di Antonio Passanese
Corriere Fiorentino, 17 agosto 2019
La visita di Ferragosto del sindaco. Il ministero: la sua attenzione dovrebbe essere costante. Dario Nardella lo ha ripetuto anche dopo la sua visita di Ferragosto: "Il carcere di Sollicciano è il peggiore d'Italia. Va abbattuto e ricostruito da zero".
Il sindaco di Firenze, come anticipato nei giorni scorsi, giovedì 15, è tornato a toccare con mano in quale situazione lavorano gli agenti della polizia penitenziaria e in che modo vivono i 700 detenuti. Sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie precarie, temperature sopra i 40° nelle celle, insicurezza e una struttura fatiscente, da cui continuamente si staccano calcinacci: ecco i problemi riscontrati da Nardella in circa quattro ore di sopralluogo nel reparto maschile.
Il primo cittadino - che era accompagnato dall'assessore alla Sicurezza Andrea Vannucci, da Eros Cruccolini, dal presidente del Consiglio comunale Luca Milani e dal consigliere comunale Ubaldo Bocci - ha sottolineato ciò che aveva già detto alla vigilia del "tour ferragostano": "Carceri in queste condizioni non servono né a rieducare né a riabilitare i detenuti, ce lo hanno detto i detenuti stessi che quando escono tornano a delinquere. A Sollicciano c'è una condizione sociale di estrema difficoltà, povertà, disperazione". Il sindaco ha anche aggiunto che "la situazione a livello di personale è positiva, nel senso che gli agenti sono preparati e ultimamente è arrivato un contingente di giovani poliziotti, ma il problema è strutturale".
Massimo Lensi, presidente di progetto Firenze, però, bolla la proposta del sindaco (demolire e ricostruire) come "una classica uscita agostana, affascinante ma priva di concretezza. Visitiamo quel carcere ormai da quindici anni senza aver mai notato significativi cambiamenti".
Ma che Sollicciano sia "uno dei carceri peggiori d'Italia" lo aveva detto anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede al termine dei suoi due sopralluoghi (a dicembre 2018 e a gennaio 2019), sottolineando che "ormai è indifferibile l'avvio di consistenti lavori di manutenzione straordinaria". Insomma, nel penitenziario di Scandicci, come racconta in un post su Facebook Antonella Bundu di Sinistra Progetto Comune, la situazione è difficile e preoccupante.
La consigliera comunale di opposizione - che insieme agli attivisti radicali di Progetto Firenze, per 9 ore giovedì, ha passato in rassegna tutte le celle senza incrociarsi con il sindaco- attraverso flash e immagini parla di quei detenuti che non possono scrivere ai propri compagni o compagne perché per spedire le lettere ci vogliono i francobolli e "l'amministrazione penitenziaria non li dà per mancanza di fondi".
Bundu parla della donna che vorrebbe venisse ripristinata la scuola superiore, di quelli che vogliono lavorare ma non possono farlo e poi del dentifricio che manca e che "se non lo portano i volontari i detenuti continueranno a lavarsi i denti con il sapone". Infine la consigliera racconta anche la storia della "medicina di Padre Pio", come in carcere chiamano il Brufen, "che viene dato quando lamenti un dolore, come fosse un rimedio miracoloso per tutto, così raccontano in diversi, dal signore con la gotta a quello con un ascesso che chiede una visita medica da 2 mesi ma gli viene dato sempre e solo il Brufen".
E ieri anche il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è intervenuto attraverso una nota del suo capo, Francesco Basentini: "Mi fa piacere che al sindaco di Firenze stia a cuore il carcere della sua città. Mi piacerebbe - spiega Basentini - tuttavia che l'attenzione per i "tanti agenti della polizia penitenziaria che lavorano in condizioni disumane e anche tanti detenuti che vivono come bestie" fosse massima e costante sempre e non secondo l'appartenenza politica del titolare del Ministero della Giustizia. È un carcere particolarmente difficile da mantenere a causa soprattutto di problemi nella sua concezione, sui quali stiamo intervenendo grazie ai fondi messi a disposizione da questo Governo".
notiziediprato.it, 17 agosto 2019
I Radicali: "Impossibile in queste condizioni rieducare il condannato". Presente anche il consigliere comunale del Pd Lorenzo Tinagli che ha posto l'accento sulla mancanza di educatori. Il senatore La Pietra (FdI): "Ennesima iniziativa propagandistica".
La consueta visita di Ferragosto dei Radicali al carcere di Prato accende nuovamente i riflettori sulle condizioni dei detenuti, del personale in servizio e della struttura. A colpire la delegazione politica, che quest'anno ha visto anche la partecipazione del consigliere comunale del Pd, Lorenzo Tinagli, l'inadeguatezza degli agenti della polizia penitenziaria rispetto alla pianta organica prevista e rispetto al numero dei detenuti.
"È una carenza - dichiara Matteo Giusti, tesoriere di Radicali Prato - che pesa in egual misura sui detenuti e sugli agenti impedendo, di fatto, di realizzare quello che si prefigge l'articolo 27 della Costituzione, ovvero che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato".
Tinagli pone l'accento sulla mancanza di educatori: "Il lavoro da fare riguarda innanzi tutto il reinserimento lavorativo - spiega il consigliere del Pd - riteniamo che uno sportello a disposizione di chi si trova nell'ultimo anno di detenzione potrebbe essere utile per fornire una concreta opportunità di recupero a chi lascia il carcere. Inoltre tra le criticità segnalate dagli agenti della Polizia Penitenziaria, così come purtroppo accade in altre zone d'Italia, c'è la carenza di educatori: psicologi e mediatori culturali sono infatti fondamentali per creare i presupposti necessari per dar vita a percorsi seri e integrati che non finiscano per gravare solamente sugli agenti stessi".
Di "ennesima iniziativa propagandistica" parla Patrizio La Pietra, senatore di Fratelli d'Italia. "Senza un intervento serio sulla situazione carceraria e sulle condizioni di lavoro di uomini e donne della polizia penitenziaria, la visita di Ferragosto nelle carceri rischia di essere fine a se stessa. C'è un incremento notevole e preoccupante degli eventi critici all'interno delle carceri: disordini e aggressioni puntualmente denunciati dai sindacati e dal Sappe in particolare".
La Pietra pone l'accento sulle condizioni di lavoro degli agenti e chiede un intervento che risponda a richieste ed esigenze ormai datate. "Basta slogan - ancora il senatore - occorre agire con determinazione per ristabilire le giuste priorità in un sistema carcerario imbevuto di demagogia che lede lo "stato di diritto" tanto invocato dalla sinistra salottiera e lede i lavoratori onesti. Occorre tornare alle urne per dare agli italiani un Governo coeso capace di risolvere una volta per tutte questo problema".
Ai problemi cronici evidenziati dai politici si aggiungono quelli denunciati alla nostra redazione da un gruppo di detenuti che attraverso una lettera non firmata ha ricordato le difficoltà di vivere ogni giorno in un carcere sovraffollato e sporco, caldissimo d'estate e freddissimo d'inverno, in cui anche sentirsi male diventa un problema di fronte a pochissimo personale in servizio. Confermata l'assenza di educatori e le difficoltà di seguire attività lavorative e di reinserimento. "Se le persone si tolgono la vita - scrivono - con pene minime c'è un perché. Non tutti sono fuori di testa ma qui dentro sono destinati a impazzire. Speriamo che la nostra richiesta di aiuto arrivi al ministro della giustizia. Il carcere sta per scoppiare e prima o poi accadrà qualcosa di brutto".
La Nuova Sardegna, 17 agosto 2019
Alle impressioni poco incoraggianti si affiancano i numeri e i dati di fatto che dicono che il carcere di Oristano gode di pessima salute. L'esito della visita dei rappresentanti dell'Unione delle Camere Penali nel giorno di Ferragosto è servito ai rappresentanti locali Rosaria Manconi, Anna Maria Uras, Franco Villa e Maria Teresa Pintus, assieme al garante per i detenuti Paolo Mocci e ai rappresentanti del Partito Radicale Matteo Angioli e Tania Felice, per evidenziare una situazione al limite della sostenibilità.
In cinque ore di visita e incontro con ogni detenuto presente a Massama, gli aspetti su cui si è posto l'accento sono quelli dell'impossibilità di svolgere lavori - sono impegnati solo 56 detenuti su 270 per un mese all'anno - e dell'impossibilità di andare a scuola alla quale sono ammessi solo 70 detenuti. Sono ben 70 i malati psichiatrici e, così come tutti gli altri, trascorrono ben 22 ore al giorno all'interno della propria cella senza la possibilità di svolgere alcun tipo di attività.
cremonaoggi.it, 17 agosto 2019
451 detenuti contro i 393 che sarebbero previsti, con un sovraffollamento, quindi, di circa 60 unità: questa la situazione del carcere di Cremona, che in mattinata è stato meta di una visita dei Radicali insieme alla Camera Penale. "La situazione è di stallo: le problematiche sono sempre le stesse, addirittura in alcuni casi aggravate" spiega Gino Ruggeri dei Radicali. "Il sovraffollamento è uno di questi, così come il turnover: ogni anno circa 800 nuovi detenuti varcano le porte della casa circondariale".
Un'altra criticità è "la percentuale altissima di stranieri, che sono 295 (il 65% del totale)" continua Ruggeri. Senza contare i problemi di tipo sanitario: "Ci sono molti tossicodipendenti e malati psichiatrici, più di quanto la struttura sanitaria interna possa sostenere. Pazienti che sono dislocati in tutta la struttura insieme agli altri detenuti, con tutti i problemi che questo può comportare".
E ancora, c'è il problema del lavoro: "Molti detenuti vorrebbero lavorare o fare altre attività all'esterno ma sono pochissimi quelli che ci riescono, perché comunque le possibilità in questo senso sono scarse" continua Ruggeri. Ma c'è anche un aspetto positivo: "Da settembre si potranno fare colloqui coi familiari via Skype, e questo è senza dubbio un buon passo avanti".
Insomma, se il carcere di Cremona "non è certo il peggiore carcere d'Italia, ci lascia l'amaro in bocca il fatto che i problemi non vengono risolti. Soprattutto considerando che ospita tutti detenuti con condanne inferiori ai 5 anni, che quindi presto sono destinati a uscire e che non hanno alcun tipo di supporto".
palermotoday.it, 17 agosto 2019
Sopralluogo di una delegazione del partito nell'ambito dell'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa con l'Unione delle Camere penali: "Potrebbe ospitare non più di 200 persone, d'inverno è gelata e d'estate bollente". "L'Ucciardone va chiuso, è una struttura antica, un bene monumentale che non è adatto ad accogliere neppure gli ospiti previsti dalla pianta organica".
A dirlo all'Adnkronos è Donatella Corleo del Partito Radicale, in città per un sopralluogo nell'istituto programmato nell'ambito dell'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa dal partito con l'Osservatorio carcere dell'Unione delle Camere penali e che vede impegnati in tutta Italia 278 tra dirigenti e militanti, avvocati, parlamentari, garanti delle persone private delle libertà professionali. Settanta i luoghi di detenzione oggetto di sopralluoghi sino a domenica 18 agosto. Una tesi, quella della chiusura, sposata già "30 anni fa" da Marco Pannella.
"È vero che negli anni sono stati fatti investimenti economici importanti - dice ancora Corleo - ma si tratta di una struttura monumentale stupenda che resta inadeguata e andrebbe utilizzata per altro".
L'ultima visita nel carcere borbonico dei Radicali risale allo scorso maggio. "I problemi sono quelli comuni a molti carceri italiani - aggiunge -: il sovraffollamento, la mancanza di possibilità di lavoro e di mediatori culturali e un tasso di malati psichiatrici elevato, che durante l'ultimo nostro sopralluogo erano in isolamento diurno. Rita Bernardini ha fatto anche una segnalazione al Dap, ma i problemi della sanità penitenziaria sono enormi, qui come altrove". Criticità che per l'esponente politica non possono essere attribuite ai vertici del carcere che "fanno un lavoro straordinario", ma alla struttura in sé.
"Potrebbe ospitare non più di 200 persone, d'inverno è gelata e d'estate bollente". Secondo Corleo "Le criticità delle carceri sono legate alla mancanza di una riforma del sistema giustizia e dell'ordinamento penitenziario, che certo non sono la panacea di tutti i mali ma potrebbero aiutare. Invece nessuno dei Governi né di destra né di sinistra pongono al tema la giusta attenzione. Il motivo? È un tema che non porta consensi elettorali evidentemente".
di Alberto Lucchin
Il Gazzettino, 17 agosto 2019
L'ampliamento del penitenziario porterà a 510 il numero di persone che sarà possibile accogliere. La casa circondariale di Rovigo si allargherà e arriverà a ospitare in caso di necessità fino a 510 detenuti. Alla attuale struttura, inaugurata tre anni fa lungo la Tangenziale Est, saranno affiancare due nuove palazzine, ciascuna in grado di contenere 120 detenuti, per le quali sono già state rilasciate le autorizzazioni edilizie. Così Rovigo, grazie anche all'arrivo da Treviso dell'istituto di pena minorile, diventerà una città penitenziaria.
Ieri mattina la struttura carceraria è stata visitata dagli avvocati della Camera Penale rodigina, per valutarne l'utilità riabilitativa e l'efficacia detentiva. Si tratta dell'iniziativa nazionale Ferragosto in Carcere, organizzate dall'Osservatorio Carcere dell'Unione delle Camere Penali Italiane come segno di grande generosità ed impegno della comunità dei penalisti per una sempre più diffusa sensibilità per le strutture detentive.
Una sorta di controllo qualità conclusosi con (quasi) il massimo dei voti, visto le lodi che ne hanno tessuto gli avvocati del foro rodigino: "È una struttura perfettamente all'altezza, dove per ogni cella i detenuti hanno a disposizione quattro metri quadrati e possono usufruire di diverse attività ricreative, come il teatro e i corsi di rieducazione. Abbiamo visto gli ambulatori medici, tra cui l'eccellente unità fisioterapica, aperta anche alle altre case circondariali, ed è tutto a norma. Abbiamo visto anche i reparti a regime aperto, ovvero quelli in cui le celle sono aperte per alcune ore del giorno e i detenuti possono muoversi" ha spiegato l'avvocato Federica Doni.
Il collega avvocato Franco Fedozzi ha celebrato anche "l'estrema cortesia e disponibilità del personale di Polizia penitenziaria". Proprio riguardo questo corpo, però, emerge l'unico problema del penitenziario rodigino: "Sono sotto organico spiega il sindacalista della Cgil Davide Benazzo perché lì dentro lavorano 120 agenti, incluso anche il personale amministrativo. Un po' pochi considerati gli attuali 160 detenuti". La preoccupazione del sindacato è che l'ampliamento del carcere porti a un peggioramento delle condizioni di pena per i detenuti e, soprattutto, di quelle lavorative degli agenti penitenziari, dovendo in futuro accogliere ulteriori persone con problemi psicologici.
Attualmente, infatti, sono circa una decina i detenuti con problemi comportamentali o mentali, che dovrebbero essere custoditi in apposite strutture come il Rems (Residenza Sanitaria per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza) di Legnago: "Avere in tutto il Veneto un solo posto come quello in provincia di Verona è davvero poco, per cui ci troviamo dei carcerati psichiatrici per i quali noi non siamo attrezzati, oltre ad avere problemi di personale. Qui a Rovigo va totalmente rivista la dotazione organica, perché a regime dovrebbero esserci 123 agenti su un massimo attuale di 270 detenuti, ma con l'ampliamento previsto bisognerà capire come fare ad affrontare la situazione".
Il penitenziario, in questo periodo attraversato anche da pesanti problemi amministrativi visto che non è ancora stato individuato un direttore che guidi la struttura, ha recentemente assunto ben 29 nuovi agenti ma è un numero ancora insufficiente se si considera che, al di là del futuro ampliamento, a breve sarà aperto il terzo piano della struttura, riservato ai detenuti più pericolosi. Considerando che sono già partiti i lavori di adattamento del vecchio penitenziario di via Verdi per trasferirvi il carcere minorile di Treviso, Rovigo si appresta a diventare la seconda città veneta con più detenuti dopo Verona (a Montorio possono ospitare un massimo di 530 detenuti).
A metà luglio, infatti, gli operai incaricati dal Ministero della Giustizia hanno cominciato la ristrutturazione del carcere chiuso nel 2015, facendo così definitivamente calare il sipario sul potenziale ampliamento del tribunale nelle vecchie celle del centro storico, soluzione a lungo caldeggiata da gran parte dei legali rodigini per scongiurare il trasloco delle aule di giustizia in una nuova sede fuori dal centro città.
newsnovara.it, 17 agosto 2019
Con lui l'esponente del Partito Radicale Roberto Casonato, il garante cittadino dei detenuti, don Dino Campiotti e l'avvocato Fabio Fazio del foro di Novara. Qualche problema di sovraffollamento, le difficoltà burocratiche e strutturali comuni a tutto il sistema penitenziario italiano, ma un importante sforzo nella direzione delle attività di risocializzazione per i detenuti.
È questo in sintesi il bilancio della visita alla Casa Circondariale di Novara, compiuta nella giornata di ieri da una delegazione, composta da Roberto Giachetti, parlamentare del Partito democratico, da Roberto Casonato, esponente del Partito Radicale, dal garante cittadino dei detenuti, don Dino Campiotti, dall'avvocato Fabio Fazio del foro di Novara.
L'iniziativa, promossa in tutta Italia dai radicali, aveva l'obiettivo di verificare le condizioni di detenzione della popolazione ristretta e sensibilizzare l'opinione pubblica sullo stato delle carceri italiane.
La delegazione, spiega una nota della Camera Penale novarese, "da un lato, ha potuto constatare lo stato di sovraffollamento di alcune celle, dove vengono ospitate fino a 6 persone e la inadeguatezza del sistema penitenziario (edilizia obsoleta, regole farraginose, pastoie burocratiche) a fronte di esigenze di sicurezza e recupero sociale sempre nuove; ma, dall'altro, ha potuto anche apprezzare le tante attività di risocializzazione (biblioteca, corsi scolastici, palestra e campo sportivo, lavori di pubblica utilità) che l'Istituto di pena novarese offre per il riscatto dei detenuti, pur nella cronica carenza di personale e fondi".
Il Gazzettino, 17 agosto 2019
Sovraffollamento, celle piccole, caldo torrido e pochi agenti penitenziari: sono le condizioni del carcere maschile di Santa Maria Maggiore. Mentre alla Giudecca - considerato un modello tra gli istituti femminili - si presenta il problema degli Icam, le strutture per accogliere le madri detenute. Al momento ospita una mamma con i suoi due figli di 4 e 5 anni.
Problemi sollevati dal deputato Pd Nicola Pellicani che la giornata di Ferragosto l'ha passata in visita alle due carceri cittadine. "Ho voluto rendermi conto da vicino dei problemi dei detenuti e del personale della polizia penitenziaria - ha commentato Pellicani - Non va dimenticata la funzione rieducativa della pena". A Santa Maria Maggiore, ci sono attualmente 230 detenuti, "in leggero calo rispetto all'inverno scorso - fa notare Pellicani - ma comunque un numero ben superiore rispetto ai 161 posti disponibili".
Alla Giudecca sono ospitate 81 detenute, di cui 34 straniere di diverse nazionalità possono lavorare grazie anche all'impegno del mondo cooperativo e delle associazioni in attività di reinserimento sociale. L'Icam della Giudecca è una struttura decorosa, il personale premuroso, ma i bimbi non possono vivere come detenuti. Come componente della Commissione Antimafia sto lavorando per mettere a disposizione alcuni dei beni confiscati alle mafie per la creazione di case famiglia per le detenute e i loro figli.
Avvenire, 17 agosto 2019
Le sue ultime parole sono state: "Dio ha creato l'uomo. Gesù pianse. È tutto". Poi, la sedia elettrica è stata azionata e Stephen West è morto a 59 anni. Erano le 19.27 del 15 agosto, la notte in Italia. L'undicesima esecuzione del 2019, negli Stati Uniti, si è consumata nel carcere di massima sicurezza di Nashville, in Tennessee: là il detenuto era rinchiuso dopo la condanna per stupro e duplice omicidio, trentatré anni fa.
È stato lo stesso recluso a scegliere la sedie elettrica al posto dell'iniezione letale, forse in un intento - non riuscito - di guadagnare tempo. Giovedì, il governatore repubblicano, Bill Lee, ha respinto la richiesta di clemenza mentre la Corte Suprema ha negato il rinvio. All'epoca del delitto, West aveva 23 anni. Insieme al 17enne Ronnie Martin, secondo l'accusa, avrebbe fatto irruzione in casa di Wanda Romines e massacrato a coltellate lei e la figlia 15enne, Sheila.
Quest'ultima, violentata prima di essere uccisa, frequentava la stessa scuola di Martin e ne aveva rifiutato il corteggiamento. Questo sarebbe stato il movente del piano omicida, scattato dopo una notte di bevute. Martin non era ancora maggiorenne allora: così, al posto della pena capitale, in base al pronunciamento della Corte Suprema, era stato condannato all'ergastolo.
Nel 2030 potrà chiedere la libertà sulla parola. La sentenza per West, invece, era stata la pena capitale. Fino alla fine, il detenuto si è proclamato innocente del duplice omicidio e ne ha addossato la responsabilità a Martin, il quale ha confermato la versione del complice. Questo, però, non è bastata a salvarlo dal boia.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 17 agosto 2019
Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale, e i tempi della crisi: "Non ci riguarda come finirà, ma milioni di persone attendono da oltre due anni l'attuazione della riforma e l'economia sociale è una priorità. Non blocchiamo il lavoro già fatto finora".
Appello dal Terzo settore ai naviganti del governo prossimo venturo, qualunque dovesse essere il governo e chiunque dovesse esserci al timone in autunno o quando sarà: "So che tutti i partiti ne sono già consapevoli ma proprio perché stiamo attraversando un momento delicato voglio ricordarlo a tutti lo stesso. Il Terzo settore attende da oltre due anni l'attuazione di una riforma già approvata e c'è un elenco di priorità sociali di cui tenere conto nella prossima legge di stabilità. Il nostro auspicio, mentre continuiamo a lavorare su questi fronti, è che lo stesso impegno venga mantenuto e portato avanti dai nostri interlocutori istituzionali futuri. Sia nel caso in cui continuino a essere quelli con cui abbiamo lavorato finora, sia in quello in cui dovessero essere altri". Lo chiede Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale del Terzo settore.
Preoccupati?
"Come tutti, certo. Ma non per l'aspetto politico della crisi. Noi siamo il Terzo settore, non un partito. E i nostri interlocutori sono le istituzioni in quanto istituzioni, a tutti i livelli, a prescindere dalla persona o dal partito che in un certo periodo occupa quel posto. Per questo a preoccuparci è un altro aspetto, vale a dire da una parte il possibile ulteriore rallentamento di lavori connesso ai tempi di una crisi di governo e dall'altra la possibilità di dovere in futuro ripartire daccapo rispetto a discussioni già avviate da tempo su temi importanti non per noi ma, a nostro avviso, per tutto il Paese".
Cosa chiedete dunque nello specifico?
"In primo luogo, più che chiedere, semplicemente ci teniamo a ricordare che per il Terzo settore - il che vuol dire per migliaia di associazioni, cooperative sociali, imprese sociali, nonché in concreto per milioni di persone che un servizio sociale lo svolgono e milioni di altre, molte di più, che quel servizio lo ricevono - è importante che l'attuazione della riforma approvata nel 2016 sia completata. Esiste una agenda che con questo governo era stata definita e vogliamo aspettarci che qualunque governo futuro la mantenga".
Il Terzo settore ultimamente non brilla per popolarità nei sondaggi, la sigla ong è terreno di scontro, c'è tutta una corrente per la quale "sociale" significa "buonismo" e chi "aiuta" andrebbe processato prima che sostenuto. Perché il Paese dovrebbe considerarla una priorità?
"I sondaggi come è noto non sono sempre una fotografia della realtà. E la realtà, i fatti, dicono una cosa molto semplice e ormai universalmente riconosciuta: la vocazione sociale dell'economia è nell'agenda internazionale. La funzione sociale dell'economia rappresenta un interesse dell'Italia, non è l'atto generoso di un filantropo. I soggetti attivi e passivi che stanno aspettando l'applicazione completa della Riforma sono un pezzo consistente d'Italia, e quindi anche di economia italiana. E occuparsi di loro vuole dire occuparsi di un interesse dell'Italia. Di tutta l'Italia. Per questo, proprio perché si parta di "tutta" l'Italia, il secondo punto del nostro appello riguarda la legge di stabilità".
E qui però i partiti c'entrano. Sul come spendere i solti dello Stato le priorità non sono mica tanto condivise, o no?
"Lei dice? I capitoli della legge di stabilità sono quelli che consentono di dettare una rotta su come allocare la spesa pubblica per far funzionare e possibilmente migliorare il Paese. Secondo noi alcune priorità sono evidenti. Una è invertire il declino demografico: il che significa destinare risorse a sostegno delle famiglie, dei giovani, dell'infanzia. Poi c'è il tema della non-autosufficienza, quella dei disabili e quella degli anziani: fronte su cui servino investimenti in termini quantitativi ma anche qualitativi. E in modo omogeneo, su tutto il territorio nazionale. Quindi ancora giovani, cultura, lavoro. E alla fine sono io a chiedere: davvero qualcuno non ritiene che questi siano temi prioritari? Io non credo. Penso piuttosto che il pericolo sia un altro. Cioè il fatto che una crisi, come ho detto, possa tradursi in tanto tempo di ulteriore attesa. Per un Paese il quale invece ha bisogno di risposte che non possono aspettare".
Quali sarebbero stati i prossimi appuntamenti in calendario?
"Il primo, importantissimo, quello sulla cabina di regia condivisa fra Terzo settore e governo per l'attuazione della riforma. L'istituzione stessa della cabina di regia è stato un grande risultato raggiunto la scorsa primavera. Il primo incontro sarebbe stato previsto per settembre, dopo il consiglio nazionale del Terzo settore. Non so cosa succederà ora. Il mio augurio e la mia speranza, come già detto, è semplicemente che si possa riprendere a lavorare tutti presto. Ripeto: con chiunque ci sarà. Nell'interesse di tutti".
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