di Alessandra Fabri
italiacooperativa.it, 26 luglio 2025
Intervista a Stefano Granata, Presidente di Confcooperative Federsolidarietà. Presidente Granata, 189 cooperative, 11.500 posti di lavoro, 430 milioni di fatturato. I numeri della filiera giustizia di Confcooperative Federsolidarietà dimostrano che il modello funziona. Ma perché proprio le cooperative sociali riescono dove altri falliscono? Perché uniamo efficienza a solidarietà. Le cooperative sociali sono radicate nel territorio, conoscono i bisogni reali e lavorano in sinergia con istituzioni e imprese. Non siamo assistenzialisti: creiamo lavoro vero. La legge Smuraglia ci aiuta, ma è l’esperienza pluridecennale a fare la differenza. Il lavoro non è un premio, è l’unica alternativa alla recidiva. Noi lo creiamo ogni giorno.
di Vittorio Lingiardi
La Repubblica, 26 luglio 2025
“La politica dorme con l’aria condizionata”. La frase è di Gianni Alemanno, al momento detenuto a Rebibbia. L’ha letta nell’aula del Senato Michele Fina del Partito Democratico. Alemanno descrive le “celle forno” e la fortuna di chi possiede un ventilatore. Ma i problemi sono cronici, il caldo si limita ad ampliarli crudelmente. Pochi investimenti, sovraffollamento, mancanza di personale, malattie fisiche e disturbi mentali. “Carceri invivibili”, ha detto il Presidente Mattarella incontrando il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
di Fabio Falbo*
Il Dubbio, 26 luglio 2025
In Italia, sulla carta, ogni persona detenuta dovrebbe avere diritto a 9 metri quadrati di spazio vitale. È un numero che sembra ragionevole, quasi rassicurante. Ma come spesso accade, tra la norma e la realtà si apre un abisso. E in quel vuoto, fatto di cemento, letti a castello e finestre sbarrate, vivono circa 63.000 persone. La misura della dignità è stabilita dal ministero della Giustizia come la capienza regolamentare delle carceri italiane che si basa su un criterio semplice: 9 metri quadrati per la prima persona detenuta in cella sin gola, e se allocata nella cella multipla il calcolo è 5 metri quadrati per ogni persona detenuta aggiuntiva.
La Repubblica, 26 luglio 2025
Cara presidente Meloni, “nessuna delle misure adottate” dal Consiglio dei ministri sull’emergenza carceraria “ha la forza di dare una risposta ai problemi”. Firmato, Gianni Alemanno. L’ex sindaco di Roma scrive dal carcere di Rebibbia, dove sconta una pena per “traffico d’influenze”, una lettera aperta alla premier. A quattro mani, firmata con Fabio Falbo, detenuto da quasi vent’anni: “ha scontato una parte della sua pena in alta sicurezza - dice l’ex ministro - si è laureato in Giurisprudenza in carcere e con le conoscenze acquisite offre assistenza legale alle altre persone detenute, in qualità di scrivano del nostro Braccio”.
di Tommaso Nannicini
La Stampa, 26 luglio 2025
Le parole sono importanti. E in politica ancor di più. Non è vero che, nell’era delle fake news e delle verità alternative, chi ricopre un ruolo pubblico può dire tutto e il contrario di tutto. Quando si gratta sotto la superficie, la sostanza continua a pesare come un macigno. Nel dibattito sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri - riforma promossa dall’attuale maggioranza - ci sono due argomentazioni ricorrenti, due nuvole di parole, che le forze di opposizione farebbero bene a evitare. Pena, gratta che ti gratto, una perdita complessiva di credibilità per chi si candida a governare.
di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 26 luglio 2025
Il dem chiede prudenza e ipotizza il rinvio del voto sulla riforma. Al Senato Dario Franceschini non ha parlato al governo, si è rivolto ai magistrati. È raro che l’ex ministro della Cultura intervenga in Aula, ma c’è un motivo se l’ha ritenuto necessario. Proprio mentre le Camere votavano la separazione delle carriere, il Pd era finito al centro di un’attenzione particolare da parte delle procure di mezza Italia. Se non c’è stata casualità nella sua decisione, è perché Franceschini non ha ritenuto casuale quell’attivismo giudiziario. Che a suo parere non è frutto di “un’unica regia”, ma è dettato da una serie di “singoli segnali” che “separatamente e in modo autonomo” trasmettono “lo stesso messaggio”: un appello a far fronte comune contro la riforma costituzionale scritta dal governo, una richiesta di solidarietà non formale che si esaurisca nel semplice dissenso in Parlamento. Insomma, una sorta di prova d’amore.
di Bruno Vespa
La Nazione, 26 luglio 2025
Separazione delle carriere: il sorteggio ha l’obiettivo di scardinare le correnti. L’Anm nervosa per aver perso una storica battaglia. È solo funzionale alla polemica di giornata se il pubblico ministero Carlo Nordio fosse contrario alla separazione delle carriere nel 1994 e se ne sia pentito pubblicamente nel 1995. L’episodio ci ricorda tuttavia che sono passati trent’anni tondi da quando Berlusconi pose il problema. Si capisce perciò la soddisfazione del centrodestra - e segnatamente di Forza Italia - perché un percorso così lungo e tormentato vada verso la conclusione e la furiosa reazione della magistratura associata che si avvia a perdere una storica battaglia.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 26 luglio 2025
“Referendum sulla giustizia? Parteciperemo alla campagna referendaria”. Separazione delle carriere, aggettivi di troppo nelle sentenze, esondazioni dei pm messe a nudo e confine tra intervento in politica e interventismo con i governi. E qualche sorpresa. Colloquio con la presidente di Magistratura democratica. Abbiamo fatto una piccola pazzia e abbiamo tentato di sfidare a duello uno dei magistrati più conosciuti d’Italia, che questo giornale, nei mesi passati, ha criticato con forza.
di Aurora Matteucci
Il Dubbio, 26 luglio 2025
Quando si tratta di aumentare reati e pene, in nome di una sicurezza pubblica che non ha niente a che fare con la sicurezza sociale, tutti scalpitano ad arrivare per primi. In un recente articolo comparso su Lucy dell’aprile scorso “le motivazioni della sentenza Turetta e il femminismo punitivo” la sociologa Valeria Verdolini si poneva questa domanda: “Perché chiediamo al diritto penale di risolvere problemi di ordine culturale?”. Aggiungo: perché lo chiediamo, per giunta, ad un diritto penale vendicativo, bellico cui affidiamo in via esclusiva il compito di proteggerci da ogni male? È la domanda delle domande che interroga, da anni ormai, chiunque abbia a cuore il mantenimento di un cordone di protezione per i principi costituzionali.
di Giuseppe Pontoriero
L’Unità, 26 luglio 2025
La mia vicenda inizia nel 2009, quando due clienti, di cui ero consulente, vengono indagati per riciclaggio di denaro proveniente dalla cosca Spagnolo e nell’indagine vengo coinvolto anch’io, essendo in quel periodo anche amministratore di una loro società. Mentre opto per il patteggiamento, gli altri imputati seguono il processo ordinario che li vede assolti perché il fatto non sussiste. Una volta scoperte le loro assoluzioni, chiedo la revisione del patteggiamento e ottengo la medesima assoluzione. Nonostante ciò, vengo etichettato indelebilmente come il contabile della mafia. Da quel momento, subisco continui controlli, anche da parte della Guardia di Finanza e da uno di essi scaturisce una nuova inquisizione, un nuovo processo. Questa volta per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti che, seppur si prescriva, si conclude con una condanna per evasione di circa 100.000 euro.
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