L'Unione Sarda, 17 giugno 2019
Va avanti da giorni al largo di Lampedusa lo stallo per la nave Sea Watch3 dove restano 43 persone fra cui 3 minori, dopo il salvataggio a 47 miglia dalle coste libiche e lo sbarco autorizzato di io migranti. Al comandante è stato notificato il Decreto sicurezza. E c'è chi parla di "emergenza umanitaria che persiste" come il deputato Riccardo Magi di +Europa.
Mentre il ministro dell'Interno Matteo Salvini, che sabato ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane per la nave della ong tedesca, in un tweet cita Papa Giovanni Paolo "È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune", sono le parole di Wojtyla citate dal leader leghista e titolare del Viminale, quasi a cercare un endorsement postumo.
"L'accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi", prosegue la citazione di Salvini, prima di Dalla Germania Sarebbero 4.602 i profughi trasferiti in Italia dal Governo tedesco nel 2019 partire per Washington per incontrare il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence e il segretario di Stato Mike Pompeo per parlare anche di immigrazione.
Intanto emerge che la Germania avrebbe accompagnato in Italia migliaia di profughi che secondo le regole Ue dovrebbero essere trasferiti nei Paesi di primo approdo. Nel primo trimestre del 2019 sono stati ben 4.602, il 33% del totale delle domande fate arrivare a tutti i partner Ue. Soprattutto, un boom del 50% rispetto al trimestre precedente (tra ottobre e dicembre erano state 2.979 le richieste a Roma, il 25,4%).
Dati che si prestano a un affondo immediato dell'opposizione contro il governo. Per il deputato dem Filippo Sensi numeri svelano "il fallimento della politica di Salvini sui trasferimenti dei profughi dalla Germania all'Italia. Effetto perverso dell'accordo dello scorso giugno a Bruxelles che ha penalizzato il nostro Paese".
A tuonare con toni anti Ue è il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. "La Germania aumenta i rimpatri degli immigrati clandestini. Come? Li sedano, li ammanettano e li spediscono in Italia. Ecco la strategia dell'idolo degli europeisti Angela Merkel: scaricare il problema sicurezza e immigrazione della Germania sulla nostra nazione".
rainews.it, 17 giugno 2019
La Guardia costiera libica annuncia di aver "salvato" ieri 91 migranti di "diverse nazionalità africane" che erano su un gommone a 35 miglia a nord-est di Gasr Garabulli. Nell'intervento compiuto a est di Tripoli, sono state tratte in salvo anche "tre donne e due bambini".
Dopo aver ricevuto "assistenza umanitaria e medica", i migranti sono stati rinchiusi in un centro di detenzione, si desume dal testo: si tratterrebbe di una consegna al "Centro di controllo dell'immigrazione illegale".
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 17 giugno 2019
Polemiche dal Pd a Forza Italia sui 1.200 migranti che Berlino ha rispedito indietro. Ma il Viminale tace. Le associazioni: è l'Italia che non ha voluto cambiare le regole.
Altroché, se ne arrivano tanti. "Vittime di Dublino" li chiamano i volontari di Baobab che qualche settimana fa, al loro presidio sulla Tiburtina, si sono visti arrivare Adel, 53 anni, ipovedente algerino rimandato indietro dalla Germania a Roma e privato del suo passaporto dalle autorità tedesche. "Voglio tornare a casa, non voglio chiedere asilo. Ero venuto in Europa per curarmi. Visto che è impossibile, aiutatemi a tornare a casa dai miei figli".
Mica facile: al suo arrivo a Fiumicino, la polizia di frontiera lo ha messo sul primo treno per Roma e Adel è finito al Baobab. "Se non ci fossimo noi - dice Andrea Costa - il suo destino, come quello di tanti altri dublinanti, sarebbe stato quello di andare a ingrossare l'esercito dei fantasmi. E molti raccontano di aver subito maltrattamenti durante i respingimenti". Anche l'Arci ha aumentato la sua attività di supporto e accoglienza ai dublinanti.
"Andiamo a prenderne molti direttamente in aeroporto - dice il responsabile del settore immigrazione, Filippo Miraglia - L'Italia è il Paese che riceve più immigrati di ritorno. Dal 2011, almeno 300 mila persone sbarcate qui non hanno chiesto asilo e sono andate altrove. L'unica soluzione era riformare il regolamento di Dublino, ma Lega e M5S non hanno voluto farlo. Adesso Salvini dovrebbe solo stare zitto".
Il ministro dell'Interno tace. In partenza per New York, Matteo Salvini ieri non ha voluto dire nulla né sul considerevole aumento dei dublinanti di ritorno dalla Germania (1.200 negli ultimi sei mesi, tanti quanti gli sbarcati nel 2019) né sui metodi di rimpatrio forzato (fino alla sedizione) rivelati da Repubblica. Ma al suo ritorno dovrà dare spiegazioni in Parlamento attaccato da tutto lo schieramento politico, dal Pd al centrodestra.
E proprio da Forza Italia sono partite le bordate più pesanti: "Invece di combattere una guerra ai mulini a vento sul deficit, il governo avrebbe dovuto fare pressioni per modificare il regolamento di Dublino grazie al quale la Germania ci ha restituito 1.200 migranti", dice Annamaria Bernini, presidente dei senatori. Osvaldo Napoli, anche lui forzista, chiede al ministro di riferire in Parlamento: "È una vicenda molto brutta sulla quale il governo dovrà dare spiegazioni".
"Lo scoop di Repubblica fa venire i brividi, il sistema tedesco è violento e ci riporta al secolo scorso. Salvini deve reagire con furore", auspica il senatore Mario Giro. All'attacco anche Giorgia Meloni (FdI), che invita il governo a "farsi rispettare in Europa. La soluzione è non far arrivare i clandestini in Italia con un blocco navale europeo. Cosa aspetta l'Italia a chiederlo?".
Per il Pd, parla Filippo Sensi: "È il fallimento della politica di Salvini sui trasferimenti dei profughi dalla Germania all'Italia. Effetto perverso dell'accordo di giugno a Bruxelles che ci ha penalizzato".
di Filippo Santelli
La Repubblica, 17 giugno 2019
L'attivista, che ha scontato la sua pena di due mesi di carcere, ha preso subito posizione sulle proteste di questi giorni: "Il capo dell'esecutivo si deve dimettere". La protesta continua.
"Forse viene qui, pare che venga. Ci aiuterebbe molto". Lo stavano aspettando in tanti, tra i ragazzi reduci dalla notte di protesta, accampati sotto il portico del parlamento di Hong Kong. Lo aspettava anche questa studentessa di Sociologia, che ha in mano una copia del Time con il suo editoriale. "Una vittoria di Pechino è una vittoria per l'autoritarismo in tutto il mondo", scriveva qualche giorno fa il 21enne Joshua Wong dal carcere, dove stava scontando una pena di due mesi per il suo ruolo di leader nella rivolta degli ombrelli.
Ma stamattina Joshua è uscito, portandosi fuori con un sorriso dal penitenziario di Lai Chi Kok un pacco di libri. E tuffandosi subito su Twitter, quasi volesse recuperare il tempo perduto: "Ciao mondo, ciao libertà. Forza Hong Kong! Ritirare la legge sull'estradizione. Carrie Lam dimettiti. Stop alle persecuzioni politiche", ha scritto ai suoi 200 mila follower.
Sono gli slogan che hanno animato le proteste di questi giorni, la marcia dei due milioni di ieri ma soprattutto la sua avanguardia studentesca che oggi è ancora qui attorno ai palazzi del potere. "Ha carisma, ha energia, è capace di trascinare. Credo che potrebbe essere un leader per questa protesta", dice una studentessa del liceo di 17 anni. Ma non è così semplice. Perché questo movimento delle mascherine è diverso da quello degli ombrelli di cinque anni fa che aveva in Joshua e altre figure carismatiche, molte delle quali oggi in prigione, dei volti e dei capi. Ma è fallito.
Questo invece nasce orizzontale, a volto coperto e senza gerarchie: "Io vorrei che le decisioni venissero prese sempre in maniera collettiva - spiega un ragazzo di 22 anni con il berretto - Durante il movimento degli ombrelli non potevi dire nulla che ti guardavano male".
Eppure di un leader, di una voce capace di trascinare, di dire ai ragazzi cosa volere, c'è bisogno. È stato evidente ieri, nella lunga giornata della marcia in nero. I momenti in cui la folla si accendeva erano quelli in cui qualcuno urlava in un megafono, per esempio uno degli studenti feriti negli scontri di mercoledì. Ed è evidente anche questa mattina di fronte al parlamento, dove quello che era annunciato come uno sciopero ha raccolto poche adesioni. Molti si limitano a stare qui, giocando a carte o sullo smartphone, dormendo. Aspettando qualcosa, qualcuno.
Hong Kong, rilasciato Joshua Wong il leader della "protesta degli ombrelli"
Ci ha provato qualche parlamentare democratico, anche per prendere voti, a mostrarsi in mezzo ai ragazzi, al loro fianco se non alla loro testa. Ieri Roy Kwong ha fatto un giro della piazza con il megafono, dicendo: "Se voi stanotte restate resto anche io"
Ma l'imbarazzo dei deputati in carica è evidente, nel raccomandare la prudenza, nell'invitare a darsi degli obiettivi realistici: il ritiro della legge e la testa di Carrie Lam. Joshua Wong, con la sua feroce determinazione su una faccia ancora da ragazzino, è tutt'altra cosa: lucido idealismo che il carcere non sembra avere piegato, retorica trascinante con il microfono.
Il partito che ha fondato, Demosisto, vuole l'autodeterminazione, compreso un voto per restare o meno parte della Cina. Per questo i suoi parlamentari sono stati squalificati dalle ultime elezioni. Ma con Joshua, già paladino della stampa internazionale, teenager candidato al Nobel, nessuna richiesta è irrealistica, neppure la democrazia. "Molti qui non vogliono un leader, ma per tenere viva la partecipazione di due milioni di persone figure come la sua ci vogliono".
di Davide Galliani*
Ristretti Orizzonti, 16 giugno 2019
L'ergastolo ostativo e Viola v. Italia n. 2 della Corte di Strasburgo. Al mondo, il 3% dei detenuti sono ergastolani, 300.000 su 10 milioni. Uguale in Italia: 1.700 su 60.000, il 2,8%. Ma esiste una differenza gigantesca. Dei 300.00 ergastolani, in 230.000 hanno la possibilità di ottenere la liberazione condizionale, da parte di un giudice o di un organo quasi-giurisdizionale (il parole board). Significa che, per l'80%, si potrà valutare se la rieducazione ha fatto il suo corso o se permane la pericolosità. In Italia, invece, dei 1.700 ergastolani, 1.200 sono ostativi, per i quali la liberazione condizionale è valutabile solo se hanno utilmente collaborato con la giustizia.
di Giovanni Bianconi e Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 16 giugno 2019
Le parole di Palamara contro Pignatone: "Siri andava arrestato". L'accordo per la spartizione delle Procure non prevedeva solo i magistrati da nominare, ma anche le date in cui il Consiglio superiore della magistratura doveva decidere. Per le poltrone più importanti - Roma, Perugia, Torino, Brescia - volevano chiudere entro l'estate.
di Renato Benedetto
Corriere della Sera, 16 giugno 2019
Enzo Bianco ha contato finora più di 100 mila azioni contro sindaci per abuso d'ufficio e, sul Corriere, ha dato le cifre: nel 60% dei casi il pm chiede il proscioglimento, il 20% si ferma davanti al gip; il 18% arriva a dibattimento e il 2% dei procedimenti finisce con una condanna.
"Assicuratevi contro l'abuso d'ufficio", è stato il primo consiglio che un premuroso Virginio Merola, da otto anni primo cittadino a Bologna, ha dato venerdì ai sindaci appena eletti della provincia. "Il nostro è il Paese dell'abuso d'ufficio facile", ha detto. Mostrando una inedita affinità, sul tema, con Matteo Salvini, con cui su tutto il resto non smette di scontrarsi. Certo, il leghista ha usato toni più tranchant, da campagna: "Toglierei l'abuso d'ufficio. Non posso bloccare 8.000 sindaci per la paura che uno possa essere indagato", ha detto prima delle Europee, sapendo che avrebbe alimentato lo scontro con Luigi Di Maio (che ha reagito col poco ministeriale: "Str...ate").
Ma al di là dei toni, Salvini e Merola, che non è il primo a intervenire tra i dem, dimostrano che sull'abuso d'ufficio converge un'ampia maggioranza, dal Pd alla Lega, con in testa il partito dei sindaci (contrari i 5 Stelle): con queste norme - lamentano i primi cittadini - il difficile mestiere di sindaco diventa ancora più difficile; si firmano migliaia di carte e incappare in una indagine è troppo facile. Da Sala a Raggi, i casi finiti nel nulla non si contano.
Anzi sì, Enzo Bianco ha contato finora più di 100 mila azioni contro sindaci per abuso d'ufficio e, sul Corriere, ha dato le cifre: nel 60% dei casi il pm chiede il proscioglimento, il 20% si ferma davanti al gip; il 18% arriva a dibattimento e il 2% dei procedimenti finisce con una condanna. Per il capo dell'Anticorruzione Raffaele Cantone, pur contrario all'abolizione, la "quantità enorme di procedimenti che iniziano e la quantità infinitesimale di quelli conclusi con condanna" dimostrano che la norma va rivista, ma "nelle sedi tecniche, fuori dalla campagna elettorale". Ecco l'ostacolo: la maggioranza c'è, ma lasciare stare per un attimo la campagna elettorale è una sfida che appare impossibile.
di Marco Conti
Il Messaggero, 16 giugno 2019
La Lega vuole frenare gli ascolti a strascico e più certezze sulla durata dei processi. M5S presenta una testo che allunga i tempi del penale. Mercoledì vertice da Conte. I grillini da quando sono al governo lavorano per chiudere giornali e radio, ma quando si tratta di intercettazioni scoprono la libertà di stampa.
di Maria Rosa Tomasello
La Stampa, 16 giugno 2019
Ipotesi di un sorteggio sui componenti del Csm. Legnini: "Nessuna interferenza da Mattarella". Dal Quirinale nessuna interferenza sulle nomine. È Giovanni Legnini, ex vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, a sgomberare il campo dalle ombre che dalle carte della procura di Perugia sul pm ed ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara sembrano allungarsi fino al Colle, con il presidente Sergio Mattarella chiamato in causa dal deputato Pd Luca Lotti a proposito del voto sul successore di Giuseppe Pignatone alla guida della procura di Roma.
di Liana Milella
La Repubblica, 16 giugno 2019
Si chiamano Bonafede e Bongiorno. Nomi che potrebbero evocare serena collaborazione. Ma uno, il Guardasigilli Alfonso Bonafede, è di fede grillina. La seconda, Giulia Bongiorno, è ormai una sfrenata salviniana. Sono avvocati tutti e due.
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