supporto prima dell'insediamento del nuovo garante".
La relazione, apprezzata da molti consiglieri e definita "un saggio", consta di 163 pagine nelle quali la dott.ssa Carnevale non si limita a dare un riscontro della sua esperienza presso la casa circondariale di Ferrara ma la pone all'interno del contesto nazionale. Un periodo, quest'ultimo, nel quale "ho riscontrato - dice - molti miglioramenti", questo grazie alle numerose attività avviate. Tra queste il laboratorio di teatro, il giornale Astrolabio e Artenuti, un laboratorio di bricolage e artigianato che attraverso la "vocazione ecologica nel recupero degli oggetti cerca di recuperare vite". Tutte attività fatte per allenare "il muscolo della responsabilità", un muscolo fondamentale per il reinserimento del detenuto a fine pena.
Insiste molto su questo tema la garante parlando anche di Dimittendi, progetto "volto ad accompagnare il reinserimento sociale dei detenuti". "Le dimissioni - continua - sono un momento delicatissimo e grazie a questo progetto si cerca di promuovere il reinserimento a partire da 12 mesi prima attraverso percorsi guidati". Per concludere Carnevale, richiamando la Corte Costituzionale, ricorda che "la personalità delle persone condannate non resta segnata in maniera irrimediabile dal reato commesso in passato e continua a restare aperta a un possibile cambiamento".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 luglio 2020
Carcere di Sollicciano, condannato un poliziotto che aveva picchiato un detenuto prendendolo a bastonate sulla schiena. Alcuni appartenenti alla Polizia penitenziaria del carcere di Sollicciano avevano colpito un detenuto con calci e pugni con un manico di scopa, spezzandoglielo sulla schiena. Un fatto accaduto nel 2005 e ora, dopo 15 anni, dalla quinta sezione penale della Cassazione, arriva la condanna definitiva per lesioni personali aggravate dall'uso di arma e dall'abuso della funzione pubblica nei confronti dell'unico agente identificato.
Si tratta di M.S., originario di Mondragone (Caserta), all'epoca Ispettore capo di Polizia penitenziaria, responsabile dell'Unità operativa "Reparto giudiziario" della Casa circondariale di Firenze Sollicciano. I fatti avvennero proprio nel Reparto giudiziario dell'Istituto all'interno dell'Ufficio del capoposto e ad esserne vittima fu El Rezgui Walid, un giovane detenuto straniero. Una notizia resa pubblica dall'attivista Emilio Quintieri, sempre in prima fila per quanto riguarda i dritti delle persone detenute.
La sentenza di condanna - Il Dubbio ha potuto visionare la sentenza definitiva. Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Firenze aveva confermato, anche agli effetti civili, la condanna di M.S. in ordine il reato di lesioni personali aggravate dall'uso di un'arma e dall'abuso della funzione pubblica, per avere, nella qualità di ispettore della polizia penitenziaria del carcere di Firenze Sollicciano, in concorso con altri, cagionato al detenuto El Rezgui Walid lesioni personali lievi, consistite in "aree eritematose al dorso e in legione lombare sinistra", giudicate guaribili in due giorni; mentre ha escluso la circostanza aggravante del nesso teleologico (che è pensato come ordinato secondo un fine), apportando la conseguente riduzione alla pena inflitta.
M.S. ha proposto ricorso, ma la Cassazione lo ha dichiarato inammissibile partendo dal fatto che le motivazioni presentate ripropongono, senza sostanziali elementi di novità, le censure di gravame e sollecitano una rivalutazione di merito preclusa in sede di legittimità. I giudici della Corte suprema sottolineano che "l'impianto argomentativo della sentenza impugnata è immune da vizi logici, esprime valutazioni adeguatamente motivate come tali insindacabili in questa sede: le lesioni accertate dalla certificazione contenuta nel registro delle visite attesta lesioni assolutamente compatibili con le modalità delle percosse descritte dalla persona offesa e, in particolare con i colpi di bastone ricevuti sulla schiena.
Le lesioni costituite dalle aree erimatose sul dorso e in regione lombare sono state obiettivamente rilevate e risultano compatibili con le modalità delle percosse descritte dalla persona offesa e, in particolare, con i colpi datigli con il bastone, e non altrettanto con la versione alternativa fornita dagli imputati nella relazione di servizio, circa l'impiego di una manovra di forza per la sottrazione di una lametta dalle mani di El Rezgui".
Pestaggi nel carcere di Sollicciano - La Cassazione, oltre a dichiarare inammissibile il ricorso, condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.
La vicenda venne portata alla luce con un documento, "Pestaggi a Sollicciano", sottoscritto da dieci associazioni (e don Alessandro Santoro, sacerdote della comunità Le Piagge) che operavano dentro e fuori il carcere toscano, raccogliendo alcuni fatti sui quali è stato possibile effettuare un minimo di verifica incrociata.
Puntavano il dito proprio contro l'ex ispettore Marcello Santoro, sottolineando che "le tendenze violente dell'ispettore erano note nel carcere". A seguito di quelle denunce la procura di Firenze aprì un'inchiesta e scaturirono i processi finiti con una condanna. Ora la Cassazione l'ha suggellata.
agensir.it, 1 luglio 2020
Giornata di festa per la Polizia penitenziaria, che oggi ha festeggiato il suo patrono, San Basilide martire. La cerimonia, in forma ristretta in ottemperanza alle normative anti-contagio, si è svolta nel piazzale esterno della Casa circondariale della Dogaia con una messa celebrata dal vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, e concelebrata dal cappellano, don Enzo Pacini, e dal cappellano storico del carcere, don Leonardo Basilissi. Presenti il direttore della casa circondariale di Prato Vincenzo Tedeschi, il comandante della Polizia penitenziaria di Prato Barbara D'Orefice e alcuni agenti.
Nel corso dell'omelia il vescovo si è rivolto direttamente al personale della Polizia penitenziaria per ringraziarli del lavoro svolto quotidianamente e in particolare in questo delicato periodo legato all'emergenza coronavirus. "Il vostro è un lavoro spesso irto di difficoltà e talvolta povero di soddisfazioni e gratificazioni, sia professionali sia economiche. Anche in questi mesi l'emergenza coronavirus ha messo a dura prova la vostra struttura carceraria e la sua organizzazione - ha detto il presule.
Il vostro servizio è stato messo sotto pressione costringendovi ad affrontare, anche mettendo a rischio le vostre persone, il tentativo di rivolta poi fortunatamente risoltosi in maniera pacifica grazie al vostro impegno. Grazie per la vostra professionalità e dedizione".
Mons. Nerbini poi ha voluto rivolgere un messaggio alle famiglie del personale impegnato nella casa circondariale: "Portate loro il mio più caro saluto, comprensione e affetto per quello che hanno fatto incoraggiandovi e supportandovi in questo delicato momento".
Rivolgendosi nuovamente agli agenti ha concluso: "Vi auguro di riscoprire il valore della vostra umanità e della vostra professionalità e di essere immagine viva del vostro lavoro. Capisco quanto sia difficile, spesso vi trovate di fronte a persone che vi si rivoltano contro e magari vi guardano con disprezzo e rabbia sfogando su di voi le frustrazioni delle loro sofferenze o di una vita spesa male. Ricordatevi che tendere la mano verso l'altro può davvero cambiare il corso della vita e della storia di una persona".
Presente alla celebrazione il cappellano, don Enzo, che non ha mai mancato di far sentire la propria vicinanza ai detenuti e al personale di Polizia penitenziaria. Nel periodo legato all'emergenza coronavirus le celebrazioni delle messe con il popolo erano sospese, ma, ha raccontato, "ho continuato nell'assistenza di base e sono proseguiti i colloqui con i detenuti. È necessario non dimenticarsi mai di quanto sia logorante e impegnativo il lavoro degli agenti".
di Raul Leoni
gnewsonline.it, 1 luglio 2020
"Mi chiamo Samuele e vivo a Milano. Dal 1985 al 1988 sono stato detenuto presso la casa penale di Massa": comincia così, con una mail indirizzata al ministero, la storia di un'amicizia ritrovata dopo più di trent'anni. I protagonisti sono Ulisse e Samuele, all'epoca entrambi 25enni, il primo appuntato degli agenti di custodia - come si chiamavano allora - e l'altro rapinatore "per vocazione", convinto di essere una specie di Robin Hood che sottrae alle banche il "maltolto".
Ulisse, l'appuntato, è un sardo tutto d'un pezzo: gli stessi colleghi lo considerano troppo riservato, i detenuti un 'duro' dal quale è meglio stare alla larga. Samuele, il rapinatore, viene da Petrizzi, Calabria interna: ma da quando aveva cinque o sei anni la famiglia si è trasferita a Milano e lui si è scontrato con una realtà da emigrante difficile da accettare, soprattutto da uno che sente di avere capacità e il futuro davanti.
Il sipario si apre nella Casa di reclusione di Massa, ufficio magazzino e "buca pranzi": quello che i detenuti vedono solitamente come un muro, al quale andare a chiedere i periodici ricambi delle lenzuola e i pacchi viveri arrivati dai familiari.
L'appuntato Ulisse: "Ero arrivato a Massa nel 1980, appena ultimato il servizio militare da agente ausiliario: ci sarei rimasto fino al giugno 1999, nonostante fosse sempre vivo il desiderio di tornare a casa". Il detenuto Samuele: "Ero stato condannato in primo grado a 11 anni di reclusione, poi ridotti a sette in appello: tradito dalle intercettazioni telefoniche con i miei complici, perché in fondo eravamo solo... tre amici al bar".
Ulisse: "Ero il responsabile del servizio, ma al massimo avevo solo due lavoranti. Era normale che ci si affidasse a un rapporto di collaborazione e di fiducia con i reclusi: e con Samuele in particolare". Samuele: "Quando mi hanno assegnato al magazzino ero tentato di rinunciare, per la 'fama' di Ulisse. Poi, anche per carattere, ho affrontato l'incarico senza pregiudizi: e in poco tempo ho cominciato ad apprezzarlo, nei limiti imposti dai nostri ruoli".
Ulisse: "Il magazzino era un settore molto delicato, una specie di barriera per i detenuti. Io affrontavo il mio lavoro con grande rigore, sono fatto così: niente di più facile che dall'esterno mi considerassero un po' troppo rigido". Samuele: "Io ho una mentalità aperta: una volta presa confidenza con Ulisse, ci siamo confrontati su come organizzare il servizio con maggior efficienza: è andata benissimo".
Ulisse: "È vero, il comandante mi chiamò per elogiarmi: io dissi che il merito era anche di Samuele". Samuele: "Il comandante era un'ottima persona e le relazioni sul mio comportamento, grazie anche alle valutazioni espresse da Ulisse, mi hanno aiutato a reinserirmi quando sono uscito".
Ulisse: "Massa era una specie di gioiello del sistema penitenziario, additata ad esempio per come riuscisse a coniugare le esigenze della custodia con gli obiettivi del recupero dei reclusi". Samuele: "Grazie alle credenziali del mio servizio in magazzino, prima del rilascio mi hanno assegnato al bar, che aveva una porta comunicante con l'esterno: in pratica una finestra sul mondo libero".
Ulisse: "Dopo vent'anni sono tornato in Sardegna, al carcere di Buoncammino a Cagliari: ma nonostante l'aria di casa, in un ambiente dalle responsabilità tanto differenti ha pesato per converso l'esperienza di Massa, così positiva e gratificante. E nel 2002, dopo solo tre anni, sono andato in pensione con il grado di sovrintendente". Samuele: "Sono uscito da Massa, da uomo libero, come un'altra persona: avevo famiglia a Milano e ho subito cercato lavoro, facendo prima le consegne in moto-taxi, poi l'autotrasportatore, anche su tratte all'estero, e infine l'idraulico".
Passano trent'anni, senza nessun ulteriore contatto. E poi è arrivato il Covid-19.
Samuele: "Ripensavo spesso a quella 'guardia' che tanto aveva contribuito a ricostruirmi una vita. Allora ho pensato che, in un momento così difficile per tutti, era giusto cercarlo e fargli sapere tutto il bene che aveva fatto per me". Ulisse: "Ricordavo Samuele, ma di certo non pensavo di aver lasciato un segno così importante nella vita di un'altra persona: è stato bello riprendere i contatti".
Ulisse e Samuele, in tempi di lockdown, si sono ritrovati prima per mail e poi per telefono: una volta passato il periodo dell'emergenza si sono promessi reciprocamente di rivedersi, per riallacciare un'amicizia nata sui due fronti del carcere, al di là dei pregiudizi. Probabilmente in Sardegna, che per Samuele sono la meta preferita delle vacanze e dove si è recentemente sposato il suo figlio maggiore, quello che lo aspettava ai tempi della reclusione.
di Carlo Lania
Il Manifesto, 1 luglio 2020
I 5 Stelle insistono per mantenerle, ma aprono sulla revisione del sistema di accoglienza. Uno dei punti sui quali l'accordo ancora non c'è riguarda le multe alle navi delle ong, che il Movimento 5 Stelle vorrebbe mantenere - anche se nella versione originaria del decreto sicurezza bis (non più maxi, bensì sanzioni comprese tra i 10 mila e i 50 mila euro) - mentre Pd, LeU e Italia Viva vorrebbero invece cancellare del tutto. Punto non certo secondario, ma che al momento sembra essere l'unico vero ostacolo a una riscrittura pressoché totale dei decreti da parte della maggioranza giallorossa convocata ieri al Viminale dalla ministra Luciana Lamorgese. Riscrittura che "non sarà un'operazione di micro belletto", assicura ancora una volta il capogruppo di LeU alla Camera Federico Fornaro al termine dell'incontro. La novità del giorno è un documento presentato lunedì sera dai 5 stelle e che, contrariamente a quanto affermato finora dai grillini, va molto oltre le modifiche richieste in passato dal Quirinale. Con in più il vantaggio di rappresentare tutte le anime del movimento, cosa che metterebbe in salvo un eventuale accordo da futuri dissensi interni.
Cuore del documento è una revisione del sistema di accoglienza dei migranti che punta a una drastica riduzione del numero dei Cas, i centri di accoglienza straordinaria il cui numero negli anni è cresciuto a dismisura (oggi sono 4.963 nei quali trovano posto 62.613 persone) a vantaggio di un sistema Sprar capace di convogliare sia la prima che la seconda accoglienza in centri piccoli in grado di garantire una maggiore integrazione. Ma anche un ampliamento dei casi in cui è possibile accedere alla protezione umanitaria e una riduzione dei tempi di detenzione nei Centri per i rimpatri (Cpr), che passerebbero dagli attuali 180 giorni a 90 (eventualmente rinnovabili per altri 90). Inoltre i permessi di soggiorno, "anche quelli per protezione speciali e per cure mediche" dovrebbero essere convertiti "in permessi di soggiorno per motivi di lavoro al fine di favorire i processi di integrazione".
Novità anche per i minori non accompagnati insieme alla possibilità per i richiedenti asilo di partecipare a corsi di formazione professionale e alla richiesta di introdurre anche il parere del Consiglio di Stato nei procedimenti di revoca della cittadinanza. "Vogliamo un decreto ordine e integrazione, perché solo ordine e integrazione creano vera sicurezza", spiega il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, il grillino Giuseppe Brescia.
Resta, come detto, il nodo delle multe alle ong sul quale anche il presidente della repubblica Sergio Mattarella aveva sollevato dubbi. "Per noi sono inaccettabili", spiega la senatrice Loredana De Petris (LeU). "Esiste un codice di navigazione e qualora ci fosse un reato è già tutto scritto e disciplinato. Basta accanimento e pregiudizi verso chi fa attività di soccorso in mare". Sul punto la riscrittura fatta dai tecnici del Viminale dell'articolo riguardante il divieto di transito e sosta delle navi in acque territoriali italiane prevede che la competenza - ora del ministero dell'Interno - torni al dicastero dei Trasporti, ma soprattutto che eventuali provvedimenti non vengano adottati se le operazioni di soccorso si siano svolte in coordinamento con i Mrcc di competenza (i centri di coordinamento dei soccorsi) e con gli Stati di bandiera nel rispetto, è scritto, "delle indicazioni della competente autorità per la ricerca e soccorso in mare emesse in base agli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali in materia di diritto del mare nonché dello statuto dei rifugiati". Formula che, con il richiamo ai trattati internazionali, lascia presupporre un maggiore rispetto per i diritti di quanti fuggono dalla Libia ma che però non esclude che, se i soccorsi vengono eseguiti nella cosiddetta area Sar (ricerca e salvataggio) libica, il coordinamento spetti a Tripoli. Cosa che nessuna ong finora ha mai accettato.
di Michela Allegri
Il Messaggero, 1 luglio 2020
L'unico braccio di ferro è sulle sanzioni per le Ong che effettueranno salvataggi senza avvisare lo Stato di bandiera e il centro di coordinamento e soccorso. Il M5S vuole che le multe restino, mentre nel testo proposto dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese non se ne trova più traccia. Il Movimento, comunque, chiede una rimodulazione dell'entità della sanzione: non più la cifra di un milione di euro decisa in sede di conversione del decreto Salvini bis, ma da 10 a 50mila euro.
In caso di reiterazione, invece, viene chiesta la confisca dell'imbarcazione.
Ieri si è tenuta la terza riunione al Viminale del tavolo di maggioranza di governo chiamato a riscrivere i decreti sicurezza, dopo i rilievi mossi dal Capo dello Stato. L'ok definitivo non è ancora arrivato, ma la soluzione condivisa è stata praticamente trovata e verrà proposta nella prossima riunione, il 9 luglio. Mentre Pd, Leu e Iv vorrebbero portare in Cdm il nuovo testo prima della chiusura estiva, il M5S preferirebbe rimandare la riforma in autunno.
I Cinque Stelle hanno presentato le loro proposte in un documento di 7 pagine consegnato al ministro: sono favorevoli alla riforma del sistema di accoglienza con il ritorno agli Sprar, all'ampliamento delle protezioni speciali e sussidiarie con la possibilità di convertirle in permessi di lavoro, al ripristino delle attività di integrazione anche per i richiedenti asilo e a ulteriori protezioni per i minori non accompagnati.
Nel documento si fa riferimento anche alla riduzione dei tempi di detenzione nei Centri per il rimpatrio dei migranti destinati all'espulsione: si torna da 180 a 90 giorni in mancanza di un accordo bilaterale con il Paese di rimpatrio. Viene proposta anche una revisione dei criteri di revoca della cittadinanza con il parere obbligatorio del Consiglio di Stato. Ora Lamorgese dovrà redigere un nuovo testo, da presentare al tavolo il 9 luglio. Intanto la Lega insorge e parla di "regali ai trafficanti". Giuseppe Brescia, che sta seguendo il tavolo per i Cinque Stelle, spiega invece: "Solo ordine e integrazione creano vera sicurezza".
Si dice soddisfatto, a nome del Pd, il viceministro dell'Interno, Matteo Mauri: "Si è sancita in modo definitivo la volontà di tutte le forze di maggioranza di andare ben oltre i rilievi espressi dal capo dello Stato sui dl Salvini, intervenendo in profondità per azzerare gli effetti negativi che hanno determinato". Anche Federico Fornaro (Leu), parla di "significativi passi avanti" fatti "senza veti e con la disponibilità all'ascolto e al confronto".
Pure Davide Faraone (Iv), parla di "passi avanti", ma li giudica "non sufficienti" e spinge sull'introduzione dello "Ius culturae". Nel frattempo continuano le partenze dal Nord Africa, mentre sulla Mare Jonio e sulla Ocean Viking viaggiano 160 persone in attesa di un porto. Lamorgese pressa l'Europa: servono "regole precise e comuni" per le navi umanitarie, con la responsabilizzazione degli Stati di bandiera e un meccanismo di ricollocamento obbligatorio.
"Abbiamo inviato a Bruxelles - fa sapere - idee e proposte con l'obiettivo di superare il principio di responsabilità del Paese di primo approdo e promuovere regole per gli Stati bandiera". La scommessa è varare un di Codice per le ong: le navi dovranno avere dotazioni adeguate ed equipaggi formati, gli interventi dovranno essere coordinati dal Centro marittimo competente - nel caso anche quello libico, gli Stati di bandiera dovranno indicare il porto sicuro e accogliere i migranti che sbarcano in altri Paesi.
pisatoday.it, 1 luglio 2020
Investimento da 1,2 milioni di euro per realizzare la struttura stabile con protagonisti gli ospiti del penitenziario. Comincia con la consegna del cantiere di oggi, 30 giugno, e lunedì prossimo con il via ai saggi archeologici, la realizzazione del Teatro stabile nel carcere di Volterra.
Entra nel vivo il progetto per assicurare ad un'esperienza trentennale e unica in Italia, che vede protagonisti diretti dell'esperienza teatrale gli ospiti del penitenziario. "È passato meno di un anno da quando, con il concorso di tutte le istituzioni coinvolte, abbiamo rilanciato questo grande progetto e oggi - commenta con soddisfazione la vicepresidente della Regione e assessore alla cultura Monica Barni - siamo ad un ulteriore, cruciale passaggio per raggiungere l'obiettivo. È un impegno che parla non solo alla Toscana, ma a tutto il paese".
nena-news.it, 1 luglio 2020
Il rapporto di un'organizzazione yemenita per i diritti umani, Mwatana, documenta oltre 1.600 casi di detenzioni arbitrarie e centinaia di torture e morti nelle prigioni segrete che le due parti in guerra gestiscono dal 2016.
Numeri impressionanti che si uniscono a quelli terribili che la guerra in Yemen consegna al mondo da cinque anni di crisi umanitaria senza precedenti: secondo l'organizzazione yemenita per i diritti umani Mwatana, entrambe le parti in guerra - il movimento Houthi e le forze governative filo-saudite - gestiscono prigioni segrete e ufficiose nel paese. È lì dentro che dal 2016 vengono fatte sparire centinaia di persone, sottoposte a brutali abusi.
Nel rapporto di 87 pagine presentato ieri, che parla di almeno undici centri di detenzione non ufficiali in Yemen, sono documentati oltre 1.600 casi di detenzioni arbitrarie, 770 casi di sparizioni forzate, 344 di tortura e almeno 66 decessi. "Torture e forme di maltrattamento crudeli, disumane e degradanti", scrive Mwatana. "Il numero e la gravità degli abusi hanno avuto un impatto sociale significativo", aggiunge l'organizzazione che spiega come intere famiglie non abbiano saputo per lunghi periodi di tempo dove i loro casi fossero detenuti.
Secondo il rapporto, intitolato "In the Darkness: Abusive Detention, Disappearance and Torture in Yemen's Unofficial Prisons", basato su 2.566 interviste a ex prigionieri, familiari, attivisti e avvocati, i responsabili delle carceri sono sia il movimento Houthi che le milizie pagate e addestrate dagli Emirati Arabi Uniti, una delle due petromonarchie (insieme all'Arabia Saudita) a controllare de facto il sud del paese, dove è presente il governo del presidente Hadi e numerosi gruppi armati separatisti in rotta costante con Riyadh.
Nello specifico gli Houthi avrebbero carceri non ufficiali nel quartier generale dei servizi segreti e a Taiz in edifici residenziali, mentre le forse emiratine gestirebbero campi nella provincia di Aden e il governo in quella di Ma'rib.
Nel settembre dello scorso anno, un comitato di esperti delle Nazioni Unite, denominato Group of Regional and International Eminent Experts on Yemen, aveva denunciato almeno 37 casi di abusi sessuali su detenute da parte delle forze emiratine in prigioni segrete nel sud dello Yemen. Alla base "600 testimonianze e numerosi documenti", spiegavano gli esperti del comitato creato nel dicembre 2017 dall'Alto Commissariato Onu per i diritti umani.
La denuncia si inserisce all'interno di una delle peggiori guerre contemporanee e in quella che l'Onu ha più volte definito la peggiore crisi umanitaria mai vista da decessi: oltre 100mila morti - di guerre, fame e malattie - tre milioni di sfollati interni, 21 milioni privi di cibo e acqua potabile a sufficienza. Risale invece alla metà di giugno la rivelazione fatta da "Mujtahidd", attivista saudita anonimo, che su Twitter ha denunciato l'esistenza di una prigione segreta gestita da Riyadh nella provincia orientale di Hadhramout, negli anni passati parzialmente occupata e gestita da al Qaeda nella Penisola Arabica, con il beneplacito delle tribù locali. "Ho ricevuto un rapporto da ex detenuti in una prigione gestita dalle forze saudite in Yemen", ha scritto in un tweet, aggiungendo che il carcere sconosciuto non è ovviamente rispettoso degli standard internazionali. Sarebbero migliaia gli yemeniti detenuti lì negli ultimi anni.










