ilreggino.it, 12 novembre 2019
I magistrati di AreaDg in accordo con il garante regionale dei detenuti, Agostino Siviglia hanno avviato un progetto diretto a coinvolgere le detenute in attività all'interno della strutture detentiva "G. Panzera".
I magistrati di AreaDg del Distretto di Reggio Calabria, dopo la visita organizzata dall'A.N.M. presso le case circondariali "G. Panzera" ed Arghillà di questa città, avvalendosi dell'imprescindibile apporto del CVX, in accordo con il garante regionale dei detenuti, Agostino Siviglia, e con la Direzione delle stesse, in persona di C. Tessitore, hanno avviato un progetto diretto a coinvolgere le detenute in attività all'interno della strutture detentiva "G. Panzera".
L'iniziativa ha generato un loro grande coinvolgimento ed ha permesso la realizzazione di decine di pettorine destinate ad essere utilizzate da magistrati ed avvocati nella quotidiana attività d'udienza. L'iniziativa ha riscontrato il consenso ed il coinvolgimento dell'Avvocatura reggina che, in adesione ai principi cardine della professione forense, ad essa ha preso parte ed intende sostenerla con forza. Le somme sinora ricavate dalla vendita delle pettorine saranno utilizzate, oltre che per un premio in denaro in favore delle sarte-detenute, per offrire alla sezione femminile della Casa Circondariale vari strumenti che possano rendere meno disagevole la vita in regime di restrizione.
L'ambizione di avvocati e magistrati è quella di proseguire il finanziamento del progetto e di raggiungere un'organizzazione stabile che si autofinanzi, in modo che l'istituto di pena possa vantare al suo interno uno spazio permanente di impegno rieducativo per le detenute.
Mercoledì 13 novembre, alle 16.00, presso l'aula della formazione della Corte di Appello di Reggio Calabria, a Piazza Castello, il Garante regionale dei detenuti, il presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati di Reggio Calabria ed un rappresentante del Coordinamento distrettuale di AreaDg, illustreranno le ragioni del progetto, che proseguirà con iniziative in vista del prossimo Natale e che mira ad avere prospettive di stabilità. Durante la presentazione del progetto sarà possibile acquistare le pettorine realizzate dalle donne detenute per gli Avvocati.
di Nadia Cozzolino
agenziadire.com, 12 novembre 2019
"Migliorare la qualità della vita detentiva non è un privilegio ma significa rispettare la Costituzione", dichiara il Garante dei detenuti in Campania, Samuele Ciambriello. Terzo piano del padiglione Roma. Qui si trovano i cosiddetti "sex offender", persone accusate di aver commesso crimini sessuali o violenze in famiglia. Stanze e corridoi sono stati ristrutturati e le pareti tinteggiate di verde. Ma dentro le celle ci sono fino a dodici persone che hanno a disposizione un solo bagno e pochissimo spazio.
Dormono su letti a castello e possono guardare quello che succede fuori da una piccola fessura che separa la loro cella dal corridoio. La prima cella sulla sinistra si chiama 'socialità' e doveva servire a svolgere attività ludiche o di studio. Oggi però è una stanza detentiva, proprio come tutte le altre.
Nei mesi scorsi il carcere di Poggioreale è stato interessato da una forte protesta dei detenuti. Dopo alcune morti verificatesi all'interno della struttura, i reclusi del padiglione Salerno hanno sfogato tutta la loro rabbia chiedendo attenzione alle istituzioni e rispetto per la loro condizione carceraria. Oggi in quel padiglione sono in corso lavori di ristrutturazione ma altrettante sezioni dell'istituto avrebbero una urgente necessità di essere rimessi a nuovo.
Anche il secondo piano del padiglione Roma, dove sono reclusi i tossicodipendenti, versa in condizioni fatiscenti. "Andate al secondo piano, è là che stanno peggio di tutti", dicono alcuni detenuti mentre attraversiamo il corridoio del primo piano. Nella casa circondariale napoletana sono recluse attualmente 2108 persone secondo i dati diffusi da Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania. Ma i posti a disposizione sono solo 1635, quasi 500 in meno rispetto a quelli effettivi.
Fino a giugno i detenuti di Poggioreale erano molti di più, circa 2500, ma in molti sono stati trasferiti: 102 nel carcere di Secondigliano e gli altri in penitenziari della Campania o di altre Regioni. Perché il problema del sovraffollamento andava e va risolto. "Le celle da 3 posti non possono essere trasformate in celle da 6 o 9, quelle da 4 non possono diventare celle da dodici. Bisogna rispettare i 3 metri quadri di spazio personale nelle celle collettive", è l'appello alla Dire del garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello. La direttrice del carcere Maria Luisa Palma sottolinea però come a Poggioreale "il criterio dei 3 metri quadri richiamato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo viene rispettato".
"Cosa chiedono i detenuti? Oltre allo spazio chiedono una doccia in ogni cella, acqua calda, possibilità per i familiari di non attendere ore ed ore in spazi stretti e limitati per una breve visita. Bisogna migliorare la qualità della vita detentiva - aggiunge Ciambriello parlando alla Dire - che non è un privilegio ma significa rispettare la Costituzione". Anche per questo motivo la Regione Campania ha finanziato l'acquisto di 400 frigoriferi che sono già stati installati nelle celle.
"Solo chi si trova qui dentro - dice l'assessore alle Politiche sociali Lucia Fortini - sa quanto un semplice frigorifero, che per altri può essere un oggetto senza senso, sia importante per i detenuti ma anche per le persone che in carcere ci lavorano. Per apprezzare questi gesti devi capire davvero e fino in fondo cosa significhi per una persona essere privata del diritto alla libertà".
Non è d'accordo il sindacato di Polizia penitenziaria che chiede "Meno frigoriferi a Poggioreale e più attività di formazione". Intanto, grazie a un finanziamento statale e regionale ci saranno a disposizione dei detenuti 1,3 milioni di euro per progetti di reinserimento sociale dentro e fuori dal carcere. "A Poggioreale si sono verificati 11 suicidi e 77 tentativi di suicidio, ma tre persone si sono tolte la vita stando agli arresti domiciliari. Dobbiamo pensare anche a chi si trova ai domiciliari e non trasformarlo in un prigioniero", aggiunge Ciambriello.
I 7812 detenuti della Campania hanno a loro disposizione solo 69 educatori e nelle carceri mancano psichiatri e psicologi. "All'Asl di Avellino - denuncia il Garante alla Dire - un concorso per assumere psichiatri a tempo indeterminato, figure da impiegare in carcere. Il bando è andato deserto: nessuno vuole andare in carcere, c'è una visione catastrofica e apocalittica. Eppure dovremmo evitare che un detenuto, una volta fuori dal penitenziario, abbia addosso il marchio di "ex detenuto" che trasforma la sua reclusione in un "fine pena mai", punito da una società ipocrita e indifferente".
Nei corridoi che separano le celle i detenuti battono i pugni sulla porta blindata che chiude la loro stanza. Chiedono attenzione ma a Poggioreale, così come in altri istituti, è carente anche il numero di agenti penitenziari. "Come è possibile che un solo agente - si chiede Ciambriello - possa rispondere alle richieste di 130 o 135 detenuti?".
Per risolvere alcuni problemi strutturali, il ministero delle Infrastrutture ha stanziato diversi milioni di euro per ristrutturare gli spazi più degradati di Poggioreale, ma sono trascorsi tre anni e nulla è stato fatto. "I soldi sono stati dati al Provveditorato regionale delle opere pubbliche ma in tutto questo tempo sono state fatte solo due visite per verificare lo stato dell'arte dei padiglioni e i lavori non sono mai iniziati", denuncia il Garante. Un'altra strada per superare le gravi carenze della casa circondariale napoletana sarebbe quella di trasferire tutti i detenuti in altre strutture, fino a un progressivo svuotamento del carcere. Il governo ha individuato in Campania due caserme dimesse da trasformare in carceri moderne, ma servono 40 milioni di euro per ristrutturarli. Cifre ingenti anche per perlustrare la seconda strada, quella di costruire un nuovo mega carcere in provincia, a Nola. Per ora c'è solo il progetto di una struttura innovativa, senza sbarre alle finestre, con campi sportivi, teatri e poche mura.
fanpage.it, 12 novembre 2019
Ennesimo suicidio nel carcere di Mammagialla. Ieri, poco dopo le 14, un ragazzo sudanese del 1995 si è tolto la vita appendendosi con le lenzuola. Il giovane era recluso nell'istituto penitenziario viterbese da poco tempo, secondo quanto appreso aveva dei problemi psichiatrici. Gli agenti della penitenziaria che lo hanno soccorso non hanno potuto far nulla, quando sono entrati in cella aveva già smesso di respirare.
Non è la prima tragedia che accade a Mammagialla. Lo scorso anno furono due i ragazzi morti suicidi in cella: Andrea De Nino a maggio e Hassan Sharaf a luglio. Avevano 36 e 21 anni. "Il problema - afferma il segretario dell'Uspp, Danilo Primi - è sempre lo stesso e lo abbiamo denunciato più volte. Non è possibile gestire la mole di detenuti psichiatrici, devono essere inseriti in strutture adeguate che possano seguirli. Viterbo sta diventando un putiferio".
Il Garante dei detenuti: "Dare risposta a disperazione stranieri in carcere" - "Ancora un suicidio in carcere, oggi a Viterbo. Un ragazzo di ventiquattro anni, detenuto da marzo, fine pena nel 2020, un anno circa il totale. Sudanese, non faceva colloqui né telefonate. Impressionano la giovane età, la solitudine, il fine pena breve, alla faccia di quelli che dicono che tanto in carcere non ci va nessuno, che sotto i due-tre anni di pena stanno tutti fuori". Lo ha dichiarato in un post su Facebook Anastasia, denunciando la vicenda.
"C'è una disperazione tra i giovani stranieri in carcere a cui non sappiamo dare risposta, minacciando loro solo la pena aggiuntiva della espulsione. Ancora una volta: non perdiamo tempo su presunte colpe individuali, della mancata assistenza, della mancata vigilanza, e pensiamo piuttosto se tutto questo carcere per cose da niente serva davvero a qualcosa".
di Alessia Maccaferri
Il Sole 24 Ore, 12 novembre 2019
Un gruppo di studio della Bocconi ha analizzato l'impatto di attività rieducative come il teatro. Per quantificare l'effetto sui detenuti, sulla società e per allocare al meglio le risorse.
Che il teatro, l'arte, la letteratura facciano bene ai detenuti non ci sono dubbi. Ma come organizzare al meglio queste attività per avere un impatto realmente efficace sui detenuti, sulla società, anche in termini di calo della recidiva? Un gruppo di ricercatori della Bocconi ha calcolato l'impatto delle attività teatrali di Opera Liquida, dentro il carcere milanese di Opera. Un'esperienza che diventerà utile per estendere il modello di valutazione in altri istituti di detenzione della Lombardia.
"Stiamo discutendo con il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Pietro Buffa per introdurre questi concetti di valutazione, ex ante, in itinere, ex post all'interno degli istituti di pena lombardi" racconta Filippo Giordano, professore associato di economia aziendale all'Università Lumsa di Roma. Giordano è ricercatore Icrios Bocconi, centro di ricerca dell'Università Bocconi dove è incardinata questa attività di ricerca sulle carceri che sta andando avanti da tre anni.
Il processo di valutazione-raccontato nel libro "Misurare l'impatto sociale Sroi e altri metodi per il carcere" firmato da Giordano, assieme a Francesco Perrini e Delia Langer, edito da Egea - è stato sperimentato all'interno del carcere di Opera, a Milano. Protagonista l'associazione culturale e compagnia teatrale Opera Liquida, fondata nel 2009 all'interno dell'istituto penitenziario. Il metodologia prescelta è stata quella del social return on investment (Sroi).
Quali risultati ha dato l'indagine a Opera? Gli esiti dello studio saranno presentati a Opera il 15 novembre nell'ambito di Bookcity alla presenza degli autori del libro e del provveditore Buffa (per partecipare e assistere anche al laboratorio teatrale è necessario registrarsi qui entro il 12 novembre ore 8). Dall'indagine risulta che nell'anno 2018 per ogni euro investito si stima un ritorno pari a 2,23 euro, considerando i benefici derivanti esclusivamente dall'attività del laboratorio teatrale e drammaturgico. La ricerca ha quantificato il miglioramento di tutte le dimensioni degli stakeholder coinvolti:
- detenuti: miglioramento delle relazioni sociale, delle relazioni familiari, del benessere psicofisico, delle capacità linguistiche ed espressive; aumento dell'autostima, dell'empatia, miglioramento delle condizioni di vita data dalla possibilità di spesa maggiore.
- detenuti ex tossicodipendenti: riduzione di comportamenti dannosi.
- detenuti genitori: miglioramento delle relazioni con i figli.
- detenuti stranieri: miglioramento dell'integrazione.
- detenuti spettatori: possibilità di fruire di un evento culturale, sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne.
- familiari: miglioramento delle relazioni familiari.
- figli: miglioramento del benessere psicologico.
- studenti: sensibilizzazione e riduzione del rischio di commettere crimini in età giovanile.
- volontari: aumento delle competenze e sviluppo di capacità e maggiore abilità nella gestione dello stress.
- ex-detenuti: stabilità finanziaria data dal reddito addizionale, miglioramento del benessere psicologico, aumento delle capacità professionali.
- Polizia penitenziaria: maggiore abilità nella gestione dello stress e riduzione del rischio di burnout, miglioramento della relazione con i detenuti.
- Stato: riduzione della recidiva e volontariato.
"Per noi è stato importante non focalizzarsi sul tasso di recidiva che peraltro presuppone un lungo periodo di ricerca ma sui driver che impattano sulla recidiva (in Italia circa al 68,5% ndr.)" spiega Giordano, che nel libro insieme ai coautori, presenta una review della letteratura internazionale sugli studi relativi agli impatti delle diverse tipologie di attività svolte in carcere per la rieducazione e il reinserimento. L'obiettivo è offrire una guida per avvicinarsi in modo consapevole non solo al tema della valutazione degli interventi ma anche alla loro progettazione e implementazione. Un tema che richiama sempre più l'attenzione degli studiosi: due anni fa Human Foundation, assieme alla Fondazione Sviluppo e Crescita Crt, ha redatto lo studio di fattibilità per uno strumento simile al social impact bond da introdurre all'interno del carcere Lorusso-Cutugno di Torino.
La Repubblica, 12 novembre 2019
L'Associazione della Caritas romana. L'evento si terrà il 16 novembre, nella Sala Congressi dell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. Il Vic-Volontari in Carcere, associazione che rappresenta la Caritas di Roma presso gli istituti penitenziari di Rebibbia, compie 25 anni. In occasione di questo anniversario, è in programma - per il prossimo 16 novembre - un convegno dal titolo "1994-2019: 25 anni di Volontari in Carcere sotto il segno dell'accoglienza".
Le storie e le testimonianze dei detenuti. Il Vic-Volontari in Carcere vuole così celebrare la ricorrenza, assieme alle istituzioni, agli enti, alle associazioni, ai volontari che hanno accompagnato, dal 1994 ad oggi, la sua crescita e il suo affermarsi tra le realtà più attive dentro e fuori gli istituti penitenziari della città. "Sarà l'occasione - si legge in una nota diffusa dall'Associazione - per raccontare le tante storie e testimonianze di detenuti, ex detenuti e volontari che gli uni accanto agli altri hanno percorso, o stanno percorrendo, una strada di recupero e spesso di reinserimento nella società".
Dove l'evento. L'evento si terrà, alle ore 10,30, presso la Sala Congressi dell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, in Via F. Baldelli, 34, a Roma. Fra i relatori al convegno, sono previsti gli interventi di Mariella Enoc, Presidente dell'Ospedale, e del Cardinale Vicario di Roma, Angelo De Donatis.
di Fiorenza Elisabetta Aini
gnewsonline.it, 12 novembre 2019
La Casa circondariale femminile Rebibbia di Roma ha aperto le porte al calcio. È proprio nel carcere romano, infatti, che nel settembre 2018 è nata la prima squadra di calcio di detenute in Italia, l'Atletico Diritti, grazie al progetto presentato dalla polisportiva fondata nel 2014 dalle associazioni Progetto Diritti e Antigone.
Le donne presenti nell'istituto penitenziario hanno sposato con grande entusiasmo l'iniziativa, che ha unito la pratica sportiva all'integrazione in un binomio indissolubile. Lo sport è da sempre uno straordinario strumento di educazione e di affermazione dei valori della solidarietà ma, tra queste mura, è stato anche un elemento trainante nei processi di promozione delle pari opportunità e ha contribuito in modo efficace a diffondere la cultura del calcio femminile.
Le calciatrici si allenano nel campo sportivo dell'Istituto, due volte a settimana per due ore a incontro, alla presenza delle allenatrici, la "coach" Carolina Antonucci (intervistata da gnewsonline.it) e Giorgia Caforio. I materiali sportivi provengono da una donazione del Rotaract Club Roma Olgiata Tevere, che ha deciso di partecipare concretamente all'iniziativa, per affermare che non esistono barriere nello sport, siano esse sociali, di nazionalità, di genere o altro.
Inizialmente queste donne intraprendenti si sono avvicinate al calcio più per curiosità che per reale passione, la maggior parte di loro infatti non aveva mai calciato un pallone. Con il passare del tempo, però, il senso di responsabilità e l'importanza del lavoro di gruppo hanno fatto nascere la voglia di sviluppare maggiormente questo progetto per premiare il loro l'impegno.
Grazie al direttore della casa circondariale femminile di Rebibbia, Maria Carmela Longo, e alla collaborazione della Polisportiva Atletico Diritti si è iniziato a organizzare delle gare per farle a entrare nel vivo della competizione. La prima amichevole si è disputata con la Nazionale Parlamentari Femminile allenata dall'ex calciatrice della Nazionale azzurra, Katia Serra.
Una delle manifestazioni di maggior successo è stata quella che si è tenuta alla presenza del presidente della Camera dei deputati Roberto Fico: lo scorso l'11 giugno si è disputato il triangolare di calcio a 5 a cui hanno partecipato, oltre all'Atletico Diritti femminile, la squadra delle studentesse dell'Università Roma Tre e quella composta dagli operatori della stessa Casa Circondariale. Oltre al presidente della Camera, sono state presenti le giocatrici dell'AS Roma (Serie A di calcio femminile) Claudia Ciccotti, Federica Di Criscio, Camilla Labate e il pro-rettore dell'Università Roma Tre, nonché vice-presidente di Atletico Diritti, Marco Ruotolo.
Questo progetto con il tempo ha assunto per ogni donna una fortissima valenza trattamentale e rieducativa: il ritorno positivo della pratica motoria e sportiva si è espresso non solo come deterrente all'ozio e all'inattività fisica, ma soprattutto come promozione del rispetto delle regole. L'iniziativa, seguita con attenzione anche dal funzionario giuridico pedagogico, Alessia Giuliani, referente istituzionale del progetto, ha previsto interventi continui e costanti incentrati proprio sullo sviluppo del senso di responsabilità e del senso del dovere.
Il calcio è diventato un elemento per la costruzione di un progetto di vita delle donne, una rieducazione alla legalità. Il carcere in quanto istituzione sociale, attraverso lo sport, è diventato un luogo di crescita civile e personale; ogni calciatrice ha di fatto sottoscritto un patto di responsabilità in cui si è assunta il compito di rispettare le regole, gli altri e l'impegno preso, attraverso un'alleanza educativa che ha agevolato la piena valorizzazione della persona, lo sviluppo della consapevolezza dei propri agiti personali ed una maggiore collaborazione all'interno del gruppo dei pari. Il successo e l'entusiasmo scatenato da questa squadra, ha generato l'idea di iscriverla a un Campionato ufficiale, quello del C.S.I. di Roma, che ha preso il via nei giorni scorsi.
immediato.net, 12 novembre 2019
Si conclude, il 14 novembre, l'edizione 2019 della manifestazione sportiva organizzata da Luigi Talienti nel carcere di Foggia. Un pomeriggio di sport e inclusione. Due ore all'insegna dei valori della pratica sportiva e della funzione rieducativa della pena. Giovedì 14 novembre, a partire dalle ore 14.30, presso il campo di calcio della Casa Circondariale di Foggia, si svolgerà la finale di "Sportivamente", il torneo organizzato dal volontario Luigi Talienti che, negli scorsi mesi, ha visto sfidarsi in campo le squadre delle diverse Sezioni dell'istituto penitenziario foggiano. "È stata un'edizione particolare - spiega Talienti - perché questa volta l'iniziativa è stata duplicata anche nell'Istituto Penitenziario di San Severo, con particolare attenzione ai mesi estivi, spesso caratterizzati da inattività per i detenuti".
All'evento di giovedì prossimo prenderà parte anche l'Amministrazione Comunale di Foggia. "Sono stati invitati il sindaco Franco Landella, il Presidente del Consiglio Comunale Leonardo Iaccarino e l'Assessore Comunale all'Istruzione, Claudia Lioia. Ringrazio per il supporto la Direzione del carcere, il corpo di Polizia penitenziaria e l'Area Trattamentale.
L'intera manifestazione sportiva - sottolinea Talienti - ha visto un elevato coinvolgimento di tutta la popolazione detenuta, che ha contribuito a rendere speciale il torneo. Attraverso lo sport si affermano i valori fondanti del senso civico, del rispetto del proprio prossimo e del valore della regola. Anche per questo motivo abbiamo pensato di consegnare per ricordo ai partecipanti coppe e medaglie. La finale del Progetto rappresenta una giornata di festa, a cui prenderanno parte anche rappresentanti del mondo della scuola".
Proprio l'IPSSAR "M. Lecce" di San Giovanni Rotondo - diretto da Luigi Talienti - ha in programma un'attività di collaborazione con la Casa Circondariale di Foggia, "una serie di iniziative che partiranno dalla pratica sportiva, con una notevole rilevanza didattica per gli alunni e riabilitativa per i detenuti".
"Un plauso particolare - ha concluso il volontario - va all'Acsi di Foggia per lo spirito di abnegazione nel mettere a disposizione l'intero comparto arbitrale e al Csv Foggia, sempre presente nei momenti di promozione del volontariato: una ricchezza dentro e fuori dal carcere".
Si conclude un'altra edizione di una manifestazione ormai storica in Via delle Casermette, come dimostra la dedica sulla maglia sportiva donata dai ristretti a Talienti: "Con tanta infinita stima a te, prof, che con umiltà e coraggio rendi a noi tutto di passaggio".
di Alberto Leiss
Il Manifesto, 12 novembre 2019
La parola frontiera si sa bene che cosa significhi, ma il suo senso subisce significativi slittamenti. C'è il mito della frontiera del West; un'idea di frontiera è all'avanguardia, sfida il tempo e lo spazio per meravigliosi ardui mutamenti. C'è poi la frontiera come semplice confine. Una soglia sempre problematica, che spesso si trasforma nel fronte di guerra.
Tutto deriva da un termine che indica la parte più complessa del corpo umano. La nostra fronte e quello che ci sta dietro. In un dizionario etimologico on line ho trovato questa bella metafora: "sede per alcuni del principio pensante e specchio dell'interno pensiero". Ma ci specchiamo anche in chi ci sta di fronte. Amico o nemico che sia.
Nei giorni in cui ricordiamo un muro caduto trent'anni fa è bene riflettere su quelli, fisici, psicologici, politici, di cui ci stiamo circondando oggi. Lo hanno fatto sabato e domenica magistrati, uomini e donne delle forze dell'ordine e delle istituzioni, intellettuali, giornalisti, artisti, convenuti a Lampedusa, per un incontro intitolato: "La frontiera del diritto e i diritto della frontiera". Si parla delle migrazioni e delle politiche, più o meno legali e legittime, con cui si affronta il fenomeno.
Occasione che si ripete dopo 10 anni, per iniziativa di Area Democratica per la Giustizia e dell'Associazione per gli Studi Giuridici sull'immigrazione. E qui questa rubrica potrebbe terminare, con l'invito a chi stesse leggendo di trovare il tempo per ascoltare con attenzione quei due giorni di discussione, grazie alla registrazione integrale che ne ha fatto - sempre sia benedetta e sostenuta - Radio Radicale. Ma citerò almeno il Procuratore della Repubblica di Agrigento Luigi Patronaggio e il giornalista Gad Lerner. Il primo ha ripercorso il "caso Diciotti", giudiziariamente ormai "chiuso", per ricordare quale incredibile abuso di potere commise in quell'occasione l'allora ministro degli Interni, che emettendo semplici "ordini orali" privò della libertà stranieri incolpevoli su una nave militare che era "territorio italiano". In un contesto di decreti emergenziali in assenza di qualunque reale emergenza, e in violazione di molte norme internazionali, per non parlare della nostra Costituzione.
Gad Lerner ha sollevato, tra le altre cose dette, la questione principale: come mai le posizioni civili e democratiche emerse nella discussione a Lampedusa non raccolgono il consenso della maggioranza dei cittadini? Leggo che Salvini cerca di presentarsi ora con un linguaggio e posizioni politiche meno "bulle", a essere gentili. Sarà anche vero, se pure l'ambiguità con cui ha trattato fino a ora il rapporto con la senatrice Liliana Segre - l'ho incontrata, la incontrerò, ma anche no, e il proiettile più lungo comunque ce l'ho io... - non promette nulla di buono. Non gli crederò fino a quando non ammetterà di avere sbagliato e ecceduto gravemente con la storia (storiella e storiaccia) dei "porti chiusi": non mi interessano le responsabilità giudiziarie, ma quelle politiche. Stesso discorso per i grillini allora al governo con lui.
Quanto alle varie forze e persone di sinistra - radicali e moderate - che fanno fronte contro il leader della Lega, dovranno prima o poi rispondere in modo comprensibile alla domanda di Gad Lerner. Dove abbiamo sbagliato e continuiamo a sbagliare? Quali le parole inefficaci, le norme dannose approvate o non modificate, le inefficienze - e peggio - nella gestione dell'accoglienza e dell'integrazione, i rimossi sui rapporti con i paesi africani, l'opacità sulle cause vere che spingono uomini, donne e ragazzini a rischiare la vita per cambiare una vita insopportabile?
garanteinfanzia.org, 12 novembre 2019
Una campagna di comunicazione, tavole rotonde, incontri con bambini e adolescenti, un volume dedicato, raccomandazioni, studi e una proposta sui livelli essenziali delle prestazioni. Così l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza celebrerà, nel mese di novembre, il trentennale della Convenzione di New York, approvata dall'Assemblea generale dell'Onu il 20 novembre 1989.
Campagna di comunicazione. Uno spot sulle reti Rai, sia radio che tv, e una campagna social realizzati in collaborazione con il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri accompagneranno il periodo delle celebrazioni. Con un linguaggio semplice, rivolto ai più giovani, la campagna promuove la conoscenza della Convenzione Onu ricordandone i 30 anni.
Diritti in crescita. Il 19 novembre, nell'auditorium del Museo dell'Ara Pacis di Roma Capitale, si terrà l'evento "Diritti in crescita". Sei tavole rotonde - animate da esperti, rappresentanti delle istituzioni e del terzo settore - affronteranno altrettanti temi. Si spazia da "Una città a misura di bambino" a "Rafforzare il sistema di prevenzione e protezione" per passare poi a: "L'inclusione dei minorenni vulnerabili", "Il contrasto alla povertà educativa", "La tutela del benessere e la promozione di sani stili di vita" e "Uno sguardo al futuro: la Convenzione riscritta dai ragazzi". Partecipano ai lavori gli adolescenti della Consulta delle ragazze e dei ragazzi dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e del progetto Enya promosso dalla rete europea. In apertura di "Diritti in crescita" sarà presentato il volume curato dall'Autorità: "La Convenzione delle Nazioni unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (Crc): conquiste e prospettive a 30 anni dall'adozione". A firmare i contributi docenti e ricercatori universitari.
Le celebrazioni. Nel mese di novembre l'Autorità garante parteciperà a una serie di eventi celebrativi. Sarà l'occasione per affrontare il tema dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza sia dal punto di vista dei traguardi conseguiti che da quello dei risultati da raggiungere anche alla luce dei cambiamenti intervenuti dal 1989 a oggi.
Off-line contro il cyberbullismo. Il 21 novembre nel teatro del liceo "Morgagni" di Roma, alla presenza della Garante Filomena Albano, si concluderà il tour nazionale di "Off-line, la vita oltre lo schermo", progetto itinerante dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza realizzato in collaborazione con l'associazione "Un'altra storia". Il progetto ha coinvolto in 10 tappe - con il contributo del giornalista Luca Pagliari - oltre 6 mila studenti delle scuole superiori di tutta Italia per raccontare la storia di Alice, vittima di soprusi, e per aiutare i ragazzi a prendere consapevolezza del fenomeno e a spingerli a parlare. L'evento conclusivo nella Capitale si svolgerà con la partecipazione di oltre 300 studenti e la presenza di Alice, protagonista del docufilm "dodicidue".
I bambini parlano diritti[o]. A Palermo il 25 novembre, nella cornice del Cinema "De Seta" ai Cantieri culturali alla Zisa, l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza incontrerà più di 400 alunni della scuola primaria nell'ambito del progetto "I bambini parlano diritti[o]". L'iniziativa, che ha avuto come obiettivo la diffusione della conoscenza della Convenzione Onu attraverso la riscrittura dei diritti, ha coinvolto in tutta Italia più di 10 mila giovanissimi partecipanti. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l'associazione "Così per gioco". Nelle attività è stato utilizzato il libro illustrato dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza "Geronimo Stilton. Viaggio alla scoperta dei diritti dei bambini" (edito da Piemme), un'avventura ambientata nella Penisola alla ricerca della Convenzione smarrita, e ritrovata, in occasione delle celebrazioni per i suoi 30 anni.
Proposta per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni. Nel mese di novembre sarà presentata la proposta dell'Autorità garante "I livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei bambini e degli adolescenti. Proposta di un percorso incrementale di implementazione". Quattro gli ambiti toccati: mense scolastiche, asili nido, parchi giochi e disabilità.
Raccomandazioni e studi. Nel corso del mese di novembre è prevista, in occasione delle celebrazioni per il trentennale della Convenzione di New York, la pubblicazione di una serie di studi e ricerche.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 12 novembre 2019
Un deputato e un consigliere di Fratelli d'Italia hanno filmato alla Bolognina i citofoni delle case popolari e scandito in un video (virale nei social sovranisti) i nomi stranieri dei legittimi assegnatari per sostenere così l'"epurazione" e il "furto" delle abitazioni ai danni degli italiani.
La campagna per il voto in Emilia-Romagna, una sorta di "madre di tutte le elezioni", comincia già a distillare i suoi veleni.
Un deputato e un consigliere di Fratelli d'Italia filmano alla Bolognina i citofoni delle case popolari e scandiscono in un video (virale nei social sovranisti) i nomi stranieri dei legittimi assegnatari per sostenere così l'"epurazione" e il "furto" delle abitazioni ai danni degli italiani. La gogna web casa per casa naturalmente evoca ben più tragici fantasmi e provoca la reazione del Comune e del Pd. Segue denuncia al garante della privacy. Nell'improvvida iniziativa sovranista colpisce soprattutto la perseveranza della destra, al momento egemone, nell'affrontare nel modo più fasullo e strumentale (e in questo caso indegno) questioni vere e sentite dalla gente.
Perché la Bolognina è da anni uno dei quartieri più esasperati di Bologna e, sebbene oggetto di volenterosa bonifica, resta simbolo di molti errori della sinistra e zona di infiltrazione della mafia nigeriana che lì controlla lo spaccio. E perché i criteri di assegnazione delle case popolari sono realmente problematici: l'Ater spiegava alla commissione periferie che la tipologia di patrimonio immobiliare pubblico ha dimensioni concepite all'epoca del boom demografico, a grandi metrature corrispondono assegnazioni che legittimamente privilegiano le famiglie più numerose le quali, ormai, non sono più italiane. Dunque, si dovrebbe lavorare insieme per rimodulare in parte l'offerta abitativa pubblica, trovando regole condivise per svitare lo scontro tra autoctoni e nuovi arrivati. Si potrebbe persino collaborare nella bonifica dei quartieri, che è questione sociale prima che securitaria (e dunque potrebbe essere addirittura bipartisan) anziché girare per quei quartieri accendendo focolai di odio razziale. Ma questo implicherebbe serietà e senso del bene comune: in poche parole una destra costituzionale, al momento, non pervenuta.
- Lecco. "Mani libere. L'isola del riscatto", la pena come valore rieducativo
- Milano. Detenuti e libertà religiosa, la fede in carcere nelle foto di Margherita Lazzati
- Napoli. "Al di là del muro": i detenuti si raccontano tra amore, speranza e angoscia
- Orrore e ipocrisia delle teorie razziste
- Alcol e droga, l'appello ai genitori: "Per salvare i ragazzi, aiutino le scuole"









