Ansa, 24 aprile 2015
Se in seguito alla Sentenza Torreggiani il sistema carcerario italiano, e anche piemontese, ha visto un miglioramento dal punto di vista del sovraffollamento, "esistono ancora altri problemi non risolti, perché il problema vero è non solo e non tanto il parametro della misura degli spazi, ma come si svolge e quale utilità ha oggi la pena".
A invitare a guardare "Oltre i 3 metri quadri", è il Garante dei Detenuti della Regione Piemonte, Bruno Mellano, che ha presentato oggi l'11/o rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia dell'Associazione Antigone. Dai dati del Piemonte emerge che a fronte di una capienza di 3 mila 833 persone nelle 13 carceri della regione, la presenza effettiva è di 3 mila 595 detenuti.
Una situazione numerica in positivo in quasi tutte le strutture con qualche lieve sovraffollamento nelle più grandi. A Torino, ad esempio, si tratta di circa 130 persone in più. "I numeri però vanno interpretati", sottolinea Mellano a cui fa eco il presidente di Antigone Piemonte Claudio Sarzotti.
"Permangono carenze organizzative - spiega - ad esempio per quanto riguarda il lavoro in carcere, l'impiego del tempo o la questione dell'affettività e sessualità dei detenuti. Problemi che in altri Paesi europei sono stati affrontati. Pensiamo anche all'architettura penitenziaria - conclude - da noi è una questione che non viene affrontata mentre ci sono carceri, in Europa, che non ne hanno per nulla l'aspetto e questo significa avere un'idea della pena diversa".
Ansa, 24 aprile 2015
Visita ispettiva oggi alle 10 nel carcere di Bancali a Sassari del deputato di Unidos Mauro Pili, in vista del trasferimento di 92 boss mafiosi nella nuova struttura penitenziaria previsto a partire dalla metà di maggio.
"Trasferire i capimafia nel carcere di Bancali e poi in quello di Uta, per un totale di 200 reclusi in regime di 41 bis, è pari a realizzare in Sardegna un deposito di scorie nucleari", ha denunciato in Aula il parlamentare sardo chiedendo al governo l'immediata risposta alle sue ultime interrogazione e annunciando il sopralluogo di domani. "Si rischiano ricadute sulla società sarda senza precedenti - avverte l'ex governatore.
Un vero e proprio agguato alla Sardegna deciso da uno Stato che considera la nostra regione una colonia da trasformare in discarica di mafia. Trasferire in Sardegna 200 capimafia è una follia inaudita e gravissima. Da anni denuncio questo rischio e ora lo Stato si fa ancora più arrogante e prepara l'imminente trasferimento. Per quanto mi riguarda - ribadisce Pili - siamo pronti alle barricate pari alla lotta contro le scorie nucleari.
Quel piano demenziale deve essere completamente bloccato. Chiunque confonde le aree insulari con le regioni insulari è un incompetente e vuole solo scaricare sulla Sardegna le tensioni mafiose dei 41 bis". "I capimafia - argomenta ancora il deputato - non vanno concentrati ma semmai separati. Il voler trasferire nell'Isola un terzo dei boss è una scelta solo funzionale alla mafia e niente ha a che vedere con una razionale gestione dei suoi capi".
www.firenzepost.it, 24 aprile 2015
Sospiro di sollievo per i detenuti dell'istituto Gozzini: non sarà più infatti il cosiddetto Solliccianino di Firenze ad accogliere i pazienti dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. Lo rende noto il comune di Montelupo dopo una comunicazione in tal senso della Regione Toscana. All'inizio di aprile i carcerati del Gozzini avevano scritto una lettera di protesta contro la decisione della Regione di ospitare proprio a Solliccianino, che è una struttura a custodia attenuata, 22 internati gravi dell'Opg.
Sotto l'onda dei reclami, anche da parte delle camere penali italiane, i vertici regionali hanno fatto dietrofront. E ora la nuova sede individuata per la realizzazione della Rems - la struttura residenziale sanitaria che dovrà ospitare i detenuti-pazienti con la progressiva chiusura dell'Opg - è l'ex ospedale psichiatrico di Volterra: decisione questa che sarà formalizzata lunedì prossimo con una delibera della giunta regionale.
Il comune di Montelupo e il demanio hanno inoltre condiviso una convenzione che consentirà ai due soggetti di prefigurare un progetto per il recupero e la valorizzazione della Villa dell'Ambrogiana che ha ospitato l'Opg. Il comune di Montelupo, ha spiegato il sindaco, non acquisirà la Villa Medicea, ma lavorerà di concerto con il demanio per l'elaborazione di un progetto sostenibile. Sul progetto di recupero del complesso lavorerà un gruppo tecnico che si riunirà entro pochi giorni dalla firma della convenzione.
A Volterra la Rems per gli ex internati toscani
La Rems per i pazienti toscani che devono essere dismessi dall'opg di Montelupo sarà a Volterra: lunedì la giunta regionale dovrebbe approvare la delibera
Non sarà Solliccianino ad ospitare i detenuti psichiatrici dell'opg in dismissione, ma l'ospedale di Volterra. "La disponibilità che avevo avanzato di recente riguardo alla realizzazione di un'eventuale Rems sul nostro territorio è stata accolta dalla Regione Toscana, che ringrazio". Così in una nota è il sindaco di Volterra Marco Buselli che commenta quanto reso noto dalla Regione Toscana al sindaco di Montelupo Fiorentino che ha lo ha poi riferito in apertura del dibattimento in Consiglio Comunale dedicato alla Villa Medicea e all'opg.
La decisione di sostituire l'istituto Gozzini di Firenze con l'ospedale volterrano dovrebbe essere formalizzata lunedì prossimo con una delibera della giunta regionale, che bisognerà attendere per conoscere i dettagli. "Volterra - dichiara Buselli - ha le condizioni giuste per poter far bene in questo campo". E la scelta, nell'ambito del complesso del Santa Maria Maddalena, dovrebbe ricadere anche su quei padiglioni dismessi dell'ospedale psichiatrico che sono strutturalmente stabili. La città etrusca, dunque, ospiterà la Rems della Toscana: una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza per quei detenuti che hanno problemi psichiatrici e per i quali sono necessarie misure di sicurezza, appunto.
A Volterra, lo ricordiamo, c'è già la struttura del Morel 3, che può ospitare fino a 12 pazienti dismessi dall'opg e che costituisce una struttura residenziale intermedia parzialmente protetta dedicata a trattamenti terapeutici riabilitativi, destinata ad accogliere persone con disturbi psichici autori di reato per le quali è venuta meno la misura detentiva di custodia cautelare, pur permanendo la necessità di misure di sicurezza con saltuari controlli esterni da parte delle forze dell'ordine. Una struttura che ospita pazienti con caratteristiche diverse da quelli della Rems che sorgerà negli altri padiglioni o nello stesso complesso del Morel.
Corriere della Sera, 24 aprile 2015
Il Dipartimento amministrazione penitenziaria: "il numero previsto di presenze è di 310 ma la struttura ne ospita 500". È sempre più emergenza sovraffollamento nelle carceri del Lazio e Frosinone resta tra i penitenziari con il più alto numero di detenuti in eccesso rispetto alla normale capacità. Nei quattordici istituti della regione si trovano, in tutto, 5.786 reclusi, vale a dire 672 in più considerati i posti a disposizione, che sono 5.114.
L'istituto di pena del capoluogo ciociaro, secondo i dati del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), si attesta al terzo posto con un sovraffollamento di 182 carcerati e una presenza che oggi sfiora così le cinquecento unità, mentre il numero massimo previsto è di 310. Una situazione critica, che pone il carcere di Frosinone subito dopo Rebibbia (1.525 presenze con uno "sforamento" di 290 reclusi) e Regina Coeli (918 detenuti, di cui 276 oltre la soglia prevista). Sovraffollato resta anche il carcere di Velletri, in provincia di Roma, con 131 reclusi in più, mentre Civitavecchia ha un eccesso di 112 detenuti. Vanno meglio le cose a Latina (73 in più) e a Cassino, dove si registra un sovraffollamento minimo, con appena dieci detenuti oltre la capienza massima.
I sindacati contestano, a Frosinone, anche la mancanza di un presidio di pronto soccorso nel nuovo padiglione di imminente apertura. "Questo - sostiene il segretario generale della Fns-Cisl di Frosinone, Mauro Petrilli - creerà situazioni di pericolosità per la salvaguardia della salute dei detenuti. Si rischiano ritardi nei soccorsi, considerata l'ubicazione del vecchio presidio che dovrà sopperire alla mancanza del nuovo". Ma la Cisl va oltre e preme per risolvere la carenza di organici della polizia penitenziaria che costringe a turni massacranti. "Le problematiche che investono gli istituti di pena - sottolinea il segretario generale aggiunto della Fns, Massimo Costantino - sono molto critiche. Il governo non può trascurare le condizioni del personale e il malessere in tutte le sedi di servizio".
www.latinatoday.it, 24 aprile 2015
Ad accendere nuovamente i riflettori sulla situazione delle carceri della regione il Fns Cisl Lazio. La Casa circondariale d via Aspromonte tra quelli che soffrono di più: 149 i detenuti presenti a fronte dei 76 previsti. Continua a preoccupare la situazione delle carceri della regione: ad accendere nuovamente i riflettori sul fenomeno del sovraffollamento, di cui da tempo soffre anche la casa circondariale di via Aspromonte a Latina, è ancora una volta Massimo Costantino, segretario generale aggiunto Fns Cisl Lazio.
Secondo il dato del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) i reclusi presenti nei 14 istituti del Lazio risultano essere alla data odierna 5.786 (672 in più rispetto ai 5.114 posti disponibili) di cui 412 donne e 5.374 uomini.
Gli istituti che soffrono maggiormente il sovraffollamento, illustra Costantino, oltre a Latina dove ci sono 73 detenuti in più (in totale 149 sui 76 previsti), anche Cassino - detenuti regolamentare previsti 203, presenti 213 (+10); Civitavecchia - detenuti regolamentare previsti 344, presenti 456 (+112); Frosinone - detenuti regolamentare previsti 310, presenti 492(+182); Ccf Rebibbia - detenuti regolamentare previsti 263, presenti 351 (+88); NC Rebibbia - detenuti regolamentare previsti 1.235 presenti 1.525 (+290); Regina Coeli - detenuti regolamentare previsti 642, presenti 918 (+276); Velletri - detenuti regolamentare previsti 408, presenti 539 (+131). "Le problematiche che investono gli istituti di pena sono estremamente critiche - continua Costantino. Il ministro Orlando si dimentica delle questioni che riguardano il personale della polizia penitenziaria e della dirigenza.
Per la Fns Cisl Lazio la condizione del personale ed il malessere in tutte le sedi di servizio non può essere trascurato dal Governo ed in particolare dal ministro Orlando: è grave e superficiale immaginare che gestione delle carceri possa essere fatta senza misure volte a migliorare il benessere del personale che sinora in silenzio ha lavorato in condizioni proibitive ed in turni massacranti senza avere la speranza di un cambiamento ed un miglioramento complessivo delle proprie condizioni. Non è accettabile - conclude - che la politica guardi solo alle problematiche certamente reali e delicate dei detenuti e trascuri chi opera con abnegazione e sacrificio per garantire un livello possibile di servizio di sicurezza nelle carceri italiane".
Ristretti Orizzonti, 24 aprile 2015
"Un detenuto della Casa Circondariale di Cagliari-Uta, ricoverato nel Centro Clinico, dopo essere stato inviato dai Medici del carcere in Ospedale per una patologia sospetta, è stato rimandato nell'Istituto Penitenziario con la prescrizione di un più approfondito esame ecografico. Un episodio sconcertante considerando che il cittadino privato della libertà presenta un quadro clinico piuttosto complesso con una cirrosi epatica e problemi psichiatrici".
Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", sottolineando "la necessità di una maggiore collaborazione tra i Nosocomi e il Centro Diagnostico del carcere in considerazione anche della indispensabile mobilitazione di una scorta".
"È opportuno ricordare - osserva Caligaris - che i Medici Penitenziari chiedono l'intervento dei colleghi ospedalieri quando la situazione di un detenuto appare preoccupante e si rende indispensabile il supporto multidisciplinare. Nel caso specifico, un ristretto di 45 anni, originario di Guasila (Cagliari), la situazione è stata considerata particolarmente delicata soprattutto per un rigonfiamento testicolare di cui non è stato possibile individuare la causa".
"Il sospetto che si possa trattare di una patologia complessa e grave - evidenzia la presidente di SDR - ha indotto i Medici del carcere a richiedere un'analisi più approfondita ma l'esito dal quale si riteneva poter ottenere chiarimenti è risultato nullo. È evidente che una stretta collaborazione tra le Istituzioni potrebbe evitare simili riscontri che non favoriscono il clima di fiducia tra gli operatori della salute e i cittadini, soprattutto quando si tratta di persone private della libertà".
Il Velino, 24 aprile 2015
Un agente della Polizia penitenziaria aggredito in carcere a Torino. Lo rende noto il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. "Ogni giorno è un bollettino di guerra - commenta il Segretario Generale del Sappe Donato Capece. Stamattina un detenuto del Marocco, 32 anni, ristretto per rapina, ha colpito a calci e pugni l'Agente della Polizia Penitenziaria di servizio nel Reparto detentivo. Non contento, lo ha ferito con una lametta alla spalla, al collo e alla testa, causando al poliziotto una copiosa perdita di sangue. L'Agente è stato condotto in ospedale, ma quel che è accaduto è un fatto gravissimo, che va stigmatizzato con forza. I nostri auguri vanno ovviamente al collega ferito ma il Ministero della Giustizia e l'Amministrazione Penitenziaria non possono tollerare che a Torino i poliziotti siano colpito, aggrediti, feriti da chi crede di poter fare in carcere tutto quel che vuole senza essere punito". Capece sottolinea che il fatto è avvenuto in una sezione detentiva del carcere "a custodia attenuata".
Poi il segretario del Sappe denuncia: "Altro che dichiarazioni tranquillizzanti, altro che situazione tornata alla normalità. I numeri dei detenuti in Italia sarà pure calato, ma le aggressioni, le colluttazioni e i ferimenti si verificano costantemente, con poliziotti feriti e celle devastate. Il ministro della Giustizia Orlando ed il Capo dell'Amministrazione Penitenziaria Consolo adottino con tempestività urgenti provvedimenti, a cominciare dalla sospensione della vigilanza dinamica delle sezioni detentive, provvedimento che ha favorito e favorisce questa ignobile e ingiustificata violenza facendo stare i detenuti fuori delle celle a non fare nulla tutto il giorno". Il Sappe torna infine a sollecitare "la dotazione di spray anti aggressioni ai poliziotti penitenziari, ogni giorno vittime di gravi fatti di violenza da parte di una fetta di detenuti che pensano di fare in carcere quel che vogliono. E questo è grave, scandaloso e pericolo. La violenza contro la Polizia Penitenziaria va repressa con la durezza delle leggi".
www.ilperiodicodibiella.com, 24 aprile 2015
Gli studenti del 2° e del 3° anno del Corso di Laurea del Servizio Sociale dell'Università di Torino con sede a Biella , hanno effettuato una visita guidata presso la Casa Circondariale di Biella, con il Professore di Diritto Penale e Penitenziario Giovanni Torrente e Perla Allegri.
Per tutta la durata dell'incontro sono stati accompagnati dal Direttore del Penitenziario Dr.ssa Antonella Giordano, dall'Ispettore Capo di Polizia Penitenziaria Carmine Caso e dal Funzionario Giuridico Pedagogico Letizia Feriozzi.
La visita formativa, che aveva l'obbiettivo di far conoscere da vicino la realtà detentiva, vissuta da molti detenuti, si è svolta nei padiglioni detentivi del vecchio e nuovo padiglione dell'Istituto Penitenziario. Gli studenti hanno potuto così confrontare "sul campo" i principi teorici appresi durante il Corso di Laurea con l'organizzazione dell'Istituto e le loro percezioni sul Penitenziario.
Hanno potuto così osservare i luoghi ove vengono svolte le varie attività dei detenuti a partire da quelle lavorative e formative: i laboratori artigianali, le aule scolastiche, gli orti e le serre, nonché vedere direttamente gli spazi destinati alla quotidiana vita detentiva; le camere e le zone ove i ristretti trascorrono le ore d'aria e di svago. L'incontro è stato un momento proficuo per i futuri Assistenti Sociali, che ha permesso di aprire alcuni spazi di riflessione sulle modalità e opportunità rieducative delle persone che si trovano nella condizione di privazione della libertà personale.
di Gianluca Esposito
www.unisob.na.it, 24 aprile 2015
"Con le biblioteche comunali accessibili ai detenuti si apre un nuovo fronte nell'impegno culturale del Comune di Napoli". Così Nino Daniele, assessore alla Cultura e al Turismo, ha descritto l'importanza del protocollo d'intesa firmato questa mattina con il Centro Penitenziario di Secondigliano e con la casa Circondariale di Poggioreale presso l'Emeroteca Tucci. Per l'occasione, a margine della giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, la secolare struttura ha voluto donare 300 dei suoi volumi alle biblioteche pubbliche. "Oltre a mettere a disposizione dei detenuti i libri - ha voluto precisare Daniele - si dà inizio a un lavoro che si estende alla catalogazione, al prestito e alla formazione e che prevede il coinvolgimento attivo, oltre che del personale penitenziario, anche dei detenuti".
"È un'iniziativa che continua a consolidare l'appartenenza del carcere al territorio" dichiara Antonio Fullone direttore della casa Circondariale di Poggioreale. "La cultura e la lettura sono momenti importanti nel processo di rieducazione e socializzazione". Ed è proprio dalla rieducazione dei carcerati che passa il loro reinserimento in società. "Soltanto quando queste persone potranno desiderare qualcosa di diverso, vorranno vivere in maniera diversa" gli fa eco Liberato Guerriero direttore del Centro Penitenziario di Secondigliano. "E come possiamo suscitare questo desiderio? Avvicinandoli alla cultura, al libro, al film, al teatro".
Il protocollo, secondo un progetto del ministero della Giustizia, verrà sottoscritto da diverse carceri e diverse città italiane di cui "Napoli è stata la prima" conclude Claudio Flores, dirigente del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria della Campania.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 24 aprile 2015
Saggi. "Abolire il carcere" di Manconi, Anastasia, Calderone e Resta per Chiarelettere.
La privazione della libertà ha in sé qualcosa di innaturale. È evidentemente innaturale costringere una persona alla reclusione forzata. Oltre a essere innaturale è anche ingiusto, irragionevole, irrazionale, improduttivo, inefficiente, anti-moderno? Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone e Federica Resta non si limitano a darne una risposta in Abolire il carcere. Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini (Postfazione di Gustavo Zagrebelsky, Chiarelettere) ma vanno oltre e delineano una piattaforma pragmatica di abolizione del carcere. Sottraggono la prospettiva abolizionista al campo semantico dell'utopia e la inseriscono nel solco riformista del diritto penale minimo di Luigi Ferrajoli. Manconi, Anastasia, Calderone e Resta dunque provano a smantellare pezzo a pezzo l'orgia repressivo-carceraria speranzosi che attraverso un'operazione erosiva di tutte le asperità punitive si possa giungere all'abolizione del carcere stesso. Abolisci l'ergastolo oggi, cancella le misure di sicurezza domani e pian piano del carcere rimarrà ben poco.
L'abolizione del carcere viene così sottratta al campo degli abolizionisti del diritto penale e inserita all'interno del movimento per le libertà civili. L'abolizionismo - si racconta nel libro- negli ultimi due secoli ha vinto battaglie storiche il cui esito positivo era inimmaginabile a quei tempi: si pensi alle lotte contro la schiavitù, la pena di morte, l'apartheid. Guardando alla più recente storia italiana vanno ricordate la chiusura dei manicomi civili e degli ospedali psichiatrici giudiziari. Quest'ultima è vicenda dei giorni scorsi. Pertanto l'abolizione delle carceri diventa compatibile con il paradigma del diritto penale minimo di Luigi Ferrajoli, che ci ha insegnato che vanno minimizzati i reati e minimizzate le pene allo scopo di ridurre l'immissione di violenza nella società. Per gli autori, il punto è la modifica del sistema delle sanzioni, inventarne di altre e nuove nella consapevolezza che il carcere è un prodotto della modernità e che la post-modernità potrebbe consegnarci pene meno afflittive, meno disumane e più utili. È questa una prospettiva umanistica (con influenze filosofico utilitaristiche) di tipo social-liberale del tutto compatibile con l'attuale organizzazione del potere.
Alle domande sul perché, chi e come punire non si può rispondere in quanto esperti della micro-disciplina penalistica. Il diritto penale attiene alle scelte di democrazia di un Paese. Quelle domande richiedono risposte di tipo olistico. Il diritto penale ha a che fare con la sovranità dello Stato, con il modello sociale, fiscale ed economico prescelto, con la religione e l'antropologia. Non c'è ambito come quello penale e penitenziario dove gli Stati rivendicano in modo così forte la loro sovranità ritenendola intangibile. Quando il banchiere svizzero Jean-Jacques Gautier, nella metà degli anni Settanta del secolo scorso, decise di sostenere il movimento anti-tortura e a seguire la nascita di un organismo europeo istituzionale che avesse compiti ispettivi di tutti i luoghi di detenzione, le resistenze degli Stati furono tutte nel nome delle proprie prerogative e della propria sovranità punitiva. Ogni prospettiva abolizionista non può non tenere conto del rapporto tra pena e sovranità statuale. Manconi, Anastasia, Calderone e Resta non mettono dunque in discussione il diritto di punire dello Stato sovrano ma le modalità della punizione stessa.
Quarant'anni fa, mentre in Italia si approvava in Parlamento la prima legge penitenziaria dell'era repubblicana, alcuni criminologi del nord Europa mettevano invece in discussione lo stesso diritto di punire sostenendo l'illegittimità del diritto penale. Louk Houlsman e Nils Christie sono considerati i padri fondatori dell'abolizionismo penale che non è abolizione del carcere ma rinuncia all'intero sistema sanzionatorio criminale. "Il crimine non esiste" scriveva Christie, è un artificio umano. Quella proposta, nel momento stesso in cui metteva in discussione l'ontologia del diritto di punire da parte dello Stato, si andava a configurare come un'opzione politica (e non solo giuridica) anti-statuale con influenze marxiste, cristiane e anarchiche. Manconi, Anastasia, Calderone e Resta, invece, ritengono che si possa abolire il carcere senza mettere in discussione l'attuale assetto politico-istituzionale.
Su un punto però vorrei aprire un dialogo con gli autori. I risultati abolizionisti nel campo delle libertà civili sono sempre stato il frutto della lotta politica di movimenti sociali e politici. Alle tante citazioni cinematografiche presenti nel libro ne aggiungo una. In 12 anni schiavo Steve McQueen ci racconta i dodici anni che Solomon Northup visse in condizione di schiavitù prima di diventare un'icona del movimento anti-schiavista. Oggi non esiste un vero e proprio movimento anti-carcerario dentro cui collocare la forza di una storia o di una biografia.
E non esiste forse perché c'è il timore che l'abolizione del carcere rischi di portare - in mancanza di una società coesa e solidale - a un ritorno alla vendetta privata. Sono certo che non mancherà da parte degli autori occasione per una loro risposta. Il libro si apre con una citazione di Belen Rodriguez che a parole sue spiega l'inutilità della pena carceraria nei confronti di Fabrizio Corona. Io ricordo agli autori invece che Franco Califano ha scritto molti dei suoi testi in carcere e che lo stesso Califano ha detto in un'intervista che è "meglio il carcere del collegio". Dunque il carcere avrebbe una sua utilità. Tra Belen e il Califfo ai lettori l'ardua scelta.
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