di Giusy Santella
linkabile.it, 25 giugno 2020
Di recente, il regime del 41bis è tornato al centro del dibattito dell'opinione pubblica. Tuttavia, ancora una volta, non si è trattato di una discussione che mettesse al centro l'individuo e la funzione della pena, bensì dell'ennesimo tentativo di rendere ancora più afflittivo e punitivo l'attuale sistema penale.
di Giusy Santella
linkabile.it, 25 giugno 2020
Di recente, il regime del 41bis è tornato al centro del dibattito dell'opinione pubblica. Tuttavia, ancora una volta, non si è trattato di una discussione che mettesse al centro l'individuo e la funzione della pena, bensì dell'ennesimo tentativo di rendere ancora più afflittivo e punitivo l'attuale sistema penale.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 25 giugno 2020
Al via "Sui pedali della libertà". "La nostra Costituzione scommette sul cambiamento, sull'idea che la personalità del condannato non è incisa per sempre al reato che ha commesso ma è aperta al cambiamento". Un tour in bicicletta da un capo all'altro del Paese attraverso le carceri italiane. Un viaggio di dieci giorni e circa 2000 chilometri tra il Brennero e Capo Passero che Il Dubbio percorrerà raccogliendo le voci di chi vive quotidianamente gli istituti penitenziari: istituzioni, associazioni e, naturalmente, i detenuti.
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 25 giugno 2020
Uno sportello gratuito di ascolto per tutto il personale in servizio negli istituti penitenziari sarà disponibile da domani grazie al protocollo d'intesa biennale firmato ieri dalla Direzione Generale del Personale e delle Risorse (Dgpr) dell'Amministrazione Penitenziaria e dall'Associazione di Protezione Sociale (Aps) "Girotondo intorno al sogno".
gruppocrc.net, 25 giugno 2020
Conferenza europea, giovedì 25 giugno 2020, dalle 17:00 alle 19:00 (con Zoom, in italiano, apertura 16:45). Interverranno: il Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Bernardo Petralia; la Garante nazionale dell'infanzia e dell'adolescenza, Filomena Albano; il Capo del Dipartimento della Giustizia Minorile e Comunità Gemma Tuccillo; il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma; la Past President della rete Cope (Children of Prisoners Europe), Lucy Gampell; la Presidente di Bambinisenzasbarre, Lia Sacerdote.
Sono previsti gli interventi programmati di: Maria Visentini già Ispettore Superiore Polizia Penitenziaria; Elias Oliver Kastner (Spagna) vicepresidente Fédérazione dei Relais Enfants Parents International e delegato del Consiglio d'Europa; Alain Bouregba (Francia) presidente Frep; Viviane Schekter (Svizzera) Direttore Frep Romand e altri partecipanti alla videoconferenza sono stati invitati a intervenire.
La domanda chiave parte dalla Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti e dalla Raccomandazione Europea Cm/Rec (2018)5 per riflettere sul carcere, diffondere le esperienze positive in atto e contribuire a costruire un sistema penitenziario più umano, giusto e resiliente. Ogni anno l'Associazione Bambinisenzasbarre Onlus, all'interno della Campagna europea Non è un mio crimine ma una mia condanna, promossa dal network europeo Cope (Children of Prisoners Europe) di cui Bambinisenzasbarre è membro per l'Italia e nel board, promuove la campagna italiana Carceri aperte, in collaborazione con il Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) per portare all'attenzione il tema della relazione figli-genitori detenuti e organizza in ogni istituto penitenziario dei momenti speciali per le famiglie durante tutto il mese di giugno.
Il tema guida della Campagna è il mantenimento della relazione figli-genitori detenuti, diritto rappresentato dalla Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti (*) e la sua applicazione in questi anni nel sistema penitenziario. Quest'anno la Campagna di giugno "Carceri Aperte", a causa dell'emergenza Covid-19, è diventata "In attesa di Carceri Aperte, figli-genitori connessi". È partita il 26 maggio con la Videoconferenza europea di apertura.
"L'emergenza Covid-19 ha imposto un blocco anche nel percorso di buone pratiche e procedure aderenti alla Carta attuate nelle carceri italiane. È un blocco che ci auguriamo rimanga temporaneo, per non disperdere tutto il lavoro di questi ultimi vent'anni.
Il lavoro di monitoraggio previsto dalla Carta ci consentirà di presidiare il dopo Covid e contribuire a mantenere ciò che di positivo l'emergenza ha reso necessario, come l'aumento di contatti con le videochiamate, e le iniziative a distanza introdotte a sostegno integrando e potenziando le buone pratiche consolidate.
Nell'emergenza del "distanziamento sociale" la linea guida è stata quindi, non "distanza sociale" ma "socializzazione della distanza". Afferma Lia Sacerdote, presidente di Bambinisenzasbarre. Durante la Campagna europea, in particolare in giugno, nel periodo di blocco e post-blocco causato dal Covid-19, Bambinisenzasbarre ha attivato e portato avanti varie iniziative per sostenere, a distanza, le famiglie colpite dai genitori detenuti. In particolare:
(*) La Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti è la prima e unica esistente e attiva in Europa (firmata nel 2014 dal Ministro della Giustizia, dalla Garante nazionale dell'Infanzia e dell'Adolescenza e da Bambinisenzasbarre). La Carta è diventata poi il testo guida per la Raccomandazione europea Cm/Rec (2018)5, 04.04.2018, firmata dai 47 stati del Consiglio d'Europa.
di Emilio Pucci
Il Messaggero, 25 giugno 2020
L'aula della Camera ha approvato con 305 voti favorevoli e 232 contrari la fiducia posta dal governo sul decreto Giustizia. E ora le forze politiche di maggioranza e opposizione attendono la riforma del Csm che il Guardasigilli Alfonso Bonafede dovrebbe portare in Cdm la prossima settimana. Forza Italia e Italia viva hanno issato nuovamente la bandiera della separazione delle carriere ("Ma - osservano fonti dem - sono freddi pure Lega e Fdi") e il Pd rilancia - con il vice segretario Orlando - il progetto una sorta di Alta Corte per la responsabilità disciplinare di tutte le magistrature, e non solo di quella ordinaria.
Nei fatti, sulla giustizia non c'è aria di collaborazione in Parlamento. I renziani in Commissione a Montecitorio appoggiano le battaglie del partito azzurro anche sul tema dello stop alla riforma della prescrizione, ma per ora non c'è alcun rischio che la maggioranza vada sotto.
"Occorre togliere dal tavolo temi divisivi", l'invito del responsabile Giustizia del partito del Nazareno, Walter Verini. "Ci dicono no su tutto; per loro, la nostra collaborazione deve essere unilaterale", attacca il forzista Costa. Il Guardasigilli sta ultimando la bozza della riforma del Csm che porterà all'attenzione del premier Conte. Il presidente del Consiglio appoggia le idee del responsabile di via Arenula, si è limitato a chiedere che venga dato seguito all'appello del presidente della Repubblica. E così ci sarà una stretta alle "porte girevoli" tra politica e magistratura. Uno stop per mettere fine alle degenerazioni delle correnti e che coinvolgerà anche i magistrati fuori ruolo.
Inoltre, i magistrati segretari non verranno designati attraverso meccanismi di cooptazione. Sul punto ci ha lavorato il sottosegretario Andrea Giorgis. Con il Pd che ha ottenuto che non ci sarà alcun divieto di ingresso nell'organo di autogoverno della magistratura per i politici. Al di là di qualche fibrillazione Pd, M5S, Iv e Leu hanno serrato i ranghi. Il segnale è arrivato ieri con il semaforo verde al decreto giustizia che proroga al 1 settembre il termine a partire dal quale la riforma della disciplina delle intercettazioni troverà applicazione.
Sarà inoltre consentito alla polizia penitenziaria di utilizzare i droni per assicurare una più efficace vigilanza sugli istituti penitenziari e garantire la sicurezza al loro interno. Si chiude il caso delle scarcerazioni di alcuni boss mafiosi e di detenuti colpevoli di reati gravi, a seguito dell'emergenza coronavirus: la modifica apportata con il provvedimento consiste nella previsione di un parere obbligatorio che i giudici di sorveglianza devono richiedere al Procuratore antimafia in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata ed alla pericolosità del soggetto. "Vi è l'obbligo di revoca del provvedimento di ammissione alla detenzione domiciliare in deroga quando vengano meno le condizioni per le quali era stata concessa".
Per i detenuti viene confermata la possibilità di colloqui a distanza mediante apparecchiature e collegamenti e di poter vedere i propri congiunti almeno una volta al mese. Dal 1 luglio il sistema giudiziario tornerà alla normalità. Infine il decreto istituisce presso il ministero della Salute una piattaforma per il tracciamento dei contatti tra le persone che installino, su base volontaria, un'apposita applicazione per dispositivi di telefonia mobile complementare; è un sistema di allerta sulle persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi al virus Covid-19.
di Liana Milella
La Repubblica, 25 giugno 2020
I tribunali ripartiranno dal primo luglio. Sulla separazione delle carriere si dividono Renzi e il Pd. Un voto di fiducia privo di ansia. Alla Camera finisce 305 contro 232 (con 2 astenuti) sul decreto "misto" che raggruppa il nuovo, ma questa volta definitivo rinvio della legge sulle intercettazioni, al primo settembre. Ma anche le norme sull'App immuni.
Nonché i due decreti riuniti del Guardasigilli Alfonso Bonafede contro le 220 scarcerazioni di altrettanti boss mafiosi avvenute in una quarantina di giorni tra marzo e aprile. Il primo decreto è quello che obbliga i magistrati di sorveglianza a sentire il parere delle procure antimafia e anche del procuratore nazionale antimafia.
Il secondo, peraltro già impugnato davanti alla Consulta da tre uffici giudiziari, è quello che obbliga le toghe a verificare le condizioni che hanno permesso i domiciliari. Tra le norme c'è anche quella che fa ripartire la giustizia il primo luglio, lasciandosi alle spalle il lockdown dovuto al Covid. Al via definitivo mancano solo - e sono previsti per domani - il voto sugli ordini del giorno e poi quello finale.
Ma come antipasto sulla giustizia ecco che torna l'incubo, per Bonafede e la maggioranza giallorossa, della separazione delle carriere. Di buon mattino lo ributta in pista Matteo Renzi. Giusto alla vigilia, tra una decina di giorni, del voto alla Camera, prima in commissione Affari costituzionali e poi in aula, sul progetto di legge per separare le carriere.
Che nasce come un'iniziativa di legge popolare delle Camere penali e poi viene sostenuta da un intergruppo trasversale a maggioranza e opposizione, dove a sostenere l'ipotesi di distinguere nettamente giudici da pm ci sono anche deputati del Pd. Sulle carriere separate, come sul rinvio della prescrizione del Guardasigilli Alfonso Bonafede (lo stop è in vigore dal primo gennaio) si realizza una trasversalità politica tra i renziani e Forza Italia.
Un'alleanza non nuova, tant'è che anche domani, quando si voteranno gli ordini del giorno al decreto sulla giustizia, si potrebbe verificare una convergenza tra i due gruppi: ad esempio sulla prescrizione da rinviare al 2021 e su una nuova proposta del responsabile Giustizia di Forza Italia Enrico Costa che chiede di bloccare, fino alla fine del 2021, tutti gli incarichi extragiudiziari delle toghe.
Ma torniamo alla separazione delle carriere, questione portata in Parlamento da Giandomenico Caiazza, il presidente delle Camere penali che Renzi ha imposto alla maggioranza come presenza obbligatoria al tavolo delle trattative sulla giustizia. Certo una richiesta non casuale vista la sua battaglia non solo sulle carriere, ma anche sullo stop alla prescrizione. Tutti temi che spaccano la maggioranza.
A partire dalle carriere. Sostiene Renzi parlando con il Dubbio, il quotidiano delle Camere penali: "Per la prima volta da anni l'opinione pubblica non crede più al racconto: giudici eroi, politici ladri. La verità è più complessa e finalmente si sta facendo strada. Penso che presto si potrà iniziare a parlare civilmente anche di separazione delle carriere". Ma su un altro giornale, il Riformista, ecco all'opposto la campana di Walter Verini, il responsabile Giustizia del Pd, che dice: "La separazione delle carriere non mi convince. Perché contiene il rischio della tentazione in qualcuno di dare un colpo all'indipendenza della magistratura".
Lo scontro non potrebbe essere più duro. E si materializzerà subito in commissione Affari costituzionali tra una settimana quando dovrà essere votata la legge per l'aula. La scadenza era quella del 29 giugno, già fissata da tempo nel calendario, ma è stata rinviata di una decina di giorni. Il relatore del provvedimento, il costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti, le cui simpatie renziane sono note, non ha mai fatto mistero di essere favorevole alla separazione, ma non ha presentato emendamenti. Mentre lo ha fatto M5S per cancellare del tutto la legge.
I numeri sono ballerini. In aula, se la maggioranza dovesse spaccarsi con un voto dei renziani e di una parte del Pd a favore della separazione, questo sarebbe un colpo su un argomento molto delicato. Soprattutto alla vigilia della legge sulla giustizia su cui il Guardasigilli Bonafede è ormai giunto alle battute finali. La riforma del Csm e dei criteri di nomina dei magistrati sono lì dentro. E se la maggioranza giallorossa si dividesse prima sulle carriere questo sarebbe un segnale molto negativo.
di Angela Stella
Il Riformista, 25 giugno 2020
Chiedono subito la separazione delle carriere: la legge di iniziativa popolare arriva in commissione alla Camera il 4 luglio. Appello alle forze politiche perché la approvino. Non c'è voglia di riformare l'ordinamento giudiziario, nessuno vorrà mai toccare temi quali, ad esempio, il distacco dei magistrati nei ministeri, c'è una grande ipocrisia che stiamo cercando di raccontare": non fa giri di parole Gian Domenico Caiazza, presidente dell'Unione delle Camere Penali Italiane, durante la conferenza stampa convocata ieri per presentare le proposte di riforma dell'ordinamento giudiziario e della magistratura a cura dell'Ucpi, che saranno portate all'attenzione del Ministro Bonafede.
Uno degli aspetti evidenziati è che "il ministero della Giustizia è fortemente influenzato dal Csm - e dalle correnti - dato che i suoi dirigenti sono tutti o quasi magistrati fuori ruolo. D'altra parte, lo stesso Csm è ormai da tempo controllato di fatto dalle correnti dell'Anm, cui in questi anni sono appartenuti tutti i componenti elettivi togati".
L'articolato documento illustrato dal Responsabile dell'Osservatorio Ucpi sull'ordinamento giudiziario, Rinaldo Romanelli, tocca anche altri temi che vanno "dal processo di reclutamento e valutazione delle capacità professionali dei magistrati che mostra gravi deficienze" alla "continua espansione del potere giudiziario ed in particolare del potere del pubblico ministero, dovuta anche al crescente affermarsi del populismo penale".
Su questi due punti Caiazza si è espresso duramente: "Le proposte di riforma, non soltanto quella del Ministro, toccano qualunque aspetto fuorché quello cruciale che si riferisce ad un aspetto proprio della sola magistratura italiana: non esiste un sistema di valutazione della professionalità del magistrato, non c'è più la promozione e quindi la distinzione per merito. Quando si concorre per una carica, i curriculum sono difficilmente distinguibili, come avvenuto per i concorrenti alla Procura di Roma. L'eliminazione di ogni valutazione di qualità nella progressione di carriera rappresenta una vera catastrofe per la magistratura italiana".
Non è un caso ha ricordato Romanelli se "ogni anno in Italia ci sono circa 250 ricorsi al Tar da parte di magistrati contro le nomine fatte dal Csm. Inoltre, oggi i controlli di professionalità non sono che dei meri riti, dato che nel 99% dei casi si traducono in un acritico giudizio positivo". Se in Italia tutti i magistrati raggiungono il livello massimo di carriera, stipendio, pensione e trattamento di fine rapporto, in Germania solo un numero di magistrati pari ad una percentuale tra il 5 e 10% è valutato "eccellente", mentre il Francia solo circa l'8% dei magistrati raggiunge il livello "fuori gerarchia", comprensivo dei magistrati di Cassazione e dirigenti degli uffici più importanti.
In questo, come riportato sempre nel documento, "non possono tacersi le responsabilità della magistratura associata che si è sempre di fatto opposta all'istituzione di serie valutazioni". Inoltre, ha proseguito il presidente dei penalisti italiani, "ci troviamo di fronte ad uno squilibrio tra poteri nel nostro Paese. Il potere giudiziario ha acquisito una forza, una incidenza che va oltre i propri limiti costituzionali. E si è trasfigurato in un potere politico, in grado di orientare la vita delle istituzioni politiche, di esercitare scelte di politica criminale senza renderne conto a nessuno.
E quando parliamo di questo potere parliamo in particolare della magistratura inquirente: gli uffici di Procura, iscrivendo o non iscrivendo quel sindaco o quel presidente di regione nel registro degli indagati, determinano per ciò stesso esiti di natura politica. Il giudizio successivo su quell'ipotesi accusatoria non interessa a nessuno e arriverà dopo molti anni".
Una soluzione alla crisi che sta investendo la magistratura è sicuramente la separazione delle carriere tra pm e giudici: la discussione in Commissione Affari Costituzionali della Camera della proposta di legge di iniziativa popolare su tale proposta di riforma è stata posticipata dal 29 giugno al 4 luglio. Come ha ricordato Eriberto Rosso, segretario dell'Ucpi, "il Movimento 5 Stelle ha presentato degli emendamenti soppressivi che, qualora approvati, affosserebbero il dibattito sulla proposta. Ciò ci sorprende perché proprio in passato il presidente della Camera Roberto Fico si era espresso positivamente sulle proposte di legge di iniziativa popolare".
Nei giorni scorsi l'Ucpi ha scritto una lettera indirizzata ai leader delle forze politiche - Vito Crimi (Movimento 5 Stelle), Nicola Zingaretti (Partito Democratico), Matteo Renzi (Italia Viva), Pietro Grasso (Liberi e Uguali) - affinché la proposta possa giungere all'attenzione dell'Aula.
"Al momento - dice l'avvocato Rosso - nessuno ci ha ancora risposto. Per questo abbiamo deciso di rivolgerci nei prossimi giorni a tutti i deputati della commissione per investirli della questione". Mentre il past president dell'Ucpi Beniamino Migliucci ha ribadito come sia "solo una leggenda metropolitana che con questa riforma il pm vada sotto il controllo dell'esecutivo" e ha sottolineato come "Giovanni Falcone viene sempre richiamato ma censurato nel rammentare la sua posizione favorevole alla separazione delle carriere".
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 25 giugno 2020
Walter Verini, deputato al cubo, è il responsabile Giustizia del Pd. Ma non è un giurista. Per 23 anni consigliere comunale nella sua Città di Castello, da dirigente Pci, poi Pds e da uomo di comunicazione, "riformista ma non migliorista, vicino a Veltroni ma fuori da ogni corrente", è un tessitore paziente. "Da sempre cerco di lavorare su quel che unisce, più che su quanto divide".
Oggi la magistratura e la giustizia sono sotto accusa. Come porre rimedio?
Con quattro grandi architravi: riforma del Csm, del processo penale, civile, dell'ordinamento penitenziario. Con un approccio radicalmente diverso da quello che ha dominato gli ultimi vent'anni di dibattito parlamentare. Lontano dai due opposti estremismi: il populismo giustizialista e il garantismo usa-e-getta.
Con quale garantista ce l'ha?
Si chiama garantista anche Salvini, che poi va a suonare i citofoni. Questo garantismo a due volti, quello garantista con gli amici e giustizialista con gli ultimi della terra, non mi piace. Marginalizziamo il populismo penale che ha fatto tanti danni. Proviamo a stabilire un terreno che non sia tossico, un terreno delle garanzie, sapendo che per gli imputati si deve assicurare serenità di giudizio fino all'ultimo grado.
Come riformerebbe il processo penale?
Il procedimento penale deve portare a un tetto di cinque/sei anni massimo la durata massimo del processo. Dopodiché finisce il procedimento. È una proposta già scritta dal Cdm, incardinata in Commissione giustizia, che la prossima settimana inizia il suo iter parlamentare. E anche il tema vero, reale della prescrizione diventa marginale. Perché la prescrizione è una tutela dell'imputato, ma se il processo penale dura 6 anni massimo, il problema è superato.
Rimane un iter sballato, prima fate saltare la prescrizione e poi si corre ai ripari con il tetto...
Concentriamoci sulle strade che ci uniscono. Gli avvocati dicono che è una ottima base di riforma. Faremo audizioni, ascolteremo le opposizioni. Vorremmo riprendere il tema che un relatore dei due da nominare sia della minoranza. Se invece si vuole usare la prescrizione come totem da agitare, non si rende un gran servizio.
Divisione delle carriere: la sua posizione, che è anche quella del Pd, è contraria...
Non mi convince. Vedo dei rischi: siamo molto più d'accordo nella previsione di rafforzare nel rito accusatorio le funzioni della difesa rispetto a quelle dell'accusa, che possono oggettivamente avere uno sbilanciamento. Va riequilibrato il peso dell'accusa e dunque quello delle Procure. Penso anche a un rafforzamento della distinzione delle funzioni tra magistratura giudicante e magistratura requirente. Nella riforma del Csm si prevede anche di dimezzare la possibilità di passare tra una carriera all'altra. Ma la separazione delle carriere contiene due rischi.
Quali?
Vedo la tentazione in qualcuno di dare un colpo all'indipendenza della magistratura. La politica non deve cogliere l'occasione per dare un colpo all'autorevolezza e alla credibilità della magistratura, con provvedimenti che rischiano di rallentare la possibilità di arrivare a conclusione delle riforme che dicevo: il penale, il civile, il Csm e l'ordinamento penitenziario. Quella che noi non riuscimmo, malgrado l'impegno di Orlando, a portare a termine.
Poteri in conflitto. I magistrati hanno provato a sostituirsi al decisore politico?
Non c'è dubbio che nel momento in cui la politica si è indebolita, e le forze politiche hanno perso peso presso l'opinione pubblica, la magistratura ha occupato uno spazio. E non è solo per una loro iniziativa. È che per il gioco delle parti, da un certo punto in poi, l'avviso di garanzia è diventato lo strumento di lotta politica contro gli avversari, come dicevamo.
Lo dice a noi? Va detto a Bonafede.
A Bonafede dico: sei il ministro della Giustizia, non sei il ministro dei Cinque Stelle. Proviamo a vedere se insieme riusciamo a fare una riforma seria che aiuti l'Italia a crescere.
Come si cambia il Csm?
Iniettando nella magistratura gli anticorpi per reagire. Rivediamo i collegi. Più avvocati nei consigli giudiziari, più donne, con una parità di genere obbligatoria. E la proposta di avocare all'ufficio del Csm la nomina di un posto vacante, se non si fornisce entro un mese il nominativo giusto. Tutta una serie di strumenti per cui la riforma del Csm darà alla magistratura la forza per sviluppare le sue difese immunitarie.
Riforme ordinarie, senza toccare la Costituzione?
L'unica cosa su cui vogliamo invece toccarla, come Pd, è un percorso parallelo per istituire un'Alta Corte, nominata dal Presidente della Repubblica, che tolga dal Csm il giudizio sui magistrati, sollevando la disciplinare come già Violante aveva ipotizzato.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 25 giugno 2020
"La pandemia acuirà povertà e diseguaglianze: per contrastare lo scivolamento delle garanzie serve una riforma bipartisan che renda la giustizia più celere e più efficiente. E tuteli i diritti. Cancelliamo lo stop alla prescrizione grillina: non ha capo né coda".
Avvocato e giurista, sindaco di Milano dal 2011 al 2016, già deputato di Rifondazione Comunista, Giuliano Pisapia siede oggi in Commissione Giustizia nel Parlamento Europeo, eletto con Campo Progressista nelle liste del Pd.
Come ci cambierà il virus?
Siamo tutti travolti. Ci sta cambiando tanto nella vita quotidiana quanto nelle prospettive per il futuro. Cambieranno modalità e tipologie di lavoro e anche i rapporti interpersonali. Per questo dobbiamo essere capaci di guardare al futuro.
Come?
Dobbiamo saper intercettare i cambiamenti necessari. Fare modifiche culturali, sociali, legislative che sono indispensabili. E di cui oggi sentiamo ancor più il bisogno. Quella della crisi che attraversiamo oggi è una occasione triste ma determinante per rimettere a punto il sistema-Paese. Anche per la giustizia, che deve essere più celere, efficace e garantista.
Che posto hanno gli ultimi in una società spaventata e impoverita?
Il rischio è quello che gli ultimi e i penultimi, categoria questa che si va estendendo di giorno in giorno, diventino sempre più maggioranza. E dobbiamo oggi sapere contrastare questo scivolamento con un sistema di regole e di tutele dei diritti anche per i soggetti più deboli. Nella terza fase vedo il rischio di una società con aumento di ingiustizie e povertà e diminuzione dell'uguaglianza e dei diritti individuali e collettivi.
La giustizia subisce un altro virus, quello del potere, delle correnti...
Gli anticorpi su quello non si formano facilmente. Ci vuole uno slancio e una prospettiva per mettere mano a una riforma complessiva della giustizia. Un tema che non riguarda i singoli ma tutta la collettività e il Paese.
Servirebbe una coesione nazionale forte, una spinta alta...
È indispensabile, perché se non capiamo il momento della storia in cui siamo, non saremo capaci di dare quelle risposte che sono oggi indispensabili. Il nostro Paese spesso non è credibile all'estero proprio perché la giustizia funziona male. E la giustizia è una cartina di tornasole che fa capire tanto a livello culturale, parla dell'idea di società, della qualità democratica, dello stato di diritto. Una radiografia profonda del sistema-Paese, perché il funzionamento della macchina giudiziaria incide sul lavoro, sull'economia, su tutto.
Con il paradosso che l'urgenza di porre mano a una riforma radicale della giustizia deve fare i conti con le maggioranze che abbiamo oggi in Parlamento...
Sulle maggioranze meglio non commentare. Credo però che in un momento delicato come questo si possa essere positivi. Guardi, al Ministero della giustizia devono esserci, depositati, tanti progetti e tante ipotesi di riforma di livello alto, da parte di commissioni, di giuristi di fama... perché non mettono insieme queste riforme e arrivano a un risultato condiviso, efficace, bipartisan? Si faccia leva su quel che c'è di pronto, e si vada in Parlamento per trovare un accordo rifondativo del sistema-giustizia.
Con il Parlamento che c'è adesso?
Guardi, alle volte le forze politiche, quando smettono di recitare la parte, di fronte all'emergenza, se capiscono bene di dover produrre una riforma indispensabile, la sanno fare. La si può portare a casa con le maggioranze che abbiamo oggi. I documenti di cui parlo sono stati messi insieme, negli anni, da governi di centrosinistra e governi di centrodestra. Ora è venuto il momento di fare la sintesi, che è il compito più alto della politica.
Anche l'Europa raccomanda l'adozione di misure urgenti per la giustizia...
Questo è un punto centrale e forse non sempre ben conosciuto. Il gruppo socialista e democratico di cui faccio parte ha lavorato per l'assegnazione di questi ingenti fondi europei. Sia chiaro che l'Europa non ci regala niente, ci seguirà con verifiche puntuali su giustizia e altri temi, con tempi precisi di approvazione. La mancata risposta alle esigenze di fare chiarezza sula giustizia può determinare anche il blocco dei fondi. Bisogna lavorare alla credibilità del nostro Paese su questo punto.
Non tutti ricordano che il codice di Procedura penale porta proprio la firma di Pisapia Sr...
Sì, e con tutte quelle modifiche risale al 1930. E il codice civile è del 1942. Il mondo è cambiato. Ed è vero che sono state fatte modifiche su molte tipologie di norme, ma manca una riforma complessiva. Il tema giustizia riguarda la credibilità dell'Italia, un passo essenziale per andare verso il futuro.
Su questo mi sembra di poter raccogliere un suo appello...
È venuta l'occasione: si trovi una strada comune, senza fare nuove commissioni. Si trovino le posizioni più avanzate e si uniscano le energie migliori, cercando di mettere insieme chi ha la fiducia di maggioranza e opposizione per rinnovare il processo civile e il processo penale, il Csm e il sistema carcerario.
Una priorità?
Va intanto messo mano alla riforma della prescrizione, che così com'è è sbagliata e controproducente, per il semplice fatto che contrasta con la Costituzione e con il principio di ragionevole durata del processo. Una riforma senza né capo né coda. Aumenterà il numero di processi aperti e allungherà la durata all'infinito.
Speriamo almeno nel correttivo del tetto per la durata massima dei processi...
Ma con questa maggioranza la vedo dura, bisogna convincere i Cinque Stelle, non sarà facile. E poi bisogna valutare secondo le diverse tipologie dei processi. Certamente vanno dati dei segnali concreti.
Il tema delle carceri, esploso già prima e oggi ancor di più, con la crisi-Covid...
Oggi scontiamo il fatto di vivere con questa visione imperante della giustizia panpenalistica, per cui tutto va riportato a condanna penale e ad esecuzione massima della pena. Basterebbe guardare a quel che si fa in Europa per capire che non c'è solo questo. Per i fatti meno gravi ci vogliono sanzioni immediate, ma non di carattere penale. Il timore di avere sequestrata l'auto è molto più efficace di molte fattispecie penali.
Amnistia e indulto sarebbero utili...
È inutile prenderci in giro, non c'è nessuna possibilità. Sarei molto più propenso a credere a un impegno per altre riforme complessive piuttosto che far sperare in un provvedimento che in questa fase storica non ha alcuna possibilità di successo e rischia di creare aspettative senza risultato concreto.
Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà...
Ma sono ottimista su altre cose, infatti. Le somme ingenti che ci sono a disposizione devono avere un progetto e una possibilità di raggiungere gli obiettivi. Dobbiamo dare ai cittadini un segnale forte e immediato, lo Stato c'è e sa che senza una giustizia efficiente non esiste ripresa economica, non esiste mercato del lavoro equo, non esistono diritti per nessuno. Il momento per una riforma complessiva della giustizia è arrivato. Non ci sarà un'altra fase così favorevole per il raggiungimento di obiettivi alti. Gli italiani hanno sempre dimostrato, in questi momenti, di saper tirare fuori il meglio.
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