di Stefania Ulivi
Corriere della Sera, 26 agosto 2019
L'avversario dello Zar: "La mia vita sempre in pericolo. Trump è affascinato dal modello autoritario di Mosca. I rapporti con Salvini? Il leader del Cremlino recluta politici in Europa". Sarò a Venezia, anche se basandomi su ragioni di sicurezza non dovrei farlo. Ci sono molti esempi in cui l'Italia non è stata accogliente verso gli oppositori di Putin. Ma sono un ottimista".
Sarà una presenza che si farà notare la sua, alla Mostra del cinema di Venezia, dove è protagonista di uno dei film più attesi, "Citizen K", firmato dal regista premio Oscar Alex Gibney. Il ritratto di Mikhail Khodorkovsky, ex potentissimo oligarca, uomo più ricco di Russia, patron della Yukos, condannato per frode e evasione fiscale, oggi simbolo della dissidenza. Nemico numero uno di Vladimir Putin, in esilio a Londra dopo anni di carcere duro in un campo di lavoro al confine con la Mongolia. Un personaggio controverso, un enigma che, agli occhi del regista, aiuta a comprendere la complessità e le contraddizioni delle dinamiche del potere in Russia. Come l'interessato stesso sottolinea. "Credo che Alex pur essendo straniero abbia fatto un ottimo lavoro".
Nel film lei sostiene che Putin non sia così potente come lo vediamo in Occidente. Crede davvero che sia un insicuro e che stia iniziando a perdere il controllo del suo entourage?
"Negli ultimi anni ho notato sempre più spesso che Putin usa un'informazione unilaterale e che le persone che lo circondano lo manipolano più facilmente di prima in base ai loro interessi. È stanco, ha perso la capacità di comprensione di molti aspetti della contemporaneità".
Si aspetta cambiamenti anche prima della fine del suo nuovo mandato presidenziale, previsto nel 2024?
"Non sono un sognatore. Eventi improvvisi possono accadere ogni giorno o essere ritardati per anni. Il nodo più immediato è il 2021. Le élite faranno il possibile perché alle elezioni la Duma possa diventare un organo di potere essenziale. La successiva rielezione sarà dopo il 2024, ovvero dopo le presidenziali".
Come giudica i suoi principali oppositori, per esempio Aleksej Navalnyj? E che ruolo pensa possano giocare nuovi leader come la giovane Olga Misik?
"Aleksei Navalny, Dmitry Gudkov, Ilya Yashin e altri stanno facendo un grande lavoro per rafforzare la società civile. Se i cambiamenti avverranno presto, loro potranno guidarli. Se no, vediamo già una nuova generazione all'orizzonte. È importante per la Russia che a Putin non succeda un nuovo autocrate e che il Paese finalmente abbia un sistema moderno e di bilanciamento dei poteri. Questo è il compito più complicato".
Che influenza ha Vladimir Putin su Donald Trump? Crede che il Cremlino abbia materiale compromettente contro di lui?
"Non credo al cosiddetto "killing kompromat" (dossier con informazioni compromettenti, ndr) su Trump. Piuttosto che il modello criminale e autoritario di Putin lo affascini. Persone educate di buona famiglia spesso sentono soggezione e persino un certo timore dei bulli. E Putin ha indossato questa maschera tanto tempo fa".
E cosa pensa dei rapporti tra Matteo Salvini e Putin?
"Ci sono molte informazioni sui legami profondi tra Salvini e Putin e il suo entourage. Parte di queste informazioni fanno dubitare dell'integrità di questi contatti. Sfortunatamente si tratta di una pratica comune per Putin che è un eccellente ufficiale reclutatore ed è riuscito a trovare chiavi di varia natura per arrivare a molti politici europei".
Lei vive a Londra e sa di essere in pericolo. Cosa pensa delle tante morti misteriose di questi anni? Cosa pensa ne sappia Putin?
"Basandomi sulle mie conoscenze posso dire che Putin approva le uccisioni di coloro che considera traditori, come Litvinenko, ma non dà ordini diretti per eliminare coloro che considera nemici. Altrimenti sarebbe stato difficile per me sopravvivere fino a oggi. Ma tutto cambia".
Cosa pensa della recente esplosione nucleare nella base militare di Nenoksa?
"In base alle informazioni in mio possesso, il motore a combustibile solido del razzo con un radioisotopo è esploso. L'esplosione ha lanciato materiale con isotopo ad alta attività. Per fortuna questo è accaduto sulla piattaforma di lancio e non sopra una località abitata. Questo progetto idiota e pericolosissimo per l'ambiente è stato annunciato da Putin personalmente".
Lei ha passato anni in carcere, come è sopravvissuto? E come ha conservato il sangue freddo e il senso dell'umorismo che vediamo nel film?
"L'Urss dove ho vissuto i miei primi 28 anni mi ha preparato bene per la prigione ma senza il supporto morale della mia famiglia e di migliaia di persone nel mondo sarebbe stato più duro. Ringrazio i miei parenti: mi hanno aspettato e accettato le mie scelte".
Lei è considerato un eroe dei diritti umani. È ottimista sul futuro del suo paese? Spera ancora che possa diventare una terra dove "i diritti umani non siano più subordinati al capriccio dello zar"?
"Il mio motto è "Russia will be free!" Se avessi dubitato di questo probabilmente non sarei sopravvissuto".
Si riconosce nel ritratto che fa di lei nel film Gibney che non nasconde i lati avvolti da mistero della sua parabola ma si dice "colpito dal suo idealismo" e la paragona a Jake La Motta di Toro scatenato, un lottatore?
"Non ho familiarità con il suo paragone, ma per me combattente è il più alto valore di una persona. Sono felice che Alex lo dica di me".
vaticannews.va, 26 agosto 2019
C'è un'altra vittima nel clero messicano: si tratta di padre José Martín Guzmán Vega, assassinato nella notte di giovedì. La Chiesa chiede che sia fatta giustizia. "Con profondo dolore partecipiamo alla tragica morte del sacerdote José Martín Guzmán Vega: le autorità competenti hanno già avviato le indagini per chiarire i fatti e rendere giustizia. Nel frattempo, esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia Guzmán Vega e alla comunità parrocchiale di Cristo Rey de la Paz, Ejido Santa Adelaida, e invitiamo tutti a unirsi in preghiera per chiedere a Dio l'eterno riposo di padre Martin".
Con questo breve comunicato, la diocesi di Matamoros, Tamaulipas, in Messico, ha informato la comunità dell'assassinio del sacerdote José Martín Guzmán Vega, accaduto la sera di giovedì 22 agosto. Il comunicato porta la firma del vescovo, mons. Eugenio Lira Rugarcia. Padre Martin, di 55 anni, come riferisce l'Agenzia Fides, è deceduto presso l'Ospedale Generale "Dr. Alfredo Pumarejo", dove era stato trasportato dopo essere stato ferito gravemente con un'arma. Negli ultimi 6 anni sono stati 26 i preti uccisi e due scomparsi nel Paese latinoamericano: lo riporta il Centro cattolico multimediale di Città del Messico, l'osservatorio che si dedica a rilevare vittime e intimidazioni tra il clero, specificando che si tratta di crimini rimasti impuniti.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 26 agosto 2019
Raramente, negli stati ex sovietici dell'Asia centrale, capita che un prigioniero di coscienza sia rilasciato: è successo il 16 agosto in Kazakhstan ma la buona notizia è tale solo a metà. Serikzhan Bilash, nato in Cina da genitori kazaki e residente in Kazakistan da oltre 10 anni, è stato fino a quando ha potuto una preziosa fonte di informazioni sulla feroce persecuzione delle minoranze musulmane in Cina.
Nel 2017 ha costituito un'associazione per assistere le famiglie dei kazaki detenuti nella Regione autonoma uigura dello Xinjiang. Ha chiesto il riconoscimento ufficiale, le autorità gliel'hanno negato e poi lo hanno multato per aver svolto attività nell'ambito di un gruppo non registrato. Bilash ha collaborato a un rapporto di Amnesty International, pubblicato nel settembre 2018, sugli arresti arbitrari e l'indottrinamento forzato degli uiguri, dei kazaki e di altri gruppi etnici musulmani nello Xinjiang.
L'arresto è avvenuto il 10 marzo 2019, per "incitamento all'odio sociale, nazionale, clanico, razziale, di classe o religioso". Il "reato" sarebbe stata questa affermazione, fatta un mese prima durante un incontro con la comunità uigura: "Oggi il jihad non è prendere un fucile e andare a combattere in Cina. Il jihad è fare informazione, fare propaganda". Un'opinione, da condividere o meno, ma un'opinione.
Il 16 agosto Bilash è stato portato di fronte a un giudice e, a insaputa del suo avvocato e nottetempo, ha evitato una condanna a sette anni di carcere patteggiando il rilascio in questi termini: l'ammissione di colpevolezza, una multa di 300 dollari, il divieto di viaggio per tre mesi e l'impegno a non fare più campagne sui diritti umani in Cina. Le autorità del Kazakistan non mostrano alcuna preoccupazione per la sorte dei loro cittadini detenuti in Cina.
Anzi, collaborano attivamente con Pechino: lo scorso anno hanno negato l'asilo politico a Sayragul Sautybai, una ex istruttrice di un campo di rieducazione cinese, dunque testimone diretta. Sautybai è stata arrestata e minacciata di rimpatrio forzato ed è riuscita fortunosamente a lasciare il Kazakistan. Le autorità di Pechino hanno ringraziato ufficialmente il fedele alleato per il contributo al loro "programma di deradicalizzazione".
La Repubblica, 26 agosto 2019
La violenza contro i giornalisti in Messico non si ferma. Il corpo senza vita di Nevith Condés Jaramillo, direttore del portale web "El observatorio del sur", è stato trovato nella cittadina di Cerro de Cacalotepec con almeno quattro ferite da taglio: è il quarto reporter messicano ucciso nell'ultimo mese.
Nelle ultime settimane aveva ricevuto diverse minacce ma nessuna protezione. L'organizzazione Articolo 19 che controlla la violenza contro i professionisti dell'informazione, ha idiffuso informazioni sul caso: Condés Jaramillo, 42 anni, viveva a Tejupilco, un comune di 7 mila abitanti nel sud del Paese. Sulla sua pagina Fb si occupava di un'area conosciuta come Tierra Caliente, caratterizzata disordini civili, diventata epicentro per la produzione di droga, in particolare papavero da oppio, e per traffico di droga.
di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 25 agosto 2019
Il dovere delle forze democratiche è quello di dar vita a un governo che ripari i guasti prodotti proprio da chi quelle politiche velenose contro la vita e la dignità delle persone ha praticato e intende riproporre con più forza ove vincesse le elezioni.
di Giuseppe Latour
Il Sole 24 Ore, 25 agosto 2019
Un presunto curriculum falso, compilato da un "incaricato di posizione organizzativa" in Friuli Venezia Giulia. Irregolarità nel sistema di rilevazione delle presenze e dei congedi della polizia locale di Napoli. Furbetti del cartellino all'agenzia delle Entrate. Attività diverse dal lavoro, svolte durante l'orario di servizio all'Inps.
di Marco Pollini
L'Espresso, 25 agosto 2019
Su quanto conti nell'avventura politica il coraggio, e quanto invece la paura, si potrebbe discutere a lungo. Tanto più in un passaggio in cui la faccia feroce e i consigli miti (e magari furbi) si sono andati intrecciando tra loro con nodi quasi inestricabili. Si direbbe che di tutta questa paura (vera) e di tutto questo coraggio (finto) Salvini sia stato l'eroe eponimo.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 25 agosto 2019
Eretta per Cristina Biagi. La famiglia: meglio il silenzio. Il sindaco leghista: "Siamo sempre stati vicini a loro, volevano illuminare l'opera e lo faremo. Non abbiamo sospetti". Magari ci riesce il silenzio. Se non è servito il messaggio, se non è bastato il ricordo, se è stato ignorato l'ideale che Sophia rappresenta, allora può darsi che amore e rispetto si possano trasmettere anche senza voce. Alessio ci ha pensato e ripensato e alla fine si è convinto che, sì, "credo che il vero segnale di rivoluzione, di rottura e cambiamento, sia proprio rimanere in silenzio".
larivieraonline.com, 25 agosto 2019
Intervista a Gianpaolo Catanzariti, responsabile nazionale Osservatorio Carcere Ucpi. Si è svolta anche quest'anno l'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa in tutta Italia dal Partito Radicale e dall'Osservatorio Carcere dell'Unione Camere Penali Italiane.
L'iniziativa ha lo scopo di incontrare i detenuti e il personale dell'Amministrazione penitenziaria e di polizia per conoscere meglio le condizioni di ogni struttura carceraria.
di Dario Di Vico
Corriere della Sera, 25 agosto 2019
Quante probabilità di successo ha l'Opa che la Lega ha avviato sull'elettorato che frequenta le parrocchie e su quello non praticante? Il meeting di Comunione e Liberazione si è chiuso - con un rinnovato successo - mentre la crisi di governo è ancora aperta e di conseguenza viene facile porsi domande di connessione. A cominciare da questa: quante probabilità di successo ha l'Opa (ostile?) che Matteo Salvini ha avviato da tempo sull'elettorato cattolico?
Prendendo i dati di una ricerca Ipsos sul voto europeo sappiamo che i consensi per la Lega sono stati del 30,1% tra i "cattolici praticanti ed impegnati" ma crescono via via che cala la frequentazione di parrocchie e riti fino a lambire il 40% tra i non praticanti. Per avere un termine di raffronto tra i praticanti/impegnati il Pd è al 28,1% ma tra i non praticanti arriva solo al 18%. Il dato ancor più interessante riguarda la penetrazione della narrazione salviniana in tema di migranti: la linea intransigente dei porti chiusi è condivisa dal 51% dei cattolici, praticanti o meno. Ho ricordato questo dato a un dirigente di Cl e mi ha confessato che avrebbe sospettato una cifra più elevata. Ma come è possibile che ciò avvenga quando il Papa in prima persona non perde occasione per contrastare la linea sovranista in materia di sbarchi?
La risposta c'è: il conflitto con Salvini è una scelta del Vaticano che non si trasmette in automatico alle strutture sul territorio. L'episodio del parroco di Sora che nell'omelia di pochi giorni fa attacca i migranti fa il paio con un altro episodio di un parroco del lecchese che sosteneva invece le ragioni umanitarie ed è stato contestato dai fedeli che hanno abbandonato la messa. A Salvini è riuscito un colpo da biliardo: far passare la contrapposizione tra gli ultimi e i penultimi.
Una significativa fetta del popolo cattolico non si indigna per l'uso strumentale del rosario ma contesta la priorità assegnata dalla Chiesa ai migranti a scapito di una maggiore attenzione al disagio del ceto medio italiano. Da qui un'adesione all'Opa leghista con doppia valenza: Salvini è visto come un sindacalista dei penultimi e aderendo al suo storytellingsi fa sapere al Vaticano di non condividere quella gerarchia dei problemi. Naturalmente il leader leghista ha dalla sua anche altri vantaggi (ereditati): agli occhi dei cattolici si presenta come il difensore della famiglia tradizionale e delle culle piene contro la sinistra delle unioni civili, dell'ideologia gender e dei gay pride. Che poi Salvini non abbia varato policy per la famiglia/demografia conta poco.
I ciellini che hanno affollato i dibattiti del meeting vivono anch'essi con queste contraddizioni ma gli organizzatori hanno scelto di non farle venire allo scoperto. Del resto da sempre il format riminese evita di istruire dibattiti in contraddittorio, la dirigenza non crede alla dialettica degli opposti (giudicata tardo-illuminista) ma pensa che sia più utile procedere per testimonianze ed esempi. Nell'attesa che il metodo possa venir riconsiderato le larghe platee dei dibattiti mostrano un evidente invecchiamento anagrafico.
Al meeting manca quasi del tutto la generazione dei 35-40enni ma l'annotazione più interessante da un punto di vista antropologico-culturale riguarda proprio gli over 65: non sono molto differenti da quelli che 40 anni fa erano i loro avversari, gli ex giovani di sinistra che ancora oggi frequentano festival ed eventi del Pd o delle altre sigle. Coltivano la stessa tensione ad imparare, anche da anziani, e nutrono la comune volontà di trasmettere conoscenze e valori alle giovani generazioni.
Ma riuscirà questa tensione cognitiva e pedagogica a trasformarsi in una proposta politico-culturale capace di respingere l'Opa ostile? La risposta più intrigante ascoltata a Rimini è venuta sorprendentemente da Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario leghista di palazzo Chigi che però fa parte da anni dell'intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Ai più Giorgetti è sembrato ancora legato alla cultura "varesina" del Carroccio (Salvini è milanese, non un leghista di territorio) che vedeva nelle autonomie, nel federalismo e nella sussidiarietà lo strumento per avvicinare politica e popolo. Ma proprio in virtù di questa sua posizione - eccentrica nella stagione della Bestia - ha sfidato i colleghi parlamentari: posso anche dire che sono con voi sui principi della buona politica, della società di mezzo e dei corpi intermedi ma sappiate che oggi sono armi spuntate. Non riescono più a fare da filtro "con la piazza". La partecipazione politica è stata sostituita dai social come i sacerdoti hanno ceduto il passo agli psicologi. O create e creiamo "qualche altro luogo" capace di reintermediare o tutti i discorsi che fate suoneranno come un disco rotto. Non si torna indietro, la democrazia si reinventa o si deteriora. Che un discorso così venga da uno dei principali collaboratori di Salvini è un'altra delle italiche bizzarrie che non riuscirei mai a spiegare a un collega straniero.










