Italia Oggi, 26 agosto 2019
La scelta del legislatore di non punire i fatti particolarmente tenui e non abituali deve essere inserita in un quadro di certezza giuridica e di prevedibilità della reazione dello Stato. Ci vuole un catalogo dei fatti tenui non punibili. La scelta del legislatore di non punire i fatti particolarmente tenui e non abituali deve essere inserita in un quadro di certezza giuridica e di prevedibilità della reazione dello Stato al comportamento delle persone.
di Marino Longoni
Italia Oggi, 26 agosto 2019
Inchiesta sull'applicazione dell'art. 131bis del Codice penale, che non considera più reati i fatti puniti con reclusione fino a 5 anni se l'offesa è di "particolare tenuità"
Ricognizione delle sentenze della Corte di Cassazione che hanno cercato di definire i confini dell'articolo 131 bis del codice penale. Una norma introdotta nel 2015 che ha voluto escludere la rilevanza ai fatti puniti con reclusione fino a 5 anni. Non è punibile penalmente per tenuità del fatto il senzatetto che viola il domicilio altrui per trovare un alloggio notturno.
di Giuseppe Crimaldi
Il Mattino, 26 agosto 2019
I Sindacati: quel carcere va demolito. Incredulità. E sgomento. Per il personale - sia amministrativo che in divisa - che opera quotidianamente e non senza sacrifici nella casa circondariale di Poggioreale questa è davvero una brutta storia.
Era possibile evitare l'evasione di Robert Lisowski? Saranno le indagini a dare una risposta e a individuare presunte omissioni e colpe. Nel frattempo (e lasciandosi alle spalle anche la polemica divampata nei giorni scorsi dopo le critiche avanzate alla direzione del carcere dal Garante nazionale per i detenuti, Mauro Palma) a descrivere le criticità oggettive della struttura sono i numeri.
A Poggioreale oggi soggiornano 2.100 detenuti, a fronte di una capienza che ne prevede al massimo 1.423. Ci sono anche 700 "definitivi" (cioè persone condannate con sentenza passata in giudicato) che invece dovrebbero trovarsi in altre strutture penitenziarie. Poggioreale scoppia. Solo qualche giorno fa l'intervento degli agenti ha evitato che una rissa scoppiata tra detenuti napoletani ed algerini potesse sfociare in un bagno di sangue.
Il degrado è rappresentato da molti elementi: sebbene siano in corso lavori di ristrutturazione di alcuni padiglioni, le condizioni di vita per i detenuti sono spesso terribili. Ci sono celle che ospitano anche fino a dieci-dodici persone, che dormono arroccate su letti a castello ed utilizzano un solo bagno. La palestra non è più funzionante. L'ascensore interno - rottosi a febbraio - è stato riparato solo il 26 giugno.
In queste condizioni, oltre ai detenuti a soffrire gli effetti del degrado e le tensioni crescenti tra la popolazione carceraria ci sono loro: i baschi blu della Polizia Penitenziaria. Da tempo i sindacati chiedono che su Poggioreale si apra un tavolo di confronto con il Dap del ministero della Giustizia.
"Questa evasione - commenta il segretario campano del Sappe, Emilio Fattorello - porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di Poggioreale. Si è trattato di una "evasione annunciata", frutto della superficialità con cui sono state trattate e gestite le molte denunce fatte dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria sulle condizioni di sicurezza dell'istituto. Se fossero state ascoltate le nostre continue denunce, probabilmente tutti gli eventi critici e questa stessa evasione non sarebbero avvenuti".
Parole forti, riprese anche dal segretario generale del Sappe, Donato Capece: "Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. La situazione nelle carceri si è notevolmente aggravata rispetto agli anni precedenti. I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti in Italia tra le sbarre nel primo semestre del 2019 sono inquietanti: 5.205 atti di autolesionismo, 683 tentati suicidi, 4.389 colluttazioni, 569 ferimenti, 2 tentati omicidi. I decessi per cause naturali sono stati 49 ed i suicidi 22. Le evasioni sono state 5 da istituto, 23 da permessi premio, 6 da lavoro all'esterno,10 da semilibertà, 18 da licenze concesse a internati".
"Dopo l'evasione rocambolesca di un detenuto dal carcere di Poggioreale, l'istituto andrebbe definitivamente abbattuto ed il capo dell'Amministrazione penitenziaria rimosso dall'incarico", dichiara invece il segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo.
Anche la Fns Cisl, attraverso Lorenza Sorrentino e Luigi D'Ambrosio, esprime sconcerto e afferma che "ancora una volta si paga lo scotto di una politica inadeguata che ignora scelleratamente le necessità e le richieste di adeguamento in termini di uomini e mezzi".
di Paolo Barbuto
Il Mattino, 26 agosto 2019
Il Garante nazionale per i detenuti: "Poggioreale ha problemi, è un errore negare la realtà dei fatti". Sorpreso alla notizia dell'evasione da Poggioreale, gli scappa di primo acchito un "eh, per quanto era ben controllato quel carcere".
Le parole sgorgano con un moto di stizza: mercoledì scorso Palma, Garante nazionale per i detenuti, ha reso noti i risultati di un suo recente sopralluogo a Poggioreale mettendo in luce le criticità di quell'istituto; il giorno seguente la direttrice del carcere, Maria Luisa Palma, ha risposto a quelle critiche con un documento pubblicato su "Giustizianews online", il quotidiano del ministero della Giustizia aprendo il fronte delle polemiche.
Palma, cosa pensa di questa evasione?
"Io stesso ho trovato una situazione difficile, complessa in quel carcere, e ho riscontrato risposte fragili. Vede, se si affrontano le complessità in maniera fragile, poi le situazioni sfuggono di mano e può succedere che un detenuto evada. Non voglio puntare il dito perché certe situazioni possono verificarsi a prescindere dall'ambiente interno al carcere... certo se un detenuto evade con le lenzuola arrotolate siamo su Topolino praticamente".
Una fuga da fumetti?
"Non mi faccia essere severo. Anzi, per piacere, ribadisca che io non voglio puntare il dito contro nessuno".
Però nel suo report su Poggioreale lo ha fatto...
"Io lì ho trovato una situazione variegata. Non nego che ci sono buone intenzioni da parte della direzione e ci sono alcuni fronti ben gestiti. Però la sensazione che ho avuto è che a Poggioreale non ci sia una situazione pienamente sotto controllo".
Parole dure, non crede?
"Ripeto, non si tratta di critiche fatte per colpire. Ho notato e ho scritto, ad esempio, che al padiglione Venezia o al Genova sono state fatte buone cose, se però poi arrivo al padiglione Roma e trovo un altro mondo, allora mi pongo qualche domanda, rifletto. E penso che quel luogo mi offre una sensazione di assenza di idea progettuale complessiva e invece Poggioreale ha un gran bisogno di una visione complessiva".
Sono critiche pesanti alla direttrice Maria Luisa Palma...
"Io conosco da tempo la direttrice della quale, ovviamente, non sono parente, nonostante il cognome comune. La conosco dai tempi in cui dirigeva il carcere di Benevento e lo faceva in maniera egregia, ma Poggioreale non è come Benevento".
Che significa?
"Che le situazioni sono differenti e molto più complicate qui a Napoli. In genere uno dei difetti delle persone è non riconoscere la complessità delle cose e, allo stesso tempo, non riconoscere il bisogno di chiedere aiuto".
Avrebbe dovuto chiedere aiuto la direttrice Palma?
"Ha scritto una risposta tutta incentrata sul fronte della difesa da presunte accuse. In quella risposta accusa me di essere stato ingeneroso, di aver "puntigliosamente segnalato" certe cose che non andavano. La direttrice non ha compreso il senso: il migliore aiuto per una situazione che non funziona è quella di riconoscere gli errori, il migliore aiuto per un malato è quello di individuare la malattia".
Non è stato così?
"C'è stata solo una strenua difesa che, fra l'altro, è stata presentata con una pesante sgrammaticatura istituzionale. Le cose funzionano diversamente da come le ha interpretate la direttrice: io come istituzione mando il mio report al Dipartimento che ha trenta giorni di tempo per rispondere dopo aver consultato la direttrice. Insomma, la risposta del carcere deve arrivare al Dipartimento che poi le invia al Garante, non va diffusa tramite un sito web o dalle colonne di un giornale".
Se l'è presa per quella risposta?
"Per i modi, per la sgrammaticatura istituzionale, appunto. In tal senso ho scritto una lettera ufficiale l'altro giorno al Capo Dipartimento, mi sono mostrato stupito per il fatto che una comunicazione dal carcere di Poggioreale invece di arrivare in via istituzionale sia stata diffusa dalla direttrice attraverso gli organi di stampa".
Lei ha coinvolto anche la Procura...
"C'era la questione del detenuto trasferito prima del nostro arrivo, che poi abbiamo incontrato trovandolo pieno di ecchimosi, ma non solo".
C'è dell'altro?
"Ho ritenuto di mandare certe questioni in Procura innanzitutto perché con il procuratore Melillo e con tutto il suo staff c'è una collaborazione molto forte rispetto alle vicende carcerarie e quindi mi sembrava corretto informarli. Poi perché secondo me in alcune situazioni è bene far capire che le autorità nazionali si stanno muovendo".
Cosa intende?
"La direttrice Palma si potrà anche offendere ma se venisse una commissione internazionale, di fronte a situazioni come al padiglione Salerno o al Milano-piano terra, farebbe certamente partire una censura, una sanzione. Condividere certe notizie con la Procura significa anche difendere lo Stato e dire che noi come istituzioni la situazione la conosciamo, la capiamo. Si tratta di una tutela dello Stato, in qualche modo".
ilmezzogiorno.info, 26 agosto 2019
Nell'ambito della XXXIV edizione della rassegna estiva di teatro "Barbuti Festival", per "La notte dei Barbuti", domenica 25 agosto alle 21.30 nella chiesetta di Sant'Apollonia, in via San Benedetto, nel centro storico di Salerno, Teatralto presenta "Brigantesse", di Eduardo Ricciardelli che ne cura anche la regia. In scena: Antonio Lubrano, Susy Parlante, Antonella Valitutti, Alessandra De Concilio, Apollonia Bellino (ingresso 10 euro). Quattro donne e un uomo si trovano in una casa, nei pressi di Roscigno Vecchia paese del Cilento.
La loro vita procede tra liti e organizzazione di atti di guerriglia. Ci troviamo nell'Italia appena unificata e nel deserto lasciato dallo strapotere piemontese, che ha senza scrupoli saccheggiato le casse dell'oro del regno di Napoli, rubati tutti i macchinari e le ricchezze possedute dal Regno delle due Sicilie.
L'effetto dell'unificazione ha giocato alle vite dei cittadini un brutto scherzo, la fame la povertà e le continue umiliazioni subite dall'esercito sabaudo costringono alcuni gruppi armati per la difesa del territorio e questi stessi vengono definiti in modo improprio Briganti. Lo spettacolo, nonostante tratti un tema drammatico, ha molti guizzi comici e molte canzoni che rendono la rappresentazione agile e godibile.
Il grottesco insito nella storia esce fuori grazie agli attori con una enorme forza comica. Si ripercorre il sud dai canti popolari dell'area vesuviana alla tarantella del Gargano e del carnevale di Montemarano per poi arrivare ai canti di giacca e alla fronda di limone che sono tipici canti a distesa di devozione alla Madonna, che venivano anche usati per fare le comunicazioni fuori dalle carceri avendo una potenza di estensione vocale. Lo spettacolo punta il dito sugli aspetti più umani e fragili di donne e uomini costretti a combattere per sopravvivere.
di Fulvio Bufi
Corriere del Mezzogiorno, 26 agosto 2019
Il killer polacco beffa il fortino per la prima volta in 100 anni. Robert Lisowski, 32 anni, ha scavalcato il muro della casa circondariale con una corda di lenzuola mentre stava andando a messa. Sovraffollato, invivibile, violento ma sicuro, inviolabile: è stato così per più di un secolo il carcere di Poggioreale (costruito nel 1914). Da ieri mattina, invece, l'ultima caratteristica non vale più. Da Poggioreale si evade. Lo ha fatto, per la prima volta, Robert Lisowski, un polacco di 32 anni detenuto per l'omicidio di un connazionale.
E lo ha fatto nel modo più scontato e banale che si possa immaginare per una evasione: si è calato dal muro di cinta utilizzando una corda ricavata annodando numerose lenzuola. Era l'ora della messa, e Lisowski faceva parte dei quasi duecento reclusi che dai padiglioni stavano raggiungendo la cappella, scortati dagli agenti della polizia penitenziaria. Non è ancora chiaro come abbia fatto, ma è certo che si è allontanato dal gruppo e ha raggiunto la parte più alta del muro che circonda la casa circondariale. Probabilmente ha sfruttato una via alla quale è riuscito ad avere accesso partendo dalla chiesa. Poi potrebbe essersi arrampicato su una inferriata e da lì potrebbe aver agganciato la sua corda in modo tale da farla scendere verso l'esterno.
Sicuramente Lisowski è stato furbo ma anche fortunato. Furbo perché ha approfittato di una giornata in cui la presenza di agenti di polizia penitenziaria era ridotta, a causa dell'accavallamento tra ferie e giorno festivo. Fortunato perché le possibilità di passare inosservato erano davvero pochissime.
Eppure nessuno si è accorto di lui attraverso il servizio di videosorveglianza che ha telecamere puntate sia all'interno che all'esterno del carcere; e nessuno lo ha visto nemmeno quando si è calato in via Porzio, una strada laterale (che conduce verso il tribunale e il Centro direzionale), dove c'è l'ingresso del parcheggio interno per gli operatori penitenziari e dove pure i posti auto lungo il marciapiede sono riservati agli agenti. Per non dire, poi, di come abbia fatto Lisowski a raccogliere lenzuola a sufficienza per realizzare una corda lunga come quella di cui aveva bisogno, corda che tra l'altro, piegata su se stessa, diventa anche decisamente ingombrante.
Tutto questo è oggetto delle indagini avviate dalla polizia penitenziaria (mentre i sindacati di categoria rilanciano la necessità di intervenire con urgenza sugli organici) per ricostruire l'esatta dinamica della fuga e stabilire anche eventuali complicità. Della ricerca di Lisowski si occupano invece polizia e carabinieri.
La Questura ha diffuso una descrizione dell'evaso (un metro e 80 di altezza, capelli rasati, barba, leggermente claudicante) sottolineandone la pericolosità. Il giovane polacco fu arrestato lo scorso anno per aver ucciso a coltellate un connazionale che aveva cercato di fare da paciere durante un litigio tra lo stesso Lisowski e un altro uomo.
In carcere era quindi uno dei tanti immigrati che affollano Poggioreale (2.400 detenuti e meno di novecento agenti) e che rappresentano oggi una parte consistente della popolazione carceraria. Recentemente nella casa circondariale napoletana c'è stata anche una rivolta, rientrata però in poche ore. Nulla rispetto alle sommosse degli anni Settanta, in particolare quella del '72, che durò due giorni e fu stroncata dall'intervento degli agenti che uccisero anche un detenuto di 19 anni.
alqamah.it, 26 agosto 2019
La Uil-Pa: "Impiego illegale". "Registriamo ancora una volta atti discutibili, presso la Casa Circondariale Pietro Cerulli di Trapani. Ci riferiamo, in particolare, alla questione dell'impiego illegale del personale di Polizia femminile all'interno delle sezioni ove sono reclusi detenuti di sesso maschile: tale impiego di personale è vietato, come noto, dalla L. 395/1990 (divieto ribadito da successive circolari ministeriali concernenti il tema)".
È quanto afferma il Segretario Generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria Gioacchino Veneziano in una lettera inviata, tra gli altri, al direttore della Casa Circondariale "Pietro Cerulli" di Trapani.
"Nel passato quanto è stato sollevato il problema, in un apposito incontro di esame congiunto, si è proceduto a consegnare al Direttore dell'Istituto trapanese (di allora) e al Comandante di reparto una risposta del Prap Sicilia ad un quesito riferito ad una questione analoga accaduta in un altro Istituto della Sicilia: ovviamente, la risposta del Provveditore integrata addirittura da una nota ministeriale della Direzione Generale del Personale del Personale, era chiara, nettamente contraria all'impiego in sezioni ove sono reclusi detenuti di sesso maschile delle Unità femminili di Polizia Penitenziaria.
Da quasi una settimane ci troviamo ad affrontare la stessa problematica, anzi aggravata dal fatto che le donne poliziotte sono state impiegate all'interno dei cortili passeggi del reparto Adriatico, (quindi in piena zona detentiva maschile) e in questi ambienti vi sono pure i bagni, ragion per cui a quanto dato sapere nel controllo visivo si sono verificate situazione incresciose. - sottolinea Veneziano - Stendiamo un velo pietoso quando abbiamo saputo che una collega è stata mandata a controllare i passeggi sempre dello stesso reparto maschile, nel "casotto di legno" (che non è altro il locale vendite birre e gelati del lido balneare, genialmente installato dal passato direttore per controllare i passeggi maschili), sotto lo sguardo divertito dei detenuti maschi.
Inoltre - continua nella lettera - in barba sempre alle disposizioni di legge, le donne poliziotte sono state perfino obbligate ad operare all'atrio del reparto "Mediterraneo" con la presenza di oltre 200 detenuti maschi, ed in quel posto si registra il passaggio di circa 400 detenuti maschi, poiché si trova all'interno della sezione detentiva maschile, ed è il punto di smistamento di tutte le tre piani detentivi maschili.
Pertanto premesso - conclude - la invitiamo a far cessare senza indugio siffatte procedure illegali, dando le indicazione a chi gestiste il personale poiché le iniziative assunte si pongono in netta opposizione con ogni fonte normativa regolante l'impiego di personale di Polizia Penitenziaria, costituendo di per sé un "elemento che può esporre le poliziotte a condizioni operative di ulteriore pericolo, inasprendo la probabilità di tutela della loro sicurezza dentro l'ambiente di lavoro".
Il Centro, 26 agosto 2019
Sottoposto al regime "duro" (41bis), gli agenti di polizia penitenziaria riescono a rianimarlo nella cella dove si era impiccato. Il sindacato Uil: "Condizioni pericolose alle Costarelle". Gli agenti di polizia penitenziaria hanno fatto in tempo ad evitare che un detenuto morisse impiccato nella propria cella nel carcere delle Costarelle all'Aquila. Il fatto è stato denunciato dal sindacato di polizia penitenziaria della Uil. Il detenuto che voleva uccidersi è di origini calabresi, è accusato di appartenere alla 'ndrangheta ed è sottoposto al regime speciale del 41bis ("carcere duro"). Gli agenti lo hanno salvato in extremis.
"Determinante è stata l'opera di rianimazione operata dal personale intervenuto tanto da poter dire che se non si è contata una vittima nel carcere delle Costarelle lo si deve all'elevata professionalità posseduta dagli operatori intervenuti", afferma in una nota il vice segretario regionale del sindacato Uil-penitenziaria Mauro Nardella che torna a denunciare la condizione in cui versa il carcere dell'Aquila soprattutto in ordine all'eccessiva presenza di detenuti tra i più pericolosi d'Italia: 160 i sottoposti al 41bis d'Italia.
"Tuttavia", continua, "non risulta essere sufficiente l'attenzione ad esso data da parte del ministero della Giustizia sull'impossibilità sopraggiunta di garantire un sufficiente numero di posti all'interno della caserma agenti. Agenti costretti a pernottare altrove e quindi impossibilitati ad intervenire qualora, come nel caso in questione si sentisse la necessità di dover provvedere in caso di assoluta emergenza".
agrigentonotizie.it, 26 agosto 2019
Dalla Prefettura, dove è giunta la segnalazione del disservizio e del rischio di rivolta da parte dei reclusi, è stato chiesto "aiuto" al comando provinciale dei vigili del fuoco. Resta senz'acqua il carcere "Di Lorenzo" di contrada Petrusa e, fra i detenuti, dilaga la protesta.
Nella mattinata di ieri dalla Prefettura di Agrigento - dove è giunta la segnalazione del disservizio e del rischio di rivolta da parte dei reclusi - è stato chiesto "aiuto" al comando provinciale dei vigili del fuoco. In contrada Petrusa, almeno questa volta, non stavano però bruciando delle celle, ma era finita l'acqua.
Malumori e lagnanze, da parte dei detenuti, si erano dunque già trasformati in protesta e il rischio, di fatto, era che si innescasse una sorta di rivolta. I pompieri si occupano di soccorso tecnico urgente, ma non essendo quella di ieri una giornata emergenziale sono riusciti - ed anche rapidamente - a dare una concreta mano d'aiuto con le loro autobotti.
Il Sole 24 Ore, 26 agosto 2019
Reato - In generale - Concorso di cause - Cause sopravvenute - Capacità di interrompere il rapporto causale - Condizioni - Fattispecie. In tema di concorso di cause, l'ambito di operatività dell'art. 41, comma 2, c.p. è circoscritto ai casi in cui la causa sopravvenuta inneschi un rischio nuovo e del tutto incongruo rispetto al rischio originario, attivato dalla prima condotta. Nel caso in esame, afferente a infortunio sul lavoro, non è stata ritenuta causa sopravvenuta, da sola sufficiente a produrre l'evento, il comportamento imprudente del lavoratore nell'effettuare operazioni rientranti nelle sue attribuzioni, non avendo egli adottato una condotta del tutto esorbitante dalle procedure operative e incompatibile con il sistema di lavorazione e con le norme antinfortunistiche.
• Corte di cassazione, sezione IV penale, sentenza 22 luglio 2019 n. 32507.
Reato - Causalità (rapporto di) - Concorso di cause - Condotta negligente della vittima - Interruzione del nesso di causalità - Esclusione - Ragioni. In tema di omicidio colposo conseguente a sinistro stradale, il mancato uso, da parte della vittima, della cintura di sicurezza non vale di per sé a escludere il nesso di causalità tra la condotta del conducente di un'autovettura - che, violando ogni regola di prudenza e la specifica norma del rispetto dei limiti di velocità, abbia reso inevitabile l'impatto con altra autovettura sulla quale viaggiava la vittima - e l'evento, non potendo considerarsi abnorme né del tutto imprevedibile il mancato uso delle cinture di sicurezza.
• Corte di cassazione, sezione IV penale, sentenza 23 maggio 2017 n. 25560.
Reato - Causalità (rapporto di) - Concorso di cause - Causa sopravvenuta - Omicidio colposo da incidente stradale - Errore nella prestazione delle cure alla vittima dell'incidente - Interruzione del nesso di causalità - Esclusione - Fattispecie. L'eventuale negligenza o imperizia dei sanitari nella prestazione delle cure alla vittima di un incidente stradale, ancorché di elevata gravità, non può ritenersi causa autonoma e indipendente, tale da interrompere il nesso causale tra il comportamento di colui che ha causato l'incidente e la successiva morte del ferito. (Nella specie, la Corte ha escluso l'interruzione del nesso di causalità in relazione al decesso della vittima per insufficienza cardiocircolatoria con coma da shock emorragico in soggetto politraumatizzato da lesioni stradali, intervenuto a circa un mese di distanza dal sinistro, rilevando che i potenziali errori di cura costituiscono, rispetto al soggetto leso, un fatto tipico e prevedibile, mentre, ai fini della esclusione del nesso di causalità, occorre un errore del tutto eccezionale, abnorme, da solo determinante l'evento letale).
• Corte di cassazione, sezione IV penale, sentenza 23 maggio 2017 n. 25560.
Cause di (Rapporto di) - Concorso di cause - Interruzione del nesso causale. È configurabile l'interruzione del nesso causale tra condotta ed evento quando la causa sopravvenuta innesca un rischio nuovo e incommensurabile, del tutto incongruo rispetto al rischio originario attivato dalla prima condotta. (Nella fattispecie la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione che aveva affermato la sussistenza del nesso causale tra l'errore chirurgico originario, che aveva ridotto la paziente in coma profondo, e il decesso della medesima per setticemia contratta durante il lungo ricovero presso l'unità di terapia intensiva, rilevando come l'infezione nosocomiale sia uno dei rischi tipici e prevedibili da tener in conto nei casi di non breve permanenza nei reparti di terapia intensiva, ove lo sviluppo dei processi infettivi è tutt'altro che infrequente in ragione delle condizioni di grave defecazione fisica dei pazienti).
• Corte di cassazione, sezione IV penale, sentenza 21 giugno 2016 n. 25689.
- Quando ci sarà una tangentopoli carceraria?
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