di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 7 gennaio 2020
Il 3 gennaio la Procura suprema per la sicurezza dello stato dell'Egitto ha rinnovato di altri 15 giorni la detenzione dell'avvocata Mahienour al-Masri, arrestata il 22 settembre scorso al Cairo proprio mentre stava lasciando gli uffici della procura. Mahienour al-Masri, il cui arresto è scattato nei giorni delle ultime proteste di massa, è sotto indagine per "diffusione di notizie false" e "collaborazione con un gruppo terroristico nel perseguimento dei suoi obiettivi".
Persona tra le più importanti del movimento dei difensori dei diritti umani in Egitto, insignita del premio Ludovic Trarieux per i diritti umani, Mahienour al-Masri è finita in carcere tre volte negli ultimi cinque anni. Nel febbraio 2015 era stata condannata a due anni di carcere per "manifestazione non autorizzata", "danneggiamento di proprietà della polizia", "aggressione alle forze di sicurezza" e "minaccia all'ordine pubblico", il tutto per aver manifestato, il 29 marzo 2013, di fronte a una stazione di polizia di Alessandria in solidarietà con alcuni colleghi arrestati.
L'11 maggio 2015 la condanna era stata ridotta a un anno e tre mesi e il 13 agosto 2016 era stata rilasciata. Il secondo arresto risale al novembre 2017, per aver preso parte - sempre ad Alessandria - a una manifestazione contro la decisione del governo egiziano di cedere all'Arabia Saudita due isole nel mar Rosso, Tiran e Sanafir.
Condannata il 30 dicembre a due anni di carcere per "manifestazione non autorizzata", il 13 gennaio 2018 in appello era stata prosciolta e rilasciata. Dopo aver ricevuto, tre giorni fa, la notizia della proroga della sua detenzione, Mahienour al-Masri ha annunciato la decisione di rifiutare, insieme ad altre detenute, il cibo fornito dalla prigione di al-Qanater, per protesta contro la negligenza medica che aveva causato la morte di una detenuta, Mariam Salem.
*Portavoce di Amnesty International Italia
di Giorgio Spangher
Il Riformista, 6 gennaio 2020
Che la giustizia penale possa essere divisiva è un fatto scontato: si tratta di disciplinare i rapporti tra lo Stato e i cittadini. L'approccio culturale e ideologico nonché il contesto dei fenomeni criminali costituiscono la base sulla quale si articolano le scelte del Governo e del Parlamento.
Il Dubbio, 6 gennaio 2020
L'Organismo forense auspica che "la nuova riforma della prescrizione sia modificata in profondità, o accompagnata da misure di sistema che riescano a ricondurne l'impatto entro soglie accettabili". Nel dibattito riacceso dall'entrata in vigore della nuova prescrizione il referendum abrogativo è ormai uno dei punti fermi. A ipotizzarlo è stata innanzitutto l'Unione Camere penali, che lo scorso 31 dicembre ha già sollecitato le forze politiche interessate a un "incontro per valutare la costituzione di un comitato promotore".
Violante: "Il giustizialismo dei grillini costa caro agli innocenti". La prescrizione non va abolita
di Pietro Senaldi
Libero, 6 gennaio 2020
L'ex presidente dem della Camera: "Un processato su due viene assolto, il M5S fa il tifo per una società ingabbiata dal diritto penale che gli si rivolterà contro".
di Giovanna Casadio
La Repubblica, 6 gennaio 2020
Intervista all'eurodeputato eletto nelle liste dem. "Così il processo diventa un calvario, non sono stati messi i paletti. E nulla è cambiato sui decreti sicurezza". "Che la riforma della prescrizione sarebbe entrata in vigore a gennaio 2020 lo sapevano tutti. I progressisti avevano votato contro criticandola aspramente.
di Alfredo Bazoli
Il Riformista, 6 gennaio 2020
Il primo gennaio è entrata in vigore la nuova norma sulla prescrizione voluta dal precedente governo gialloverde. Come noto, il Partito democratico avrebbe preferito che quel termine fosse posticipato, almeno a fino a quando fosse stata approvata una seria ed efficace riforma complessiva della giustizia. La ostinata indisponibilità mostrata sul punto dal ministro non lo ha consentito. Prendiamo atto, ma ora è il tempo di cambiare spartito.
di Marina Crisafi
Il Sole 24 Ore, 6 gennaio 2020
Cassazione -Sezione V penale - Sentenza 6 novembre 2019 n. 45141 - Non resta impunito chi molesta e offende su Facebook. Per tali condotte, infatti, il rischio è la condanna per il reato di stalking. Lo ha chiarito la quinta sezione penale della Cassazione con la sentenza n. 45141/2019, confermando la condanna a dieci mesi di reclusione per il reato di atti persecutori nei confronti di un uomo che reiteratamente aveva offeso, molestato e minacciato una donna, i suoi familiari e persone a lei vicine, attraverso post pubblici su Facebook.
I fatti - L'imputato adiva la Cassazione lamentando erronea applicazione dell'art. 612-bis c.p. "con specifico riferimento all'insussistenza degli eventi di danno previsti dalla norma" e per mancanza di motivazione. La sentenza, inoltre, a suo dire, era viziata nella parte in cui concludeva per la sussistenza del grave e perdurante stato d'ansia e del cambiamento delle abitudini di vita della persona offesa, non considerando le numerosissime conversazioni intrattenute tra la vittima e l'imputato (a fronte di un'unica procedura di "banning" volta a impedire ogni interferenza con i suoi profili Facebook) e la concessione, da parte della donna, del proprio numero di telefono.
La decisione - Gli Ermellini sono di diverso avviso e sottolineano che le censure sono inammissibili, poiché richiedono di fatto una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità.
Nel merito, correttamente comunque, secondo il Palazzaccio, la corte territoriale ha ricondotto i fatti contestati nella fattispecie dello stalking, stanti le continue molestie operate nei confronti della vittima, anche mediante messaggi e post diffusi sui social network e il numero infinito di espressioni aspramente offensive e minacciose adoperate in danno della stessa.
Altrettanto correttamente, la corte ha dato conto della sussistenza degli eventi di danno previsti dall'art. 612 bis c.p. e segnatamente dello stato di ansia, tensione e paura, indotto nella vittima da parte dell'imputato, in considerazione peraltro del lungo arco temporale in cui lo stesso ha posto in essere i comportamenti persecutori che hanno impedito alla vittima di svolgere una vita normale, "insinuando la paura che nelle ore di relax all'improvviso si materializzasse l'imputato" e costringendola a modificare le proprie abitudini di vita, ricorrendo all'aiuto di amici per farsi accompagnare a casa, installando blocchi delle chiamate e dovendo giustificare le intrusioni diffamatorie dell'uomo sui social anche in ambito lavorativo.
Stalking reato abituale - Lo stalking, ricordano, quindi i giudici di piazza Cavour, "è strutturalmente una fattispecie di reato abituale - in quanto primo elemento del fatto tipico è il compimento di 'condotte reiteratè, omogenee od eterogenee tra loro, con cui l'autore minaccia o molesta la vittima - ad evento di danno, che prevede più eventi in posizione di equivalenza, uno solo dei quali è sufficiente ad integrarne gli elementi costitutivi necessari: a) cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero b) ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva, ovvero, ancora, c) costringere (la vittima) ad alterare le proprie abitudini di vita (cfr. Cass. n. 39519/2012)".
Lo stato d'ansia e tensione della vittima, che nella vicenda è emerso con evidenza, inoltre, "prescinde dall'accertamento di un vero e proprio stato patologico e non richiede necessariamente una perizia medica, potendo il giudice argomentare la sussistenza degli effetti destabilizzanti della condotta dell'agente sull'equilibrio psichico della persona offesa, anche sulla base di massime di esperienza". In particolare, è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori "abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima", considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 612 bis c.p. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 c.p.), il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica (Cass. n. 18646/2017).
Irrilevante l'avvicinamento della vittima - Non regge neanche la contestazione sui momenti di avvicinamento della vittima all'imputato. Più volte è stato evidenziato, rammenta infatti la S.C., dichiarando inammissibile il ricorso, che "l'attendibilità e la forza persuasiva delle dichiarazioni rese dalla vittima del reato non sono inficiate dalla circostanza che all'interno del periodo di vessazione la persona offesa abbia vissuto momenti transitori di attenuazione del malessere in cui ha ripristinato il dialogo con il persecutore (Cass. n. 5313/2014), atteso che l'ambivalenza dei sentimenti provati dalla persona offesa nei confronti dell'imputato non rende di per sé inattendibile la narrazione delle afflizioni subite, imponendo solo una maggiore prudenza nell'analisi delle dichiarazioni in seno al contesto degli elementi conoscitivi a disposizione del giudice (Cass. n. 31309/2015)".
tg24.sky.it, 6 gennaio 2020
Le associazioni di categoria hanno indetto l'astensione dalle udienze per tre settimane. Uno stop che arriva per protestare contro la legge Orlando e per aumentare garanzie e tutele della magistratura onoraria. Garantiti solo gli atti indifferibili e urgenti. Un nuovo sciopero, dal 6 gennaio all'1 febbraio 2020, è stato indetto dai giudici di pace che sospenderanno dunque per tre settimane le udienze. Lo stop, voluto dalle associazioni di categoria Unagipa e Angdp, arriva per chiedere la revisione della legge Orlando.
I motivi dello sciopero - Dopo che sono fallite le mediazioni negli ultimi mesi del 2019, i giudici di pace continuano la protesta per ottenere tutele e garanzie che, secondo quanto fanno sapere le associazioni di categoria, al momento sono negate dalla legge Orlando. Nello specifico, lo stop mira ad ottenere maggiori garanzie di indipendenza, il diritto alla previdenza e all'assistenza sociale, la revisione delle regole sul trasferimento, quelle sull'incompatibilità e sui criteri di attribuzione del compenso.
Quali attività verranno sospese e quali proseguiranno - Nel periodo di stop, i giudici di pace assicureranno una sola udienza a settimana: tutte le altre attività giudiziarie e amministrative rimarranno sospese in quanto si dovrà ritenere sospeso qualsiasi termine imposto dalla legge e dal Consiglio superiore della magistratura. Inoltre, per l'intero periodo, i giudici di pace si asterranno dalla partecipazione ai corsi di formazione, distrettuale e nazionale, ma anche da ogni altra attività legata al proprio ufficio. Verranno dunque garantiti solo gli atti indifferibili ed urgenti previsti dal codice di autoregolamentazione dello sciopero, come approvato dalla Cgsse.
dì Luciano Quarta
La Verità, 6 gennaio 2020
In occasione della conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha espresso il proposito di mettere mano alla riforma della giustizia tributaria con modalità che riducono e comprimono ancora di più i già angusti spazi di tutela del contribuente. Eliminando, cioè, uno dei due gradi del giudizio di merito allo scopo di rendere più rapida la definizione dei contenziosi tributari.
Ma proprio un giurista - che si è definito "l'avvocato degli italiani" - propone una drastica limitazione del diritto di difesa del cittadino contribuente? E poi, chiunque abbia una minima conoscenza del settore sa bene che la giustizia tributaria è estremamente celere proprio nei due gradi di giudizio di merito. Uno dei quali il premier sembra voler cancellare. Tutti sanno che il vero collo di bottiglia sta nel giudizio in Cassazione (quando ci si arriva).
Qui, i processi attendono diversi anni prima di essere trattati, nonostante un filtro capillare sull'ammissibilità dei ricorsi ne scremi un buon 70%: tutte cause che non arrivano neppure alla discussione in udienza. L'annunzio del premier, quindi, ha provocato l'immediata reazione dell'avvocatura.
L'Unione delle Camere degli avvocati tributari ha definito questa ipotesi di riforma coree "il punto di caduta più basso dopo la sostanziale abolizione della prescrizione e l'inasprimento del carcere per i presunti evasori". Come non convenire? Se i poteri repressivi del fisco e la sua capacità di invasione della sfera del contribuente vengono ampliati a dismisura, in uno stato dì diritto degno di questo nome, simmetricamente dovrebbero essere implementati gli strumenti di tutela del contribuente, sia per garantire un adeguato ed effettivo controllo giurisdizionale sia per evitare che il potere trascenda nell'arbitrio o nell'abuso vero e proprio.
Quello a cui assistiamo, invece, è il fenomeno opposto: cresce la pervasività dei poteri del fisco e, insieme, vengono ridotti gli spazi di tutela per il cittadino. La necessità che venga rivisto il sistema della giustizia tributaria è urgente, ma ci sono diversi progetti di riforma in parlamento, anche presentati dalla maggioranza, che faticano a raggiungere la discussione in aula.
Ora, per usare le parole del professor Cesare Glendi, uno dei padri della giustizia tributaria, mentre la disciplina dell'organizzazione della giustizia tributaria "è tanto sgangherata e inadeguata da renderne impossibile una peggiore", al contrario, mettere le mani sulle regole del processo tributario in modo sbagliato può creare danni seri. Che cosa si aspetta, dunque, ad accelerare l'iter dei disegni di legge? Se, poi, l'inquilino di palazzo Chigi vuole davvero occuparsi di questa riforma, farebbe bene a rispolverare la toga di avvocato degli italiani che diceva di voler indossare.
di Luigi Garofalo
key4biz.it, 6 gennaio 2020
Intelligenza artificiale al servizio dello Stato è uno degli obiettivi inseriti da Paola Pisano, ministro per l'Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, nel Piano Nazionale Innovazione. Ecco come il ministero intende impiegare l'IA per "gestire in maniera efficiente una serie di procedimenti amministrativi". L'Intelligenza artificiale (IA) è la nuova elettricità. E mentre Cina e Stati Uniti si fronteggiano per raggiungere la supremazia tecnologica nel mondo, in particolare sull'IA, l'Europa e l'Italia non possono restare a guardare.
Così Piano Nazionale Innovazione Paola Pisano, ministro per l'Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, prevede l'impiego dell'IA al servizio dello Stato. "L'intelligenza artificiale e i big data sono in grado di guidare i decisori pubblici verso scelte sempre più consapevoli, gestendo in maniera efficiente una serie di procedimenti amministrativi, specie se ripetitivi e a bassa discrezionalità", si legge nel Piano. Progettare, sviluppare e sperimentare soluzioni di intelligenza artificiale applicata ai procedimenti amministrativi e alla giustizia eticamente e giuridicamente sostenibili significa dare attuazione moderna ai principi costituzionali che vogliono un'amministrazione efficiente e un processo giusto trasparente e breve. "Non è qualcosa che si possa scegliere se fare o non fare, è qualcosa che si deve fare", mette nero su bianco il ministero dell'Innovazione e per la digitalizzazione (MID).
Ma come utilizzare l'IA per la PA? "Abbiamo intenzione di introdurre e promuovere l'utilizzo di applicazioni di intelligenza Artificiale", è scritto nel Piano Nazionale Innovazione, "nella gestione di procedimenti amministrativi, dei servizi con particolare attenzione al mondo della giustizia". Il primo passo sarà identificare, spiega il MID, i "procedimenti", particolarmente adatti per l'utilizzo di sistemi di IA (rapporti tra le amministrazioni, servizi verso le imprese e i cittadini). Successivamente, continua il dicastero guidato da Pisano, occorre insieme ai Ministeri competenti, definire le soluzioni di intelligenza artificiale idonee a governare i procedimenti nel rispetto dei principi etici e giuridici destinati a confluire nello Statuto etico giuridico dell'intelligenza artificiale, al quale sarà chiamato a lavorare l'AI Ethical Lab-el.
Che cos'è l'AI Ethical Lab-el? La strategia per la promozione, sviluppo e adozione di soluzioni di intelligenza artificiale sostenibili prevede la creazione di una "Alleanza per l'intelligenza artificiale sostenibile", spiega il MID nel Piano Nazionale Innovazione, un comitato al quale saranno invitati a aderire soggetti pubblici e privati.
Il primo compito del Comitato sarà quello di elaborare, sulla base dei risultati dei diversi gruppi di esperti nazionali e europei che hanno già affrontato il tema, uno statuto etico-giuridico dell'intelligenza artificiale che, oltre a fissare un set minimo di principi-guida, stabilisca un insieme di regole minime per la qualificazione di soluzioni di intelligenza artificiale destinate al settore pubblico come a quello privato, una sorta di certificazione di sostenibilità etico-giuridica della soluzione che potrebbe poi tradursi in un certificato di superata valutazione di impatto etico sulla società.
Infine, il ministero dell'Innovazione prevede di offrire gratuitamente online una piattaforma di e-learning per l'educazione di base all'intelligenza artificiale, così da consentire a chiunque di prepararsi alla trasformazione che avanza a casa, in famiglia, a scuola o al lavoro.
- Lucca. Carcere fuori dalle Mura, rispunta l'ipotesi di Maggiano
- Falsità e omissioni nella istanza di ammissione al gratuito patrocinio. Selezione di massime
- Venezia. Il Patriarca Moraglia in visita al carcere: "Anche qui si può rinascere"
- Firenze. Città turistificata e carcere, legame a doppio filo
- Nicoletta Dosio, chiederne la liberazione è un problema di chi ha a cuore la democrazia










