di Angela Stella
L’Unità, 25 luglio 2025
“Nessuno può essere detenuto per esecuzione di una sentenza in un istituto che non abbia un posto letto regolarmente disponibile”: questo l’incipit dell’art. 1 della proposta di legge per l’istituzione del “numero chiuso” nelle carceri presentata ieri alla Camera dal primo firmatario e deputato di +Europa Riccardo Magi. L’iniziativa è sostenuta anche da Pd, Avs, Iv, Azione. “In questo momento il carcere è in una situazione di illegalità e incostituzionalità - ha esordito Magi - Questa proposta non è una provocazione, è un’assunzione di responsabilità di fronte a quella che è divenuta la bancarotta dello Stato di diritto. Questa nostra misura risponde anche alle critiche della destra sempre contraria a misure deflattive estemporanee: non è una risposta una tantum, ma una valvola di sicurezza e di garanzia”.
di Samuele Ciambriello*
Il Riformista, 25 luglio 2025
Il Presidente della Repubblica, il 30 giugno, rivolgendosi al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha espresso un richiamo forte rivolto al Governo e alla Politica in generale con cui, espressamente, ha sottolineato che le carceri non possono calpestare i diritti dei detenuti e “non devono essere una fabbrica di criminalità”. D’altronde, un criminale recuperato nella società è una garanzia di sicurezza per tutti e, soprattutto, un obiettivo costituzionale. Il sovraffollamento e i suicidi “sono un’emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porvi fine immediatamente”. Infine, ultimo appello concreto con specifico riguardo alla piaga citata, per il Presidente “le carceri sono sovraffollate anche per l’insufficiente ricorso all’applicazione di pene alternative e dell’eccessivo utilizzo della carcerazione preventiva”.
di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 25 luglio 2025
Previsti 15 mila nuovi posti detentivi e reclusione differenziata per i tossicodipendenti. Cgil: “Provvedimento non soddisfacente né risolutivo”. “Niente indulti o svuota carceri”, ma 15mila posti detentivi per un piano di edilizia penitenziaria che dovrebbe realizzarsi entro pochi anni. Questo uno dei cardini del Piano carceri targato Carlo Nordio, ministro della Giustizia del governo Meloni, che prevede inoltre la “detenzione differenziata” nelle comunità dei circa dieci mila carcerati tossicodipendenti e l’accelerazione di procedure per chi han diritto alla liberazione anticipata. Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri del 22 luglio punta tutto sulla soluzione edilizia, mentre tralascia il capitolo che riguarda come la pena debba essere scontata, vale a dire tutte le misure che evitino la completa inattività dei detenuti, l’isolamento affettivo e prevengano curino il disagio psicologico e psichico.
di Claudio Marincola
L’Altravoce, 25 luglio 2025
Misure confuse, pochi fondi e magistrati. Gli operatori in coro: “È fumo negli occhi”. C’è un tempo per ogni stagione. L’estate italiana, da qualche anno, ha un suo appuntamento fisso: il Piano Carceri. Puntuale come un solleone agostano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato con tono grave e risoluto l’ennesima riforma strutturale del sistema penitenziario. Aumento dei posti, detenzione differenziata, fondo immobiliare ad hoc. Suona tutto familiare? O si tratta della solita “sòla estiva”, per dirla con le parole di Rita Bernardini? Lara Fortuna è un magistrato. Fa parte del Comitato direttivo del Conams.
di Francesco Petrelli*
L’Altravoce, 25 luglio 2025
Esisteva un tempo l’”etica dell’intenzione”. Si pensava infatti che i nostri destini fossero nelle mani del buon Dio e non dipendessero dalla nostra volontà e che per superare il giudizio etico era dunque sufficiente che le nostre azioni fossero poste in essere a fin di bene. Poi venne Weber con la più moderna “etica della responsabilità” che attribuiva alla coscienza di ciascun uomo il carico delle proprie azioni e omissioni, per ciò che effettivamente e prevedibilmente producevano nella realtà.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 25 luglio 2025
“Il carcere deve garantire diritti, non toglierli”. Più volte, nel corso degli ultimi mesi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato istituzioni e opinione pubblica sul dovere di assicurare condizioni di detenzione dignitose. L’ha fatto nel messaggio per la fine dell’anno, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, in incontri con la magistratura e il volontariato. Tra i diritti più compromessi in carcere, c’è quello alla salute. E se, come stabilisce l’ordinamento penitenziario, la sanità penitenziaria è parte integrante del Servizio sanitario nazionale, la realtà quotidiana mostra invece quanto il carcere sia, ancora una volta, l’ultimo anello della catena.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 luglio 2025
È stato trasferito dal carcere di Novara in Abruzzo ma continua a essere recluso in “area riservata”. Esistono nelle nostre carceri dei luoghi che la legge non contempla, ma che la prassi amministrativa ha creato e continua a perpetuare. Si chiamano ‘ aree riservate’ e, al loro interno - come si apprende da una denuncia appena inviata al Garante nazionale per le persone private della libertà personale - si consumano quotidianamente violazioni sistematiche dei diritti umani più elementari. Parliamo di un super 41 bis, una restrizione che, negli anni passati, Il Dubbio ha già messo in evidenza.
di Cinzia Sciuto
micromega.net, 25 luglio 2025
Il governo Meloni ha annunciato con grande enfasi l’approvazione in Senato della riforma della giustizia. Anzi meglio: la riforma della magistratura (mancano ancora due passaggi parlamentari per l’approvazione definitiva), presentandola come una svolta storica. Nelle parole della presidente del Consiglio, si tratta di un “passo avanti fondamentale” per “garantire il giusto processo, disarticolare il sistema correntizio all’interno del Csm, restituire ai magistrati l’autorevolezza e la dignità che meritano”. Ma al di là della retorica, questa riforma - come tutte quelle adottate finora dal governo in materia di giustizia - non incide in alcun modo sui problemi reali del sistema giudiziario italiano.
di Serena Sileoni
La Stampa, 25 luglio 2025
I pubblici ministeri sono sentinelle alle porte della giustizia. Dalle loro ronde, dipende la capacità di tenuta del diritto penale, e ancor più i destini delle persone, degli indagati, dei colpevoli, degli assolti, delle parti offese, le cui vite - comunque vada - saranno per sempre quanto meno influenzate dall’apertura di quelle porte. Il loro ruolo è teso tra la necessità che agiscano in piena indipendenza e la pari necessità che lo facciano responsabilmente. La sottrazione a ogni tipo di pressione politica e la garanzia che la giustizia tratti tutti allo stesso modo sono la base generale delle soluzioni a quella tensione adottate nei paesi democratici, che mescolano in vario grado elementi tipici di modelli ora accusatori ora inquisitori, ora obbligatori ora discrezionali nell’esercizio dell’azione penale, ora più amministrativi ora più giurisdizionali.
di Simona Musco
Il Dubbio, 25 luglio 2025
La pratica su Piccirillo spacca Palazzo Bachelet: i consiglieri di destra tornano in aula per “dovere istituzionale”, ma accusano i togati di voler attaccare il governo. Alla fine sembra non sia servita nemmeno la moral suasion del Quirinale. È stato il richiamo al senso delle istituzioni a convincere i consiglieri laici di centrodestra a tornare in aula, dopo che per due volte, mercoledì, hanno fatto mancare il numero legale pur di non votare la pratica a tutela del magistrato Raffaele Piccirillo, finito nel mirino del ministro Carlo Nordio dopo un’intervista in cui commentava la gestione del caso Almasri. Così, nella seduta straordinaria di ieri, hanno annunciato di non voler partecipare alla discussione, garantendo la propria presenza per il voto, concluso con l’approvazione della delibera a maggioranza, con un solo astenuto e cinque voti contrari.
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