di Niccolò Zancan
La Stampa, 29 settembre 2019
A Castiglione delle Stiviere la residenza con 20 donne giudicate incapaci di intendere e volere. Gli psichiatri: "Il momento più straziante è quando ti chiedono di pregare sulla tomba dei figli".
Come bisogna chiamarle, innanzitutto, le donne che vivono qui? "Per il codice penale sono internate. Un nome che fa paura. Definirle utenti sarebbe scorretto, visto che non scelgono di usare questo servizio. Ospiti, poi, non avrebbe alcun senso. Per noi sono semplicemente delle pazienti".
Ristretti Orizzonti, 29 settembre 2019
Il 3 ottobre, nella "Fiera delle Parole", alle ore 16.30, presso la Sala Grande del Centro Universitario di Padova, Angelo Ferrarini, docente di scrittura volontario in carcere, presenterà due volumetti nati nella redazione di "Ristretti Orizzonti" al carcere Due Palazzi: Angelo Meneghetti, Gli occhi azzurri di Luana e altri sorrisi. Racconti per uccidere la noia di oggi; Antonio Papalia, Poveri figli d'Aspromonte. Insieme ai promotori Mauro e Anna Feltini, saranno presenti volontari dell'Associazione Granello di Senape e redattori di Ristretti.
di Federico Capurso
La Stampa, 29 settembre 2019
Il premier spinge per lo Ius culturae, il ministro teme invece ripercussioni elettorali e frena pure sul "fine vita". Giuseppe Conte sta marcando una volta di più, nel campo dei diritti civili, la differenza che passa tra la sua idea di leadership e quella di Luigi Di Maio. Il premier affronta il "fine vita" accogliendo i dubbi dei vescovi italiani e spinge a favore di uno Ius culturae che estenda la cittadinanza ai minori stranieri.
di Iuri Maria Prado
Il Dubbio, 29 settembre 2019
L'idea che il magistrato "sia" giustizia, piuttosto che un funzionario che la amministra, è diffusa e comanda tante volte l'atteggiamento di chi è incaricato di accusarci e giudicarci. "Spero venga letto con serenità".
di Giovanna Boschetti* e Nicolò Bastaroli**
La Repubblica, 29 settembre 2019
La recente sentenza della Corte di Giustizia ha escluso l'obbligo di rimozione di dati al di fuori dell'Unione Europa. Ma la pronuncia introduce nuovi temi di incertezza. Martedì è stato pubblicato il testo di una sentenza della Corte di Giustizia europea che si è pronunciata su un contenzioso avente ad oggetto il "diritto all'oblio", previsto dall'art. 17 del Regolamento 2016/679 meglio conosciuto come "gdpr" e riguarda la legittimità della sanzione comminata dall'autorità francese garante del trattamento dei dati personali "Commission nationale de l'informatique et des libertés (CNIL) a Google per aver rifiutato di deindicizzare dei dati, a seguito della richiesta di un imprenditore francese, su tutte le estensioni del nome di dominio del suo motore di ricerca.
La sentenza ha di fatto negato all'uomo coinvolto nel contenzioso la tutela al diritto di rimozione già accordata dal Cnil dei dati presenti on line e negativi per la propria reputazione.
Il comunicato stampa pubblicato dalla Corte di Giustizia, pur riconoscendo che "in un mondo globalizzato, l'accesso da parte degli utenti di Internet [...] può produrre effetti immediati e sostanziali sulla persona in questione all'interno dell'Unione", ha infatti legittimato il permanere delle notizie "incriminate" sulla base della circostanza per cui molti Stati esterni all'Unione europea non riconoscono il diritto alla deindicizzazione, così considerando che "il diritto alla protezione dei dati personali non è una prerogativa assoluta, ma va considerato alla luce della sua funzione sociale e va contemperato con altri diritti fondamentali, in ossequio al principio di proporzionalità".
La sentenza della Corte di Giustizia ha così stabilito - alla luce di una ricostruzione societaria strutturale della Google LLC e del fatto che quest'ultima, per mezzo delle sue controllate locali (come, nel caso di specie, Google France), gestisca una rete globale con nodi operativi su scala nazionale tra loro interconnessi e soggetti a ordinamenti nazionali extraeuropei - una tutela soltanto parziale per il ricorrente, prevedendo la deindicizzazione esclusivamente nelle versioni del motore di ricerca corrispondenti agli Stati membri dell'Unione.
L'esclusione dell'obbligo per Google di deindicizzazione per le versioni nazionali esterne a quelle degli Stati membri della UE è stata molto criticata dai massimi esponenti istituzionali in materia di data protection e la reazione è certamente condivisibile.
Dal punto di vista degli operatori del settore, ed in particolare da giuristi italiani che ogni giorno si confrontano con interrogativi e soluzioni nell'interesse di persone giuridiche e fisiche - seguendo l'operatività delle aziende con un occhio costante agli adempimenti di legge e ai diritti inviolabili - si può dire che la pronuncia in questione introduce temi di incertezza de iure condito e de iure condendo, anche alla luce di ciò che la politica comunitaria sembra esprimere nella sua politica legislativa, sempre più attenta al tema digitale.
Ciò che risulterebbe emergere da tale politica è l'urgenza di offrire una giusta collocazione nel mondo del diritto al ruolo ed alla natura degli Internet Service Provider, soprattutto in considerazione dell'enorme impatto delle notizie pubblicate sui motori di ricerca (come Google), dei volumi di consultazione, dell'esaustività e della qualità dei contenuti fruibili e del fatto che tale massa di informazioni, anche collocata negli algoritmi del web a divenire "big data", è idonea a orientare e condizionare le opinioni e le scelte quotidiane, sia nel mondo privato che professionale.
Per tale motivo, non si dovrebbe mettere in discussione che proprio l'articolo 17 del Regolamento 2016/679 ben noto come Gdpr, istituendo il "diritto all'oblio", costituisca un baluardo fondamentale dei diritti dei singoli in rete e debba essere considerato volto a costituire un fondamentale tassello per il progresso della legislazione e dell'etica digitale. Tale diritto, infatti - vale la pena ricordarlo - elaborato proprio dalla sentenza del 2014 della Corte di Giustizia (nel caso c.d. "Google Spain") si configura come un diritto alla cancellazione dei dati in forma rafforzata, che dovrebbe tradursi nel riconoscimento in termini assoluti del diritto a essere dimenticati in relazione a informazioni del nostro passato non più attuali o pertinenti al contesto storico, oppure rispetto ai quali sia venuto meno l'originario interesse pubblico.
Per tali ragioni il diritto all'oblio, finalmente sancito dal Regolamento 2016/679 quale diritto non negoziabile e irrinunciabile per tutti i cittadini dello Spazio Economico Europeo senza limiti spazio-temporali alla luce dell'extraterritorialità del Gdpr, non dovrebbe, semplicemente, poter più costruire oggetto di alcun bilanciamento di interessi. In tale contesto, non si può prescindere dal fatto che la sentenza in questione pone anche temi rilevanti sul piano della natura e delle responsabilità degli Internet Service Provider sui contenuti pubblicati in rete. In un momento legislativo particolarmente delicato posto che la legislazione europea risulterebbe richiedere - anche nella Direttiva Copyright di recente emanazione - un ruolo sempre più attivo e consapevole da parte degli operatori del settore nella supervisione dei contenuti e nel controllo degli stessi.
*Associate Cba
**Head of Legal Department Ealixir
di Michela Cuccu
La Nuova Sardegna, 29 settembre 2019
La scuola che diventa opportunità di recupero e persino di "evasione" anche per un ergastolano. I detenuti del carcere di Alta sicurezza di Massama da tempo sfruttano questa opportunità. C'è chi nel frattempo si è diplomato e sono già in quattro gli iscritti all'Università. Sono alcuni dei dati emersi ieri in occasione della Festa del Corpo di polizia penitenziaria, alla quale hanno partecipato le autorità civili e militari.
È stato il Commissario Salvatore Cadeddu, a fornire una serie di elementi che permettono di capire la vita dei 265 detenuti, dei quali, 171 in regime di alta sicurezza, esponenti di vertice delle più pericolose organizzazioni criminali di mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita. Nel carcere dove c'è un unico detenuto per terrorismo, Cesare Battisti arrivato in Italia a seguito dell'estradizione dalla Bolivia dopo una lunga latitanza in Brasile, sono in 63 a scontare l'ergastolo, alcuni in regime ostativo. Solo una minima parte delle celle ospita detenuti di media sicurezza, che sono appena 74, altri 13, invece, godono della semilibertà.
In questa struttura tanto moderna quanto inespugnabile, la scuola è diventata una opportunità straordinaria. Due i corsi di scuola superiore, composto dalle cinque classi della Ragioneria "Mossa", frequentate da 37 detenuti e le sei classi del Liceo artistico con 40 iscritti.
Esiste anche un corso per il conseguimento della terza media, frequentato da 12 detenuti e organizzato dal Centro territoriale permanente. In tanti riescono a portare a termine gli studi da dietro le sbarre: dieci si sono diplomati in ragioneria. Che la scuola sia una realtà importante lo ha affermato anche il direttore Pier Luigi Farci: assente per motivi di lavoro alla cerimonia, ieri ha affidato i suoi saluti ad una lungo messaggio nel quale non ha mancato di ringraziare tutto il personale del carcere.
Alla cultura sono affidati molti progetti di riscatto e reinserimento per i detenuti, con iniziative svolte in collaborazione con l'Istar e l'Università di Sassari, spettacoli musicali e persino un laboratorio di restauro che ha visto coinvolti i detenuti in regime di alta sicurezza 1.
Anche il lavoro ha un ruolo fondamentale per i detenuti di Massama, che ormai da anni partecipano a campagne di scavi archeologici coordinati dal professor Raimondo Zucca e ai progetti di agricoltura sociale di Terra madre. Iniziative che si possono realizzare grazie al contributo di tutto il personale carcerario, a partire dagli educatori fino agli impiegati.
Il lavoro quotidiano, di vigilanza e garanzia della sicurezza è certo il più impegnativo in un carcere dove, sono appena 14 agenti del Nucleo piantonamenti. Nell'arco di un solo anno sono state eseguite 582 traduzioni delle quali, ben 70 nazionali.
"Solo grazie al contributo di tutto il personale del reparto - ha detto il commissario Cadeddu - siamo riusciti a far fronte a questa immensa mole di lavoro". Da giugno di quest'anno il carcere si è dotato di un impianto per l'effettuazione delle udienze in videoconferenza, che permettono al detenuto di partecipare a distanza alle udienze giudiziarie.
Una innovazione tecnologica che ha fino ad ora permesso di effettuare ben 115 udienze a distanza. Un anno di lavoro intenso, per la Polizia penitenziaria che sono dovuti intervenire anche con atti di polizia giudiziaria, fra cui, 25 denunce per reati commessi all'interno dell'istituto.
di Carlotta Rocci
La Repubblica, 29 settembre 2019
Protesta per una condanna "ingiusta". Engyell M., detenuto alle Vallette, non mangia da 59 giorni. È nato in Albania, dove ha moglie e una figlia, e ha 51 anni. Ha iniziato lo sciopero della fame per protestare contro le sentenze che lo hanno portato in carcere a Torino con condanne ormai definitive.
Chiede la revisione dei suoi processi perché - dice - quando è stato condannato ad oltre dieci anni di carcere, con scadenza della pena nel 2023, si trovava in Albania per via di un decreto di espulsione e non ha potuto partecipare al dibattimento. Il suo ultimo avvocato Alessio Michele Soldano lo ha incontrato spesso nelle ultime tre settimane per spiegargli che una condanna definitiva è lapidaria e nulla - se non l'emergere di una nuova prova - potrebbe permettere la revisione del processo.
Engyell però si sente vittima della giustizia ed è disposto a lasciarsi morire. Ha già perso quasi metà del suo peso e il 6 settembre - dopo una perizia medica - è stato trasportato al Repartino delle Molinette, poi trasferito il 16 in terapia intensiva con l'aggravarsi delle sue condizioni. "Abbiamo intercettato la sua storia il 27 agosto quando lo sciopero durava ormai da molti giorni", spiega la Garante dei detenuti della Città di Torino Monica Cristina Gallo che ha scritto anche ai garanti nazionali e regionali, e all'Ordine dei medici, per sollevare, l'attenzione sul caso.
"Quando lo abbiamo incontrato per la prima volta non era già più in grado di alzarsi dal letto - spiega Gallo - Al di là della vicenda giuridica, solleviamo il tema umano. Questa persona ha pochi strumenti per far sentire la propria voce ma la sua protesta è determinata e pericolosa. Sappiamo che la Regione sta lavorando a un protocollo per la prevenzione dei suicidi in carcere e speriamo ci sia attenzione anche su un caso come questo che non è contemplato ma si tratta di un lento suicidio".
Engyell è stato visitato dai medici ed è perfettamente lucido. "Stiamo facendo di tutto per convincerlo a mangiare", spiega il direttore del carcere Domenico Minervini che per due volte ha scritto al tribunale della libertà per chiedere di poter prendere provvedimenti.
"Abbiamo provato a farlo parlare con la moglie in Albania e con il nostro cappellano", spiega il direttore. I giudici hanno stabilito che il detenuto può essere sottoposto a un'idratazione forzata e, solo in caso di perdita di conoscenza, all'alimentazione per salvargli la vita.
La terapia ha reso le sue condizioni leggermente migliori, l'uomo è stato spostato in un altro reparto, ma nei prossimi giorni potrebbe essere dichiarato "dimissibile". "Ma mi chiedo cosa potrebbe succedere se venisse riportato in carcere", si chiede Gallo.
Ristretti Orizzonti, 29 settembre 2019
Dopo l'ennesimo suicidio di un ventenne palermitano, avvenuto solo qualche giorno fa, Pino Apprendi e Lucia Borghi, dell'Osservatorio sulle carceri di Antigone, hanno visitato il carcere di Barcellona Pozzo di Gotto, ex ospedale psichiatrico giudiziario. "Dire ex Opg - evidenziano i due osservatori - è un modo di dire, non solo perché arrivando nei pressi della struttura ancora sono collocati due cartelli bene in vista che indicano che stai arrivando in un Opg, ma perché visitando le celle non hai la sensazione di vedere detenuti dietro le sbarre, ma malati e ti chiedi perché. Perché - proseguono Apprendi e Borghi - dal 2015, quando si decise di chiudere definitivamente gli Opg, non si è fatto nulla, o pochissimo, per evitare questo stato di cose".
Di fatto la Regione non ha mai preso in carico del tutto la struttura di Barcellona, dove prestano servizio tre psichiatri, di cui uno dipendente e due a contratto e tre psicologi e dove all'ottavo reparto ci sono oltre 60 malati.
"Altro capitolo è il reparto femminile, dove ci sono soltanto 8 donne, ma non grandi differenze con il maschile - sottolineano gli osservatori di Antigone Sicilia. Entrando, anche lì, si vede ad occhio nudo che sei di fronte ad ammalati che non dovrebbero stare in un carcere dove la sera si chiude la porta con il blindo. Una scena straziante, persone che potrebbero stare in strutture alternative al carcere".
Dal gennaio 2015 ad oggi quella di Barcellona Pozzo Di Gotto è la struttura carceraria siciliano dove percentualmente c'è il più alto tasso di suicidi rispetto al numero di detenuti con sei persone che si sono tolte la vita. I detenuti, durante la visita, lamentavano la mancanza di attività, la mancanza d'impegno, niente lavoro, niente attività ricreative, soltanto qualche ora d'aria.
"Ci chiedevano: ma come possiamo guarire in queste condizioni? Se ci lamentiamo riceviamo soltanto rapporti informativi e provvedimenti disciplinari, per colloqui con lo psicologo dobbiamo inoltrare domanda e dopo 15 giorni veniamo contattati. La salute e la vita burocratizzata" concludono Pino Apprendi e Lucia Borghi.
di Tiziano Grottolo
ildolomiti.it, 29 settembre 2019
Inizia oggi con la biblioteca vivente a Riva del Garda l'evento che nasce per avvicinare il mondo del carcere alla cittadinanza e viceversa e per ricordare che "i detenuti sono cittadini a tutti gli effetti". Durante le giornate della fiera "Fa' la Cosa Giusta" sarà esposto anche un container che riproduce una cella in scala 1:1. "Una società più sicura passa anche attraverso il reinserimento della popolazione carceraria" è con questo spirito che prenderà il via oggi, a Riva del Garda con la Biblioteca Vivente, il progetto "Liberi da dentro", organizzato da un cartello di associazioni che vedono come capofila Apas.
"Promuovere una diversa narrazione sul tema del carcere", così l'assessora alle politiche sociali del comune di Trento, Mariachiara Franzoia, ha aperto la conferenza stampa di presentazione. "Con questo progetto - spiegano gli organizzatori - vogliamo lavorare in particolare sui pregiudizi che circondano le problematiche legate al carcere". Proprio per questo si è scelto di intensificare le iniziative, che da quest'anno coinvolgeranno tre comuni: Riva del Garda, Rovereto e Trento, per coinvolgere cittadinanza nel processo di accoglienza nel tessuto sociale delle persone sottoposte a condanne penali. Come ricordato dagli organizzatori: "I principi costituzionali impongono che la pena sia rieducativa e perché questo avvenga è indispensabile il coinvolgimento attivo del territorio trentino".
Il progetto mira a diffondere nella cittadinanza una conoscenza reale del mondo del carcere, delle pene e del loro effetto sulle persone, superando i relativi stereotipi e pregiudizi attraverso eventi e incontri pubblici e conferenze. Un modo questo per avvicinare il mondo del carcere alla cittadinanza e viceversa e per ricordare che, come affermato da Antonella Valer dell'associazione 'Dalla Viva Vocè: "I detenuti sono cittadini a tutti gli effetti, partiamo dal presupposto che chi compie un reato, prima o dopo, tornerà a far parte della società per questo puntiamo forte sul tema dell'economia carceraria".
Preparare i detenuti al reinserimento in società dando loro la possibilità di acquisire delle competenze che torneranno utili nel mercato del lavoro è uno dei passaggi fondamentali per abbassare, se non eliminare, il rischio di recidività. Il progetto, finanziato attraverso un bando della Fondazione Caritro, trae le sue fondamenta nelle realtà di volontariato che operano, in collaborazione con la casa circondariale di Trento e gli enti locali, nel reinserimento sociale dei detenuti e all'organizzazione di eventi socializzanti e rieducativi, anche rivolti al pubblico, in cui i detenuti svolgono un ruolo attivo nell'attività culturale, fra queste si contano le associazioni: Apas, Dalla Viva Voce, Trentino Arcobaleno, Micro finanza e Sviluppo Onlus.
Cuore di tutta la proposta è la possibilità di ascoltare le testimonianze direttamente dalla voce dei detenuti o ex detenuti si ritiene che il processo della narrazione personale autobiografica possa essere uno strumento efficace per permettere ai cittadini di conoscere, in prima persona, vicende e dimensioni abitualmente esclusi dal dibattito pubblico e di lavorare in modo più efficace sul superamento dei pregiudizi.
In un evento di "Biblioteca Vivente" le persone che vi partecipano diventano dei "Libri Umani" che nell'essere "letti" raccontano un episodio rilevante della loro vita selezionato e sviluppato in un percorso di formazione. Non ci si deve quindi stupire se i "Libri Umani" che parteciperanno al progetto non racconteranno dell'esperienza detentiva, perché ciò a cui Liberi da Dentro mira è fare in modo che detenuti ed ex-detenuti siano visti come persone in primis, che oltre al tempo trascorso in carcere hanno un'intera vita fatta di migliaia di esperienze come chiunque altro.
Gli eventi della biblioteca vivente partono oggi a Riva del Garda dalle 16.00 alle 19.00, in Piazza delle Erbe (in biblioteca in caso di pioggia). Sarà poi a Trento il 19 ottobre dalle 15.30 alle 18.30 presso TrentoFiere nelle giornate di "Fa' la cosa giusta", per concludersi a Rovereto il 25 dello stesso mese alle 18.30, sotto la cupola del Mart (in biblioteca in caso di pioggia). La kermesse si divide però in tre aree, e oltre alla già citata biblioteca vivente ci sarà modo di toccare con mano l'arte dei detenuti con i prodotti realizzati attraverso progetti di economia carceraria e assaggiando le pietanze cucinate nelle "cene galeotte".
Con quest'ultime si fa rifermento a veri e propri eventi culinari nei quali a preparare i pasti saranno i detenuti che frequentano l'Istituto Alberghiero Trentino di Rovereto e Levico Terme all'interno della Casa Circondariale di Spini per dar loro modo di sperimentarsi con una clientela reale in vista delle prove che dovranno sostenere durante l'anno scolastico.
Mentre in occasione della fiera Fa' la Cosa Giusta che si tiene dal 18 al 20 ottobre nel complesso di TrentoFiere, si dedicherà uno spazio speciale all'economia carceraria. Per tutta la durata dell'evento vi sarà una sezione della fiera dedicata alle cooperative che producono in carcere o impiegano persone ex detenute e l'allestimento della "cella in piazza" dell'associazione La Fraternità di Verona. Venerdì 18 dalle 17 alle 18:30 ci sarà inoltre una tavola rotonda dal titolo "Fare impresa in carcere".
Infine si segnala la conferenza organizzata da Apas e Cnca del Trentino-Alto Adige, sempre in occasione della Settimana dell'Accoglienza, venerdì 4 ottobre dalle 15.30 alle 18.30 presso la Sala della Fondazione Caritro, dal titolo "Riparare la solitudine: percorsi di giustizia riparativa ed incontro tra vittime ed autori di reato". L'evento vedrà la partecipazione di Manlio Milani, presidente dell'Associazione familiari dei caduti della strage di Piazza della Loggia. Milani, dopo la perdita della moglie nel grave atto terroristico del 1974, si è impegnato in un lungo percorso di riparazione ed incontro con ex terroristi degli anni di piombo.
lavocedeltrentino.it, 29 settembre 2019
Un'azione coordinata fra Ministero della Giustizia, Provincia autonoma di Trento e Regione Trentino Alto Adige/Südtirol al fine di promuovere una rete a sostegno dei soggetti sottoposti a misure restrittive della libertà personale o alternative alla detenzione, per favorirne il reinserimento sociale e lavorativo. Punta a questo il protocollo approvato venerdì dalla Giunta provinciale, su proposta dell'assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Stefania Segnana.
"Lo schema di accordo e le linee di indirizzo sono stati predisposti in collaborazione con la Garante provinciale dei diritti dei detenuti, Antonia Menghini che ringrazio per la sua dedizione, e dopo un attento e impegnativo confronto con il Ministero della Giustizia - è il commento dell'assessore Segnana. In particolare preme sottolineare l'attenzione prestata ad alcune questioni delicate, come la necessità di favorire il mantenimento dei legami familiari laddove uno dei genitori viva la detenzione, il bisogno di assicurare ai detenuti la formazione professionale e l'orientamento al lavoro nel momento nevralgico del loro reingresso in società".
Il Protocollo prevede la costituzione di una Commissione tecnica con rappresentanti di Provincia, Regione, Ministero della Giustizia, Servizi Sociali Territoriali, Terzo settore e Organizzazioni del Volontariato. A sua volta la Commissione è organizzata in Gruppi tecnici che si occuperanno di macro-temi quali: reinserimento sociale, legami familiari e cultura; lavoro; salute; minori sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria minorile; giustizia riparativa e mediazione penale.
In base alle linee di indirizzo, le parti si impegnano a promuovere e attuare interventi per:
-promuovere la salute e il benessere dei detenuti e l'umanizzazione della pena, al fine di assicurare piena dignità ai soggetti ristretti;
-assicurare il trattamento rieducativo e il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti ospiti della Casa circondariale di Spini di Gardolo;
-assicurare il trattamento rieducativo e il reinserimento sociale e lavorativo dei soggetti, adulti e minori, sottoposti a misure alternative alla detenzione;
-assicurare e implementare l'assistenza sanitaria in carcere, nella Rems e nelle strutture territoriali deputate ad accogliere i soggetti in esecuzione penale esterna;
-sviluppare, previo consenso delle vittime, percorsi di giustizia riparativa con particolare riferimento alla ricomposizione del conflitto originato dalla commissione del reato.
Naturalmente le Linee di indirizzo allegate al Protocollo definiscono una prima progettazione delle iniziative relative a queste aree tematiche; questi indirizzi potranno essere ridefiniti dalla Commissione tecnica in funzione di nuove esigenze.
- Saluzzo (Cn). Opere libere degli studenti ristretti per portare con lo "sguardo dentro"
- Donne e uomini che non delegarono il coraggio
- Ambiente. Greta, i suoi critici e l'arte di invecchiare
- Ambiente. I movimenti denunciano i governi, mille cause per la giustizia climatica
- La giusta quantità di dolore










