di Fabio Albanese
La Stampa, 14 agosto 2019
L'Onu: "Gli Stati intervengano". I valdesi: "Noi pronti ad accoglierli". Salvini: "Sbarco da evitare". Tre cento cinquantasei migranti sulla Ocean Viking, cento cinquantuno sulla Open Arms, nessun "porto sicuro" in vista. Le navi umanitarie delle Ong sono ancora nel Mediterraneo centrale, in attesa che accada qualcosa, che l'Ue o anche un singolo Paese accetti di far sbarcare le 507 persone salvate, molte delle quali ormai due settimane fa.
Ma nulla smuove l'impasse. Non gli appelli dell'Unhcr che ancora ieri ha rinnovato la richiesta all'Europa di "dare subito un porto sicuro immediato e gli Stati dovrebbero condividere la responsabilità perla loro accoglienza dopo lo sbarco"; né quelli degli uomini di spettacolo, da Richard Gere ad Antonio Banderas, che si sono spesi per la sorte della Open Arms; non l'appello della Chiesa valdese che si è detta pronta a farsi carico dei migranti; né quello del presidente del Parlamento europeo David Sassoli che si era rivolto al presidente della Commissione Juncker.
Nulla finora, nemmeno denunce e azioni giudiziarie, è servito a smuovere la situazione. Le navi restano in mare, e si preparano ad affrontare il tempo di burrasca che è in arrivo. La Ocean Viking, che finora era rimasta in area Sar libica dove aveva effettuato 4 salvataggi in 4 giorni tra il 9 e il 12 agosto, ieri ha puntato la prua verso nord, dopo aver chiesto il "pos", il porto sicuro, a Italia e Malta: "Ci sono persone che portano i segni strazianti delle violenze fisiche e psicologiche subite nel viaggio attraverso la Libia - ha raccontato Jay Berger, capo progetto di Medici senza frontiere sulla nave. Chiediamo ora un porto sicuro dove sbarcare queste persone vulnerabili. Hanno sofferto abbastanza".
La nave, sulla quale 101 migranti sono minori, 92 dei quali non accompagnati, aveva chiesto il "pos" alla Libia ma ha poi rifiutato il porto di Tripoli perché il Paese non è sicuro. "Tutti i soccorsi che abbiamo condotto sono stati possibili solo grazie all'attenta osservazione del mare. Le autorità non hanno condiviso con noi alcuna informazione - spiega Nick Romaniuk, coordinatore dei soccorsi di Sos Mediterranee sulla Ocean Viking. Solo una volta siamo riusciti a stabilire un contatto radio con uno dei 3 aerei dell'Ue che monitoravano la presenza di barconi in difficoltà. Gli Stati non danno priorità al dovere di salvare vite in mare".
La Ong Proactiva Open Arms aveva fatto appello alla Spagna, Stato di bandiera della nave, attraverso l'ambasciata a Malta, affinché si facesse carico almeno dei 28 minori non accompagnati che ha a bordo. Madrid ha risposto che "è irricevibile" ma confida in una soluzione europea. Il comandante della nave, ha detto il ministro dei lavori pubblici José Luis Abalos, non ha "la competenza legale o l'autorità" per chiedere asilo per i minori.
La Open Arms, per la stessa ragione, si era rivolta anche al tribunale per i minori di Palermo che ieri ha scritto ai ministeri dell'Interno, della Difesa e delle Infrastrutture, per chiedere chiarimenti, rilevando come il divieto di ingresso "delle autorità italiane al capitano della nave, equivale a un respingimento o diniego di ingresso ad un valico di frontiera", vietato dalla legge.
In serata è stata chiesta a Italia e Malta l'evacuazione medica per un bimbo con difficoltà respiratorie e la sua famiglia. Il ministro dell'Interno Salvini ieri ha postato una sua foto al Viminale, annunciando di essere al lavoro "per evitare lo sbarco di 500 immigrati".
Un tribunale tedesco lo ha diffidato per l'uso sui suoi social della foto di un volontario della Ong Lifeline. Nel Mediterraneo centrale, però, si continua a morire. Il ministro dell'Interno maltese Farrugia ha pubblicato la drammatica foto di un minuscolo gommone con a bordo due migranti: uno già morto, l'altro in fin di vita, recuperati dalla Marina: "Noi salviamo - ha scritto - ma non possiamo farlo da soli".
di Sarah Scaparone
La Stampa, 14 agosto 2019
Primi raccolti al Lorusso e Cotugno a fine mese da cinquanta piante coltivate dai detenuti. Si raccoglierà tra fine agosto e inizio settembre il primo luppolo coltivato all'interno della Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino.
Il progetto nasce dall'unione di due realtà torinesi: la Cooperativa Sociale Ecosol che già lavora nella stessa struttura producendo lo zafferano e Birra Madama, Brew Firm di Torino guidata dal vulcanico Alessandro Santinelli. Il progetto nasce poco più di un anno fa e oggi vede, su una superficie di 150 mq all'interno del carcere, la crescita di 50 piante di tre varietà: Cascade, Comet e Mount Hood.
"Le prime due - spiega Santinelli - sono molto robuste e capaci di resistere bene alle malattie, mentre la terza si utilizza prevalentemente in Usa, ma poco in Italia. La coltivazione del luppolo che abbiamo iniziato è un progetto sperimentale che potrebbe ingrandirsi e svilupparsi utilizzando l'ampia fascia di terreno ancora a disposizione. E seppur nelle carceri italiane si realizzino diversi prodotti alimentari come il caffè, il cioccolato e la stessa birra, per quanto riguarda l'ambito agricolo legato al luppolo questo è un primato tutto torinese".
E se l'acidità del terreno fa ben sperare per la produzione di questa pianta dal bouquet aromatico importante, l'idea è quella di produrre una birra all'anno che esca con il marchio Birra Madama. "Il luppolo sarà acquistabile anche da altri birrifici per la preparazione delle loro cotte - spiega Santinelli - ma ci vorranno tre anni prima che le piante vadano a regime".
La grande valenza di questo progetto è però innanzitutto sociale: "Abbiamo iniziato con un percorso formativo con cui, insieme ai ragazzi di Terra e Aria, abbiamo spiegato le caratteristiche di questa pianta, infestante e urticante nel fusto, proprio in vista della raccolta. Alcuni detenuti uomini ci hanno aiutato nel piantare il luppolo e stanno iniziando a sentire loro questo progetto: saranno invece le donne a darci una mano per la raccolta, in cui occorrono movimenti più attenti e gentili".
La vendita del luppolo sarà seguita dalla Cooperativa Sociale Ecosol e, quando il percorso terminerà la fase sperimentale, saranno i detenuti stessi a seguire i campi, la crescita e la raccolta delle piante. "Sono entusiasta di questo lavoro - conclude Santinelli - non solo perché per quanto mi riguarda è una grande opportunità di crescita personale, ma anche perché mi piace sperimentare e trovo bellissimo poter lavorare con persone che hanno avuto delle difficoltà, ma che hanno voglia di nuove esperienze, di imparare, di rimettersi in gioco.
Il nostro modo di intendere la birra, poi, parte proprio da un approccio anglosassone in cui il lavoro sul luppolo è fondamentale e fa parte delle scuole moderne che si dissociano dai più classici stili birrai". Birra Madama nasce nel 2014: il nome è un omaggio dichiarato alla città di Torino, il suo centro creativo è in corso Regina Margherita oltre che, in estate, nel Beer-Garden Circus Bar del Parco Le Serre di Grugliasco.
ilfarosulmondo.it, 14 agosto 2019
Il dissidente saudita, Ahmed Abdullah Abdulrahman Shaàyi, è morto in prigione a causa di varie forme di tortura a cui è stato sottoposto e per deliberata negligenza medica. Questo ennesimo crimine avviene mentre è in atto una brutale repressione condotta dal principe ereditario Mohammed bin Salman contro dissidenti, musulmani sciiti e intellettuali.
La rete televisiva Nabaa in lingua araba con sede a Londra, ha riferito domenica che Ahmed Abdullah Abdulrahman Shaàyi è deceduto il 9 agosto nella prigione di Tarfiya nella città centro-settentrionale di Buraydah, in Arabia Saudita. Il rapporto ha aggiunto che il corpo di Shaàyi è stato consegnato alla sua famiglia, e sabato si è tenuta per lui una processione funebre.
Anche il gruppo per i diritti Prisoners of Conscience, un'organizzazione non governativa indipendente che cerca di promuovere i diritti umani in Arabia Saudita, ha confermato il rapporto in un post sulla sua pagina ufficiale Twitter, affermando che le circostanze relative alla morte del dissidente rimangono sconosciute. Shaàyi era detenuto in prigione da un anno e mezzo. Il 3 agosto, il religioso dissidente saudita Sheikh Saleh Abdulaziz al-Dumairi è morto per complicazioni di salute che aveva sviluppato nella prigione di Tarfiya.
Apparentemente Dumairi soffriva di problemi cardiaci e veniva tenuto in isolamento. In passato era stato detenuto in diverse occasioni per il suo attivismo politico e il sostegno ai prigionieri di opinione. L'Arabia Saudita ha recentemente intensificato arresti, azioni penali e condanne motivati politicamente contro scrittori pacifici dissidenti e attivisti per i diritti umani. Negli ultimi anni, Riyadh ha anche ridefinito le sue leggi antiterrorismo per colpire l'attivismo.
di Errico Novi
Il Dubbio, 13 agosto 2019
La prescrizione abolita dopo il primo grado? ci provarono anche i dem. È il ministro della Giustizia in carica. Ed è l'autore di una bozza di riforma, giudicata "acqua" dell'ormai ex alleato Salvini, certo ampia per spettro di interventi. Alfonso Bonafede è tra i Cinque Stelle più duri nei confronti della Lega.
di Iuri Maria Prado
Il Dubbio, 13 agosto 2019
Se in Italia i processi si celebrassero e concludessero speditamente e se fossero preceduti da indagini ragionevoli e giustificate (diciamo che non succede sempre); se le sentenze fossero perlopiù corrette e provviste di motivazioni solide (diciamo che non raramente accade il contrario); se gli uffici giudiziari fossero di norma luoghi di efficienza al servizio del cittadino anziché polverosi gironi di disordine e sostanziale sopraffazione; insomma se la giustizia in questo Paese fosse amministrata meglio, potremmo forse dire che nulla più occorrerebbe?
di Gigi Di Fiore
Il Mattino, 13 agosto 2019
È la certificazione ufficiale del grande caos negli scenari criminali napoletani. Pochi giorni fa, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, guidata da Federico Cafiero de Raho, ha inviato la sua relazione annuale, depositata il 31 luglio scorso, alla Procura generale della Cassazione, al Csm e al Parlamento. In 523 pagine, il bilancio dell'attività investigativa e l'analisi della realtà delle organizzazioni mafiose. Alla camorra, sono dedicate in dettaglio 21 pagine, curate dal procuratore nazionale aggiunto Giovanni Russo. Confermano quanto i gruppi camorristici di Napoli città siano sempre più "frammentati".
"Il vuoto provocato dalla disarticolazione delle storiche famiglie camorriste ha prodotto dinamiche incontrollabili e imprevedibili, con soggetti e gruppi criminali sganciati da rigide gerarchie e dal rispetto di qualsiasi regola di condotta e per ciò stesso anche più pericolosi".
È la sintesi, che è anche allarme, della relazione della Dna. Un grande caos, la confusione provocata dalla disgregazione dei clan organizzati, che si sono sviluppati a Napoli fino agli inizi di questo secolo. Poi, le mazzate di una vittoriosa e sempre più intensa repressione giudiziaria, con le collaborazioni di giustizia avviate anche da conosciuti capiclan.
Il dopo è una realtà sfuggente, spesso difficile da ricostruire anche per gli inquirenti. La Dna osserva l'affermarsi di gruppi e "elementi spuri non riconducibili alle forme classiche del fenomeno camorristico, con azioni e interrelazioni di tipo gangsteristico".
È la trasformazione della criminalità organizzata cittadina, in corso da almeno una decina d'anni. Le collaborazioni con la giustizia di capiclan di rilievo nel centro storico (i fratelli Giuliano di Forcella, i Misso alla Sanità), uniti ai successi delle indagini nelle aree periferiche della città (lo scompaginamento a Scampia dei Di Lauro, dei loro antagonisti Amato-Pagano, dei più giovani riuniti nel gruppo dei "girati", o i pentimenti nel clan Lo Russo di Miano) hanno dato il via a un'evoluzione in continua osservazione.
E dagli esiti difficilmente prevedibili. La relazione della Dna parla di "mafia fluida" che ha sostituito la vecchia definizione di "pulviscolarità" coniata in passato per i clan della camorra napoletana. Scrive il procuratore nazionale aggiunto Giovanni Russo: "Le strutture organizzative si sovrappongono le une alle altre, generando forme ibride, frutto di veloci processi di decomposizione, in modo incerto e temporaneo, volatile". Uno scenario instabile. L'esempio di quanto accaduto nel centro storico, tra i gruppi delle cosiddette "paranze dei bambini" è illuminante.
Uno scenario con "elevata mutevolezza delle alleanze tra i vari gruppi", condizionate da "episodica o contingente comunanza di interessi economici". Naturale che, nelle alleanze, contino sempre meno i rapporti personali tra i capi, condizionati dall'assenza di "storie criminali" e autorevolezza individuale in grado di imporsi negli equilibri tra i gruppi.
Un caos criminale, con protagonisti sempre più giovani, violenti ma privi di carisma. Il controllo delle piazze di spaccio e delle estorsioni in territori a volte assai limitati, è la posta in gioco. Si legge nella relazione della Dna: "Il controllo di un'area geografica diviene fondamentale e l'invasione delle aree sottoposte al controllo altrui costituisce una prova di forza essenzialmente per la sopraffazione del clan rivale fuori da ogni regola e logica".
Gruppi di giovani "impegnati a contendersi la scena mediatici a suon di omicidi e aggressioni" con una violenza definita dalla Dna "sfacciata, spesso gratuita e comunque volutamente esibita". Uno scenario allarmante. Si legge infatti nella relazione: "La città di Napoli sta vivendo un periodo particolarmente difficile dovendo confrontarsi quotidianamente con problemi atavici e con una criminalità, anche minorile, che appare addirittura più preoccupante e pericolosa di quella organizzata". Uno scenario criminale "unico nel territorio nazionale".
E anche più pericoloso per la sua anarchia, diventata strutturale. Clan poco organizzati significano anche agguati sanguinari privi di logica, che mettono in pericolo passanti ignari. Come ha dimostrato il ferimento della piccola Noemi in piazza Nazionale. Avverte, con preoccupazione, la Dna: "In altre realtà metropolitane, il condizionamento della criminalità mafiosa sulla vita civile, economica e politica, pur asfissiante e intollerabile, non espone il singolo cittadino al rischio di agguati e sparatorie in pieno centro cittadino come avviene a Napoli".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 agosto 2019
Il Garante nazione delle persone private della libertà, come previsto dal suo mandato, ha scritto al comandante generale della Guardia costiera, Giovanni Pettorino per avere "informazioni e chiarimenti sulla situazione attuale" dei migranti presenti all'interno della nave battente bandiera spagnola Open Arms che non è potuta approdare a Malta.
di Paolo Conti
Corriere della Sera, 13 agosto 2019
Gli alberi piantati a Roma il 7 novembre 2018 per ricordare i magistrati uccisi: all'inaugurazione c'erano il ministro Bonafede e la sindaca Raggi. La siccità e la mancata manutenzione hanno cancellato il verde. Roma ha un immenso bisogno di tutelare la Memoria civile, soprattutto in una stagione incattivita e amara come quella che stiamo vivendo.
cemerepenali.it, 13 agosto 2019
L'Unione Camere Penali Italiane, con il proprio Osservatorio Carcere, ha aderito all'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa dal Partito Radicale e da Radio Radicale, per manifestare, anche nel periodo più caldo dell'anno, la vicinanza dei penalisti a coloro che sopportano spesso uno stato di detenzione contrario ai principi costituzionali e alle norme dell'Ordinamento Penitenziario.
sienanews.it, 13 agosto 2019
È partito ieri mattina il progetto dei lavori socialmente utili per i detenuti del carcere di Siena. Un gruppo si è messo all'opera per ripulire piazza Santo Spirito dalle erbe infestanti: si tratta della prima uscita a cui seguirà un impegno per la manutenzione e il decoro delle aree verdi in tutto il centro storico.
"Da oggi entra nel vivo la convenzione tra l'amministrazione e il Ministero di Giustizia che prevede di poter impegnare le persone in stato di detenzione nella casa circondariale di Siena per svolgere attività lavorative extra-murarie per la protezione ambientale e per il recupero del decoro di aree verdi e spazi pubblici, nonché attività inerenti la raccolta dei rifiuti, la protezione civile, compreso il piano neve. Nei prossimi giorni, ad esempio, saranno impegnati anche nelle attività collegate alla macchina organizzativa del Palio", spiega l'assessore al Decoro, Aree Verdi e Ambiente Silvia Buzzichelli che, questa mattina, ha voluto incontrare i detenuti impegnati nella pulizia dell'area di Santo Spirito, prospicente la chiesa e la casa circondariale.
"Questo progetto ha una valenza sociale, in cui il Comune di Siena svolge un ruolo attivo e di supporto per l'attuazione delle politiche volte al reinserimento dei detenuti e, dall'altro, è utile per la collettività per realizzare piccoli interventi di manutenzione", prosegue l'assessore. Proprio per questa ragione Buzzichelli, oltre a sottolineare la collaborazione "della direzione della Casa Circondariale e del Magistrato di Sorveglianza", ricorda che "i detenuti sono stati individuati solo tra quelli per cui sussistano le condizioni per l'ammissione al lavoro all'esterno, alla semilibertà, ai permessi o licenze e che sono state compiute tutte le verifiche del caso e sono stati formati dai tecnici del Comune".
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