quinewselba.it, 8 settembre 2019
Il presidente del Nocentini Group di Portoferraio, l'imprenditore Tiziano Nocentini, riceverà dai detenuti del carcere di Porto Azzurro "P. De Santis" un orologio fabbricato dai detenuti stessi. È infatti la direzione della casa di reclusione di Porto Azzurro a rendere noto che il giorno lunedì 9 Settembre 2019, alle ore 9,30, Tiziano Nocentini riceverà, presso gli uffici della direzione della casa di reclusione elbana, un orologio fabbricato nella falegnameria dell'istituto. L'orologio sarà donato direttamente da due detenuti della falegnameria in rappresentanza di tutta la popolazione detenuta, alla presenza del direttore Francesco D'Anselmo. "Tale dono - si legge nella nota del carcere - viene dato quale segno di riconoscenza per la vicinanza e sensibilità sempre dimostrate dal dottor Nocentini all'istituto di Porto Azzurro".
andrialive.it, 8 settembre 2019
Da "oasi" per il recupero di tossicodipendenti a comunità per la riabilitazione di detenuti. Lo stesso comune denominatore: il lavoro, la riscoperta del sacrificio per tornare a una vita dignitosa. La masseria San Vittore, nelle campagne dell'agro di Andria, dopo gli anni di abbandono e degrado seguiti alla chiusura della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini, torna a pulsare di vita e di umanità per ospitare ex detenuti e detenuti in regime di custodia attenuata.
È il progetto "Senza Sbarre" promosso dalla Diocesi di Andria su impulso di don Riccardo Agresti e don Vincenzo Giannelli, due sacerdoti da sempre impegnati con brillanti risultati nell'azione pastorale in quartieri della città definiti "difficili" sul piano sociale. Il progetto è partito da qualche mese: una dozzina gli ospiti della comunità, che si dedicano ai lavori agricoli (la masseria è circondata da una decina di ettari di terreno coltivabile) e alla produzione della pasta che soddisfa in parte il fabbisogno degli ospiti e in parte finisce nei negozi di commercio equo e solidale con il marchio "A mano libera".
Un contributo importante è stato assicurato dal Rotary International: il Distretto 2120, la Fondazione Rotary e i Club di Puglia e Basilicata hanno donato la cucina, completa di suppellettili e frigoriferi, in grado di sfornare pasti in grande quantità in occasioni importanti. E la seconda occasione importante per mettere alla prova il grande impianto (la prima il giorno dell'inaugurazione della Masseria e del Pastificio, nel maggio scorso) è in programma oggi, quando le autorità rotariane del Distretto 2120, guidate dal Governatore Sergio Sernia, e i dirigenti e i soci dei Club Andria - Castelli Svevi, Barletta, Canosa di Puglia, Trani e Valle dell'Ofanto assisteranno alla benedizione che sarà impartita dal Vescovo di Andria, mons. Luigi Mansi.
La giornata sarà aperta dalla celebrazione di una Santa Messa nella parrocchia di San Luigi, a Castel del Monte. Subito dopo, il trasferimento alla Masseria, per i saluti del Presidente del Rotary Club Andria Castelli Svevi, Pietro Marmo, anche in rappresentanza degli altri Club presenti, del Vescovo Mansi e del Governatore Sernia. Dopo la benedizione, un light lunch preparato dagli ospiti della comunità in collaborazione con gli chef di Villa Carafa, la visita alla struttura con la guida di don Agresti e don Giannelli e, infine, la presentazione dei prodotti realizzati dalla coop "A mano libera".
"È un service che riempie di grande orgoglio tutta la famiglia del Rotary - dichiara il Governatore Sergio Sernia - Desidero ringraziare il Presidente della Rotary Foundation distrettuale, il prof. Riccardo Giorgino, e tutti i 57 Club di Puglia e Basilicata per aver aderito senza riserve alla mia proposta di sostegno all'iniziativa. La nostra Associazione ha tra le sue priorità l'attuazione di interventi sostenibili e durevoli per accrescerne l'impatto sui territori e sulle comunità interessate.
Mi sembra che l'iniziativa della Diocesi di Andria sposi alla perfezione gli ideali rotariani: oltre all'aspetto umanitario della cura di uomini e donne che hanno sbagliato e stanno pagando o hanno già pagato il conto alla Giustizia, si guarda all'aspetto sociale per restituire alla collettività persone che conoscono e mettono in pratica quei valori che rappresentano la base per la costruzione di un mondo migliore.
L'incontro di domenica sarà dunque l'occasione propizia per esprimere gratitudine ai sacerdoti, ai volontari e a tutti gli operatori impegnati nel Progetto e incoraggiarli a non mollare davanti alle difficoltà che dovessero manifestarsi".
di Virginia Landi
ungarnofirenze.it, 8 settembre 2019
Nella vita del carcere minorile arriva la nuova edizione di "Spiragli - Teatri dietro le quinte", il festival che, tramite arte e spettacolo, dà luogo ad un evento importante ed educativo. Dal 9 al 14 settembre "Spiragli" sarà infatti la seconda apertura su un progetto che unisce impegno e positività, per condividere teatro, laboratori ed un momento di festa. L'Istituto Penale Minorile "Meucci" di Firenze, come lo scorso anno, si aprirà alla comunità locale apportando alcune novità al programma che si estenderà anche allo Spazio Alfieri e al Cinema Teatro di Castello, andando ad inserirsi tra gli eventi dell'Estate Fiorentina.
Domenica 8 e lunedì 9 settembre due giorni di workshop con il maestro Emmanuel Gallot- Lavallée per i ragazzi del carcere e la partecipazione di 6 attori/danzatori professionisti che realizzeranno una performance finale all'interno dell'Istituto Penale Minorile, con ingresso a offerta libera.
Martedì 10 settembre l'incontro con l'ex detenuto Sasà Striano, oggi attore professionista riconosciuto a livello nazionale. Sasà incontrerà i giovani del carcere e la sera presenterà, presso il Teatro Spazio Alfieri di Firenze, il suo monologo "Il Giovane Criminale. Genet/Sasà".
Mercoledì 11 la presentazione del laboratorio di canto e musica dal titolo "Fiori nel Deserto - Saharat Zohra" in collaborazione con i Servizi Sociali Minorili di Firenze, l'Associazione Ancescao e altri partecipanti locali. Giovedì 12 e venerdì 13 settembre lo spettacolo dal titolo "One Man Jail" con la regia di Claudio Suzzi; lo spettacolo verrà realizzato sia dentro il carcere minorile che fuori, presso il Cinema Teatro di Castello di Firenze.
Sabato 14 settembre la festa conclusiva con il concerto di Peppe Voltarelli e l'esibizione del Laboratorio musica Rap curato dalla Cooperativa C.A.T. in cui sarà possibile visitare la mostra del Laboratorio di Pittura "Arte e Natura" curato dall'Associazione Progress. Info: Interazioni Elementari 347/6430699,
di Fabrizio Dragosei
Corriere della Sera, 8 settembre 2019
Rilasciati 70 detenuti, dai marinai catturati davanti alla Crimea al regista Sentsov. Libero un capo militare coinvolto nell'abbattimento dell'aereo civile nel 2014. Lo scambio di prigionieri appena avvenuto segna indubbiamente una svolta importante nelle relazioni tra la Russia e l'Ucraina. Un segnale fondamentale dopo l'elezione plebiscitaria di Volodymyr Zelensky, l'ex comico che in campagna elettorale aveva proprio promesso un mutamento di passo nei rapporti con Mosca.
Due capitali - Trentacinque uomini detenuti nelle carceri russe e trentacinque prigionieri nelle mani dell'Ucraina sono stati imbarcati su aerei charter che hanno effettuato le "consegne" nelle due capitali. Hanno lasciato la Russia tutti i 24 marinai ucraini che erano stati catturati di fronte alla Crimea in acque territoriali contese tra i due Paesi dopo l'annessione della penisola da parte della Russia. Ed è stato fatto uscire dalla famigerata prigione moscovita di Lefortovo il regista e militante Oleg Sentsov, condannato a 20 anni con l'accusa di aver organizzato attentati.
L'aereo abbattuto - Gli ucraini hanno rilasciato anche il prigioniero più controverso, Volodymyr Tsemakh, un ex comandante separatista sospettato di aver partecipato all'abbattimento con un missile russo dell'aereo civile malese nel 2014. Proprio il suo nome ha ritardato lo scambio che era stato annunciato dal presidente russo Vladimir Putin già la settimana scorsa. Molti in Ucraina erano contrari ad includere Tsemakh, visto che doveva essere giudicato da una corte internazionale. Libero anche il giornalista russo-ucraino Kirll Vyshinsky dell'agenzia Ria-Novosti incriminato di spionaggio.
Assieme a lui lasciano l'Ucraina diversi militanti delle repubbliche autoproclamatesi indipendenti nel Donbass, militari della Crimea catturati dopo aver giurato fedeltà alla Russia all'indomani dell'annessione e altri ucraini accusati di spionaggio a favore del nemico. Vedremo ora se dopo questo accordo Mosca e Kiev riusciranno a fare passi concreti sulla strada dell'applicazione degli accordi di pace sottoscritti a Minsk sotto l'egida di Francia e Germania. Le questioni in ballo sono parecchie e di difficile soluzione, se non altro perché i due Paesi ex fratelli sono separati da 13 mila morti provocati dagli scontri di questi anni.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 8 settembre 2019
Il gioco è il calcio, lo spettro è il razzismo. Sono ricominciati i campionati e diversi giocatori con pelle scura sono stati presi di mira: buuu!, grida animalesche, versi della scimmia.
C'è uno spettro che s'infila dentro un gioco. Il gioco è il calcio, lo spettro è il razzismo. Sono ricominciati i campionati e diversi giocatori con pelle scura sono stati presi di mira: buuu!, grida animalesche, versi della scimmia. È successo al centravanti dell'Inter, Romelu Lukaku, a Cagliari; a Pogba (Manchester) e Abraham (Chelsea) in Inghilterra. La scorsa stagione, a Koulibaly (Napoli) a Milano, ad altri giocatori in altri stadi. Tempo fa è accaduto a Balotelli e Muntari.
Non scriviamo solo per condannare questi episodi: sarebbe facile e ovvio. Scriviamo per ragionare con quelli che li giustificano. Un gruppo di tifosi della Curva Nord nerazzurra, dopo l'episodio di Cagliari, ha cercato di consolare Lukaku scrivendogli: "In Italia usiamo certi 'modi' solo per 'aiutare la squadra' e cercare di rendere nervosi gli avversari. Non per razzismo, ma per farli sbagliare". In sostanza: non prendertela, Romelu, i tifosi fanno così!
Posso dirlo, da interista a interisti? È un ragionamento sbagliato. Non siete voi, e certamente non sono io, che dovete giudicare se un comportamento (un verso, un coro) è razzista. Lo stabilisce il destinatario di quei versi e di quei cori. E non c'è dubbio cosa pensino Lukaku e i giocatori africani: quei comportamenti li offendono. Anzi, gli fanno schifo. La questione è chiusa qui.
Vale per ogni atteggiamento verso ogni etnia. Quando gli americani di origine africana hanno deciso che non tolleravano più d'essere chiamati "negri" - termine macchiato di tragedie e di dolore - s'è smesso di farlo. Punto. E chi s'attacca a qualche sofisma per sostenere che 'negro' è un termine neutro, non è solo insensibile: è razzista. Quanto hanno sofferto, gli italiani nel mondo, per certi epiteti? Negli Usa, in Australia, in Germania? Ed erano bianchi in società prevalentemente bianche: potevano mimetizzarsi. Chi ha la pelle scura non può farlo.
Ma può pretendere di essere circondato da persone civili. Gente per cui il colore della pelle non conta niente. Ma proprio niente. Il ragionamento non vale solo per il razzismo. Pensate alle molestie sessuali. Non esiste un criterio oggettivo per definirle; ed è inutile cercarlo. La stessa carezza può essere molesta o affettuosa: una donna lo sa. Quindi, decidono le donne. In uno stadio, decidono i giocatori. Discorso chiuso, buon calcio a tutti.
di Elena Stancanelli
La Stampa, 8 settembre 2019
È il fratello di un pentito di camorra l'uomo che ha preso a calci un bambino di tre anni che si era avvicinato alla carrozzina dove dormiva la figlia. L'hanno subito allontanato da Cosenza, dove è avvenuto il fatto, per questioni di sicurezza.
Lo diciamo, anche se nessuno l'avrà presa in considerazione come attenuante. Non credo che abbia pensato che quel bambino, di origine marocchina, fosse affiliato, un sicario, latore di qualche messaggio. Ripetiamolo: tre anni. Né che la sua mano potesse in qualche modo mettere a repentaglio la vita della figlia, rovesciare la carrozzina, compiere un rapimento. E allora cosa? Cosa ti scatta in testa e ti fa compiere un gesto così violento e così inutile?
Non sappiamo cosa sia accaduto, se quell'uomo, subito dopo, abbia tentato di minimizzare o se lo abbia rivendicato. Sappiamo però che la moglie era presente e che altri si sono ribellati, lo hanno insultato, hanno testimoniato e permesso così l'identificazione. Di fronte alla violenza sui bambini tutti si indignano, da destra a sinistra. Persino i più razzisti non hanno faticato a rivelare l'incredibile mostruosità di quel gesto. E allora cosa?
Il bambino era di origine marocchina, e quindi avrà avuto un colore della pelle, un aspetto leggermente diverso dall'uomo che l'ha preso a calci. Simile a quello delle persone che ci sentiamo in diritto di trattare come fossero inferiori a noi. Non c'entra il denaro, il lavoro, l'invasione. In questo caso non funziona la formula secondo la quale la loro presenza va ostacolata perché toglie spazio.
L'ho già detto, stiamo parlando di un bambino di tre anni. C'entra il bisogno di mantenere delle sacche di cieco privilegio, dei luoghi nei quali tutto è permesso perché chi sta dall'altra parte è, semplicemente, in una condizione di inferiorità. Prima le donne e i bambini. Li facciamo scendere dalle navi avanti agli altri, apprestiamo corsie privilegiate nelle code degli aeroporti, se c'è da scegliere chi salvare li mandiamo per primi sulle scialuppe. E poi li pestiamo.
Le donne e i bambini. Perché è più facile, si difendono peggio. Sono come scatole, muri. Li prendiamo a pugni e non reagiscono, e noi ci sfoghiamo. Qualche volta muoiono, ma di solito no. Si ammaccano, proprio come i muri, e le scatole. A volte, perché funzioni ancora meglio come sfogo, troviamo delle ragioni.
Michele Amitrano, per esempio, protagonista del romanzo di Niccolò Ammaniti "Io non ho paura", viene picchiato da sua madre perché è rientrato tardi. Poi viene minacciato dal padre che lo avverte: se torni a cercare il bambino nel buco ti ammazzo di botte. Il bambino è Filippo, rapito da una banda di balordi nella quale è coinvolto anche il padre.
Ma Michele ci va lo stesso, perché ha promesso a quel mucchio di stracci lurido, coi capelli biondi impiastricciati di terra, che lo aiuterà a uscire da lì. Il finale, a chi non avesse ancora letto il libro, non lo dico. Ma non vince nessuno. Perché diventa sempre più difficile pestare donne e bambini impunemente. Così troviamo dei sotterfugi: le donne le pestiamo ma poi diciamo che è stato un raptus, troppo amore, colpa loro.
E per quanto riguarda i bambini, pestiamo quelli degli altri, che è un po' meno brutto. Ci domandiamo perché la presenza di stranieri ci ha reso peggiori, in che modo ha tirato fuori le nostre paure che tenevamo a bada. Una risposta possibile è che ha creato nuove vittime per carnefici disoccupati, per sfaccendati della violenza. Cosa c'è di più vulnerabile di un bambino con la pelle scura? E pazienza se ha solo tre anni.
di Caterina Galloni
blitzquotidiano.it, 8 settembre 2019
In Texas, Billy Jack Crutsinger, detenuto nel braccio della morte nel penitenziario di Huntsville, e condannato nel 2003 per l'omicidio di Pearl Magouirk, 89 anni e della figlia Patricia Syrenat, 71, è stato giustiziato con un'iniezione letale.
Crutsinger, 64 anni, prima che gli inoculassero il liquido letale ha fatto un ultimo discorso di quattro minuti, dicendo che gli sarebbero mancati i "pancakes" ma che "il posto dove andrò è multi colore", secondo quanto riportato da Houston Chronicle. Crutsinger, infine ha aggiunto: "Ora sono in pace e pronto a raggiungere Gesù e la mia famiglia".
Dopo 13 muniti dall'iniezione letale è stato dichiarato il decesso. Il 6 aprile 2003 dopo essere entrato nella casa di Magouirk e Syrenat, che conoscevano il Crutsinger e gli avevano precedentemente offerto lavoro, aveva ucciso le donne. Era stato arrestato a Galveston mentre in diversi bar utilizzava la carta di credito di Syrenat: aveva confessato di aver ucciso le donne per impossessarsi dei loro beni e aggiunto dove avrebbero trovato le prove.
Gli investigatori avevano rilevato il Dna di Crustsinger su un coltello trovato in un bagno della casa delle vittime, all'interno dell'auto di Syrenat e su abiti da uomo trovati in un bidone della spazzatura accanto al veicolo, come era emerso dai documenti del tribunale. Lydia Brandt, avvocato difensore di Crutsinger, aveva chiesto - senza successo - alla U.S. Supreme Court di impedire l'esecuzione.
La Brandt aveva affermato che il precedente avvocato difensore era incompetente, non aveva parlato dei problemi di Crutsinger: tre matrimoni falliti, perdita di controllo a causa dell'alcol. Tre mesi prima dell'omicidio era un senzatetto disperato, la moglie lo aveva cacciato da casa e la madre aveva smesso di aiutarlo.
Sembra che Crutsinger abbia avuto un attacco d'ira da ubriaco dopo aver realizzato che le vittime non avrebbero potuto offrirgli abbastanza lavoro così da risollevarlo finanziariamente. Nel 2019, Crutsinger è stato il quinto detenuto in Texas, e il quattordicesimo negli Stati Uniti, a essere giustiziato, secondo il Death Penalty Information Center. Da quando nel 1976 la Corte Suprema ha ripristinato la pena di morte, il Texas è lo stato più attivo degli USA nelle esecuzioni, attualmente sono previste altre 10 entro l'anno.
di Danilo Loria
strettoweb.com, 7 settembre 2019
La proposta di Agape, Libera e Forum associazioni familiari. "La storia del ragazzino di 8 anni di Gioia Tauro iniziato al mondo del narcotraffico ripropone la necessità di interventi più incisivi delle istituzioni e della comunità nelle sue varie componenti per dare una prospettiva diversa di vita a migliaia di minori che vivono la stessa condizione di rischio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 settembre 2019
Sono 2.113, dei quali 1.611 nella Ue. Più della metà sono in cella in attesa di giudizio. Tanti sono i dossier di cui dovrà occuparsi il neo ministro degli esteri Luigi Di Maio, ma uno riguarda anche la situazione dei detenuti italiani all'estero.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 settembre 2019
Nelle prossime settimane entrerà nel vivo il processo d'appello sulla presunta trattativa Stato-mafia. A luglio la Corte d'assise d'appello di Palermo, presieduta da Angelo Pellino, giudice a latere Vittorio Anania, ha deciso per la rinnovazione dibattimentale. E sono numerose le prove ammesse in accordo delle parti, comprese nuove testimonianze tutte finalizzate a completare il quadro.
- "Eversione" e "violenza": Troppo facile accusare solo Salvini
- Mauro, ucciso da un carabiniere durante un Tso non autorizzato. Nistri incontra i familiari
- Orlando, vicesegretario Pd: "La riforma della giustizia ora va ridiscussa da capo"
- Turchia. Insultò Erdogan: esponente opposizione condannata a oltre 9 anni
- Nuoro. Minorenni in comunità di recupero terrorizzavano i coetanei










