di Valentina Errante
Il Messaggero, 2 luglio 2019
Il Csm paralizzato da indagini e astensioni. L'azione disciplinare nei confronti di Luca Palamara, il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, l'ha promossa ugualmente, senza pensare di astenersi.
di Mario De Fazio
Il Secolo XIX, 2 luglio 2019
Il governo ha deciso di rinviare la firma del protocollo d'intesa con il Comune di Genova per il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti. A comunicarlo è stato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, a Genova per presentare a palazzo Tursi proprio l'accordo quadro in cui è presente anche Autostrade per l'Italia.
"C'è un problema tecnico, la firma non potrà esserci oggi ma il progetto va avanti" si è limitato a dire Bonafede al suo arrivo. Secondo indiscrezioni raccolte a Tursi sarebbe proprio la presenza di Autostrade per l'Italia, con la procedura di revoca della concessione su cui insistono gli esponenti Cinque Stelle dell'esecutivo, ad aver indotto il governo a rinviare la firma.
A chiedere maggiore chiarezza sarebbe stato il Ministero dei Trasporti, guidato da Danilo Toninelli, dicastero su cui pende la procedura di revoca. "Mi è arrivata stamattina una richiesta dal Ministero dei Trasporti per rivedere il protocollo visto che si parla anche di infrastrutture ma credo che in un mesetto ci potrà essere la firma.
La comunicazione mi è arrivata stamattina ma ci tenevo comunque ad essere qui a Genova" ha detto il ministro Bonafede. E alla domanda se la mancata firma dipendesse da una questione politica o dalla procedura di revoca della concessione ad Autostrade, il rappresentante del governo ha detto "non posso né confermare né smentire: dei problemi nel dettaglio ve ne potrò parlare a seguito di un confronto con il Mit".
di Irene de Arcangelis
La Repubblica, 2 luglio 2019
Poggioreale, negli ultimi tre giorni tre detenuti morti. Gli avvocati penalisti della Onlus "Il carcere possibile" scrivono al presidente della Repubblica: "Incivile sproporzione tra presenze e posti effettivamente disponibili".
Caldo insopportabile, celle sovraffollate e senza spazio vitale, nessuna prospettiva per i giorni a venire. Questa la fotografia del carcere di Poggioreale alla luce dei recenti avvenimenti. Negli ultimi tre giorni tre detenuti morti: uno per cause naturali (settant'anni ex tossicodipendente), due perché si sono tolti la vita.
Tutto nello stesso carcere teatro, lo scorso 16 giugno, di una rivolta nel padiglione Salerno, quando i detenuti devastarono le loro celle per protestare contro il mancato trasferimento in ospedale di un detenuto con la febbre alta. Struttura che raggiunge l'insostenibile quota di 2.300 ospiti e dove domenica è avvenuto un altro suicidio, un cinquantenne in carcere per la prima volta nella sua vita. Arriva dunque l'allarme da più parti, a cominciare dal Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria).
"Siamo preoccupati - dicono al Sappe - perché agli annunci di sfollamento della struttura dopo la rivolta nel padiglione Salerno non è seguito alcun provvedimento concreto. Il carcere di Poggioreale ha oggettive difficoltà che meriterebbero urgenti interventi da parte dell'amministrazione penitenziaria che però non vengono adottati".
La deputata 5 Stelle Gilda Sportiello ieri va in ispezione a Poggioreale e commenta: "La visita conferma che Poggioreale è una struttura penitenziaria incompatibile con la detenzione". Si rivolgono invece con una lettera, direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, gli avvocati penalisti della Onlus "Il carcere possibile", presieduta dall'avvocato Anna Maria Ziccardi. "In questi anni di lavoro - si legge - abbiamo visto più volte mutare lo stato del pianeta carcere e il clima all'interno e al di fuori di esso, in un alternarsi di stagioni di luce (poche) e di anni di buio, molti. Eppure, non abbiamo mai assistito a quanto sta accadendo in questi ultimi mesi all'interno dei nostri istituti di pena".
Quindi l'elenco delle numerose rivolte nelle carceri (da Trento a Campobasso) fino a Poggioreale. "Impossibile - si legge - dimenticare coloro che, persa ogni speranza di essere ascoltati, hanno deciso di farla finita o di compiere gesti estremi. Dal 2018 a oggi: 87 suicidi (dati nazionali), più di mille quelli sventati dall'intervento della polizia penitenziaria, e migliaia di atti di autolesionismo.
Si sottolinea, proprio come nel caso di Poggioreale, "la incivile sproporzione tra presenze e posti effettivamente disponibili, che continua ad essere aggravata dalle tragiche condizioni strutturali di molti penitenziari e dall'assoluto fallimento dell'assistenza sanitaria, le cui croniche e gravissime inefficienze sono sovente la causa prima delle sommosse". Così "le nostre carceri sono polvere pirica destinata a incendiarsi a ogni scintilla".
I penalisti de "Il carcere possibile" si appellano dunque a Mattarella e al suo ruolo di garante della Costituzione, affinché "voglia valutare l'opportunità di esercitare la sua autorevolezza e le sue prerogative per esortare le istituzioni tutte a prendere atto della drammaticità della situazione e ad adottare i provvedimenti necessari a rendere i nostri istituti detentivi, e la vita che in essi si svolge, conformi alle leggi nazionali e sovranazionali e degne di uno stato democratico occidentale".
di Maria Pirro
Il Mattino, 2 luglio 2019
Un 49enne si impicca in cella. Un terzo recluso morto per infarto. Il sovraffollamento, sotto accusa, fa scattare la protesta dei detenuti. Ciro e Francesco si sono impiccati in cella, un anziano ha avuto un infarto ma questa è stata la scintilla che ha acceso una nuova protesta a Poggioreale dopo la rivolta dell'altra settimana.
"Salgono così a tre i morti in tre giorni, e il bilancio rischia di aggravarsi ancora", avverte il garante dei detenuti Samuele Ciambriello che in mattinata è stato nel padiglione Firenze, lì dove si è registrata l'ultima tragedia. Sempre in giornata, una delegazione del M5 s e i volontari di Antigone hanno visitato la struttura che conta 2.324 reclusi anziché 1.637 previsti, e ha diversi reparti, peraltro, in ristrutturazione.
"Il sovraffollamento - aggiunge Ciambriello - è una vera e propria pena accessoria, che destabilizza". Il primo suicidio risale alle 3 di sabato 28 giugno: Ciro Monacella, 38enne di Cercola, recluso con il cognato e altri sette in cella, nel padiglione Napoli e iscritto al laboratorio teatrale, sarebbe tornato in libertà nel 2022.
Domenica, alle 16, il secondo decesso per cause naturali: stroncato dall'infarto, un 72enne nel padiglione Roma. Ieri, dunque, il gesto estremo di Francesco Verde: da un anno in carcere, per la prima volta, e da qualche mese provato dall'improvvisa scomparsa della sorella che andava sempre ai colloqui.
"Il 49enne, come puntualmente accade, non aveva manifestato segnali di disagio", riferisce Ciambriello, che aggiunge questo dettaglio: "In serata lui aveva anche cucinato per i suoi compagni di cella", sette in una stanza. Ma come si può intercettare e affrontare una condizione di malessere più profonda senza avere un'assistenza adeguata?
Insufficiente è il numero di educatori e psicologi e altre figure indispensabili dietro le sbarre, così come resta carente la rete ospedaliera. Scarseggiano i posti letto per i ricoveri ("Solo 36 riservati nella regione", denuncia il garante), e c'è da aspettare più di 12 mesi per banali interventi: non a caso, a far scattare la precedente agitazione è stato il ritardato trasporto di un recluso con la febbre (poi curato per un'intossicazione alimentare al Cardarelli).
"L'occasione per ribadire anche altri problemi, dalle criticità igieniche alle condizioni dei reparti", segnala Ciambriello. "Ci sono 12 milioni stanziati tre anni fa dal ministero delle infrastrutture, ma il provveditorato regionale delle opere pubbliche ha eseguito solo due sopralluoghi". E, nell'attesa degli interventi, è stato disposto il trasferimento di 203 persone, di cui 17, su richiesta, fuori regione.
Tuttavia, Emilio Fattorello, segretario campano del Sappe, fa notare: "Siamo preoccupati perché agli annunci di sfollamento della struttura fatti dopo la rivolta nel padiglione Salerno, tra l'altro gravemente danneggiato in quella circostanza, non è seguito alcun provvedimento concreto. E il caldo afoso di questi giorni mette a serio rischio la vivibilità delle celle sovraffollate, lasciando dunque la situazione di criticità nella esclusiva gestione del personale di polizia penitenziaria".
Nel pomeriggio, tutte le attività sono sospese. "Già dalle 16 non si fa più niente e si vedono solo gli agenti", interviene Ciambriello. Non bastasse, "la polizia penitenziaria è sottorganico di circa 200 unità", dicono i sindacalisti dell'Osapp, Vincenzo Palmieri e Luigi Castaldo, che aggiungono: "Purtroppo, la realtà del "Salvia" non fa sconti a nessuno".
Di qui la richiesta di "urgenti interventi da parte dell'amministrazione penitenziaria" ribadisce Fattorello. A Poggioreale e altrove. In altri istituti l'acqua, ad esempio, è contingentata. E Donato Capece, segretario del Sappe, sottolinea: "Nel 2018 sono nettamente aumentati gli atti di autolesionismo, i suicidi per fortuna sventati in tempo dalle donne e dagli uomini della polizia penitenziaria, le colluttazioni, i ferimenti e persino i tentati omicidi in carcere.
Ed è grave che il ministero della giustizia non sia in grado di mettere in campo efficaci strategie di contrasto a questa spirale di sangue e violenza". In Campania ci sono stati, per l'esattezza, 77 tentativi e 11 suicidi (di cui quattro a Poggioreale) nei dodici mesi. Quest'anno gli altri due suicidi sono avvenuti, invece, nel carcere di Avellino e a Benevento.
abruzzoweb.it, 2 luglio 2019
Le detenute anarchiche del carcere dell'Aquila, al trentunesimo giorno, hanno sospeso lo sciopero della fame. A darne notizia l'aquilano Giulio Petrilli, che ha scontato sei anni di carcere prima dell'assoluzione della Cassazione dall'accusa di essere tra gli organizzatori della banda armata Prima Linea "per presunte cattive frequentazioni da me avute" e che nei mesi scorsi si è rivolto al Parlamento Europeo in quanto "vittima di una detenzione ingiusta".
Anna Beniamino, 46 anni, e Silvia Ruggeri, 32 anni, imputate per reati di matrice anarchico insurrezionalista, rinchiuse nel carcere "Le Costarelle" di Preturo (L'Aquila) erano in sciopero della fame dal 29 maggio scorso, contro le restrizioni imposte dal regime carcerario del 41bis.
E all'Aquila, per solidarietà, lo scorso 17 giugno, si è svolta la clamorosa azione di protesta contro il regime carcerario del 41bis da parte di due gruppi di anarchici, che hanno occupato la sala "Cesare Rivera" della sede municipale di palazzo Fibbioni, e sono saliti su una gru esponendo un lungo striscione con la scritto: "Chiudere la AS2 (Alta sicurezza 2) dell'Aquila".
Nei giorni scorsi il garante nazionale ha deciso di visitare la sezione femminile di alta sicurezza 2 dell'Aquila, "a seguito di una segnalazione proveniente da alcuni legali di persone detenute che si trovano in sciopero della fame". La delegazione del Garante nazionale, guidata dal presidente Mauro Palma, ha avuto modo di parlare con le donne, di consultare la relativa documentazione e di verificare le modalità con cui la protesta viene seguita dall'Amministrazione del carcere.
"Felice della notizia, in quanto seguitare lo sciopero della fame metteva a repentaglio la loro vita - scrive in una nota Petrilli - Hanno con questa loro protesta evidenziato la durezza dell'isolamento totale e della detenzione estrema. Poi quella sezione femminile che io ho visitato tante volte anche con Pannella è realmente unica, sembrava di entrare dentro un caveau sotterraneo di una banca. Non si può concepire la detenzione in luoghi simili. Anche in carcere devono essere rispettati i diritti umani".
di Tomaso Montanari e Francesco Pallante
Il Manifesto, 2 luglio 2019
Il nostro ordinamento giuridico è costruito per gradi gerarchici. Al vertice sta la Carta. Le leggi e i decreti stanno sotto. E ciò che sta sotto non può contraddire ciò che sta sopra, pena il suo annullamento da parte della Corte costituzionale. Carola Rackete ha assunto apertamente il rischio di violare la legge, convinta della sua contrarietà alla nostra Costituzione.
La battaglia legale intorno alla Sea Watch 3 si annuncia complicata. Non sarà facile districarsi tra diritto umanitario, trattati internazionali, normativa europea, diritto della navigazione, legislazione penale e amministrativa. Un complesso normativo, oltretutto, che si sviluppa lungo un arco temporale lunghissimo, se è vero che ai divieti recentemente sanciti dal decreto Salvini bis si contrappongono doveri risalenti ai tempi in cui il Mediterraneo si chiamava Mare Nostrum. Non a caso, alla mente di tanti è istintivamente riaffiorata la tragedia di Antigone, il dramma - allora come oggi - di una giovane donna coraggiosa, costretta da un potere feroce a scegliere tra l'obbedienza alle leggi della città o alle leggi dell'umanità.
È un terreno scivoloso. Farsi interpreti di cosa dicano le leggi dell'umanità o, come dicono i filosofi del diritto, di quale sia il contenuto del diritto naturale implica ricorrere a giudizi di valore soggettivi. Giudizi certamente argomentabili secondo ragione, ma pur sempre di parte. Un librino di Hans Kelsen - Il problema della giustizia (1960) - dimostra come qualsiasi principio di giustizia rimandi, in ultima istanza, a scelte di carattere soggettivo. "A ciascuno il suo", "non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te stesso", "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni", ecc.: sono tutti principi astratti, che necessitano di venire "riempiti" di contenuto.
Cos'è il "suo" di ciascuno? Cos'è che non vorresti fosse fatto a te stesso? Quali sono le capacità di ciascuno, quali i suoi bisogni? Anche escludendo gli interlocutori in malafede, le risposte possibili restano tantissime: potenzialmente, tante quante le persone interrogate.
Dal 1948 in Italia c'è un modo più semplice per uscirne: nella sua famosa arringa per Danilo Dolci (1956), Piero Calamandrei scrive: "Anche qui il contrasto è come quello tra Antigone e Creonte: tra la umana giustizia e i regolamenti di polizia; con questo solo di diverso, che qui Danilo non invoca leggi "non scritte". (Perché, per chi non lo sapesse ancora, la nostra Costituzione è già stata scritta da dieci anni)".
E non è una mera dichiarazione di valori: il nostro ordinamento giuridico è costruito per gradi gerarchici. Al vertice sta la Costituzione. Le leggi e i decreti stanno sotto. E ciò che sta sotto non può contraddire ciò che sta sopra, pena il suo annullamento da parte della Corte costituzionale. Carola Rackete ha assunto apertamente il rischio di violare la legge, convinta della sua contrarietà alla Costituzione.
Se venisse rinviata a giudizio, il giudice non potrà evitare di considerare l'obbligo di soccorrere i naufraghi e di condurli in un porto sicuro sancito dalle consuetudini internazionali sul diritto del mare e dai trattati internazionali che le specificano, ben sapendo che si tratta di fonti normative che - in quanto richiamate dagli articoli 10, co. 1, e 117, co. 1, della Costituzione - hanno rango superiore al decreto Salvini. Per questa via, sanzioni penali e amministrative potrebbero finire nel nulla.
Occorre, inoltre, ricordare che le stesse fonti di rango legislativo sono molteplici e, in alcuni casi, prevedono deroghe o scriminanti rispetto a quanto sancito dalla legislazione. È quanto verrebbe a verificarsi se - come pare ipotizzabile - alla comandante della Sea Watch 3 venisse riconosciuto di aver agito in stato di necessità, scriminante prevista dall'art. 54 del codice penale che non rende punibile chi, per salvare se stesso o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, non ha potuto agire altrimenti che violando la legge.
È esattamente per questa ragione che la vicenda riguarda tutti noi, ed è una questione non (solo) giuridica, ma sostanzialmente politica. Se per salvare vite umane bisogna necessariamente violare delle leggi, che razza di leggi ci siamo dati? Quante delle nostre leggi - dalla Turco-Napolitano alla Bossi-Fini, dal decreto Minniti a quelli di Salvini - sono in larga parte incompatibili con l'articolo 2 della Costituzione, per cui la Repubblica italiana "riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale"?
E che dire dell'intesa sul contrasto all'immigrazione firmata da Gentiloni con le milizie libiche? È grazie a quell'accordo che il governo poteva pretendere che la Sea Watch 3 riconsegnasse ai libici i naufraghi. In fondo, Matteo Salvini e i suoi sono coerenti: perché vorrebbero abbattere il progetto di libertà e giustizia che la Costituzione promette. Ma i deputati del Pd saliti su quella nave facevano anche loro propaganda sulla pelle dei migranti o hanno capito che le loro leggi stanno dalla parte di Creonte, e non da quella di Antigone, che in Italia si chiama Costituzione?
Redattore Sociale, 2 luglio 2019
La denuncia arriva dal Sinappe, sindacato della Polizia penitenziaria che, già nel 2018, aveva scritto alla direttrice per "irregolarità nella gestione da parte dell'azienda esterna". A ottobre al minorile aprirà un'osteria gestita dai detenuti. Fu una impresa salentina, a stipulare la convenzione con la Direzione del carcere, grazie anche alle Legge Smuraglia che prevede, ogni anno, sgravi fiscali per le imprese che assumono detenuti.
Ora, in una nota, il Sindacato di Polizia penitenziaria Sinappe denuncia le problematiche "connesse alla cattiva organizzazione della suddetta azienda che, per logica di consequenzialità" che avrebbe avuto "crescenti ricadute negative sull'organizzazione del lavoro dei Poliziotti penitenziari.
E pensare che proprio i poliziotti penitenziari sono stati i primi a credere, nella fase iniziale, alla buona riuscita dell'attività, in un ambiente tanto particolare, dove il lavoro può davvero restituire speranza e dignità alle persone detenute e, conseguentemente, serenità e sicurezza per gli stessi Poliziotti - continua la nota - all'enfasi iniziale, purtroppo la realtà dei fatti ha voluto contrapporre il fallimento del progetto, culminato con la recente chiusura dell'attività".
Il Sinappe sottolinea che "restano degli interrogativi e delle domande che attendono delle risposte, perché il carcere non può e non deve fabbricare carcerati, ma cercare di restituire alla società uomini riabilitati e, possibilmente, avviati ad una professione e/o un percorso di studio e di reinserimento - quindi - la nostra speranza è che si possa immediatamente voltare pagina rispetto a tale esperienza e avviare nuove attività lavorative per le persone detenute, tali da poter interessare un numero sempre maggiore di reclusi e rasserenare gli animi, a volte, fin troppo agitati, che si riscontrano, soprattutto, nelle sezioni detentive".
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 2 luglio 2019
Il caso Sea Watch, le vere proporzioni e vie dell'irregolarità. La drammatica vicenda della "Sea Watch 3", giunta a una svolta con il travagliato approdo a Lampedusa e l'arresto della capitana Carola Rackete, si è prestata a una narrazione suggestiva che contrappone Antigone e Creonte, i valori etici universali e la legge positiva.
Questo aspetto è indubbiamente in gioco, e la solidarietà verso la capitana coraggiosa e gli operatori umanitari è davvero condivisibile. Ma la vicenda è più complessa, per almeno due motivi. In primo luogo, non è affatto certo che la legge stia dalla parte di Salvini-Creonte. I suoi Decreti Sicurezza e la sua interpretazione delle norme su salvataggi, porti sicuri, responsabilità dei governi sotto la cui bandiera navigano i soccorritori devono ancora passare al vaglio delle istituzioni di garanzia nazionali e internazionali.
Non è vero, come hanno affermato il ministro dell'Interno e i sostenitori della linea dei "porti chiusi", che la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo gli abbia dato ragione. Come emerge dalla lettura della sentenza, e come hanno sottolineato con un accurato fact checking" Avvenire" e "Lavoce.info", la Corte si è limitata ad appurare che non ricorrevano circostanze eccezionali che esponessero a rischi irreparabili la vita o la salute delle persone a bordo della "Sea Watch".
La Cedu ha quasi sempre respinto queste richieste di misure straordinarie, ma ha affermato che la sua decisione non pregiudica le valutazioni future in ordine alla fondatezza del ricorso. La deduzione di quanti sostengono che "l'immigrazione non è un diritto degli esseri umani" è un tipico esempio di strumentalizzazione politica, senza alcun fondamento nel merito della sentenza.
Vale la pena ricordare che la tendenza a criminalizzare il soccorso umanitario e la solidarietà verso i migranti è in atto in diversi Paesi del mondo, dall'Ungheria di Orban agli Stati Uniti di Trump, ma non è un processo incontrastato. Un anno fa la Corte costituzionale francese ha emesso una sentenza esemplare, stabilendo che il principio di fraternità inscritto tra i valori cardine della Repubblica, insieme alla libertà e all'uguaglianza, impedisce di criminalizzare la solidarietà con i migranti.
Le norme che perseguono chi fornisce aiuto agli stranieri, ancorché privi di regolari permessi, sono state dichiarate incostituzionali. Così il Global Compact for Migration, pur riconoscendo la sovranità degli Stati in materia di accessi al territorio, stabilisce il dovere di salvare le vite in pericolo e di concedere ai migranti l'accesso ai servizi essenziali.
Il secondo motivo per cui l'idea che la legge respingente, incarnata da Salvini-Creonte, abbia chiuso le porte all'immigrazione, è palesemente lontana dai fatti, risiede nella composizione dei flussi migratori.
Non solo, come è stato registrato e sottolineato più volte da "Avvenire", si susseguono "sbarchi spontanei" sulle nostre coste, ma le persone che arrivano dal mare in cerca di asilo sono solo una componente minoritaria della popolazione immigrata: in tutto, tra richiedenti e rifugiati riconosciuti, si tratta di 300mi1a persone su 5,5 milioni circa di immigrati regolari, più una stima di 5-600.000 in condizione irregolare. Spesso si dimentica che l'unica immigrazione davvero deregolata, del tutto libera, o se si vuole "disordinata", è quella che arriva da altri Paesi dell'Unione Europea: 1,5 milioni di persone in Italia, 16,9 milioni nella Ue.
Senza contare la relativa facilità d'ingresso da molti Paesi dell'Europa orientale candidati all'ingresso nell'Unione ed esentati dall'obbligo del visto per soggiorni turistici di durata inferiore ai tre mesi: dall'Albania all'Ucraina, passando per la Moldova. Ora, se domani qualche milione di cittadini europei decidessero di spostarsi verso l'Italia o verso altri Paesi Ue nessuna norma di legge li fermerebbe.
Nel Regno Unito quanti hanno votato per la Brexit lo hanno fatto soprattutto per questa ragione: decisione gravemente negativa e dannosa, per loro e per noi, ma in sé non priva di coerenza. Altri fortunati titolari del diritto a migrazioni deregolate sono poi i cittadini dei Paesi sviluppati e le élite dei Paesi meno sviluppati, compresi in una certa misura gli studenti.
Anche se non tutti e non sempre si comportano bene, non sono poveri e, dunque, anche per loro vige a priori il diritto alla libertà di movimento. In definitiva, l'accanimento istituzionalizzato nei confronti della "Sea Watch 3" e della sua comandante è da catalogare nella categoria della campagna elettorale permanente, solleva emozioni e polarizzazioni, ma in realtà incide ben poco sulle politiche migratorie effettive.
*Sociologo Università di Milano e Cnel
immediato.net, 2 luglio 2019
Nelle prossime settimane si sfideranno in campo le squadre delle diverse Sezioni dell'Istituto penitenziario. L'ideatore, Luigi Talienti: "La popolazione detenuta manifesta enorme entusiasmo e coinvolgimento costruttivo rispetto a questi percorsi". Nuovo calcio d'inizio per "Sportivamente", il torneo organizzato nella Casa Circondariale di Foggia dal docente e volontario Luigi Talienti. Nelle prossime settimane si sfideranno in campo le squadre delle diverse Sezioni dell'istituto penitenziario foggiano, per una manifestazione che vuole promuovere lo sport e affermare i valori fondanti del senso civico, del rispetto del proprio prossimo e del valore della regola.
"Attraverso tali iniziative - sottolinea Talienti - si riesce a carpire la volontà di reinserimento dei reclusi. Per la realizzazione dell'intero torneo desidero ringraziare la Direzione della Casa Circondariale di Foggia, l'Area Trattamentale, gli agenti di Polizia Penitenziaria e tutti i volontari operanti all'interno dell'Istituto di Pena, spesso con il sostegno del Csv Foggia. Un plauso particolare va all'Acsi di Foggia che non fa mai mancare il suo supporto".
La manifestazione terrà compagnia ai ristretti durante l'estate, periodo in cui si fermano le attività scolastiche e diventa più forte la necessità di trascorrere qualche ora all'aria aperta. "La popolazione detenuta rispetto a questi percorsi manifesta enorme entusiasmo e coinvolgimento costruttivo. I ristretti - evidenzia Talienti - vanno considerati parte integrante della comunità civile, solo così si concede una effettiva seconda possibilità a loro e alle famiglie che, indirettamente, espiano una pena dura, quella determinata dalla lontananza dai propri cari".
"Lo sport è spesso presente nelle iniziative di volontariato - il commento del Presidente del Csv Foggia, Pasquale Marchese - perché aiuta a superare le barriere sociali. Ha un ruolo formativo e costruttivo e, proprio grazie ai valori che lo animano, svolge una funzione di traino nei processi di integrazione. Contribuisce in modo efficace a diffondere la cultura del rispetto e della legalità".
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 2 luglio 2019
L'università Roma Tre con il progetto VolontariaMente aiuta gli studenti a fare esperienza nelle organizzazioni non profit. In sette anni sono stati coinvolti in attività durante il periodo estivo oltre duemila tra ragazzi e ragazze. Quando sono arrivati per la prima volta in carcere, li hanno trascinati in teatro a vedere uno spettacolo: "Eravamo circondati da 150 detenuti divisi per gang, di qua gli ispanici, di là i trans, eravamo terrorizzati. Quando si sono alzati tutti in piedi commossi per applaudire, abbiamo capito che non eravamo in mezzo a criminali, ma a persone".
È commovente il racconto di Michele Tafano, 25 anni, originario di Pomigliano d'Arco (Na). Partecipa a un progetto di tutoring per studenti detenuti nel carcere di Rebibbia con l'università Roma Tre. "Poiché per laureami in Giurisprudenza servono almeno cinque anni, i detenuti che studiano con me diritto pubblico sono tutti condannati a pene severe, hanno alle spalle reati pesanti. Eppure sono tutti preparati, motivati, e grazie a loro capisci tanto.
Per esempio che è solo un caso e una fortuna essere nati nel posto giusto, che il carcere può davvero rieducare, che i tempi necessari per riabilitassi non sono uguali per tutti. L'esperienza serve a loro, ma serve soprattutto a noi: ti permette di confrontarti coi titoli di giornale, ti racconta il "mostro", dai un volto e una storia al delitto.
Ad esempio, c'è Antonio che scrive racconti straordinari e ha realizzato un progetto con Accalcati su come cambia l'amore in carcere. E poi Alessio, finito dentro per spaccio, che una volta uscito ha deciso di continuare gli studi: ora viene a casa mia a fare ripetizioni".
Questa esperienza "condizionerà molto le mie scelte. Uno come me che studia Relazioni internazionali alla Luisa - conclude - pensa di poter cambiare il mondo a vent'anni. Ora che le ingiustizie le ho toccate con mano, perché il carcere è un luogo di ingiustizie, di chi le commette e di chi le subisce, so che non posso accontentarmi di diventare parte del problema".
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