casertanews.it, 26 dicembre 2019
L'intesa tra Asl, ospedale ed amministrazione penitenziaria. È in agenda per venerdì 27 dicembre alle ore 9,30 presso l'Aula Magna dell'Aorn di Caserta "Sant'Anna e San Sebastiano" la firma dell'accordo operativo in tema di Hiv e Hcv tra Asl, Aorn e Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria. A sottoscrivere l'atto di intesa saranno il Direttore Generale dell'Asl di Caserta Ferdinando Russo, il Commissario Straordinario dell'Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale "Sant'Anna e San Sebastiano" di Caserta Carmine Mariano ed il Provveditore regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Campania Antonio Fullone.
di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 26 dicembre 2019
Una tradizione che si rinnova anno dopo anno e che quest'anno con grande entusiasmo ha visto una buona partecipazione di giovani. L'altra faccia del Natale, la solidarietà tangibile verso i figli dei detenuti.
Un bel gesto quello messo in atto dalla Parrocchia Santa Maria dei Martiri e dalla locale Caritas, sotto la spinta di don Costantino Pratola. È accaduto ad Ariano Irpino in località Cardito all'ingresso del carcere Pasquale Campanello. È qui che un gruppo di volontari ha distribuito sacchetti di caramelle e dolciumi vestiti rigorosamente da babbo natale. Una tradizione che si rinnova anno dopo anno e che quest'anno con grande entusiasmo ha visto una buona partecipazione di giovani.
Iniziativa molto apprezzata delle famiglie dei reclusi e che ha reso meno triste questa giornata di festa, nella quale si avverte maggiormente il distacco tra un papà e i propri figlioletti.
Congratulazioni sono giunte alla parrocchia e alla Caritas direttamente dal direttore della casa circondariale arianese Maria Rosaria Casaburo. "Il carcere resta per noi una parrocchia come tutte le altre - ha detto Don Costantino Pratola - siamo vicini in questa giornata di festa, ma non solo, ai detenuti ma anche alle loro famiglie, nella speranza, che possano presto ricongiungersi e dopo aver scontato la pena, avviare un processo di reinserimento con l'aiuto delle varie istituzioni".
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 26 dicembre 2019
I dati del Viminale per il 2019: emergenza strade, record di multe per eccesso di velocità. Nel 2019 gli sbarchi sono dimezzati rispetto all'anno scorso. Il dato emerge dal bilancio del Viminale che sarà reso noto a Capodanno. Dopo le polemiche e le inchieste avviate durante la gestione del ministero dell'Interno di Matteo Salvini, il numero degli stranieri giunti sulle nostre coste si conferma clamorosamente in calo: 11.439 a fronte dei 23.210 del 2018. Diminuzione anche per tutti i delitti: omicidi, rapine, violenze sessuali, furti. Unica eccezione i maltrattamenti in famiglia. In questo caso bisognerà capire se davvero sono aumentati gli episodi o se invece - come sostengono alcuni analisti - il numero è salito perché le donne hanno trovato il coraggio di raccontare e chiedere aiuto. In generale c'è stato infatti un incremento delle segnalazioni al commissariato di polizia online: si è passati da 18.329 al 30 novembre 2018 a 21.146 alla stessa data del 2019. Il totale delitti al 31 ottobre 2018: "1.978.731, mentre sono stati 1.847.598 alla stessa data del 2019 con un calo del 6,6%. Rapine: -17,6%, furti: - 11,8%". L'emergenza riguarda invece le strade: c'è stato un incremento del 35 per cento delle multe per eccesso di velocità.
L'accordo per i ricollocamenti - Nelle scorse settimane la Lega ha attaccato la ministra Luciana Lamorgese "perché con lei gli sbarchi sono saliti". In realtà si è deciso di concedere il via libera all'ingresso delle navi nei porti italiani dopo aver chiuso l'intesa con altri Stati della Ue che prevede il ricollocamento dei richiedenti asilo e il trasferimento entro un mese dall'approdo.
E infatti se durante la gestione Salvini la redistribuzione aveva riguardato 85 richiedenti asilo, con l'arrivo del nuovo governo sono stati inviati negli altri Paesi che hanno deciso di aderire all'accordo di Malta (siglato da Lamorgese) 196 stranieri, quasi 50 al mese. Sale anche il numero dei rimpatri forzati: al 15 dicembre 2019 sono stati 6.986, al 23 dicembre 2018 erano 6.820.
In calo omicidi e violenze sessuali - Diminuiscono gli omicidi volontari - 261 nell'ultimo anno a fronte dei 289 dell'anno scorso - con un calo del 9,6%. Tra questi: le donne uccise nel 2018 sono state 113, nel 2019 sono state 90. Il calo è pari al 20,3% ma è comunque un numero ancora altissimo. Anche perché sono state 12 le vittime in ambito familiare o comunque uccise da un ex compagno. Aumentano gli episodi di maltrattamenti contro famigliari e conviventi (+ 6,85%), calano le violenze sessuali (-8,9%).
Incidenti e multe - La Polizia stradale "ha impiegato 1.250 operatori nelle sale operative, 3.100 operatori di pattuglia (auto), ha controllato 94 tratte con portali Sivc/Tutor per il controllo della velocità media su 910 km di autostrade, 320 telelaser e 110 autovelox per il controllo della velocità, 1.100 etilometri. Le infrazioni al codice della strada sono aumentate del 4,5%, per eccesso di velocità segna un +35%.
livornotoday.it, 26 dicembre 2019
Un pareggio e una vittoria per le "Pecore nere" attese da altre quattro sfide tra cui il derby contro i Rino... cerotti. Tra le tante mete di prestigio messe a segno nell'arco del 2019, per i Lions Amaranto Livorno alcune hanno un significato particolare. L'anno solare che si sta per concludere ha visto scendere in campo non soltanto la prima squadra, ma anche quella delle "Pecore nere", formata da detenuti delle Sughere che partecipano al torneo amatoriale toscano Old (pool B).
Un traguardo reso possibile grazie ai Lions (che ha messo a disposizione i tecnici Manrico Soriani e Michele Niccolai), alla sensibilità della direzione e dei dipendenti del carcere, all'opera dell'Associazione Amatori Rugby Toscana e alla federazione di rugby che ha concesso numerose deroghe al regolamento.
Una partita delle Pecore Nere - Sul piano tecnico, le prime due gare giocate in tale campionato hanno regalato importanti soddisfazioni: salomonico pareggio, 2-2, con gli Allupins e successo rotondo, 4-1, sui Sorci Verdi.
È la prima volta in senso assoluto in Toscana (e tra le prime volte a livello nazionale) nella quale una formazione di atleti che stanno scontando una pena detentiva è protagonista di gare di un campionato federale. Le Pecore Nere giocheranno altre quattro partite: sabato 11 gennaio sfida con la formazione aretina dello Zoo Vasari, poi confronti con i Ribolliti Firenze (a febbraio), con i Magnaorecchi Massa (a marzo) e nell'ultimo turno (ad aprile), in un derby cittadino atteso con impazienza, con i Rino... Cerotti, la squadra degli Old dei Lions Amaranto Livorno.
di Gian Guido Vecchi
Corriere della Sera, 26 dicembre 2019
"Ci sono tenebre nei cuori umani, ma più grande è la luce di Cristo" ha detto il Pontefice dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro per la tradizionale benedizione "Urbi et Orbi". "Ci sono tenebre nei cuori umani, ma più grande è la luce di Cristo. Ci sono tenebre nelle relazioni personali, familiari, sociali, ma più grande è la luce di Cristo. Ci sono tenebre nei conflitti economici, geopolitici ed ecologici, ma più grande è la luce di Cristo".
A mezzogiorno Francesco si affaccia alla loggia centrale della Basilica di San Pietro e, prima della benedizione "Urbi et Orbi", rivolge "alla città e al mondo" il messaggio tradizionale del giorno di Natale.
I bambini - A cominciare dai più piccoli, "Cristo sia luce per i tanti bambini che patiscono la guerra e i conflitti in Medio Oriente e in vari Paesi del mondo", il Papa ripercorre i dolori del pianeta, guerre, povertà, solitudini, migrazioni: "L'Emmanuele sia luce per tutta l'umanità ferita. Sciolga il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore. Attraverso i nostri poveri volti, doni il suo sorriso ai bambini di tutto il mondo: a quelli abbandonati e a quelli che hanno subito violenze. Attraverso le nostre deboli braccia, vesta i poveri che non hanno di che coprirsi, dia il pane agli affamati, curi gli infermi. Per la nostra fragile compagnia, sia vicino alle persone anziane e a quelle sole, ai migranti e agli emarginati. In questo giorno di festa, doni a tutti la sua tenerezza e rischiari le tenebre di questo mondo".
Le guerre in Medio Oriente - Come ogni anno, l'elenco è lungo e le situazioni di confitto ricorrenti, Medio Oriente in testa: "Cristo sia conforto per l'amato popolo siriano che ancora non vede la fine delle ostilità che hanno lacerato il Paese in questo decennio. Scuota le coscienze degli uomini di buona volontà.
Ispiri i governanti e la comunità internazionale a trovare soluzioni che garantiscano la sicurezza e la convivenza pacifica dei popoli della regione e ponga fine alle loro sofferenze", scandisce Francesco.
"Sia sostegno per il popolo libanese, perché possa uscire dall'attuale crisi e riscopra la sua vocazione ad essere un messaggio di libertà e di armoniosa coesistenza per tutti. Il Signore Gesù sia luce per la Terra Santa dov'Egli è nato, Salvatore dell'uomo, e dove continua l'attesa di tanti che, pur nella fatica ma senza sfiduciarsi, aspettano giorni di pace, di sicurezza e di prosperità. Sia consolazione per l'Iraq, attraversato da tensioni sociali, e per lo Yemen, provato da una grave crisi umanitaria".
I sommovimenti in Sud America - Bergoglio ricorda poi il periodo difficile che sta attraversando il continente americano, la sua terra, "in cui diverse Nazioni stanno attraversando una stagione di sommovimenti sociali e politici", ed in particolare prega perché "il piccolo Bambino di Betlemme rinfranchi il caro popolo venezuelano, lungamente provato da tensioni politiche e sociali e non gli faccia mancare l'aiuto di cui abbisogna. Benedica gli sforzi di quanti si stanno prodigando per favorire la giustizia e la riconciliazione e si adoperano per superare le varie crisi e le tante forme di povertà che offendono la dignità di ogni persona".
E ancora, dice, "sia luce, il Redentore del mondo, per la cara Ucraina, che ambisce a soluzioni concrete per una pace duratura". Un passaggio è riservato al continente africano: "Il Signore che è nato sia luce per i popoli dell'Africa, dove perdurano situazioni sociali e politiche che spesso costringono le persone ad emigrare, privandole di una casa e di una famiglia.
Sia pace per la popolazione che vive nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, martoriata da persistenti conflitti. Sia conforto per quanti patiscono a causa delle violenze, delle calamità naturali o delle emergenze sanitarie. Sia conforto a quanti sono perseguitati a causa della loro fede religiosa, specialmente i missionari e i fedeli rapiti, e a quanti cadono vittime di attacchi da parte di gruppi estremisti, soprattutto in Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria".
"I muri di indifferenza" - Nella loggia centrale della Basilica, accanto al Papa, ci sono anche i cardinali Renato Raffaele Martino, presidente emerito del pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, e Konrad Krajewski, l'Elemosiniere del pontefice. Alla fine del suo messaggio, Francesco ritorna sulla tragedia planetaria delle migrazioni forzate, con parole che richiamano ciò che ha detto pochi giorni fa nel ricevere, in Vaticano, alcuni profughi portati da Krajewski a Roma dal campo Moria dell'isola di Lesbo: "Il Figlio di Dio, disceso dal Cielo sulla terra, sia difesa e sostegno per quanti, a causa di queste ed altre ingiustizie, devono emigrare nella speranza di una vita sicura.
È l'ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e mari, trasformati in cimiteri. È l'ingiustizia che li costringe a subire abusi indicibili, schiavitù di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani. È l'ingiustizia che li respinge da luoghi dove potrebbero avere la speranza di una vita degna e fa loro trovare muri di indifferenza".
di Stefano Galieni
Left, 26 dicembre 2019
"Centri di permanenza temporanea e assistenza" fu il nome che venne dato alle prime strutture di detenzione amministrativa per migranti sorte in Italia dopo l'approvazione della legge Turco-Napolitano. Correva l'anno 1998 e già da allora si diceva, nel centro sinistra, che bisognava coniugare accoglienza e sicurezza, ponendo l'accento sempre più sul secondo termine.
I Cpta, acronimo delle strutture (ma la "a" di assistenza venne dimenticata), vennero realizzati in maniera improvvisata prima ancora di dare loro un quadro normativo. Per la prima volta nel nostro Paese, nel resto d'Europa era già prassi, si potevano privare le persone della libertà personale in virtù del fatto che la loro presenza non era considerata regolare. La finalità dei centri riguardava gli "stranieri destinatari di un provvedimento di espulsione con accompagnamento coattivo alla frontiera non immediatamente eseguibile".
Persone che non avevano commesso reati, rinchiuse per ciò che erano. Per facilitare i rimpatri delle persone non gradite, l'allora ministro dell'Interno Giorgio Napolitano si affrettò a siglare i primi accordi bilaterali di riammissione con alcuni Paesi del Nord Africa che raramente produssero i risultati sperati. I centri, in cui si poteva restare rinchiusi fino ad un mese in attesa dell'espulsione, nacquero da un giorno all'altro e senza organicità.
Nel 2006 si aprì il Cpt di Gradisca D'Isonzo, ribattezzandola "Guantánamo italiana" per l'uso di tecnologia avanzata atta a impedire fughe, rivolte, socialità eccessiva fra gli "ospiti". Sì, perché chi vi era trattenuto non era considerato detenuto bensì ospite, al punto che se riusciva a fuggire, nonostante si scatenassero caccie all'uomo, gli addetti alla vigilanza delle strutture non potevano essere perseguiti per negligenza.
A Ragusa ne aprì uno solo per donne in pieno centro città con telecamere interne alle stanze delle "ospiti" e con personale quasi esclusivamente maschile, chiuse quello di Agrigento per difficoltà di gestione e ne venne aperto uno a Caltanissetta (località Pian Del Lago), si spostò quello di Bari, per pochi mesi ne restò aperto uno a Trieste mentre nelle altre città si rese difficile la loro realizzazione. Per l'opposizione degli enti locali, o più spesso perché popolazione, movimenti sociali - insieme alle difficoltà di reperire strutture idonee - ne impedirono la realizzazione. Come nel caso di Corridonia, nel maceratese.
Nel frattempo, nel 2002, era entrata in vigore la Bossi-Fini, che raddoppiava i tempi massimi di trattenimento (da 30 a 60 giorni) ma si andava rapidamente dimostrando il fallimento di tale approccio all'immigrazione. I centri sin dalla loro apertura si erano dimostrati luoghi da cui si tentava di fuggire e in cui si moriva. La notte di Natale del 1999 veniva trovato morto, nel Cpt di Ponte Galeria, Mohamed Ben Said, 39 anni, mascella rotta e forse imbottito di psicofarmaci.
C'è un calcolo macabro scomparso dalla storia ufficiale, quello di coloro che hanno perso la vita a causa della detenzione in questi spazi in cui non valevano e non valgono nemmeno le garanzie dei regolamenti penitenziari, spazi pensati esclusivamente come zoo temporanei per persone.
Per parecchi anni, soprattutto fino al 2007, si sono realizzate mobilitazioni per chiedere la chiusura dei centri - la più grande a Torino nell'inverno 2002 - numerose e praticamente in ogni città in cui c'erano Cpt o dove si minacciava di aprirli.
I "clandestini", in parte rinchiusi nei centri dopo periodi di detenzione in cui non erano stati identificati, i cui provvedimenti di convalida del trattenimento erano affidati a giudici di pace (mai utilizzati fino a quel momento per autorizzare la limitazione della libertà personale), una volta non rimpatriati tornavano fuori in condizioni di irregolarità, con l'obbligo di lasciare entro pochi giorni il territorio nazionale.
Solo propaganda insomma e costruzione della fortezza escludente per rinchiudere il "nemico interno" e dimostrare che lo Stato si prende cura della sicurezza dei cittadini. Nel 2006 venne istituita una Commissione indipendente per analizzare il funzionamento dei Cpt, presieduta dal diplomatico Staffan De Mistura, che presentò un suo rapporto il 1 febbraio del 2007. La conclusione era pilatesca: i Cpt non dovevano essere chiusi ma "superati", riducendo al minimo il numero delle persone da trattenere, il tutto proprio mentre si riconosceva il fallimento di tali strutture.
Nel 2009 col cambio di governo, il nuovo ministro dell'Interno, Roberto Maroni, incentivò invece l'utilizzo dei trattenimenti. I Cpt cambiarono acronimo diventando Cie (Centri per l'identificazione e l'espulsione), rompendo almeno una ipocrisia lessicale di fondo, e si portò a sei mesi il tempo massimo di trattenimento, trasformandoli di fatto in carceri senza neanche gli elementi propri di un sistema penitenziario e dando via così a un ciclo di rivolte e sommosse.
Nel 2011 il governo arrivò a vietare a giornalisti, operatori di organizzazioni umanitarie non accreditati, amministratori locali e a tutte le altre figure esterne, l'accesso ai Cie. Da un appello di alcuni operatori dell'informazione raccolto dalla Federazione nazionale della stampa e dalla mobilitazione di settori sensibili di società nacque la campagna LasciateCIEntrare.
Il successivo governo Monti, con la ministra Cancellieri, sospese l'efficacia della circolare che vietava l'accesso ai centri ma il potere di limitare le visite restò nelle mani dei prefetti. Nel frattempo furono tante le rivolte che scoppiarono e portarono a dover chiudere sezioni dei centri quando non le intere strutture.
In poco tempo i Cie aperti si ridussero a quattro, ma intanto si stava entrando già nel periodo vicino ai giorni nostri. Il ministro Minniti rinominò i centri che diventarono Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio). In tutti questi cambiamenti di acronimi ci sono modifiche normative che illustreremo in seguito, ma il tentativo - da anni perseguito - è quello di aprirne almeno uno in ogni regione.
Infine, menzioniamo due capitoli che meriterebbero da soli ulteriori e attenti approfondimenti. Per l'autunno 2019 sono previste mobilitazioni per impedire la riapertura o la apertura di Cpr e per denunciare l'inaccettabile prolungamento a 180 giorni dei termini massimi di trattenimento in queste strutture, come previsto dal primo decreto sicurezza firmato da Salvini, mentre alcune forze politiche vorrebbero si arrivasse al tetto di 18 mesi di detenzione.
Il futuro dei Cpr è incerto. Tutti i tentativi di dichiararli incostituzionali sono falliti seppure la stessa sovra-ordinante direttiva europea 115/2008 consideri il trattenimento come una estrema ratio e non la norma. Il decreto sicurezza permette ad oggi di trattenere chi risulta privo dei requisiti per restare in Italia anche in luoghi diversi dai Cpr ritenuti idonei. Quali sono? Zone aeroportuali, camere di sicurezza, sezioni riservate di penitenziari?
Tutto è possibile con le nuove norme. Le strutture di detenzione amministrativa sono state pensate e potenziate per proteggere i confini europei e garantire la sicurezza interna, ma si sono rivelate enormi voragini in cui sparivano persone, soldi pubblici e moriva lo Stato di diritto. Una ragione in più per parlarne con maggior cognizione di causa e per tornare a chiederne a gran voce la definitiva abolizione, anche in quanto istituzioni totali dove neanche i più elementari diritti delle persone possono essere rispettati.
Associated Press, 26 dicembre 2019
Il presidente brasiliano ha firmato un decreto che determina il rilascio degli agenti condannati per omicidio colposo. Jair Bolsonaro ha confermato una tradizione ormai consolidata nel Paese: quella di concedere la grazia ad alcuni detenuti sotto Natale. Come già successo in passato, questa misura ha causato forti polemiche e discussioni politiche.
Quest'anno il presidente brasiliano ha pensato ad una categoria da sempre nelle sue simpatie: le forze dell'ordine. I beneficiari del decreto di indulto natalizio sono quegli agenti condannati per omicidi non intenzionali, che hanno dimostrato in carcere buona condotta. A questo si aggiungono i poliziotti condannati per atti commessi durante le operazioni speciali di ordine pubblico assieme alle forze armate, come nella lotta al narcotraffico durante i grandi eventi sportivi.
Le organizzazioni a favore dei diritti umani hanno criticato l'iniziativa ricordando la grande impunità che esiste in Brasile proprio sull'operato delle forze dell'ordine. Solo a Rio de Janeiro, in dieci anni, 10.000 civili sono morti durante operazioni di polizia - molti dei quali non stavano commettendo nessun delitto - e solo il 3% dei casi è finito in tribunale. Bolsonaro ha ribadito più volte che la polizia deve avere "carta bianca contro la criminalità" in un Paese dove si commettono oltre 60.000 omicidi all'anno. Il timore è che questa carta bianca diventi sempre di più una licenza ad uccidere, con la sicurezza dell'impunità.
di Massimiliano Sfregola
Il Fatto Quotidiano, 26 dicembre 2019
Questo ultimo mese degli anni 10 del 2000 ha segnato due eventi chiave per il futuro delle relazioni internazionali: il via alla rimozione dell'ultimo ostacolo alla Brexit, e le conseguenze a valanga che potrebbe portare al multilateralismo, e l'apertura del procedimento presso la Corte di Giustizia dell'Onu che vede il Gambia opposto al Myanmar per la questione Rohingya.
Quest'ultimo, anche se passato largamente inosservato, soprattutto per le implicazioni politiche, è invece un evento storico. Per diverse ragioni. In primis, utilizzando uno strumento dimenticato (e largamente ignorato) come la Corte universale dell'Onu, il Gambia e l'Organizzazione dei Paesi islamici hanno dato una lezione di democrazia alle stesse potenze mondiali che tanto tempo fa istituirono quella Corte, pur ignorandone costantemente giurisdizione e pronunciamenti. Poi hanno spinto le competenze di quel tribunale, abituato a vedere solo avvocati di studi milionari su un terreno politico inedito: non era mai successo prima d'ora che un capo di Stato si presentasse a "deporre" davanti ai giudici dell'Onu.
Ed era successo, soprattutto, molto di rado che la Corte fosse chiamata a pronunciarsi su questioni politiche come il genocidio, tema - quasi sempre - lasciato a tribunali ad hoc oppure all'Icc, la Corte Penale Internazionale, che a l'Aia si trova a poche centinaia di metri dall'Icj (ma non gode del favore delle potenze). Con scaltrezza politica, il Gambia ha evitato la probabile impasse all'Icc (non riconosciuta dal Myanmar e in generale poco gradita agli Stati africani).
Così presso il Peace Palace, a L'Aia, il palazzo sede dell'Icj, la più burocratica, incolore e dimenticata tra le istituzioni Onu si trova, ora, a dover giudicare San Suu Kyi, per l'Occidente a lungo simbolo dei diritti umani nel sud-est asiatico, stabilendo se la repressione contro i Rohingya sia stata una questione interna molto complessa, come ha detto nei suoi 15 minuti di intervento la ex premio nobel, oppure un'azione sistematica con obiettivo la pulizia etnica della minoranza di religione musulmana.
Anche l'Icc ha un fascicolo e un'indagine aperti, ma l'efficacia di un tribunale universale come l'Icj - anche se le sue decisioni non sono vincolanti per gli Stati - potrebbe avere un significato politico molto forte. Comunque andrà - potrebbero volerci anni prima che arrivi una sentenza - il Gambia ha dato una lezione a tutti di diritti umani e di rispetto delle regole della democrazia.
La Repubblica, 26 dicembre 2019
Il presidente dello Zambia ha definito il diplomatico "persona non gradita" e gli Usa sono stati costretti a richiamarlo. L'oggetto del disaccordo è la sentenza a 15 anni di carcere di una coppia, perché omosessuale. Washington ha preso le difese di Daniel Foote dopo che il governo di Lusaka aveva definito inaccettabile la sua denuncia sull'imprigionamento di una coppia omosessuale.
"È insostenibile il comportamento del governo zambiano - Gli Stati Uniti si oppongono fermamente agli abusi contro le persone Lgbi. I governi hanno l'obbligo di garantire che tutte le persone possano godere liberamente dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali a cui hanno diritto ", ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato.
L'Alta corte di Lusaka lo scorso mese ha condannato Japhet Chataba e Steven Samba a 15 anni di carcere per essere stati sorpresi, spiati, in un rapporto sessuale "contro natura", si legge nella sentenza. La coppia aveva prenotato un breve soggiorno in un lodge. Durante la notte, un impiegato della struttura li ha sorprresi, spiandoli dalla finestra, e ha riportato quanto visto alle autorità. L'ambasciatore Usa Daniel Foote aveva denunciato la pena definendola "terrificante".
Il presidente, Edgar Lungu, mandò subito una nota di protesta a Washington e rimase in attesa di una risposta. La risposta americana è stata quella di richiamare Foote, considerato che era diventata persona non gradita nel Paese, che tra l'altro è il maggior beneficiario degli aiuti Usa: centinaia di milioni di dollari a sostegno della lotta contro l'Aids. Lo Zambia è una società profondamente conservatrice in cui l'omosessualità è illegale. "Non si può chiedere a un governo di prendere una decisione puntandogli un'arma da fuoco - poiché ti stiamo aiutando, vogliamo che tu faccia questo - non si può", ha detto alla Bbc il ministro degli Esteri dello Joseph Malanji.
di Enrico Ferro
Il Mattino di Padova, 25 dicembre 2019
Scultura lignea consegnata in Vaticano da don Pozza In un video la gioia del Pontefice: "Sarà proiettato a messa". Due mani che emergono da un blocco di legno, con una forza che sembra rendere vivo quel cubo inanimato. "Con queste mani abbiamo ucciso, queste mani doniamo a te Santo Padre". Ecco il regalo degli ergastolani del carcere di Padova a Papa Francesco. Un dono di chi è destinato a vivere per sempre tra sbarre d'acciaio e muri di cemento. La scultura è il frutto di un progetto attivo nel carcere, in cui il direttore Claudio Mazzeo crede molto: si chiama ScolpiAmo.
- Il destino delle carceri
- Per il prossimo che dice: "Le sentenze non si commentano"
- Lucca. Baccelli e Marcucci in visita al carcere: "Situazione migliorata ma restano criticità"
- Firenze. Il carcere a Natale
- Foggia. Il Natale nel carcere con zampognari e panettoni per allietare la vigilia dei detenuti










