Il Gazzettino, 18 settembre 2019
"Lo dico provocatoriamente: o si investe su questa struttura o va chiusa. E sarebbe un grosso peccato". L'appello al ministro pentastellato della Giustizia, Alfonso Bonafede, lo firma Giuseppe Moretti, presidente nazionale dell'Uspp, l'unione dei sindacati della polizia penitenziaria ieri mattina in vista al carcere femminile della Giudecca, dopo che venerdì la tappa del tour dei sindacati aveva toccato l'istituto di Santa Maria Maggiore.
A sentire il numero uno dell'unione dei sindacati di polizia penitenziaria la maggiore criticità del carcere della Giudecca è la struttura stessa. "Bellissima, del 1.400" la definisce Moretti "ma proprio per questo soggetta al tempo. Manca una portineria adeguata, l'automazione dei sistemi che permetterebbe di migliorare le condizioni di lavoro degli agenti in servizio. E mancano soprattutto gli alloggi per il personale". Nella loro visita i rappresentanti dell'Uspp (con Moretti anche il segretario regionale Leo Angiulli e il segretario provinciale Umberto Carrano) hanno portato alla luce il caso di quattro agenti che lavorano a Venezia ma dormono a Padova ("Per entrare in servizio alle 14, partono alle 10", la denuncia) e di altri tre colleghi alloggiati in una struttura della guardia di finanza. "Le caserme interne ed esterne non sono più sufficienti, si potrebbe ristrutturare la palazzina dell'ex Sat (Sezione attenuata tossicodipendenti) - è la proposta di Moretti - chiusa da tempo e con cui si risolverebbe il problema alloggio. Investire sul carcere della Giudecca è la strada migliore, quella per cui ci rivolgiamo al ministro". Chiamato a risolvere pure la "mancanza di continuità nella gestione".
Anche perché il penitenziario femminile veneziano è considerato all'avanguardia sotto certi punti di vista, soprattutto per il coinvolgimento delle detenute e la presenza dell'Icam, la sezione dedicata alle madri recluse a cui è concesso di vivere con i figli piccoli. "Qui c'è una lavanderia che serve molti alberghi, c'è un rapporto numerico detenuti-agenti ottimo - conclude Moretti - sarebbe un peccato non si risolvesse la situazione".
sestodailynews.net, 18 settembre 2019
Prenderà avvio nei prossimi giorni presso la Fabbrica del Vapore-Village Off (via Procaccini 4) la terza edizione del MilanOff Fringe Festival, che ospiterà due importanti iniziative promosse dal Comitato MI'mpegno e dall'Associazione Greco in Movimento in collaborazione con Milano Vapore. Alle ore 18 si terrà lo spettacolo teatrale "Coralmente" organizzato dall'Associazione culturale Greco in Movimento e "Le Ragazze di San Vittore". Sarà un importante momento di riflessione sul carcere e sul percorso rieducativo che i detenuti possono compiere già dentro le "mura".
L'arte e il teatro diventano una forma di riscatto e di crescita personale. "Solo nel buio più profondo è possibile trovare il coraggio di voler uscire, consumare, vivere. Solo nel buio più profondo riusciamo a conoscere noi stessi, a capire che in noi vive una forza indescrivibile, un'energia assoluta, rara. In noi vive la luce.
Una luce abbagliante, che ci rende pregiati, unici". Al termine dello spettacolo, alle ore 19, si terrà un dibattito per parlare di "Dipendenze affettive e recupero sociale" con Giovanna Di Rosa, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Giacinto Siciliano, Direttore del Carcere di San Vittore, Paola Boccardi, Vice Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano, Carmelo Ferraro, Portavoce del Comitato MI'mpegno. È previsto il saluto di Giampaolo Berni Ferretti, Presidente dell'Associazione Milano Vapore.
"Capite che esiste uno spazio piccolissimo di vuoto, una distanza di soli pochi centimetri, quella che passa dalla testa al cuore, ma che racchiude un'infinità di tesori e segreti preziosi da tempo nascosti all'interno di ognuno di noi, ma che può diventare una voragine se voi non lavorate insieme, perché rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi". L'ingresso è gratuito fino alle ore 19.30. Per maggiori informazioni https://milanooff.com/it.
aisnapoli.it, 18 settembre 2019
Chef stellati e Maestri pizzaioli per la cena delle detenute. È uno degli appuntamenti più attesi della XIV edizione di Malazè, l'evento archeo-eno-gastronomico dei Campi Flegrei in programma fino al 24 settembre. Mercoledì 18 settembre c'è la "Notte Galeotta. Evasioni di Gusto".
Dopo le esperienze del 2010 e del 2011, la kermesse flegrea torna tra le mura della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli per un'altra serata di solidarietà. Stavolta a cucinare per una rosa di detenute saranno chef stellati del territorio e maestri pizzaioli.
Alla serata parteciperanno la cantante Monica Sarnelli e il gruppo musicale Zio Natal, di cui alcuni dei componenti appartenenti all'Amministrazione penitenziaria, hanno sentito forte il desiderio di dare il loro sostegno.
Spiega Rosario Mattera, ideatore ed organizzatore di Malazè: "La serata si svolgerà all'interno del cortile seicentesco della struttura che sarà trasformato in un vero proprio ristorante all'aperto. Le ospiti dell'istituto in questa particolare occasione, tutta dedicata a loro, saranno invitate a prendere posto e gustare una cena davvero speciale.
E non solo... alcune di loro, che nel corso della detenzione hanno mostrato particolari competenze manuali e olfattive, saranno premiate con una Borsa di Formazione". L'idea che abbiamo voluto proporre ha subito trovato l'interesse e la collaborazione della direzione del carcere, in particolare della direttrice Carlotta Giaquinto, che ringraziamo per aver sostenuto questa iniziativa".
Proporranno i loro piatti la chef Marianna Vitale, stella Michelin di "Sud Ristorante" di Quarto, Angelo Carannante, stella Michelin di "Caracol" di Bacoli, Franco Pepe, di "Pepe in Grani", Diego Vitagliano di "10 Diego Vitagliano pizzeria", Francesco D'Alena di "Officina Bufala" Officine Nautilus. Saranno inoltre presenti: La cooperativa Lazzarelle, Donne del Vino Campania, AIS Delegazione di Napoli, l'Apericar de "La Bottega dei Semplici Pensieri", Perrella Distribuzione e gli studenti dell'I.s.i.s. Vittorio Veneto di Scampia. L'evento non è aperto al pubblico. Per maggiori informazioni e aggiornamenti: www.malaze.it.
Nb: la cena è riservata esclusivamente alle detenute. I giornalisti che vorranno accedere alla struttura di detenzione dovranno esibire tesserino dell'Ordine dei Giornalisti. Nato da un'idea di Rosario Mattera per promuovere le bellezze e le molte proposte turistico-culturali di un'area del napoletano poco nota, Malazè è l'evento Archeo-Eno-Gastronomico dei Campi Flegrei. La manifestazione si svolge tutti gli anni nelle prime settimane di settembre e si sviluppa nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, Isola di Procida e una parte della città di Napoli, per mettere in mostra il meglio dei prodotti tipici di una zona poco conosciuta ma dal grande patrimonio artistico, archeologico e ambientale.
Malazè negli anni è diventato un laboratorio diffuso di innovazione territoriale dove si sperimentano e si attivano nuovi percorsi di sviluppo a base creativa e culturale che combinano la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico con il food, il sociale, le nuove tecnologie digitali, il design e il fare impresa. Una dimensione in cui si coniugano sviluppo, identità e sostenibilità.
di Francesco Tomassini
malpensa24.it, 18 settembre 2019
Ad aprire la stagione del Gagarin è stato l'hardcore al fulmicotone degli Young Blood che sabato 14 settembre, insieme agli Scheletri, hanno calcato il palco del circolo Arci di Busto Arsizio. Tra gli artisti che si esibiranno prossimamente ci sono Ronin e White Hills ma, come ha raccontato Francesco Tosi, colonna portante del locale, oltre alla musica dal vivo c'è un calendario ricco di iniziative.
"La stagione sarà in continuità con gli anni scorsi. Ora si apre la campagna associativa Arci che per noi è importante, ci sostiene", ha spiegato Tosi. Quanto ai concerti, "è prevista la solita commistione: tante band straniere ma anche italiane e locali. Tra gli appuntamenti più significativi spicca sicuramente il concerto di venerdì 15 novembre dei White Hills, formazione tra indie e new wave.
Aprirà per loro Martin Bisi, famoso fonico che ha prodotto Sonic Youth e Swans: sarà una serata dedicata al rock newyorchese. Dall'Italia indie arriveranno, venerdì 27 settembre, le rivisitazioni di famosi brani trap a opera dei The André e, il giorno dopo, il post-rock dei Ronin, che proprio al Gagarin terranno il primo concerto del nuovo tour di "Bruto Minore". Poi suoneranno i Pedigree, gruppo metal estone, e gli Shivas di Portland, che fanno rock'n'roll".
Tra le altre proposte "torneranno il pugilato e lo yoga. Sono inoltre previsti un corso di editoria con alcune professioniste del settore, tra cui Violetta Bellocchio, e uno di teatro gestito dall'associazione Oblò: chi lo frequenta avrà la possibilità, una volta al mese, di entrare nel carcere di Busto.
La compagnia svolge infatti al suo interno alcune attività: l'obiettivo è proprio aiutare a creare dei legami sociali tra chi è in carcere, chi ci è stato e non ci sta più, e chi non ci è mai stato. Abbiamo risistemato l'angolo libreria e verranno aumentate le iniziative letterarie; domenica 20 ottobre è previsto un appuntamento con Roberto Morandi, giornalista di Varese News, in cui verranno proiettate alcune puntate di un documentario sul rastrellamento nazifascista della Val Grande".
Come ha concluso Tosi, "oggi è molto importante fare attività aggregativa in provincia: magari viene vista un po' come il luogo dove ci sono gli affetti, ma soprattutto come un luogo da abbandonare. Noi vogliamo diventare un punto di attrazione offrendo una programmazione di qualità".
diocesi.torino.it, 18 settembre 2019
Al via il concorso nazionale di cinema Le Ali della Creatività, il concorso nazionale di scrittura Io sono tante/i e il Contest musicale nel quartiere delle Vallette a Torino. "LiberAzioni" è il primo festival nazionale che si svolge dentro e fuori dal carcere.
La seconda edizione, che segue quella del settembre 2017, è in programma dal 18 al 20 ottobre 2019 a Torino. Non si tratta però di un appuntamento isolato, quanto del culmine di un lungo percorso che coinvolge, attraverso concorsi e laboratori, persone libere e detenute.
Lungo l'arco di un intero anno LiberAzioni promuove infatti laboratori di progettazione culturale, scrittura creativa e autobiografica, arte, musica, fotografia e video partecipativo, a beneficio del quartiere Vallette di Torino, che ospita il carcere della città. L'obiettivo è creare una collaborazione attiva tra i giovani del territorio, chiamati a essere parte attiva del festival realizzando allestimenti, convegni, reading, proiezioni, spettacoli teatrali, concorsi nazionali in ambito artistico. A partire dal 21 marzo sono inoltre aperte le partecipazioni ai tre concorsi collegati a LiberAzioni.
- Il concorso nazionale cinematografico "Le Ali della Creatività", è aperto a tutti i film-maker italiani o residenti sul territorio italiano, senza limiti di età. Prevede tre premi da 1.000 euro, assegnati da giurie di professionisti, giovani autori, critici e detenuti.
- "Io sono tante/i" è il bando nazionale di scrittura creativa rivolto esclusivamente ai detenuti. E prevede tre premi da 1.000 euro.
- Il contest di musica, infine, punta a scoprire un talento nel quartiere delle Vallette di Torino. In palio un premio da 300 euro per la miglior traccia originale, di qualsiasi genere musicale, che diventerà la colonna sonora del video promo del festival 2019.
Le giurie dei concorsi sono formate da professionisti del settore cinematografico, artistico e letterario e dai detenuti del carcere di Torino (Casa Circondariale Lorusso e Cutugno alle Vallette).
Il Festival LiberAzioni 2019 si aprirà il 18 ottobre 2019 presso il Teatro Don Orione di Torino, nel quartiere delle Vallette, con un testimonial d'eccellenza: Paolo Rossi, artista da sempre impegnato su diritti umani e tematiche sociali. Per l'occasione Paolo Rossi interpreterà un'opera originale, in doppia replica per i detenuti e per il pubblico.
Protagonisti del festival tanti nomi del panorama artistico internazionale tra cui l'artista Jhafis Quintero, coinvolto in un laboratorio artistico nella sezione dell'Alta sicurezza di Torino, il romanziere Alessio Romano, docente di scrittura creativa nella sezione "protetti" del carcere di Torino, il musicista Omar Pedrini e il regista Daniele Gaglianone, presidente della giuria cinematografica del concorso.
Fin dalla sua prima edizione, LiberAzioni si basa su un'organizzazione partecipata attraverso l'offerta gratuita a giovani, detenuti e non, di laboratori e concorsi artistici. Al centro vi è sempre il rapporto tra il carcere e la società, che tende a viverlo come un tabù. In particolare per il quartiere delle Vallette, da sempre etichettato come quartiere difficile, la convivenza con la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno è talvolta problematica: molti dei residenti non vorrebbero infatti che il quartiere fosse identificato esclusivamente con la struttura carceraria.
Questa seconda edizione del festival punta dunque a dare sostegno e continuità alle alle reti territoriali, istituzionali, artistiche consolidatesi nella prima edizione anche grazie al bando AxTO - azioni per le periferie torinesi del Comune di Torino. Il progetto LiberAzioni ha per capofila l'Associazione Museo Nazionale del Cinema in partenariato con Antigone Piemonte, Cooperativa Eta Beta, Lacumbia film, SaperePlurale, SocietàINformazione, Quinto Polo e con la collaborazione per i laboratori di formazione dentro e fuori dal carcere di Agave. Agency of video empowerment. Contatti coordinamento progetto LiberAzioni:
di Alessio Sgherza
La Repubblica, 18 settembre 2019
Il social pubblica la Carta dell'Oversight Board: come sarà formata, quale sarà il rapporto con l'azienda di Zuckerberg e come prenderà le sue decisioni. Potrebbe diventare un organismo centrale nel stabilire a livello transnazionale i limiti del free speech, dell'odio online e ogni forma di pubblicazione dentro il social. I membri saranno nominati entro quest'anno
Ora c'è una data, c'è una Costituzione, c'è un meccanismo di funzionamento: nasce l'Oversight Board di Facebook, la Corte di Appello contro le decisioni del social network sulla cancellazione dei contenuti. Di fatto nasce un organismo transnazionale che si troverà a decidere e (di fatto) stabilire uno standard su quali sono i limiti della libertà di parola. E avrà impatto mondiale.
"Siamo responsabili - scrive Mark Zuckerberg in una lettera aperta - dell'applicazione delle nostre politiche ogni giorno e prendiamo milioni di decisioni sui contenuti ogni settimana. Ma non credo che aziende private come la nostra debbano prendere decisioni così importanti da sole. Ecco perché ho chiesto ai governi un intervento per chiarire nuovi standard sui contenuti dannosi. È anche il motivo per cui abbiamo deciso di offrire alle persone un modo per fare appello contro le nostre decisioni, istituendo il consiglio di sorveglianza indipendente".
L'idea di un'Oversight Board era stato annunciato per la prima volta lo scorso autunno dallo stesso Zuckerberg. Dopo mesi di dibattito, interventi via podcast, pareri di esperti legali, Facebook ha svelato la Carta di questo nuovo organismo.
La chart del Consiglio di Supervisione (come si può tradurre Oversight Board) si apre così: "La libertà di espressione è un diritto fondamentale. Facebook cerca di dare alle persone una voce così da connettersi, condividere idee ed esperienze e comprendersi l'un con l'altro. La libertà di espressione è sovrana, ma ci sono momenti in cui i contenuti possono essere in contrasto con autenticità, sicurezza, privacy e dignità. Alcune forme di libera parola possono mettere a rischio l'abilitù di altre persone di esprimersi liberamente. Quindi bisogna trovare un bilanciamento".
Cos'è odio online. Cos'è libertà di parola. Cos'è disinformazione e cos'è falso. Cos'è satira. Non è un errore dire che l'Oversight Board avrà un impatto enorme sulla vita e sulla politica mondiale, in un contesto in cui le elezioni si vincono anche attraverso i social, in cui i contenuti disinformativi o falsi plasmano le opinioni, in cui vita sociale e digitale tende sempre più a combaciare. Solo per fare un esempio recente e italiano: la disattivazione degli account di Casapound decisa dal social e contro la quale il movimento ha fatto causa (in un tribunale italiano); dal 2020 Casapound potrà appellarsi all'Oversight Board che potrà ribaltare la decisione di Facebook.
La chart continua: "Lo scopo di questa Carta è quello di stabilire il quadro per la creazione di un'istituzione: il Consiglio di Sorveglianza. Lo scopo del Consiglio è quello di proteggere la libertà di espressione prendendo decisioni di principio e indipendenti sul contenuto ed emettendo pareri consultivi sulle politiche relative ai contenuti di Facebook. Il consiglio opererà in modo trasparente e le sue motivazioni saranno spiegate chiaramente al pubblico, nel rispetto della privacy e della riservatezza delle persone che utilizzano i servizi di Facebook, Inc., incluso Instagram (collettivamente denominati "Facebook")". Già dalla prima riga, è chiaro che il Consiglio sarà in relazione con Facebook e questo non si potrà cancellare, non nel prossimo futuro.
Cinque i poteri del Consiglio come riportati nella sezione 4 della Carta.
1 - Il Consiglio potrà richiedere che Facebook fornisca informazioni richiesta ragionevolmente dal board in tempi rapidi e trasparenti.
2 - Il Consiglio dovrà interpretare gli Standard della Comunità di Facebook e altri politiche interne rilevanti alla luce dei valori complessi che Facebook difende.
3 - Indicare a Facebook di consentire o rimuovere contenuti
4 - Indicare a Facebook di difendere o ribaltare una decisione presa sui contenuti
5 - Emettere tempestive spiegazioni scritte delle decisioni del Consiglio
I numeri e i componenti dell'Oversight Board - Si partirà da 11 membri, il numero minimo, ma la chart già prevede che "probabilmente" il numero crescerà fino a 40 e che potrà crescere o diminuire in futuro in base alle necessità di funzionamento. Sarà composta da membri esperti che avranno "uno spettro ampio" di conoscenze, competenze, diversità e specializzazioni. Scontato dire che "non ci saranno conflitti d'interessi, reali o perpecipiti". I membri saranno nominati per tre anni e per un massimo di due rinnovi (quindi un totale di 9 anni). La nomina non avverrà tutta allo stesso tempo, ma scaglionata, in modo da garantire una continuità della composizione e non un rinnovamento totale del Consiglio. All'inizio, specifica Facebook, solo il social potrà sottoporre casi al Consiglio, ma i singoli utenti potranno appellarsi già "dalla prima metà del 2020".
Il rapporto tra Facebook, il Consiglio di Supervisione e Il trust - Per stabilire i rapporti con il social, la Chart prevede esplicitamente anche la nascita di un trust indipendente da Facebook, una fondazione che avrà il compito di nominare i membri del Consiglio e fornire i fondi per il funzionamento del Consiglio (i membri saranno quindi pagati dal trust e non da Facebook). Certo, sarà Facebook a nominare i membri del Trust indipendente e i fondi al Trust li fornirà sempre l'azienda fondata da Facebook. Come riportato nella Carta (articolo 5 sezione 1), Facebook userà il Consiglio come se fosse un appalto esterno di consulenza sui temi trattati e si impegna a mettere in atto le decisioni del Consiglio.
di Adriana Pollice
Il Manifesto, 18 settembre 2019
A luglio sono state presentate circa 62.900 richieste di protezione internazionale nei 28 stati membri dell'Unione europea più Norvegia e Svizzera, con un aumento del 26% rispetto a giugno. L'Easo (l'ufficio europeo di assistenza all'asilo) ieri ha illustrato i dati: le domande quest'anno sono leggermente cresciute rispetto a luglio 2018 (59.375), quasi pari allo stesso mese del 2017 (62.040). Dall'inizio dell'anno, sono state presentate 400.500 domande di protezione internazionale nell'Ue (più Norvegia e Svizzera) con un aumento del 11% rispetto allo stesso periodo del 2018. Livelli "drasticamente più bassi" di quelli registrati durante la crisi migratoria del 2015-2016, ha spiegato Easo. A luglio 2016, infatti, le domande erano state 122mila.
Da Siria, Afghanistan e Venezuela sono arrivate circa un quarto di tutte le domande di protezione internazionale. In particolare, siriani e afgani hanno fatto registrare un aumento del 34% ciascuno rispetto allo scorso giugno. Gli altri principali paesi di origine sono Iraq, Pakistan, Turchia, Colombia, Iran, Nigeria e Albania. Molte richieste di cittadinanze sono associate a rilevamenti di attraversamento illegale delle frontiere: rispetto a giugno, le domande di asilo sono cresciute più rapidamente tra i cittadini dei paesi che necessitano di un visto per entrare in Ue, Norvegia e Svizzera rispetto ai cittadini che non hanno bisogno del visto.
In particolare, i siriani hanno presentato 6.543 domande di asilo a luglio. Nei primi sette mesi dell'anno il totale è stato di circa 38.800 domande, nello stesso periodo del 2018 erano state circa 44mila. Nonostante il calo, una domanda su dieci nei 30 paesi viene presentata da un cittadino siriano. Gli afgani a luglio hanno depositato 5.040 domande di protezione internazionale, anche per loro si è registrato un più 34% rispetto a giugno. Dall'inizio dell'anno, sono state 28.600 le domande, in aumento del 20% rispetto allo scorso anno. Ancora in comune con i siriani, la maggior parte delle domande si sono concentrate in cinque paesi. I venezuelani, invece, hanno fatto segnare a luglio quasi 3.800 domande, con un aumento del 18% rispetto a giugno. Le richieste nei primi sette mesi del 2019 (25.500) sono state più numerose di quelle registrate nell'intero 2018 (22.200).
Per quanto riguarda le domande in attesa di una decisione in primo grado, alla fine dello scorso luglio erano circa 456.300, oltre 15mila casi in più rispetto a giugno dovuti soprattutto a revisioni tecniche relative ai venezuelani. Inoltre, a fine aprile si sono registrate il doppio delle domande in attesa di una decisione in appello o di revisione. In parallelo alle richieste presentate, c'è stato un aumento delle decisioni di prima istanza che hanno toccato quota 51mila, uno dei livelli più alti raggiunto nei 30 paesi, e in aumento del 22% rispetto a giugno. Oltre un terzo (35%) di tutte le decisioni di luglio ha garantito lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria. Nell'intero 2018 la media è stata del 39%.
wired.it, 18 settembre 2019
Il New York Times ha scoperto che si spendono circa 13 milioni di dollari per ogni detenuto: da quando è stata aperta, nel 2002, la struttura a Cuba è costata all'America 7 miliardi di dollari Il dibattito sul futuro di Guantánamo, il carcere di massima sicurezza statunitense aperta nel 2002 all'indomani degli attacchi alle Torri gemelle per volere dall'amministrazione Bush ed entrato nell'immaginario collettivo come un luogo nel quale i detenuti sono sottoposti ad abusi e torture, si arricchisce di un nuovo elemento.
Un'inchiesta coordinata del New York Times e del Pulitzer Centre on Crisis Reporting - un'organizzazione no-profit che offre supporto economico ed editoriale ai giornalisti che vogliono far luce su storie poco conosciute - ha scoperto che soltanto da settembre 2017 a settembre 2018 sono stati spesi 540 milioni di dollari (circa 490 milioni di euro) per far funzionare la struttura. È una media di 13 milioni di dollari per ogni detenuto.
Il costo è superiore a quello del Supermax, il famigerato carcere di massima sicurezza in Colorado, dove la spesa per ogni detenuto si aggira intorno ai 78mila dollari, è aumentato rispetto al passato - nel 2013 superava di poco i 454 milioni di dollari - e non ha eguali nel mondo. I giornalisti hanno stimato che, da quando è stato aperto nel 2002, gli Stati Uniti hanno dovuto spendere circa 7 miliardi di dollari, 2 dei quali dal 2014 in poi. Un'inchiesta di Npr, il network radiofonico statunitense, parla di un numero leggermente più basso: 6 miliardi.
Ci sono diverse ragioni che spiegano un costo così elevato. Innanzitutto, Guantanamo è una struttura molto grande: ci sono tre edifici carcerari, due sedi centrali, almeno tre cliniche, due compound dedicati agli incontri tra detenuti e carcerati, una sala per le udienze e un tribunale dove si svolgono i processi. Ci lavorano più di duemila persone tra agenti penitenziari, membri della Guardia costiera che pattugliano il mare - Guantánamo si trova sull'insenatura omonima, nella punta sud-est dell'isola di Cuba - oltre a dottori, psicologi, ingegneri e analisti d'intelligence. Visto che la maggior parte di loro è costretta a vivere sull'isola, il dipartimento della Difesa copre anche i costi di vitto e alloggio - che sono esclusi dal bilancio di qualsiasi altra prigione federale dove gli impiegati sono pendolari che vanno al lavoro ogni giorno.
Inoltre, ogni volta che c'è un'udienza bisogna organizzare il trasferimento di avvocati, giudici e materiale. Un solo viaggio con un charter del Pentagono costa circa 80mila dollari: nel 2008 ne sono stati effettuati circa 52. A tutte queste voci si somma anche un altro costo: quello per trasferire sull'isola l'attrezzatura per fare esami più approfonditi e il personale specializzato per la chirurgia vertebrale che manca a Guantánamo.
Il costo economico, oltre che umano, di Guantánamo è uno dei motivi per cui persone - come il democratico eletto al Congresso americano Adam Smith - vogliono chiudere la prigione. Sembra però che la prigione resterà aperta ancora a lungo. L'opinione pubblica è infatti contraria al ricollocamento dei detenuti in altre strutture all'interno degli Stati Uniti e Donald Trump ha detto che spera di mandarci ancora più "brutti ceffi".
Al momento a Guantánamo ci sono circa 40 detenuti tra i quali Khalid Sheikh Mohammad che è considerato la mente degli attacchi alle Torri Gemelle dell'11 settembre. In tutto, si stima che siano stati incarcerati 770 uomini di nazionalità straniera e che il periodo di maggior affollamento sia stato nel 2013, quando nel carcere si trovavano 677 persone. Durante gli anni alla Casa Bianca, George W. Bush ne ha scarcerati 540, che sono stati spesso rimpatriati nei loro paesi d'origine; Barack Obama altri 200.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 18 settembre 2019
Aster Fissehatsion, protagonista della lotta per l'indipendenza e importante esponente del Fronte eritreo di liberazione popolare; suo marito, l'ex vicepresidente e ministro degli Esteri Mahmoud Ahmed Sheriffo; gli ex ministri degli Esteri Haile Woldetensae e Petros Solomon; Dawit Isaak e Seyoum Tsehaye, giornalisti del quotidiano indipendente Setit. Sono alcuni dei 28 prigionieri di coscienza - 11 esponenti politici e 17 giornalisti - in carcere dal 2001 di cui ieri Amnesty International è tornata a chiedere il rilascio. Gli oppositori politici vennero arrestati per aver scritto una lettera aperta al presidente Isaias Afewerki chiedendogli di rispettare la costituzione convocando elezioni e mantenendo lo stato di diritto; i 17 giornalisti furono ritenuti colpevoli di averla pubblicata.
Da allora, nessuno dei prigionieri in ha dato mai notizia di sé o è stato formalmente incriminato di qualche reato. In carcere si trova anche la moglie di Petros Solomon, Aster Yohannes, arrestata nel dicembre 2003 all'aeroporto dell'Asmara, appena atterrata dagli Usa dopo aver appreso dell'arresto del marito. Amnesty International ha deciso di lanciare la campagna nel primo anniversario dell'arresto dell'ex ministro delle Finanze Behrane Abrehe.
Arrestato per aver scritto un libro in cui invitava i cittadini a mobilitarsi pacificamente per la democrazia, dal 17 settembre 2018 non si hanno informazioni sul luogo di detenzione e sulle sue condizioni di salute. Il particolare beffardo, che getta un'ombra pesante sulla credibilità dei meccanismi internazionali per la difesa dei diritti umani, è che questa atroce ingiustizia si protrae da quasi due decenni proprio mentre l'Eritrea siede nel Consiglio Onu dei diritti umani.
di Mauro Mellini
Italia Oggi, 17 settembre 2019
In mano a procuratori, giornalisti, predicatori dell'antipolitica. Ma non sempre è così. Se c'è un istituto, una norma, un provvedimento del nostro Codice di procedura penale e delle sue inestricabili filiazioni che sembra essere stato escogitato per il motivo opposto a quello proclamato all'atto della sua istituzione ed addirittura per realizzare l'opposto della sua denominazione, questo è il variamente denominato avviso di "garanzia". Garanzia essa è infatti solo di sputtanamento dell'indagato.









