di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 30 settembre 2019
"Fino ad oggi sono stati desecretati atti, è importante ma non basta, adesso è il momento che siano le persone a desecretarsi". La sorella di Giovanni Falcone, Maria, lancia un appello dopo aver finito di leggere le carte appena pubblicate dalla commissione parlamentare antimafia sul 1989, la stagione dei veleni di Palermo: "Non dobbiamo smettere di cercare la verità sulle stragi - dice - un pezzo di quella verità è dentro lo Stato. Chi sa parli".
di Antonio Amorosi
affaritaliani.it, 30 settembre 2019
La crisi del sistema sanitario e la mancanza di risorse hanno esasperato un'emergenza. Le aggressioni versi i medici hanno raggiunto numeri record in Italia. C'è chi ha subito un tentativo di stupro, chi è stato selvaggiamente picchiato, chi quasi strangolamento, chi si è trovato un cacciavite al collo o chi è stato vittima di spedizioni punitive.
di Loredana Biffo
caratteriliberi.eu, 30 settembre 2019
Si chiama Leila Zarafshan, è la 95 esima donna impiccata dalla dittatura teocratica al potere in Iran, insieme a lei hanno giustiziato 10 prigionieri tra i 25 e 26 settembre nelle carceri di Gouhar-dasht a Karaj e a Sanandaj e Urumieh, contemporaneamente con la seduta dell'Assemblea generale dell'Onu a New York con la presenza di Rouhani. Giovedì 19 settembre 2019 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che condanna il regime iraniano per le violazioni dei diritti delle donne in Iran. La risoluzione è stata adottata con 608 voti a favore, 7 contrari e 46 astensioni.
Il Parlamento europeo ha emesso una dichiarazione di condanna al regime iraniano che reprime brutalmente le donne che si rifiutano di mettere il velo, che chiedono libertà di espressione e di riunione. Queste vengono arrestate arbitrariamente, e quasi sempre uccise nelle carceri con l'accusa di sedizione, e di essere simpatizzanti della Resistenza dei dissidenti.
Molti difensori dei diritti umani sono stati incarcerati per il loro lavoro, ricordiamo l'avvocatessa Nasrin Sotoudeh condannata a 33 di carcere e 148 frustate; si è trattato della più dura condanna inflitta negli ultimi anni contro i difensori dei diritti umani in Iran, a riprova che le autorità, incoraggiate dalla completa impunità di cui godono i responsabili di tali violazioni, stanno inasprendo la repressione, soprattutto a causa delle sempre più numerose rivolte popolari.
La risoluzione del Parlamento europeo ha inoltre chiesto che tutti i cittadini di nazionalità iraniana-UE, compreso Nazanin Zaghari-Ratcliffe, siano immediatamente rilasciati. Il Parlamento europeo, tramite Anna Fotyga, deputata polacca, ha affermato di ammirare le combattenti iraniane per il loro coraggio nella lotta per i diritti delle donne e le loro proteste contro il regime, guidate da una donna, Maryam Rajavi che è a capo del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (Ncri).
È stato inoltre condannato fermamente l'uso della pena di morte, in particolare contro i minorenni, chiedendo alle autorità iraniane di procedere alla sua abolizione e a cooperare con il relatore speciale delle Nazioni unite per chiarire la questione delle violazioni dei diritti umani in Iran, consentendo l'ingresso degli ispettori internazionali nel paese. È stato inoltre chiesto alle autorità iraniane di rivedere tutte le disposizioni giuridiche che discriminano le donne e di garantirne l'accesso a tutti gli stadi, in particolare riferimento alla tragedia della giovane donna che recentemente si è data fuoco ed è morta dopo essere stata condannata al carcere per essersi introdotta in uno stadio per assistere ad una partita. Tutto questo in corso alla conferenza di New York, mentre in Iran si impiccava la novantacinquesima donna vittima del potere teocratico.
di Francesca Caferri
La Repubblica, 30 settembre 2019
Nell'ultima settimana arrestati 1.900 attivisti nella repressione più dura degli ultimi anni. Uno dei più importanti attivisti egiziani, Alaa Abdel Fatah, è stato arrestato sabato nell'ambito dell'ondata di fermi che le autorità egiziane hanno lanciato dopo le proteste scoppiate contro il regime del presidente Abdel Fatah al Sisi nell'ultima settimana. Abdel Fatah è uno dei volti principali della rivolta di piazza Tahrir, che nel 2011 con 18 giorni di manifestazioni pacifiche destituì il presidente Hosni Mubarak dopo 30 anni di potere.
Ingegnere, informatico e blogger, 37 anni, è stato, come molti volti della società civile del 2011, travolto dalla spirale di repressione seguita a quei giorni di speranza. Nel 2014, sotto Al Sisi, fu arrestato con l'accusa di aver promosso una protesta: nel 2015 condannato a cinque anni di carcere, nonostante le campagne internazionali per la sua liberazione. Scarcerato a marzo 2019, Abdel Fatah era ancora costretto a passare in prigione tutte le notti e non aveva avuto il permesso di lasciare l'Egitto.
Proprio nel carcere in cui si trovava è stato arrestato nella notte fra venerdì e sabato: "Hanno tentato di fingere di averlo rilasciato sabato mattina alle 6, ma nostra madre era fuori ad aspettarlo e così sono stati costretti ad ammettere di averlo fermato di nuovo", ha scritto su Twitter sua sorella Mona Seif. Poche ore dopo, uno dei legali dell'uomo, Mohamed el Baker, che si era recato alla prigione per seguire il caso, è stato anche lui arrestato. Secondo quanto riferito all'agenzia Reuters da fonti della procura del Cairo, entrambi sono accusati di aver diffuso false notizie e incitato alla rivolta.
Abdel Fatah è uno dei 1900 egiziani arrestati nell'ultima settimana: si tratta della più dura repressione di massa messa in atto dal regime di Al Sisi negli ultimi anni. In manette sono finiti scrittori, attivisti, giornalisti, legali e semplici familiari di persone che, dall'estero e via social network, avevano espresso critiche al governo. Gli arresti seguono un'ondata di proteste scatenata in tutto l'Egitto dai video in cui l'imprenditore in esilio Mohamed Ali accusa il governo di corruzione: migliaia di persone sono scese in piazza nelle maggiori città del Paese, nonostante la sistematica repressione del dissenso portata avanti da Al Sisi negli ultimi anni, con omicidi di Stato, sparizioni forzate e torture nelle carceri. Preoccupata per gli arresti, la commissaria Onu per i Diritti umani Michelle Bachelet ha inviato nei giorni scorsi un monito all'Egitto, affinché le proteste pacifiche siano tollerate e non represse.
di Davide Cagnoni e Angelo Dugo
Il Sole 24 Ore, 30 settembre 2019
Per le società e gli enti spesso non è facile individuare il titolare effettivo soprattutto in presenza di gruppi complessi all'interno dei quali non è immediato ricostruire la catena partecipativa e nemmeno individuare con chiarezza i soggetti titolari dei poteri di amministrazione e di direzione della società. Le ultime novità in materia di titolare effettivo previste dal testo di modifica del Dlgs 231/2007 e finalizzate al recepimento della V direttiva antiriciclaggio (direttiva Ue 2018/843), prevedono che gli amministratori delle società ed enti debbano richiedere direttamente al titolare effettivo le informazioni adeguate ed aggiornate in merito alla titolarità effettiva della società (la bozza di modifica è consultabile sul sito del ministero dell'Economia).
lacnews24.it, 30 settembre 2019
È una denuncia pubblica quella che i 31 detenuti dell'Alta Sicurezza del carcere di Palmi rivolgono al direttore della struttura e al comandante della polizia penitenziaria. Una denuncia che si articola in un ampio preambolo e in 12 punti, nei quali viene sviscerato l'atto di accusa nei confronti dei vertici del carcere.
Lo scritto è stato inviato al giudice del tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria Daniela Tortorella, per tramite dell'avvocato Giovanna Ariniti "per portare a conoscenza... un malessere sempre più diffuso, causato da un approccio assolutamente colpevolista, autoritario e di totale chiusura al dialogo, che la nuova direzione (direttore e comandante) sta portando avanti nei nostri confronti". I detenuti sostengono che se entro 30 giorni non saranno ricevuti in "un incontro collettivo" inizieranno uno sciopero della fame.
"Rivendichiamo il diritto - scrivono i 31 detenuti dell'alta sicurezza - di essere trattati come esseri umani, rifiutando per il solo fatto di essere detenuti, di venire considerati come la peggiore feccia esistente sulla faccia della terra".
Lo scritto mette in evidenza la presunta differenza di trattamento tra il precedente direttore e l'attuale. La Costituzione e il regolamento penitenziario "impongono un trattamento rieducativo che tende al reinserimento sociale dei detenuti. Noi riteniamo - attaccano i firmatari del documento - che questa dirigenza stia attuando un sistema contrario a questi principi, dove è preminente il principio di sottomissione e umiliazione della persona.
Con ciò non intendiamo offendere nessuno, ma semplicemente evidenziare che stiamo vivendo una realtà in cui anche esprimere una perplessità, può essere causa di un rapporto disciplinare, che puntualmente viene sanzionato con il massimo possibile (15 giorni di isolamento). Un sistema che modifica le regole senza farci sapere nulla... un sistema che riconosce solo la punizione disciplinare e che non dà spazio neanche in sede di consiglio disciplinare di esporre le proprie ragioni, portando il detenuto ad allontanarsi dal percorso rieducativo".
La lunga disamina articolata in 12 punti raffronta quanto era permesso sotto la precedente direzione e che ora con la nuova gli sarebbe negato: "Tanti detenuti che per anni hanno tenuto un comportamento esemplare, ora si trovano puniti con sanzioni disciplinari perché, per esempio, sono stati trovati in possesso di una penna Pilot, che la direzione precedente gli aveva permesso di acquistare". Nei punti messi in evidenza ci sono l'impossibilità di detenere semplici farmaci da bancone per curare, per esempio, gli stati influenzali, la diminuzione dei tempi per potere usare l'acqua calda, le pessime condizioni dei locali che ospitano lo studio dentistico e l'impossibilità di potersi curare.
di Franco Corleone
L'Espresso, 30 settembre 2019
L'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini si è recato giovedì 26 settembre nel carcere di San Gimignano non per verificare come parlamentare le condizioni dell'Istituto penitenziario ma per manifestare solidarietà a quindici agenti della Polizia Penitenziaria imputati fra gli altri del reato di tortura. Scelta politicamente legittima. Poco opportuna forse; come certamente inopportune le foto con gli agenti.
Salvini ha avuto anche modo di dichiarare che i garanti dei diritti delle persone private della libertà sono inutili e andrebbero sostituiti dai garanti degli agenti. È una opinione che cozza con la legge e con le Convenzioni internazionali ma va presa in considerazione come segno dei tempi. Una volta, magari retoricamente, ci si richiamava a Cesare Beccaria; ora l'Italia è il paese del "marcire in carcere".
La reazione nel carcere non si è fatta attendere. Alle 20.20 iniziava una manifestazione di protesta collettiva con una battitura dei cancelli e delle inferriate. Pare che il rumore fosse assordante e venivano lanciati insulti contro i visitors del pomeriggio. Si sono verificati anche episodi di piccoli incendi, di lanci di oggetti nel corridoio della sezione e alcuni danneggiamenti delle suppellettili delle celle.
Martedì come garante della Regione Toscana mi recherò a fare visita al carcere che vive un momento assai difficile. Incontrerò il nuovo direttore e il nuovo comandante e chiederò un salto di qualità per le condizioni di vita quotidiane. La Costituzione deve essere alla base dei comportamenti di tutti coloro che vivono in una struttura con grossi problemi che vanno risolti. Le criticità coinvolgono anche il personale. San Gimignano è una delle sedi del Polo Universitario e bisogna che abbia gli spazi indispensabili per operare.
La capienza regolamentare non deve essere superata garantendo dignità e diritti. A novembre la Regione Toscana festeggerà come tutti gli anni la grande riforma illuminista del Granduca Leopoldo che nel 1786 abolì tortura e pena di morte. È un monito per l'oggi.
Il Sole 24 Ore, 30 settembre 2019
Reati contro la pubblica amministrazione - Resistenza a pubblico ufficiale - Elemento oggettivo del reato - Fattispecie relativa a fuga all'alt intimato dalla polizia. Nel reato di resistenza a pubblico ufficiale la violenza consiste in un comportamento idoneo a opporsi, in maniera concreta ed efficace, all'atto che il pubblico ufficiale sta legittimamente compiendo, sicché deve rispondere di tale reato il soggetto che, alla guida di un'autovettura, anziché fermarsi all'alt intimatogli dagli agenti di polizia, si dia alla fuga ad altissima velocità e, al fine di vanificare l'inseguimento, ponga in essere manovre di guida tali da creare una situazione di generale pericolo.
• Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 16 settembre 2019 n. 38240.
Reati contro la pubblica amministrazione - Resistenza a pubblico ufficiale - Elemento materiale del reato -Violenza o minaccia - Configurabilità - Fattispecie. Il reato di resistenza a pubblico ufficiale è stato tipicizzato dal legislatore soltanto sotto il profilo teleologico, come volontà diretta a impedire la libertà d'azione del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio, di talché la minaccia o la violenza possono consistere in qualunque mezzo di coazione fisica o psichica diretto in modo idoneo e univocamente a raggiungere lo scopo di impedire, turbare, ostacolare l'atto di ufficio o di servizio intrapreso, ciò perché l'idoneità della minaccia va valutata con giudizio ex ante, a nulla rilevando il fatto che in concreto i destinatari non siano stati intimiditi e che il male minacciato non si sia realizzato (nella fattispecie, l'imputato risultava avere cercato di ostacolare l'attività degli agenti, facendo intendere di essere in grado di arrecare loro problemi in sede giudiziaria, millantando di averlo già fatto contro altri agenti, quindi prospettando implicitamente la presentazione di una denuncia calunniosa: la Corte, nel rigettare il ricorso avverso la sentenza di condanna, ha ritenuto che anche una millanteria può costituire mezzo idoneo a turbare e ostacolare l'operato del pubblico ufficiale, per effetto della prospettazione di conseguenze pregiudizievoli attraverso la presentazione di un esposto calunnioso con l'implicito riferimento alla possibilità di creare problemi grazie alle proprie conoscenze influenti).
• Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 10 luglio 2019 n. 30424.
Resistenza a pubblico ufficiale - Controllore - Ausiliare del traffico in servizio - Riconoscimento della qualifica di incaricato di pubblico servizio - Verifica del titolo di viaggio - Minacce e lesioni personali - Reato di cui all'articolo 337 c.p. Il verificatore dei titoli di viaggio (cosiddetto controllore) dipendente di un'azienda di trasporto pubblico locale, riveste, se in servizio, la qualità di pubblico ufficiale, essendo munito dei poteri autorizzativi e certificativi previsti dall'articolo 357, co. 2, c.p. Nessun rilievo ostativo a tale inquadramento giuridico assume l'attribuzione alla stessa persona fisica di tali mansioni insieme a quelle proprie dell'ausiliario del traffico, inquadrato come incaricato di pubblico servizio dall'articolo 17, co. 2, Legge 127/1997, come interpretato dall'articolo 68, co. 1, Legge 488/1999. Di conseguenza, chi reagisce alla legittima richiesta del controllore in servizio di esibire il biglietto di viaggio, minacciandolo e cagionandogli lesioni personali, commette il reato di resistenza a pubblico ufficiale punito.
• Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 27 maggio 2019 n. 23223.
Resistenza a pubblico ufficiale - Elemento oggettivo - Violenza o minaccia - Violenza c.d. impropria - Sussistenza del reato - Fattispecie relativa all'inottemperanza all'intimazione dell'alt da parte dei Carabinieri e conseguente fuga. Il delitto di resistenza a un pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) è integrato anche dalla violenza cosiddetta impropria, che, pur non aggredendo direttamente il pubblico ufficiale, si riverbera negativamente nell'esplicazione della sua funzione, impedendola o ostacolandola; pertanto solamente la resistenza passiva, come mancanza di qualunque forma di violenza o di minaccia, rimane al di fuori della previsione legislativa. (Nella fattispecie l'inottemperanza all'intimazione dell'alt da parte dei Carabinieri aveva causato un inseguimento con concreto pericolo per l'integrità degli utenti della strada).
• Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 21 dicembre 2017 n. 57222.
Reati contro la pubblica amministrazione - Delitti - Dei privati - Resistenza a pubblico ufficiale - In genere - Violenza - Nozione - Violenza sulle cose - Sufficienza - Condizioni - Fattispecie. Ai fini della configurabilità del reato di resistenza a pubblico ufficiale non è necessario che la violenza o la minaccia sia usata sulla persona del pubblico ufficiale, ma soltanto che sia stata posta in essere per opporsi allo stesso nel compimento di un atto di ufficio, con la conseguenza che è sufficiente anche la violenza sulle cose, la quale non è però configurabile quando la condotta si traduce in un mero atteggiamento di resistenza passiva. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la sussistenza del reato in relazione a condotta consistita nel puntare i piedi e le mani su di un'auto della polizia per evitare di essere caricato sulla stessa e di essere così condotto negli uffici di p.s.).
• Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 10 febbraio 2015 n. 6069.
Reati contro la pubblica amministrazione - Delitti - Dei privati - Resistenza a pubblico ufficiale - In genere - Condotta esclusivamente ingiuriosa posta in essere nei confronti del pubblico ufficiale - Nesso di causalità con l'atto d'ufficio - Mancanza - Configurabilità del delitto di cui all'art. 337 cod. pen. - Esclusione - Oltraggio a pubblico ufficiale - "Abolitio criminis" - Fattispecie. Non integra il delitto di resistenza di cui all'art. 337 c.p. la condotta ingiuriosa posta in essere nei confronti di un pubblico ufficiale, quando essa non riveli alcuna volontà di opporsi allo svolgimento dell'atto d'ufficio e risulti priva del nesso di causalità psicologica tra l'offesa arrecata e le funzioni esercitate, ma rappresenti piuttosto l'espressione di uno sfogo di sentimenti ostili e di disprezzo, da inquadrare nell'ipotesi di oltraggio già prevista dall'art. 341 c.p. e abrogata dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205. (Fattispecie in cui l'imputato, senza porre in essere alcun comportamento violento o minaccioso, si è limitato a ingiuriare gli agenti operanti in occasione di un controllo sulla sua autovettura).
• Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 3 dicembre 2008 n. 44976.
di Massimo Giannini
La Repubblica, 30 settembre 2019
Un milione di ragazzi, in 180 piazze d'Italia. A urlare "un solo grido, un solo allarme, pianeta in fiamme, pianeta in fiamme". Possibile che la veduta corta sulle prossime elezioni impedisca alla politica di cogliere l'enorme capitale sociale racchiuso nella protesta delle nuove generazioni? Amitav Ghosh la chiama "la Grande Cecità": le classi dirigenti non vedono che il cambiamento climatico mette in crisi l'idea di libertà.
Per questo non colgono il potenziale dirompente del "Fridays4future". Non capiscono che la domanda di futuro gridata da quei ragazzi non può essere irrisa o delusa. Non fanno l'unica cosa che avrebbe senso: dare risposte, qui e ora. Non per lucrare un'altra manciata di voti, mettendo il cappello su un movimento che finora ha giustamente rifiutato di farsi imprigionare nella gabbia dei partiti.
Ma per dare forma e sostanza a quella volontà di cambiamento, in nome di un semplice principio di responsabilità condivisa: la vostra battaglia è la nostra battaglia, e d'ora in poi la combatteremo insieme. C'è chi rievoca il '68 o il '77, la Pantera o la Gilda. Ma stavolta è diverso. Non c'è il vecchio riflesso della cultura protestataria dei nonni, e nemmeno del generico disagio adolescenziale dei padri. Le istanze da cui muovono gli scioperi in difesa dell'ambiente sono maledettamente reali. Supportate dalle rilevazioni degli scienziati, non dalle allucinazioni dei terrapiattisti.
Fermare l'Apocalisse è possibile, ma per farlo occorre quella radicalità delle scelte di fronte alla quale i politici non sanno come reagire. Alle Nazioni Unite Greta Thunberg ha osato l'inosabile: sfidare l'establishment. "How dare you?", "Come vi permettete?", ha chiesto ai potenti della Terra, che hanno risposto nell'unico modo che conoscono: come si permette lei, la ragazzina? In Italia è andata allo stesso modo. Dall'opposizione, la destra negazionista ha un solo incubo: demolire la figura di Greta, la marionetta manovrata dal solito Soros, e insieme a lei liquidare con la pernacchia del cinismo "adulto" tutti i "gretini" che le vanno dietro (salvo poi piagnucolare, da sedicenti moderati per talk show, perché signora mia, questi giovani non hanno più valori).
Dal governo, la sinistra riformista ha un solo sogno: promettere un velleitario "Green New Deal" che purtroppo non può garantire (infatti il maxi decreto-clima da 19 miliardi è già diventato mini, ridimensionato nelle risorse e osteggiato dalle corporazioni). Nel frattempo intellettuali pensosi e opinionisti d'accatto discutono su cosa implichi la giustificazione scolastica per chi ha scioperato (come fa inopinatamente anche Massimo Cacciari), non su cosa significhi quel milione di ragazzi che scendono in strada senza seguire nessun pifferaio magico, ma semplicemente ascoltando l'appello di una coetanea (come osserva giustamente Marco Revelli).
Invece è proprio qui che è custodito quel formidabile "deposito di democrazia" cui i partiti dovrebbero attingere. Quelle 180 piazze sono il "luogo" materiale e morale nel quale le famose élite possono provare a riempire l'abisso che hanno scavato in questi anni tra loro stesse e la società civile. L'abisso che ha consentito al populismo grillino e al sovranismo salviniano di prosperare e poi congiungersi al governo del Paese, all'insegna del comune furore anti-politico.
Di fronte al vuoto, riempito dalle prediche futili dei profeti dell'odio contro "il sistema", i giovani sono stati i primi a ritrarsi nella loro ridotta demografica (in Europa gli elettori con meno di 25 anni sono solo 39 milioni). A rifugiarsi nei loro mondi nascosti (un giovane su due non ha votato alle elezioni 2018), o a fuggire in altri mondi lontani (250 mila cervelli sono emigrati all'estero in dieci anni).
Ora, quel milione che ha cantato in coro "su Marte vacci tu". Certo, in quel magma ci saranno anche quelli che approfittano per saltare la scuola e se ne fregano del clima. Ma al fondo di quella rabbia composta c'è un avvertimento, oltre che un allarme: noi stavolta ci siamo, vogliamo partecipare alla vita pubblica, vogliamo contare nelle vostre decisioni, e chiedere conto di ciò che fate e farete.
Se nella politica, e soprattutto nella sinistra, ci fossero leader all'altezza del compito, non lascerebbero cadere nel nulla questo bisogno di partecipazione. Ripartirebbero da qui, da questa straordinaria occasione che gli piove dal cielo intossicato per riallacciare i fili strappati della rappresentanza. Non lasciando Greta da sola, come ha scritto ieri Eugenio Scalfari.
Prendendo finalmente sul serio quei ragazzi, che marciano disorganizzati e spontanei per una causa giusta. Non abbandonando gli studenti delle università e dei licei in balia di Casa Pound, di Forza Nuova o delle reti dell'ultrasinistra antagonista. Vale lo stesso concetto che ha usato qualche giorno fa Pierluigi Bersani, in un'intervista a Repubblica in cui parlava di tutt'altro: "Credili migliori, diventeranno migliori". Ma forse loro lo sono già. Al contrario di noi.
start-news.it, 30 settembre 2019
La Casa circondariale di Piazza Armerina in concomitanza con la settimana nazionale dedicata alla promozione della lettura "Io leggo perché" ha messo i campo tutta una serie di iniziative con l'obiettivo di rilanciare le attività risocializzanti e culturali. Tra le prime iniziative della Casa Circondariale armerina c'è la riapertura della biblioteca carceraria con una campagna per l'incremento dei volumi grazie alle donazioni di privati e di associazioni.
Grazie all'impulso dato dalla direzione, più di 400 nuovi volumi, di narrativa, testi didattici, testi in lingua straniera hanno arricchito, raddoppiandone la consistenza, la dotazione della biblioteca. Due detenuti, che svolgono attività a titolo volontario, hanno sistemato e catalogato i nuovi libri distribuendoli ai detenuti che ne hanno fatto richiesta.
La geografia degli istituti penitenziari assegna alla Casa Circondariale il compito di svolgere attività di risocializzazione e, per questo, si stanno allestendo alcuni ambienti per creare aule didattiche e laboratori. Una volta terminata la ristrutturazione anche la biblioteca sarà ospitata in un nuovo più ampio locale, anche per consentire ai detenuti, che ne faranno richiesta, di accedervi per scegliere i libri da chiedere in prestito.
Come sa bene chi ama leggere, un libro va guardato, toccato, sfogliato e solo dopo comprato o preso in prestito. Ma l'attività della Casa Circondariale non si ferma solo a questo. Grazie agli operatori della Caritas, è ripresa nei giorni scorsi, quest'anno con il supporto della regista Samantha Intelisano, l'attività teatrale con l'obiettivo di mettere in scena, nei prossimi mesi, una rappresentazione aperta al pubblico esterno. Tutto ciò con lo scopo di creare un dialogo con la società esterna ed attenuare l'isolamento del carcere.
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