La Nuova Sardegna, 16 agosto 2019
Il Ferragosto lontano dalla spiaggia è quello dell'Unione delle Camere Penali, che con il proprio Osservatorio Carcere e con la partecipazione delle Camere Penali territoriali, ha aderito all'iniziativa "Ferragosto in Carcere" promossa dal Partito Radicale: i delegati Rosaria Manconi, Anna Maria Uras, Franco Villa e Maria Teresa Antonia Pintus visiteranno il carcere di Massama. "È l'occasione per richiamare l'attenzione delle istituzioni sulle molteplici problematiche del sistema carcerario e sulle croniche disfunzioni, a cui non si è voluto porre rimedio con l'approvazione della riforma penitenziaria ed anche per sensibilizzare la società civile circa le condizioni di vita dei detenuti, sulle quali persistono disinformazione e pregiudizi", spiegano.
I problemi restano i soliti, in particolare "la chiusura impermeabile del carcere verso l'esterno e l'isolamento, non solo fisico, in cui la popolazione carceraria è costretta e per altro verso
derivati da una politica che tende a creare suggestioni ed e individua nel carcere il tranquillante per l'allarme sociale". La visita ha poi la finalità di verificare la situazione dei luoghi di detenzione, le condizioni di vita delle persone ristrette, la sussistenza di aspetti critici.
di Paolo Ardovino
La Nuova Sardegna, 16 agosto 2019
In un dvd il tour degli Istentales tra i detenuti isolani e quelli in giro per lo stivale. Un'iniziativa della Nuova Sardegna che arriverà nelle edicole in autunno.
Un lungo viaggio, musicale ma anche e soprattutto fatto di chilometri, su e giù per l'isola e attraversando il mare. A fare da guida, la lunga barba ormai imbianchita dal tempo di Gigi Sanna e le note degli Istentales, iconiche. "Liberi dentro" è il nome dell'ambizioso progetto portato avanti negli ultimi anni e che allo stesso tempo omaggia il venticinquesimo anniversario della band nuorese. Si tratta della ristampa del libro omonimo, accompagnato da un dvd che raccoglie 16 videoclip tra brani inediti e storici. "Liberi dentro" è espressione di uno stato d'animo, ma è anche la metafora del tour nelle carceri compiuto dai musicisti, tra i detenuti isolani e quelli in giro per lo stivale. "Ogni tappa è stata un'occasione per fotografare un pianeta altrimenti sconosciuto" scrive nelle prime righe Luciano Piras, il giornalista de La Nuova Sardegna che ha seguito gli Istentales e curato il volume.
Lettere dal carcere. "Abbiamo da sempre rapporti epistolari con molti detenuti, che ci scrivono le loro storie, sia dalla Sardegna che da chi si trova fuori dall'isola", Gigi Sanna racconta com'è partita l'idea di organizzare l'insolita tournée. Spoleto, Volterra, Padova, Milano, le carceri sarde, come Buoncammino, Mamone, Bancali, Badu e carros. "Nel libro abbiamo deciso di riportare integralmente anche molte lettere dal carcere, ovviamente con nomi di fantasia per rispettare la privacy di chi ha scritto, ma volevamo portare fuori dalle mura i loro racconti. In maniera integrale, con gli errori e le forme particolari". Testimonianze di detenuti, ma anche "ex detenuti, che ancora ci scrivono, c'è chi ha cambiato vita e ci racconta come vive questi nuovi giorni".
L'idea. "Mi ha affascinato Volterra, dove ho trovato un'apertura mentale bellissima" continua Gigi Sanna, e racconta l'esperienza: "è un carcere molto permissivo, ogni settimana è previsto un pranzo o una cena regionale, una volta si scelgono i prodotti di una regione e la volta dopo di un'altra, sono le "cene galeotte"", c'è il lato simpatico e conviviale che caratterizza attività di questo tipo, e c'è l'impatto che hanno sulle giornate dei reclusi, "è un modello bellissimo che ho anche proposto alla direttrice del carcere di Nuoro, non è facile ma ci proveremo. Non solo, durante queste cene lì aprono i cancelli ai turisti e curiosi, e il ricavato delle loro attività va ai detenuti che partecipano, in modo che possano in qualche modo ripartire non da zero".
Il progetto in uscita. La prima edizione del volume uscì nel 2014, a distanza di cinque anni si arricchisce di nuove tappe e nuove immagini, raccontate con la penna di Luciano Piras e con le foto di Donatello Tore. L'istantanea di copertina, in bianco e nero, un uomo anziano a fianco al suo lettino, che guarda fuori dalla finestra con le sbarre, è di Claudio Gualà. In autunno il progetto sarà pubblicato con La Nuova Sardegna, presumibilmente a novembre. Spesso chiamati dai detenuti stessi a esibirsi nel loro carcere - eventi tutti a costo zero -, a oggi l'ultima data è stata lo scorso aprile, nell'istituto di Badu e Carros. Vicini alla causa di queste persone, gli Istentales, attraverso la loro associazione, in passato hanno preso sotto la propria ala protettrice quindici ragazzi provenienti dal carcere minorile di Quartucciu, cercando di dar loro una mano alla ricerca. "Per qualche tempo hanno anche fatto i pastori con noi, poi abbiamo cercato di collocarli nel mondo del lavoro".
La loro musica. "Una bella esperienza che portiamo dietro è quella a Buoncammino - chiosa il leader degli Istentales - dove ci fu permesso di portare 100 litri di latte e i detenuti hanno potuto rivivere le sensazioni di fare il formaggio, la ricotta, le attività alle quali erano abituati in precedenza". Oltre al cantante, Sandro Canova e Luca Floris sono lo zoccolo duro del gruppo, arricchito da Pierfranco Meloni e Alessandro Damini. Tra i videoclip presenti nel dvd c'è "Naralu tue", il primo, datato 1995,
tra gli altri anche "Promisas" con Pierangelo Bertoli e "Testamento del poeta" dell'anno scorso con Roberto Vecchioni, che ancora non era uscito. In più un altro inedito, "A Gianluca", canzone composta per la recente scomparsa del fratello di Gigi Sanna.
leccoonline.com, 16 agosto 2019
Ha fatto tappa anche a Lecco l'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa in tutta Italia dal Partito Radicale con l'Osservatorio sulle carceri dell'Unione Camere Penali e l'adesione di un numero di parlamentari di ogni colore politico, con lo scopo di incontrare i detenuti e il personale che svolge la propria attività lavorativa e conoscere meglio le condizioni della struttura carceraria della città.
Una struttura piccola, quella situata in via Beccaria a Pescarenico, ma non priva di criticità, come emerso dalla visita del 2017 con il senatore democratico Roberto Rampi e l'onorevole pentastellato Riccardo Olgiati e nuovamente, a distanza di due anni, da quella effettuata oggi da una delegazione di attivisti radicali composta da Mauro Toffetti di Opera Radicale, Antonella Carenzi e Andrea Consonni del Partito Radicale.
Tra le problematiche emerse - come sottolineato da Consonni - quella degli spazi personali, "pressoché assenti". "Le possibilità di socializzare sono davvero poche", ha commentato. "Quasi tutti i detenuti si sono lamentati degli spazi per la socialità e dei trattamenti, una vera e propria esigenza per loro. È emerso un forte senso solitudine, la paura di non avere prospettive future e la sensazione di essere stati "abbandonati" dallo Stato".
Il senso di solitudine, oltre alla carenza di attività lavorativa e di tipo ricreativo-culturale, è stato segnalato anche da Carenzi. "I detenuti hanno la necessità di avere un punto di riferimento istituzionale. Vi è inoltre un grande turn-over di medici. Ora, grazie alla Sentenza Torreggiani sul diritto del detenuto a un trattamento penitenziario umano, ci sono diverse uscite a disposizione degli ospiti, ma se le attività mancano e si può solo girovagare per i corridoi, i momenti fuori dalla cella servono a poco. L'istruzione e il lavoro aiuterebbero i carcerati a gestire lo stress di una convivenza forzata e a non far venire loro la paura di pensare a cosa dovranno fare una volta usciti, continuando a formarli e risocializzarli".
Forte anche il problema del sovraffollamento, presente pressoché in tutte le strutture carcerarie italiane, come evidenziato da Mauro Toffetti. "La Casa Circondariale di Pescarenico è piccola, ma la pianta organica dei detenuti superiore alla capacità d'accoglienza è abbastanza ben gestita. Anche in questo caso il supporto alla vita dei detenuti è data dalla polizia penitenziaria, perché c'è una carenza totale di organico della parte educativa e questo si ripercuote sui tempi della chiusura dei fascicoli. Il vero "cancro" di tutte le carceri - compreso quello di Lecco - è però la mancanza di lavoro che impedisce la rieducazione, finalità della pena costituzionalmente riconosciuta dall'articolo 21. Inoltre, non ci sono né spazi né operatori e il tutto è sulle spalle dei volontari, tra i quali il cappellano Don Mario Proserpio".
A Pescarenico, su circa settanta detenuti, sono presenti un solo lavoratore esterno in regime di articolo 21 e due lavoratori interni. "L'ozio la fa da padrone - ha proseguito Toffetti - Un detenuto ha inoltre suggerito la previsione di una serie di agevolazioni alle aziende sulla assunzione di una percentuale di carcerati, individuati naturalmente dal magistrato di sorveglianza per svolgere lavori manuali o che stanno sparendo: è un'idea che facciamo nostra per poterla rilanciare a livello nazionale, istituzionale e legislativo". Grande "neo" all'interno della giustizia di esecuzione penale sarebbe, secondo l'esponente di Opera Radicale, l'assenza dal carcere del magistrato di sorveglianza. "Colui che deve controllare l'esecuzione penale non entra negli istituti penitenziari e questo è l'ulteriore grande dramma di un mondo che ha bisogno di risposte. La frustrazione è altissima perché passano mesi prima di potere ottenere un colloquio".
Per quanto concerne gli spazi fisici, a Lecco le celle sono "al limite della Torregiani". "Tuttavia, applicandosi la sorveglianza dinamica, esse rimangono aperte dalle 9 alle 21, permettendo movimento e un minimo di socialità ai detenuti. Se ci limitassimo alle celle chiuse, la situazione sarebbe davvero tragica".
Da quanto emerso dalla visita della delegazione, dunque, il sistema carcerario lecchese "sembra non collassare, seppur con tutte le varie criticità". Significativi i limiti strutturale e le carenze a livello di attività trattamentale, con la presenza di un solo educatore e di uno psichiatra che effettuano visite settimanali. Buona, nel complesso, la pulizia della struttura, "nonostante la mancanza di ventilatori e di frigoriferi che rende la detenzione particolarmente sofferta nei mesi estivi e le condizioni non proprio ottimali di alcuni servizi igienici".
Un paio i casi di carcerati con disturbi psichiatrici che fanno riferimento all'Ospedale San Paolo di Milano. "La parte specialistica viene drenata in loco, l'urgenza su Lecco", spiega Toffetti. "Rilevante infine il problema delle liste d'attesa, molto più lunghe del normale".
La delegazione ha dunque fatto il punto della situazione sulla struttura per meglio agire nel richiedere ai consiglieri regionali, ai parlamentari e al Governo una maggiore attenzione sulla condizione dei detenuti e del personale che svolge il proprio lavoro all'interno, proprio come è stato fatto - a livello nazionale - dagli esponenti del partito che fu di Marco Pannella che hanno deciso di trascorrere questo "Ferragosto in carcere".
di Monica Curino
sdnovarese.it, 16 agosto 2019
Una delegazione, composta dall'avvocato Fabio Fazio del foro di Novara, dall'onorevole Roberto Giachetti del Partito democratico e dal garante cittadino dei detenuti, don Dino Campiotti, ha fatto oggi, giovedì 15 agosto, visita alla Casa Circondariale di Novara, per verificare le condizioni di detenzione della popolazione ristretta e sensibilizzare l'opinione pubblica sullo stato delle carceri italiane.
La delegazione, spiega una nota della Camera Penale novarese, "da un lato, ha potuto constatare lo stato di sovraffollamento di alcune celle, dove vengono ospitate fino a 6 persone e la inadeguatezza del sistema penitenziario (edilizia obsoleta, regole farraginose, pastoie burocratiche) a fronte di esigenze di sicurezza e recupero sociale sempre nuove; ma, dall'altro, ha potuto anche apprezzare le tante attività di risocializzazione (biblioteca, corsi scolastici, palestra e campo sportivo, lavori di pubblica utilità) che l'Istituto di pena novarese offre per il riscatto dei detenuti, pur nella cronica carenza di personale e fondi. "La civiltà di una società si vede anche dallo stato delle sue prigioni", conclude la Camera Penale, citando Dostoevskij.
di Paolo Conti
Corriere della Sera, 16 agosto 2019
Colpe all'ex assessora Pinuccia Montanari? Fu scelta da Grillo, non passava per caso. Virginia Raggi non si esprime ufficialmente su un episodio che offende la memoria di quei magistrati che si volevano così ricordare. Almeno questo, dopo giorni di attesa, lo abbiamo saputo.
La sindaca Virginia Raggi (ma si tratta di notizie "apprese da fonti del Campidoglio" e apparse informalmente su un'agenzia di stampa) avrebbe espresso "profondo disappunto" dopo la pubblicazione sul nostro giornale delle immagini che testimoniano la morte per incuria del parco e delle 27 querce del Giardino della Giustizia, realizzato nel novembre 2018 alla Romanina per onorare altrettanti magistrati uccisi dalla mafia. Apprendiamo anche che Virginia Raggi sarebbe "adirata" perché l'appalto firmato dall'allora assessora all'Ambiente, Pinuccia Montanari, sarebbe stato "sprovvisto della garanzia di attecchimento degli alberi piantati".
Sappiamo infine da queste voci informali che il Servizio giardini sarebbe stato allertato per intervenire. Qualche breve riflessione. Primo: Virginia Raggi non sente il bisogno di esprimersi ufficialmente su un episodio che, di fatto, offende la memoria di quei magistrati che il Giardino avrebbe voluto onorare. Sarebbe stato obbligatorio ammettere l'errore rivolgendosi alle famiglie di quei Martiri civili che hanno offerto la vita allo Stato. Le famiglie Alessandrini e Scaglione hanno già trasmesso al Corriere della Sera la loro amarezza. Non una parola di Virginia Raggi su di loro. Scelta che, purtroppo, si commenta da sola.
Secondo punto: la sindaca attribuisce le colpe all'ex assessora Pinuccia Montanari. Però Pinuccia Montanari non era una sconosciuta di passaggio ma una professionista molto vicina a Beppe Grillo che la "suggerì" proprio alla giunta Raggi. Dunque l'errore nell'appalto non è solo dell'ex assessora ma dell'intera macchina burocratica capitolina, incapace di accorgersi della mancanza di una clausola essenziale.
Terzo punto: un altro gravissimo silenzio va registrato dalla presidente del VII Municipio, Monica Lozzi, che apparve con la sua fascia da presidente accanto a Virginia Raggi nella cerimonia di inaugurazione del Giardino della Memoria il 7 novembre 2018. Nessun commento da parte sua sull'incuria, l'abbandono, il disastro del Giardino.
Quarto ma non ultimo punto: non si vede cosa possa concretamente fare il Servizio Giardini dal momento che quelle querce sono morte, secche, prive di vita e che l'intero parco è ridotto a una sterpaglia, potata qualche giorno fa solo perché si era trasformata in una piccola, impraticabile giungla urbana.
Breve conclusione, amarissima per la dignità della città di Roma: se non arriveranno gesti espliciti, la giunta Raggi non apparirà più credibile nelle prossime occasioni in cui parlerà di tutela della Memoria.
Un'amministrazione che si impegna, davanti al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, a onorare con un Giardino della Giustizia il retaggio di 27 magistrati uccisi mentre difendevano le leggi della Repubblica e lascia che tutto muoia e si secchi, non sarà più attendibile se e quando tratterà di nuovo temi tanto delicati. Certi valori essenziali non si tutelano con cerimonie e tagli di nastri ma con la cura quotidiana, l'attenzione costante, il pensiero continuo. E la capacità amministrativa.
ilsolidale.it, 16 agosto 2019
Siglati i protocolli d'intesa fra l'Azienda sanitaria catanese e le Case circondariali della provincia di Catania, finalizzati all'implementazione delle attività per la prevenzione del rischio suicidario nelle carceri. I protocolli, sottoscritti presso la Direzione generale dell'Asp di Catania, si inseriscono nella cornice del Piano regionale per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario adulti e attuano le procedure necessarie per aggiornare i Piani locali di prevenzione del rischio suicidario, già vigenti, uniformandoli alle indicazioni dell'Assessorato regionale alla Salute, dettate con il decreto del 28 novembre 2018. Tutti gli interventi predisposti saranno coordinati dal Dipartimento di Salute mentale, di concerto, per quanto di competenza, con le Amministrazioni penitenziarie e con i servizi della sanità penitenziaria.
In applicazione del Piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti, il Piano regionale intende perseguire l'obiettivo di prevenire le condotte suicidarie nell'ambito degli Istituti penitenziari della Regione Siciliana. Questa finalità impegna le amministrazioni coinvolte nella scelta di strategie operative per l'adozione di metodologie innovative improntate all'integrazione più efficace delle reciproche competenze. All'atto dell'ingresso dei detenuti in ciascun Istituto, anche provenienti da altre strutture penitenziarie, è prevista la valutazione del rischio suicidario e l'attivazione di una fase d'osservazione al fine di individuare potenziali fattori di rischio e di approfondire la conoscenza del detenuto stesso attuando un regolare follow up.
I singoli protocolli, siglati questa mattina, sono stati redatti tenendo conto delle specificità di ciascun Istituto di pena, con particolare considerazione per gli aspetti etici e psicologici connessi. Sono stati aggiornati i Piani locali di prevenzione (PLP) di ciascuna Casa Circondariale, sono stati individuati precisi strumenti operativi e sono stati definiti, altrettanto precisi, protocolli operativi clinici, in conformità con le linee guida nazionali e regionali.
In continuità con le attività già svolte, grande attenzione è rivolta alla formazione dei care givers della popolazione detenuta e del personale coinvolto nella gestione diretta dei detenuti, secondo modalità integrate concordate dalle Direzioni dei singoli Istituti penitenziari e dalla Direzione generale dell'Asp di Catania.
Gli accordi sono stati firmati da: Maurizio Lanza (direttore generale dell'Azienda sanitaria catanese), Elisabetta Zito (direttrice della Casa circondariale di Piazza Lanza), Giuseppe Russo (direttore della Casa circondariale di Bicocca), da Giorgia Gruttadauria (direttrice della Casa circondariale di Caltagirone) e da Milena Mormina (direttrice della Casa circondariale di Giarre). Presenti per l'Asp di Catania: Carmelo Florio (in rappresentanza del direttore del Dipartimento di Salute mentale), Roberto Ortoleva (coordinatore staff del Dsm), Franco Luca (direttore del Distretto sanitario di Catania) e Salvatrice Riillo (responsabile dell'Uos di Sanità penitenziaria).
avveniredicalabria.it, 16 agosto 2019
Si è tenuto a Melito Porto Salvo ed è stata un'esperienza speciale con ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. È appena terminata la settimana di campo promossa dal centro Comunitario Agape e dalla Piccola Opera Papa Giovanni c/o Villa Falco, la comunità che accoglie a Melito Porto Salvo soggetti con disabilità mentale. e quest'anno è stata piuttosto speciale. È stato un campo multietnico a tutti gli effetti, dove ragazzi provenienti da tante parti del mondo hanno condiviso dei momenti importanti, di riflessione, di condivisione, di inclusione, di vita.
Sin da subito i ragazzi si sono sentiti accolti e hanno accolto, riuscendo facilmente a donare e allo stesso tempo ricevere, tornando così con una grande voglia di raccontare e di fare. I sorrisi, la spontaneità, le canzoni, i balli, i laboratori, le attività svolte, ma anche il lavare i piatti, lo spazzare per terra, le catene di montaggio per fare i panini e tutto il resto - li hanno resi una famiglia, li hanno resi una comunità.
"Siamo partiti da Reggio inconsapevoli di ciò che ci aspettava e siamo arrivati qui che abbiamo creato una comunità" (Marco, Volontario). Un "cammino"- come lo definiscono i volontari stessi - a volte stancante, ma pieno di bellezza, che li ha svuotati dai piccoli pensieri quotidiani e li ha riempiti di bellezza e felicità. Felicità, è proprio la parola chiave di questo cammino, infatti, ad ogni riunione in cui i ragazzi si confrontavano, non è mai mancata.
Giornalmente si sono sentiti felici; felici di portare gioia; felici nonostante a volte la stanchezza, consapevoli di aver dato tutto; felici di condividere un cammino con persone nuove, piene di vita, piene di storie; come afferma Silvia - una dei volontari. "Mi porterò dietro le piccole cose di questi giorni: i saluti ripetuti del signor F. Che mi hanno regalato un sorriso ogni giorno, le chiacchierate in giardino con F., la frase di D. "quando siamo felici possiamo fare qualsiasi cosa", gli abbracci delle famiglie Rom che mi ringraziavano, mi chiedevano i consigli e ripetevano il mio nome con il sorriso sulle labbra, il legame con tutti i volontari, anche i più piccoli che mi hanno reso una persona migliore".
Insieme ai ragazzi ospiti di Villa Falco sono riusciti a creare e realizzare dei momenti unici, ad estenderli e condividerli nelle divertenti serate di balli e musica insieme alle famiglie Rom, ma soprattutto a costruire dei rapporti tanto forti e solidi che dureranno nel tempo. I ragazzi di Villa Falco hanno donato tanto ai volontari presenti, insegnando loro che i momenti belli e i sorrisi permettono di andare avanti qualsiasi cosa accada. A volte ci si preoccupa tanto di qualcosa che non è niente e senza rendersene conto ci si ritrova a non pensare a ciò che conta davvero. A volte si dimentica la gioia della condivisione.
Bisogna ripartire da qui, perché il "cammino" dei ragazzi è appena iniziato e non vedono l'ora di ricominciare, come scrive Keita - volontario della Costa D'Avorio alla sua prima esperienza- " Di questi giorni porterò a casa la gioia e l'amicizia. È stato un piacere far parte di questa comunità, mi avete regalato un'esperienza bellissima, spero che continueremo anche durante l'anno a fare queste attività insieme come una bella squadra, e soprattutto non vedo l'ora di ripetere l'esperienza l'anno prossimo". Il campo è, dunque, un punto d'inizio, d'incontro, di condivisione, dove i ragazzi hanno imparato che le differenze sono sfumature di colori che riescono a rendere il mondo pieno d'amore, un amore che i ragazzi hanno dato e ricevuto, perché quando tutto si unisce e i colori si mescolano il mondo inizia ad appartenere a tutti e nessuno...sarà escluso mai!
I pensieri dei volontari.
Sono contentissimo di quello che vedo, di quello che state facendo per la gente. Per me è una lezione di vita. Sono contentissimo. Porterò tutto questo bene che state donando all'umanità. Sentirò tantissimo la mancanza dei ragazzi della comunità. Sono contento, davvero. Grazie.
(Moussa)
La cosa che mi porto a casa sono i visi delle persone che ho incontrato qui, i momenti passati assieme, i momenti che mi hanno segnato dentro e per questo mi mancheranno. È stata bellissima la comunità che si è creata tra tutti: noi, famiglie rom, ragazzi della villa. È stato bello ieri che tutti mi abbiano salutato ringraziandomi e sono dispiaciuto di tornare a casa e non poter continuare l'esperienza.
(Gianluca)
Siamo partiti da Reggio inconsapevoli di ciò che ci aspettava e siamo arrivati qui che abbiamo creato una comunità. È stata davvero un'esperienza indimenticabile e voglio ringraziare tutti voi per questo. Mi sento felice.
(Marco)
Ho appreso tanto e spero di aver lasciato un piccolo pezzettino positivo di me in chiunque ho incontrato. Perché io sono stata egoista e ho voluto prendere tanto da tutti, grazie davvero mi avete regalato tanto.
(Silvia)
È stata un'esperienza indimenticabile sotto tutti i punti di vista, grazie a voi per avermela regalata, non dimenticherò mai niente e nessuno, mi avete davvero segnato dentro.
(Ayub)
Vi ringrazio per quello che c'è stato in questi giorni che sono stati belli e intensi. Ho sempre lavorato con piacere e con il sorriso sulle labbra. È stato bello stare con i rom, che hanno un senso di civiltà che non avrei mai immaginato. Spero di tornare l'anno prossimo e ripetere l'esperienza.
(Domenico)
di Francesco Giavazzi
Corriere della Sera, 16 agosto 2019
Una quota elevata della nostra spesa pubblica è spesa sociale e di questa beneficiano soprattutto gli anziani, che infatti nelle elezioni contano più dei ragazzi, ai quali stiamo lasciando in eredità debiti.
Non sappiamo se e quando si andrà a nuove elezioni. Ma quando si voterà, dei 60 milioni circa di cittadini italiani, quasi 10 milioni non potranno farlo perché troppo giovani. Eppure con le elezioni un Paese disegna il proprio futuro, quello in cui vivranno proprio quei 10 milioni di cittadini che oggi non votano. Quale Paese vorrebbero questi cittadini se potessero esprimersi e partecipare al voto? Quale sarà la nostra eredità? Rispondere a queste domande dovrebbe essere il principale esercizio di una politica che guarda al futuro e non all'eterno presente nel quale sembriamo immersi.
Qualche tempo fa una studentessa quindicenne (chiamiamola Sofia) mi chiese: "Professore, perché dovremmo farci noi carico dei debiti accumulati dalla vostra generazione? Quelle spese vi hanno consentito di vivere al di sopra dei vostri mezzi, mentre noi non ne abbiamo tratto alcun beneficio. Né ci avete lasciato, ad esempio, edifici scolastici o impianti sportivi più moderni". Sarebbe stato facile rispondere a Sofia che in realtà ciò che conta non è il debito in sé, ma il debito in rapporto al reddito nazionale: se l'economia crescesse, diciamo al ritmo del 3 per cento l'anno, il debito si cancellerebbe da solo. Ma sarebbe una bugia: è improbabile che noi rivedremo mai quei ritmi di crescita. Oppure avrei potuto risponderle che di quei debiti ha beneficiato un po' anche lei, almeno nei suoi quindici anni di vita. Ma anche questa sarebbe stata una bugia. Una quota elevata della nostra spesa pubblica (circa un quarto del totale) è spesa sociale e di questa beneficiano soprattutto gli anziani, che infatti nelle elezioni contano più dei giovani, come i partiti ben sanno.
Questa distorsione a favore degli anziani tende ad allargarsi. Un esempio è la legge cosiddetta Quota 100, che da quest'anno consente ai sessantenni di anticipare la pensione. Un provvedimento che aumenta il nostro "debito pensionistico". Il debito pensionistico è la differenza fra le pensioni che lo Stato si è impegnato a pagare in futuro e i contributi che lo Stato incasserà da chi lavora. Oggi questo debito è circa il doppio di quello "pubblico" composto da Bot, Btp etc. Ed è anch'esso a carico delle generazioni future, cioè di Sofia e dei suoi coetanei. Solo Quota 100 lo ha accresciuto di circa 100 miliardi, 6 punti di reddito nazionale.
Siamo già così a un'eredità composta essenzialmente da due debiti. Ma allargando lo sguardo, ci accorgeremmo che ne stiamo contraendo anche altri. Persino più pesanti. Sofia avrebbe gioco facile a ricordarci l'azione di Greta Thunberg, la sua coetanea svedese che ha annunciato che avrebbe smesso di andare a scuola finché il governo del suo Paese non avesse ridotto le emissioni di anidride carbonica (co2) entro i limiti previsti dall'accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Il riscaldamento della Terra e l'accumulo di CO2 sono un'altra forma di debito che lasciamo alla sua generazione. Un debito, come si osserva da alcuni anni in qua, che causerà siccità, tempeste estreme, inondazioni, aumento del livello del mare, caldo intenso, incendi, desertificazione, diffusione di malattie, terremoti, tsunami, aumento dell'acidità degli oceani, estinzioni di specie vegetali e animali. Il rilascio di carbonio nell'atmosfera è la causa principale dei cambiamenti climatici, ma altrettanto grave è l'uso del suolo e l'abbattimento delle foreste.
Tutti questi fenomeni avranno, sulla generazione di Sofia, costi economici elevati: effetti del riscaldamento sul livello del mare e quindi sull'attività produttiva in città costiere, sulla salute delle persone, sulla produttività di chi lavora, sulla domanda di energia, e così via. Il "Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico", un foro scientifico creato delle Nazioni Unite per studiare il riscaldamento globale, ha recentemente prodotto un rapporto ben illustrato in uno studio di Moody's Analytics. Aggregando diverse analisi scientifiche questo rapporto stima i costi economici nel 2100 di un innalzamento della temperatura contenuto entro i limiti dell'accordo di Parigi del 2015 (1,5 gradi oltre i livelli di riscaldamento precedenti il 1900) e di scenari più e meno favorevoli. Se gli obiettivi di Parigi fossero raggiunti, il costo economico annuale ammonterebbe nel 2100, ad esempio negli Stati Uniti, a poco meno di un punto di Pil (0,8), circa 200 miliardi di dollari l'anno. In uno scenario di "business as usual" cioè se si facesse poco o nulla, come è appunto il caso degli Usa dopo la decisione di Trump di non sottoscrivere l'accordo di Parigi, il costo salirebbe a 1,2 punti di Pil. Un'accelerazione dell'implementazione dell'accordo ridurrebbe il costo, sempre nel 2100, a mezzo punto di Pil.
La paura del futuro ci spinge a discutere solo di quanto abbiamo conquistato in questi anni e come difenderlo da chiunque lo metta in discussione, che si tratti di migranti o di attacchi da parte di altri Paesi. Ma non può essere la paura del futuro, offuscato dai debiti che stiamo lasciando in eredità ai giovani, a guidarci nelle nostre scelte. Dovremmo invece dare voce alle speranze di Sofia e dei suoi coetanei. Basterebbe iniziare ad ascoltarli dando risposte alle loro domande. E non solo a quelle di chi vota.
La Repubblica, 16 agosto 2019
La situazione all'aeroporto torna normale, ma si teme un'escalation. L'ambasciatore cinese a Londra: "Pronti a intervenire". Migliaia di uomini della polizia militare cinese hanno sfilato in uno stadio a Shenzen, al confine con Hong Kong. Nello stadio, secondo quanto accertato da un cronista dell'agenzia France Presse, ci sono anche veicoli armati per il trasporto di truppe, il che accresce i timori di un intervento militare cinese nel territorio. Questo sfoggio di mezzi e potenza militare - anticipato dallo stesso regime - arriva dopo più di 10 settimane di proteste pro-democrazia nell'ex colonia britannica, spesso sfociate in violenti scontri tra i manifestanti e la polizia. Domenica è prevista una nuova manifestazione e si teme che in quella occasione Pechino possa usare la forza come ha più volte minacciato.
La Cina non "starà a guardare" ed è pronta a "reprimere i disordini rapidamente" se la crisi di Hong Kong diventa "incontrollabile", ha ribadito l'ambasciatore cinese a Londra, Liu Xiaoming. "Se la situazione peggiora ulteriormente in disordini incontrollabili da parte del governo il governo centrale non resterà a guardare. Abbiamo abbastanza soluzioni e abbastanza potere per reprimere i disordini rapidamente", ha detto.
La situazione all'aeroporto internazionale di Hong Kong è tornata alla normalità dopo le proteste di questi ultimi due giorni che hanno costretto alla cancellazione di circa 979 voli. L'Airport Authority, ha spiegato l'amministratore delegato Fred Lam, ha ottenuto un'ingiunzione temporanea che impedisce ai manifestanti di entrare in alcune aree dello scalo. Attualmente non ci sono più manifestanti nel terminal e diversi checkpoint sono stati installati. Solo il personale dell'aeroporto e i passeggeri in partenza con biglietti aerei o carte d'imbarco per le prossime 24 ore e documenti di viaggio validi saranno ammessi nei terminal.
Trump chiede incontro a Xi Jinping - E dopo giorni di silenzio sulla crisi è intervenuto il presidente Usa, Donald Trump, che ha chiesto un incontro con l'omologo cinese, Xi Jinping, per parlare di Hong Kong. "Conosco molto bene il presidente cinese Xi. È un grande leader che ha un grande rispetto per il suo popolo. È anche un uomo buono nelle situazioni difficili. Non ho dubbi che se vuole risolvere il problema di Hong Kong in modo rapido e umano, può farlo", ha twittato il presidente Usa, che conclude il messaggio con una frase, "Personal meeting?", che sembra una esortazione ad un vertice con il collega cinese. Gli Usa hanno espresso "forte preoccupazione" per la concentrazione di militari cinesi al confine e allo stesso tempo hanno condannato la violenza nelle proteste e hanno esortato le due parti alla "moderazione": la crisi rischia di danneggiare i delicati negoziati commerciali in corso da settimane fra Pechino e Washington.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 agosto 2019
Nel 2017 la mancata riforma, nel 2018 quella svuotata, ora il nulla. Sono due i momenti più duri della vita in carcere: il periodo di agosto e quello natalizio. L' estate produce situazioni di abbandono, soprattutto dove non c'è una presenza esterna organizzata come il volontariato, la sola che si adoperi affinché i detenuti possano trascorrere un po' di tempo per rendersi occupati durante queste giornate torride.









