di Nicoletta Martelletto
Giornale di Vicenza, 29 giugno 2020
Sole. Doppiamente sole nei mesi della pandemia. Sono le donne che non hanno potuto chiedere aiuto mentre in casa si consumava la violenza. Ma sono anche le donne in carcere, che per settimane non hanno potuto comunicare con l'esterno, ai margini di un evento epocale. Raccogliendo una doppia sfida, la giornalista televisiva Francesca Carollo, thienese, ha trasformato in un libro la loro sofferenza. Lo ha prodotto in proprio la onlus "Wall of Dolls", di cui Francesca è presidente, che combatte la violenza sulle donne con interventi, documentari e l'installazione del muro delle bambole.
Dopo aver girato per 4 mesi nel carcere di San Vittore a Milano, lo scorso anno il documentario "Donne in prigione", presentato alla Mostra del Cinema di Venezia con Jo Squillo e Giusy Versace, le storie che non sono entrare nel film si sono riversate sulla carta. Il libro viene inviato gratuitamente scrivendo a
Francesca, quante storie ci sono dietro quelle sbarre?
Tantissime, avevo raccolto 80 ore di girato e ne ho usato davvero poco. Ho deciso nel periodo del lockdown di farne un testo perché ci sono vicende incredibili: la figlia del malavitoso; la nigeriana schiava per 3 anni in Libia, poi a Lampedusa, quindi finita a Milano nel giro della prostituzione; la ragazza che ha ucciso la sorella e tentato di ammazzare anche la madre; una bellissima spacciatrice internazionale che faceva imbottire i tronchi di legno di cocaina... vicende molto forti, che riconducono al perché queste donne commettono reati. Scavando nel loro passato, tutte sono state vittime di qualche violenza verbale, psicologica o fisica. Padri, fratelli o compagni le hanno picchiate. Questo non giustifica in nessun modo i loro reati, ma mette a nudo il limbo in cui si sono trovate. Ciascuna ha chiaro dove ha sbagliato, perché ha sbagliato, dovunque c'è l'assenza di famiglia o di aiuto.
Il libro doveva uscire per l'8 marzo con una casa editrice, la pandemia ha bloccato tutto ma queste stesse donne hanno cominciato a scriverle...
Dal carcere le loro lettere parlavano di isolamento totale. Il Covid-19 ha tagliato ogni legame, ogni incontro, zero telefonate. Nessuna sapeva cosa accadeva fuori, se i familiari stavano bene. In più il distanziamento in un carcere come San Vittore è impossibile, quindi si sommava la preoccupazione sulla salute, pochissimi i dispositivi di protezione. In fondo anche la mia vita, la nostra vita, era diventata un carcere in questi due mesi e mezzo, tutti abbiamo sperimentato cosa significa per davvero la privazione della libertà.
Lei scrive che il virus è stato un po' come un cecchino che colpisce senza pietà.
Una metafora per dire è stato un blocco violento quella della nostra vita in questi mesi e mi pareva giusto parlare del libro anche di questo. Quindi alle testimonianze si sono aggiunte le lettere e abbiamo deciso di far uscire il testo con la onlus come iniziativa culturale, per cambiare questa cultura terribile di sopraffazione. Durante il lockdown il 1522 (l'Help Line Violenza e Stalking numero voluto dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, ndr) ha smesso di suonare. Noi stesse abbiamo cercato di portare via da casa una donna che ha chiesto aiuto ma non ci siamo riuscite. Una battaglia perduta. Il lavoro da fare è tantissimo.
Qualche battaglia l'avete vinta, Pinky è una delle vostre testimonial. La sua storia?
Parvinder Pinky Aoulakh di Brescia, data in sposa per accordi familiari ad un indiano che la picchiava anche incinta, dopo aver partorito l'atteso secondogenito maschio e ascoltato i genitori che le dicevano di sopportare, ha subito nel 2015 una aggressione col fuoco: lui non tollerava i suoi modi occidentali. È stata salvata dai vicini e fa conferenze con noi. La aiutiamo, così come altre donne sfregiate o aggredite in Calabria, facciamo rete con la Only The Brave Foundation di Rosso, piccole cose che i nostri donatori ci consentono.
di Gemma Brandi*
quotidianosanità.it, 29 giugno 2020
All'interno del webinar sulla pandemia alla prova della responsabilità, che Diritti in Movimento Toscana ha fortemente voluto e ideato, organizzandola poi con Diritti in Movimento Sicilia all'interno di Diritti in Movimento, il 30 giugno alle 17 sarà possibile ascoltare il parere della giovane eppur nota penalista Susanna Arcieri che non solo svolge la professione di avvocato, ma ha un ruolo di primo piano nella rivista online Diritto Penale Uomo, una pubblicazione libera e avveduta, aperta ai contributi innovativi e ai pareri di esperti delle varie discipline.
La sua relazione, dal titolo "Sicurezza sul lavoro e pandemia: profili di rilevanza penale dei fatti occorsi durante l'emergenza Covid in ambito sanitario", aprirà una prospettiva assai interessante su quanto accaduto ai sanitari durante questa dolorosa fase della pandemia. Sarebbe lesivo del dolore che una ferita ancora aperta procura ai superstiti e agli attori di questa vicenda, ignorare aspetti che chiamano in causa la necessità di rispondere dell'accaduto con coraggio e piena trasparenza, con generosità e fraternità.
Seguirà un intervento della Dottoressa Antonella Tuoni, direttore della Casa Circondariale Gozzini di Firenze, che affronterà il tema "Il carcere ai tempi del coronavirus". La relatrice è stata scelta per la capacità dimostrata nell'affrontare situazioni estreme all'interno del mondo della pena. Fu lei a dare un volto decisamente diverso all'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino negli ultimi anni di apertura di quell'istituto.
Lo fece da dirigente amministrativo, intervenendo sui modi e sui mezzi di contenzione che vigevano prima del suo arrivo, dando avvio a un piano di umanizzazione strutturale e di messa in sicurezza di spazi che difficilmente si sarebbero potuti definire sanitari, intervenendo cioè sospinta da una pietas civile e da un rispetto per il diritto e per i diritti dei più fragili. In tal modo capovolse in poche stagioni il volto di un luogo che era stato definito, con altri, dall'allora Presidente della Repubblica "indegno di un Paese appena civile".
Il passaggio di Antonella Tuoni fu un momento di rivoluzione trattamentale al punto che, quando mi ritrovai, per una di quelle straordinarie carambole del caso, a chiudere l'Opg di Montelupo Fiorentino che avevo lasciato nel 1991, trovandolo troppo distante da quello che ritenevo il minimo rispetto dovuto a un portatore di sofferenza psichica, mi spiacque che tanto lavoro e tanta bellezza fossero liquidate, anziché riutilizzate per nuovi obiettivi che le leggi ponevano al responsabile della salute in ambito penitenziario. Vedremo come anche l'emergenza Covid-19 in carcere sia stata affrontata con brillante semplicità da una dirigente accorta.
Susanna Arcieri e Antonella Tuoni sono state indicate da chi scrive, quale Coordinatrice di Diritti in Movimento Toscana, trovandole esponenti di una capacità, che ritengo non estranea al loro essere donne, di tenere insieme pratica e teoria. Non alla maniera di quei laureati in Giurisprudenza che mirano a un posto universitario e frattanto usano la professione per sbarcare il lunario, ma come persone consapevoli del fatto che solo la pratica in continuo divenire sia in grado di produrre una teoria interessante e utile, mentre la teoria sganciata dalla propria pratica, non dalla pratica altrui, è destinata ad avere pochissima vela. Sono persone che non hanno smesso di studiare e di produrre un pensiero a partire dalle sempre nuove richieste di una attività che cambia giorno per giorno, che da tale attività non si sono lasciate annichilire.
A concludere l'incontro sarà una teorica di Diritto Civile, la Professoressa Daniela Fisichella, della Università di Catania, con relazione dal titolo "Organizzazione Mondiale della Sanità e la reazione alla pandemia Covid-19, tra approccio integrato e politiche sanitarie nazionali".
A indicare questa presenza è stata l'Avvocato Mariagrazia Caruso, Coordinatrice di Diritti in Movimento Sicilia. Sempre alla stessa ora, il 7 luglio sarà possibile seguire tre civilisti siciliani e, a conclusione dell'incontro, la Presidente della Corte d'Appello di Firenze, Margherita Cassano, e il 10 luglio i Presidenti del Tribunale di Firenze, Dottoressa Marilena Rizzo, e di Prato, Dottor Francesco Gratteri, mentre il Professor Gianni Baldini concluderà quel meeting con disamina degli aspetti bioetici della vicenda.
Chiunque potrà collegarsi, utilizzando i seguenti ID e password: ID 964 2040 8787 e Password 6W9iFe, e il seguente link: Join Zoom Meeting https://zoom.us/j/96420408787?pwd=WVhpY3FMbEM3UVJ3NEdWdlhWa1lBZz09
*Psichiatra psicoanalista, Esperta di Salute Mentale applicata al Diritto
Il Sole 24 Ore, 29 giugno 2020
Impugnazioni - Effetto estensivo - Motivi di impugnazione aventi natura soggettiva - Estensione al coimputato - Esclusione - Fattispecie. Il principio previsto dall'art. 587 cod. proc. pen., riguarda l'estensione, all'imputato non impugnante sul punto, degli effetti favorevoli derivanti dall'accoglimento del motivo di natura oggettiva dedotto dal coimputato, ma non implica l'estensione da un coimputato all'altro dell'accoglimento di motivi fondati su ragioni soggettive.
• Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 17 giugno 2020 n. 18447.
Esecuzione - In genere - Esecuzione nei confronti di imputato non impugnante - Legittimità - Impugnazione di altro coimputato - Sospensione dell'esecuzione - Esclusione - Ragioni. La proposizione dell'impugnazione contro la sentenza di condanna da parte di uno degli imputati non determina la sospensione dell'esecuzione della pena nei confronti dei coimputati condannati e non impugnanti per i quali la sentenza sia divenuta irrevocabile, poiché l'effetto estensivo dell'impugnazione opera solo, come rimedio straordinario, quando è riconosciuta la fondatezza del motivo non esclusivamente personale di censura dedotto dall'imputato diligente.
• Corte di cassazione, sezione I penale, sentenza 12 marzo 2020 n. 9929.
Impugnazioni - Effetto estensivo - Limiti - Operatività anche per la condanna risarcitoria civile - Esclusione. L'accoglimento dell'impugnazione proposta da uno dei coimputati con riguardo alla sola condanna al risarcimento dei danni non giova ai coobbligati in solido, atteso che l'effetto estensivo dell'impugnazione concerne i soli casi in cui questa investa, sia pure con eventuali ricadute civilistiche, il profilo della responsabilità penale e non anche quelli in cui attenga ad aspetti esclusivamente risarcitori.
• Corte di cassazione, sezione V penale, sentenza 26 luglio 2019 n. 34116.
Impugnazioni - Effetto estensivo - Ricorso per cassazione - Motivo non esclusivamente personale - Accoglimento - Reato commesso in concorso - Estensione dell'impugnazione - Beneficiari - Individuazione - Fattispecie. L'effetto estensivo dell'impugnazione, in caso di accoglimento di un motivo di ricorso per cassazione non esclusivamente personale, giova anche agli altri imputati che non hanno proposto ricorso, ivi compresi coloro che hanno concordato la pena in appello, che hanno proposto un ricorso originariamente inammissibile o che al ricorso hanno successivamente rinunciato. (In applicazione di tale principio, la Corte ha escluso l'effetto estensivo con riferimento alla sentenza di assoluzione di un concorrente in un reato associativo, il cui contributo partecipativo era risultato cronologicamente distonico rispetto all'epoca in cui aveva operato l'organizzazione, alla quale il ricorrente era stato ritenuto affiliato).
• Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 10 dicembre 2018 n. 55001.
iqna.ir, 29 giugno 2020
Attivisti per i diritti umani e utenti dei social media hanno lanciato una campagna online per chiedere la fine immediata dell'uso della tortura contro i dissidenti politici nelle carceri e nei centri di detenzione del Bahrein. Gli attivisti hanno lanciato l'hashtag arabo "Stop Torture in Bahrain" su Twitter, esortando le persone a riversarsi su Internet alle 20:00. ora locale (17:00 GMT) di venerdì e chiamata per la cessazione della pratica disumana.
L'iniziativa mira a commemorare la Giornata internazionale delle Nazioni Unite a sostegno delle vittime della tortura, che si tiene ogni anno il 26 giugno per denunciare il crimine di tortura e onorare e sostenere le vittime e i sopravvissuti in tutto il mondo, ha riferito Press TV. Il Bahrein ha visto proteste anti-regime negli ultimi nove anni. La richiesta maggiore è stata l'eliminazione del regime di Al Khalifa e l'istituzione di un sistema giusto e conclusivo che rappresenti tutti i cittadini del Bahrein.
Il regime di Manama, in cambio, ha ignorato le chiamate e sta proseguendo con la sua pesante repressione e la persecuzione di attivisti per i diritti umani e dissidenti politici. Il parlamento del Bahrein ha approvato il processo contro civili in tribunali militari il 5 marzo 2017. La mossa ha suscitato una condanna diffusa da parte di organismi e attivisti per i diritti umani ed è stata descritta come l'imposizione di una legge marziale non dichiarata in tutto il paese. Il re del Bahrein Hamad bin Isa Al Khalifa ha timbrato l'emendamento costituzionale il 3 aprile dello stesso anno.
di Francesco Battistini
Corriere della Sera, 29 giugno 2020
Veli e doppi veli. Cimbalini e tamburelli. Corpetti e cavigliere. Se c'è un segreto che ancora si nasconde nell'Egitto profondo, e da sempre spaventa quello ufficiale, non è il terrorismo. Da Napoleone a Mubarak, dai Fratelli musulmani ad Al Sisi, ogni padrone del Cairo prima o poi deve vedersela con le mascherate imperlinate della danza del ventre.
Con quel che significa nell'allusione sessuale. Con quel che libera nei momenti di repressione. Tutti a digitare raqs al-sharqi, le parole chiave del ballo orientale, e vai con gli ombelichi al vento. L'ultimo caso esplode su Tiktok, la piattaforma cinese, e riguarda una delle ballerine più famose ed esperte: Samia Ahmed Attia Abdel Raman, in arte Sama al-masry, 44 anni, arrestata il 23 aprile e condannata ieri a tre anni di carcere, più altri tre con l'obbligo di firma e 16 mila euro di multa, per un video "che incita alla dissolutezza e all'immoralità".
Tutta galera che si farà: Al Sisi è sulla linea dell'amministrazione Trump e dell'Europa e ha deciso che questo Tiktok è una minaccia, una subdola forma di penetrazione, e una punizione alla danzatrice farà d'esempio.
E' il social prediletto del movimento antirazzista Usa, con i video danzanti di "Black Lives Matter". Ed è partito da lì il sabotaggio del comizio di Trump, biglietti prenotati online e i posti vuoti. Ha lanciato l'idea una donna di 50 anni, firmandosi "nonna Tiktok". bene la lingua e il mouse: sette anni fa, quando governavano gli islamisti di Morsi, finì nei guai per un video che irrideva il velo musulmano. E l'anno dopo, finì in prigione per un altro sketch sul presidente dello Zamalek, la sacra squadra di calcio cairota che nessuno può nominare invano.
Stavolta, la faccenda è più seria e Sama si difende dicendo che qualcuno le ha rubato l'account e ha diffuso quei video privati. Le accuse vanno dagli atti osceni all'incitamento alla prostituzione, ma c'entra la stretta di vite che il regime sta imponendo a chi va troppo sul social cinese: pochi giorni prima di lei è finito dentro uno studente universitario, Hanin Hossam, che sempre su Tiktok avrebbe pagato le sue compagne di corso perché si filmassero con una certa libertà. "C'è una bella differenza fra libertà e dissolutezza", la denuncia d'un deputato tradizionalista, John Talaat: "Coi video postati, i ragazzi stanno distruggendo i valori della famiglia e violando la nostra Costituzione".
La guerra di Al Sisi a Tiktok ha sponde robuste. Perché il suo miliardo di video scaricati - voluto dai cinesi nel 2018 per raggiungere la generazione X dai 13 anni in su, usato al 60% dai teenager, ormai diffuso in 150 Paesi e in 75 lingue - più di Instagram e Whatsapp sta diventando il mezzo ultrarapido per veicolare balli & canti apparentemente innocenti e, insieme, agitare le censure dei regimi e i sospetti dei governi democratici.
La Cina per prima è riuscita a cancellare argomenti sensibili come Tienanmen, il Tibet o la setta religiosa Falun Gong. Ma solo qualche giorno fa in Georgia, Usa, s'è dovuto intervenire su ragazzini che inviavano video razzisti. E in Germania s'è trovata una rete di pedofili.
Anche le questioni dei furti d'identità (la stessa che denuncia Sama) o dell'esproprio di dati personali sono ormai un tema sensibile. "Società tradizionali come quella egiziana faticano ad accettare i cambiamenti di questa tecnologia", dice Enessar Al-said, storica avvocata dei diritti umani al Cairo. Chiusa nel carcere dei più temuti oppositori, la danza macabra di Sama è solo cominciata. E il suo account Tiktok è stato subito disattivato.
di Gustavo Ghidini*
Corriere della Sera, 28 giugno 2020
La discussione deve svolgersi avendo al centro il concetto/valore della giustizia come servizio pubblico: servizio ai cittadini. In questa prospettiva, sono prevalenti gli argomenti a favore del mantenimento e del rafforzamento di una puntuale separazione di funzioni: non, invece, di carriere.
retisolidali.it, 28 giugno 2020
Presentato il Rapporto 2020 del Garante. Tornano a crescere le presenze in carcere in giugno. Chiesta l'introduzione del reato di tortura. Il 19 giugno 2020, il Garante Nazionale delle Persone Detenute o private della libertà personale, ha consegnato la Relazione al Parlamento 2020, che analizza la situazione del 2019 e dei primi mesi del 2020.
di Viviana Lanza
Il Riformista, 28 giugno 2020
Ci sono date che servono a ricordare quel che dovrebbe essere ricordato sempre e sollecitare un impegno che andrebbe assunto quotidianamente. Una è quella del 26 giugno, giornata mondiale contro la tortura. Il termine non evoca solo prassi brutali di Paesi lontani, la tortura può avere mille sfumature. Tortura possono essere i trattamenti che mortificano la dignità di una persona o negano il rispetto di diritti fondamentali. Tortura sono i soprusi o le costrizioni. "Nessun individuo deve essere sottoposto a tortura o comunque a trattamenti degradanti e disumani", hanno ricordato l'Osservatorio regionale delle carceri e il garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello, in occasione della giornata mondiale contro la tortura.
di Amedeo Junod
Il Riformista, 28 giugno 2020
C'è chi è diventato amministratore di condominio e scrittore umoristico o chi ha aperto un'attività commerciale. C'è chi poi, purtroppo, ha oramai un'età in cui fatica a ricollocarsi nel mercato del lavoro, ed è costretto alla precarietà di lavori più modesti, ben lontani dai grandi fasti che alimentano solitamente le ambizioni di chi intraprende la carriera legale.
Parliamo di avvocati, o meglio, di ex avvocati, professionisti che dopo anni di studio, lavoro e sacrifici hanno rinunciato al nobile sogno di difendere i diritti dei cittadini di fronte al muro insormontabile della crisi della professione. Oramai da molti anni il numero di iscritti all'Albo decresce vertiginosamente, per non parlare di chi sceglie di rinunciare all'iscrizione pur di non far fronte agli oneri contributivi e a tutte le spese connesse ad un mestiere prestigioso ma attraversato da una crisi dalle radici profonde.
"Già a partire dal 2006 - ricorda Antonio Tafuri, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Napoli - le cosiddette liberalizzazioni di Bersani avrebbero dovuto essere uno stimolo per la concorrenza e un aiuto per i giovani, ma in realtà si tradussero soltanto in un ulteriore restringimento della concorrenza".
C'è poi il problema dell'obbligo di iscrizione alla cassa forense, legato all'imposizione di minimi contributivi molto alti, che ha portato moltissimi giovani avvocati a rinunciare al loro sogno, soffocato da proibitivi oneri previdenziali. La saturazione del mercato, la concorrenza sleale al ribasso e un sistema giudiziario dai tempi talmudici e da una burocrazia soffocante e kafkiana, hanno fatto il resto, lasciando affogare i "pesci piccoli", a vantaggio di pochi navigati studi legali. Con la crisi legata al Covid poi, dalla tragedia si è passati alla farsa: "non è un mistero che tutti i settori della società hanno riaperto tranne le scuole e le udienze in tribunale. E questo oggi è una cosa che se non fosse drammatica sarebbe da definire ridicola", sottolinea Armando Grassitelli, che tra una pratica e l'altra della sua attività di amministratore di condominio ha trovato anche il tempo di passare dal linguaggio tecnico dei testi legali a quello artistico della letteratura, fino a vincere il prestigioso Premio "Massimo Troisi" con la raccolta di racconti "Una Famiglia con la Emme Maiuscola".
Collabora con una piccola attività commerciale di famiglia invece Paolo Mariani, nei cui occhi si legge il vivo rancore per una scelta di vita gravida di aspettative e di promesse, che si è poi tristemente rivelata insufficiente per "tirare avanti e crescere una famiglia, con le relative spese e le incombenze".
Per lui, come per Manuela Turchiarelli e Vincenzo Barbato, l'avvocatura, prima di essere una professione, costituiva un grande sogno, nutrito dall'ambizione e dall'intraprendenza che da ragazzi ha portato tutti loro a investire tempo e fatica in studi complessi e in una lunga e tortuosa formazione. Passione e sudore che non hanno retto, a lungo termine, di fronte alla cruda realtà dei fatti. Manuela e Vincenzo si amano, e un velo di nostalgia li avvolge mentre ci parlano di quando si sono conosciuti, proprio in concomitanza della prova d'abilitazione alla professione. Dopo anni di tentativi, sono stati costretti ad abbandonare il loro studio a conduzione familiare, per ritrovarsi indebitati e senza un posto stabile, né giovani né vecchi, a dover accettare di intraprendere professioni precarie e lontane dalle loro ambizioni di partenza.
"La crisi e la fine della nostra carriera ci ha impedito di sposarci e di avere bambini", racconta Manuela, con legittima rabbia e delusione. "Ma bisogna smettere di non parlare della crisi della professione solo per non intaccarne il prestigio nominale e nasconderne la progressiva proletarizzazione". Vincenzo le sorride, la guarda, e le promette che quando sarà possibile la sposerà, "non appena le loro vite lavorative avranno raggiunto nuovamente una maggiore stabilità e sicurezza economica". Dura lex.
Il Dubbio, 28 giugno 2020
Di seguito la lettera inviata giovedì ai vertici dell'Anm da Roberto Carrelli Palombi, presidente del Tribunale di Siena e difensore di Luca Palamara nel procedimento dinanzi all'associazione.
Carissimo Presidente e carissimi colleghi, ho letto con molta sorpresa ed altrettanta amarezza il Vostro comunicato in data 24.6.2020 tuttora presente sul sito dell'Anm.
Non mi sarei aspettato che, in risposta ad una mia intervista al quotidiano il Dubbio che conteneva, tra l'altro, legittime critiche ad una decisione assunta dal C. d. c. con particolare riguardo alle procedure adottate, mi venisse replicato di avere reso affermazioni false. Al di là dei toni utilizzati nei miei confronti che mi sembrano un po' sopra le righe e non in linea con l'abituale dialettica associativa alla quale da tanto tempo partecipo anche con molti di Voi, mi permetto di rilevare quanto segue.
Al contrario di quanto da Voi affermato, nella mia intervista non si dice affatto che la proposta del Collegio dei Probiviri e la delibera del Comitato direttivo centrale si fonda su articoli di stampa; viceversa io ho affermato che il dott. Palamara si è potuto difendere davanti al Collegio dei Probiviri sulla base di una contestazione che faceva riferimento a notizie tratte da articoli di stampa (nota indirizzata al dott. Palamara a firma del presidente del Collegio del 22.7.2019 prot. 31/19/BDM/es); non a caso, in quella sede nel corso dell'audizione del dott. Palamara tenutasi in data 2.3.2020, ho eccepito il difetto della contestazione, per la mancata specificazione dei comportamenti attraverso i quali si sarebbero consumate le plurime violazioni del codice etico addebitate allo stesso dott. Palamara (verbale audizione del dott. Palamara dinanzi al Collegio dei Probiviri in data 2.3.2020).
È vero, allora era già stata acquisita da parte del Collegio dei Probiviri l'ordinanza cautelare emessa dalla sezione disciplinare del Csm ed era conosciuta la motivazione della sentenza della Corte di Cassazione con la quale era stato respinto il ricorso proposto dal dott. Palamara; ma di detti atti non vi era alcuna menzione nella suddetta contestazione elevata dal Collegio dei Probiviri al dott. Palamara.
Evidenziavo, quindi, che solo attraverso le conclusioni del Collegio (atto a firma del presidente del Collegio del 2.3.2020 comunicato mio tramite al dott. Palamara solo in data 12.6.2020), quelle contestazioni, inizialmente del tutto generiche e tali da non consentire un'adeguata difesa, si erano poi materializzate nella descrizione dei comportamenti contestati; proprio in ciò, a mio avviso, poteva giustificarsi la richiesta avanzata dal dott. Palamara di rendere dichiarazioni dinanzi al Cdc, richiesta, peraltro, già preannunciata dinanzi al Collegio dei Probiviri.
In sostanza, pare evidente che al dott. Palamara è stato negato il diritto di difendersi rispetto a comportamenti questa volta ben dettagliati e circostanziati per come descritti nelle conclusioni dei Probiviri al Cdc. Ed è stata negata anche al sottoscritto la possibilità di intervenire al Cdc per illustrare le ragioni sottese alla richiesta del dott. Palamara; ciò ha determinato la necessità dell'intervista, resa peraltro, nonostante la forte attenzione mediatica alla vicenda, esclusivamente ad un quotidiano particolarmente attento alle problematiche attinenti al funzionamento della Giustizia ed alle attività delle componenti delle associazioni di categoria coinvolte.
Mi sembra ancora necessario precisare che il procedimento disciplinare a carico del dott. Palamara dinanzi al Csm non è stato affatto definito, essendosi esaurita solo la fase cautelare ed i rinvii della trattazione del procedimento dinanzi al Collegio dei Probiviri sono stati determinati, come può evincersi dai verbali del Collegio, solo da impedimenti dello scrivente o dello stesso dott. Palamara; solo in data 12.12.2019 era stato chiesto, tra l'altro, di attendere il deposito della sentenza della Corte di Cassazione sul ricorso proposto dal dott. Palamara, la cui trattazione era avvenuta all'udienza del 3.12.2019.
Nulla posso dire sulla strategia difensiva del dott. Palamara nel procedimento che lo riguarda pendente dinanzi alla Procura di Perugia e su eventuali acquisizioni di atti da parte dell'Anm; viceversa, come a Voi certamente noto, al dott. Palamara, da quell'Autorità giudiziaria, è stata negata, allo stato, la possibilità di acquisire elementi probatori, a suo dire utili, per chiarire i fatti oggetto di contestazione da parte del Collegio dei Probiviri. Alla luce di quanto fin qui esposto e risultante dagli atti in Vostro possesso e dal testo chiarissimo della mia intervista al quotidiano Il Dubbio, Vi invito a rettificare il contenuto del Vostro comunicato in data 24.6.2020, sicuramente frutto di un fraintendimento delle mie dichiarazioni.
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