di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 settembre 2019
Per il Garante dei detenuti, Viminale e ministero di Giustizia hanno una chance. Da non perdere. "Attualmente ci sono 60.785 detenuti in meno di 47 mila posti letto. Ma non è solo un problema di sovraffollamento. Oltre 16 mila reclusi devono scontare ancora meno di due anni di carcere. Il confronto al vertice tra culture diverse - dal populismo penale al garantismo - che pure esistono nel Paese, può riaprire un dibattito necessario sull'esecuzione penale".
di Valter Vecellio
lintro.it, 5 settembre 2019
Il governo Movimento 5 Stelle-Partito Democratico e 'supplementi', elabora una road map per i prossimi mesi e anni. Per quel che riguarda la Giustizia, occorre arrivare al Punto 12: "Occorre ridurre drasticamente i tempi della giustizia civile, penale e tributaria, e riformare il metodo di elezione dei membri del Consiglio superiore della Magistratura". "Occorre".
di Liana Milella
La Repubblica, 5 settembre 2019
Oggi la presentazione del docu-film "Viaggio in Italia. La Corte costituzionale nelle carceri".
Le facce sono il film. Le più belle sono quelle delle donne. Come Lucia, la transgender di Napoli che nel carcere di Sollicciano dice alla giudice Silvana Sciarra: "Che senso ha la vita fuori senza nessuno? Questa è la mia casa... ogni tanto vado in crisi... mi trucco e mi passa".
di Sergio Soave
Il Foglio, 5 settembre 2019
Niente sui temi garantisti. Il rischio di un governo che nasce "contro" Salvini. La conferma del ministro della Giustizia, e l'assenza di richieste garantiste, sono un cedimento del Pd. La conferma di Alfonso Bonafede al ministero della Giustizia non è mai stata messa in discussione nel corso delle trattative per la costituzione del secondo governo di Giuseppe Conte.
di Errico Novi
Il Dubbio, 5 settembre 2019
Intervista a Gennaro Migliore, Partito Democratico. "Mi chiama a cinque minuti dall'annuncio della lista dei ministri. Ci sono solo due conferme: Giuseppe Conte e Alfonso Bonafede. E come il presidente del Consiglio ha garantito discontinuità, mi aspetto che discontinuità vi sia anche nell'azione del ministro della Giustizia".
di Carlo Bellotto
Il Secolo XIX, 5 settembre 2019
"Il magistrato che ha rigettato la richiesta di permesso al detenuto Donato Bilancia ha basato ogni sua considerazione sulla relazione di sintesi risalente a 15 mesi prima delle sue decisioni e non tenendo in considerazione altri aspetti, tra questi le considerazioni e le valutazioni molto positive espresse dal cappellano del carcere Due Palazzi di Padova, dov'è recluso".
Queste le motivazioni alla base del reclamo al tribunale di Sorveglianza di Venezia contro la sentenza del magistrato Tecla Cesaro del Tribunale di Sorveglianza di Padova che ha negato il permesso al serial killer di poter incontrare un bambino disabile che lui sta aiutando anche economicamente. Vengono citati nel ricorso i miglioramenti registrati dal detenuto, il suo percorso di crescita, di maturazione e di contestuale revisione critica del suo passato.
Viene inoltre contestato che un percorso terapeutico che dovrebbe essere garantito a detenuti reclusi per reati gravi non è mai stato garantito a Bilancia. Che ha deciso di avviare, in modo autonomo e a sue spese, questo percorso, rivolgendosi a professionisti tra i più accreditati. Il tutto è stato soggetto ad autorizzazioni che hanno ritardato i tempi di avvio. Inoltre nel ricorso viene contestata la presunta pericolosità sociale che si manifesterebbe durante la visita del detenuto, sotto scorta, all'istituto dov'è ricoverato il bambino disabile: una valutazione definita dal legale di Bilancia "illogica e contraddittoria" vista la presenza della scorta.
Si chiede al tribunale al tribunale di Sorveglianza di Venezia di concedere la visita di Bilancia all'Opsa di Sarmeola, dove vive il piccolo al quale lui versa 190 euro al mese detratti dalla sua pensione per garantirgli la frequenza a scuola, o in via subordinata di essere autorizzato a contattare il difensore dei congiunti (il marito e la figlia) di una donna che lui uccise. Ora si attende la decisione del tribunale veneziano che si riunirà collegialmente.
di Veronica Manca
quotidianogiuridico.it, 5 settembre 2019
Cassazione penale, sezione I, sentenza 5 luglio 2019, n. 29488. Con un'importante sentenza, la Prima Sezione della Cassazione ha affrontato il tema dell'ammissibilità per i detenuti di cui al 41-bis O.P. della detenzione domiciliare, in "deroga", ai sensi dell'art. 47-ter, co. 1-ter O.P. per infermità di natura psichica, in ragione della sentenza della Corte costituzionale, n. 99, del 20 febbraio 2019, con cui è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 47-ter, co. 1-ter O.P., nella parte in cui non si prevede che - nell'ipotesi di grave infermità psichica sopravvenuta - il tribunale di sorveglianza possa disporre l'applicazione al condannato della detenzione domiciliare, anche in deroga ai limiti di cui al comma 1 del medesimo articolo (Cassazione penale, sezione I, sentenza 5 luglio 2019, n. 29488).
di Attilio Ievolella
dirittoegiustizia.it, 5 settembre 2019
Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza n. 37033/19; depositata il 4 settembre. L'uomo, detenuto e senza permesso di soggiorno, ha contestato l'espulsione, richiamando il matrimonio contratto con una donna italiana. Questo elemento non è però ritenuto sufficiente dai Giudici, soprattutto perché viene data per certa la rottura definitiva della convivenza tra i due coniugi. Decisivo il fatto che la moglie non abbia mai avuto contatti col marito durante il suo periodo di detenzione.
di Paolo Mancuso
La Repubblica, 5 settembre 2019
Dimenticare Poggioreale. Si può? Dopo una manciata di giorni dall'evasione del 25 agosto del polacco omicida Lisowski, e dopo che erano emerse le complessità, le difficoltà, le carenze, i drammi del carcere di Poggioreale, cosa resta nella memoria dei napoletani? Poco o nulla, se non la protesta dei cittadini del quartiere per i problemi di igiene e sicurezza che la presenza di quel mastodontico istituto comporta.
Il carcere di Poggioreale è un "carcere in città", come altri: Milano ha il San Vittore, Roma il Regina Coeli, Palermo l'Ucciardone, e di tutti si parla speso di dismissione, salvo a verificarne un attimo dopo la radicale impraticabilità.
Poggioreale, come gli altri, è un carcere che parla alla città e che ne riceve comunicazioni: non mi riferisco certo a quelle illegali dai tetti, ma a quell'intreccio di relazioni interne, di sistema circolatorio che, sottotraccia, percorre e coinvolge molti livelli: quelli ovviamente del personale che vi lavora (insufficiente cronicamente, e quindi tra mille sacrifici), e quelli dei detenuti e dei loro familiari, ma anche quelli del fondamentale mondo del volontariato. Se chiedete ad un detenuto di scegliere tra le secolari mura di Poggioreale, con un sovraffollamento fino a 2.400 detenuti rispetto ai 1600 consentiti, con ricorrenti problemi di approvvigionamento idrico, muri fatiscenti e altre mille problemi, o la più moderna struttura di Secondigliano, con "soli" 700 detenuti, la risposta sarà sempre: Poggioreale.
Eppure. Eppure da quelle mura trasuda giorno dopo giorno una sequenza di drammi, unica per complessità nel nostro Paese: ancora nella celle, di tanto in tanto, si ritrovano nei muri le armi, anche automatiche, che negli anni '80 utilizzavano i cutoliani ed i loro nemici per spararsi tra un padiglione e l'altro; si ricordano sequestri, sventramenti, impalamenti, veri e propri eccidi nei terremoti del novembre '80 e del febbraio '81, poi il ritorno dell'ordine e della disciplina, imposti con durezza dal personale penitenziario e facilitati da una normativa un po' ricattatoria. Ma restano enormi contraddizioni. Come conciliare con la vita di una "Casa Circondariale", destinata ad ospitare detenuti "giudicabili", e quindi da ritenersi non colpevoli fino alla sentenza definitiva, con i circa 800 definitivi, che, sempre secondo la Costituzione, meritano percorsi di rieducazione e reinserimento?
Mica si potrà "rieducare" un "non colpevole"? Oppure rinunciare a quei percorsi che la legge prevede per i definitivi? E come mescolare invece quei percorsi con le centinaia di detenuti di Alta Sicurezza (i sospetti camorristi) che meriterebbero grande vigilanza, visto che da lì si organizzano alleanze e scontri, traffici di ogni genere, gestioni economiche ed affari, agguati e vendette? E che - secondo notizie interne - sempre da lì si comunica facilmente con l'esterno con un imprecisato ma sicuramente molto alto numero di telefoni cellulari?
Si può allora dimenticare Poggioreale? Si può, anzi si deve: altrimenti si è costretti a misurarsi con la tragica, dolente umanità che vi è ristretta e quella delle famiglie, private spesso del loro unico sostegno (illegale o criminale che fosse), sospese tra la necessità di sopravvivenza e quella della solidarietà con il congiunto. O con le difficoltà di quelli che, a vari livelli, dell'amministrazione di quel carcere portano la responsabilità, con l'obiettivo della "riduzione del danno" (e un'evasione di poche ore, la prima a memoria d'uomo, per quanto di un pericoloso omicida, non è un gran danno, quanto invece deve essere il termometro delle difficoltà in cui si trova la struttura). O con gli educatori, i contabili, i tecnici, gli psicologi che moltiplicano le proprie forze per far fronte alle situazioni disumane che spesso si trovano davanti. O con il volontariato, cattolico o laico che sia (il più generoso e preparato di questo Paese, posso dirlo con cognizione di causa) senza il quale quella polveriera esploderebbe dopo un minuto.
E soprattutto con la Polizia penitenziaria (sono agenti di Polizia: per favore non chiamateli agenti di custodia o peggio, guardie carcerarie, secondini e via insultando: ne va della loro dignità): si trovano, in fortissimo deficit di organico, a dover garantire sicurezza ed assicurare trattamento, a curare i fogli matricolari, e prodigarsi nel pronto soccorso, a tutelare i più deboli dai violenti e sopraffattori, e comunicare con chi parla tutte le lingue del mondo, a salvaguardare la vita dei detenuti più odiosi ed a prevenire proteste e sommosse.
Si tratta della professionalità più complessa e allo stesso tempo misconosciuta che io abbia incontrato in questo Paese, che meriterebbe ben altra attenzione dalle sue istituzioni e dal suo popolo. E ha dato 8 morti, 8 eroi uccisi dalla camorra fra il 1981 ed il 1986, compreso il v direttore Giuseppe Salvia. Al loro ingresso, insieme alla divisa, viene consegnata una penna, unica arma interna per mantenere ordine ed insegnare legalità. Dimenticare Poggioreale, allora? Certo si può. E avviene. Ma non si dovrebbe. No, non si dovrebbe proprio.
di Associazione Perugia Città in Comune
umbrialeft.it, 5 settembre 2019
L' Associazione Perugia Città in Comune ha inviato la seguente lettera aperta al Sindaco in merito ai recenti fatti avvenuti presso la Casa Circondariale di Capanne.
Premesso che i gravi fatti che hanno coinvolto i detenuti nella casa circondariale di Capanne hanno messo in luce la condizione di estremo disagio per chi è detenuto e per chi ci lavora,
Atteso che l'aggressione agli agenti, il suicidio di un carcerato e la rivolta dimostrano che nel carcere di Capanne la situazione è insostenibile, come purtroppo ormai è nella maggior parte delle carceri italiane.
Atteso che il sistema penitenziario nazionale ha il più alto tasso di sovraffollamento: 119,8%, a fronte di 50.496 posti disponibili, ma solo sulla carta perché il dato non tiene conto delle sezioni chiuse, e alla fine di giugno 2019 era di 60.522 detenuti, il carcere di Capanne non fa eccezione e il suo sovraffollamento è da addebitare a molti motivi. Inoltre, si evidenzia un peggioramento della situazione generale, dovuto alla mancanza di momenti di socialità, occasioni di dialogo e di crescita culturale, di rapporti con i familiari e con l'esterno: non è difficile immaginare come tutto questo renda ancora più incandescente la situazione!
Atteso che a fronte di tale complessità la soluzione non può essere quella di punire in modo esemplare, come qualche rappresentante parlamentare ha dichiarato, chi si è macchiato dei gravi fatti di ribellione e dare mera solidarietà a chi è costretto a lavorare in condizioni di estremo pericolo,
Chiediamo al Sindaco, che è l'autorità che deve garantire sicurezza e qualità della vita per chi vive e lavora nel territorio della città, di attivare un tavolo fra tutte le istituzioni e i servizi. Ricordiamo che è responsabilità del Sindaco garantire servizi per persone con problemi psichiatrici, che invece ora vengono semplicemente rinchiuse nel carcere, o individuare strutture alternative alla detenzione e che dovrebbe essere un suo impegno quello di collaborare con i dirigenti del carcere e le imprese private per definire rapporti di lavoro all'esterno. Riteniamo che il Sindaco debba chiedere un incontro urgente con i ministri interessati: Ministro di Grazia e Giustizia, della Sanità, dei Servizi Sociali e del Lavoro, al fine di ottenere le risorse necessarie per un intervento globale a sostegno della struttura carceraria della città.
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