di Riccardo Carlino
Il Foglio, 24 luglio 2025
“Mancano i posti in comunità per accogliere tossicodipendenti e alcoldipendenti. E con soli 250 magistrati di sorveglianza, non si riesce a stare dietro le istanze di migliaia di detenuti”, dice Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino. Il decreto legge approvato ieri dal governo si articola su vari livelli: una maggiore rapidità per la valutazione della liberazione anticipata, un nuovo regime di detenzione domiciliare per detenuti tossico/alcoldipendenti e un programma di edilizia penitenziaria che guarda fino al 2027. Si vuole ridurre di circa diecimila unità la popolazione carceraria, e contemporaneamente concedere benefici ai detenuti che più ne avrebbero diritto: qualcosa di apparentemente diverso dal filone panpenalistico e securitario che questo governo ha abbracciato da praticamente tutta la sua esistenza. Ma che nasconde diverse difficoltà nella sua applicazione.
di Lucio Motta
filodiritto.com, 24 luglio 2025
Ennesima bufala per coprire una mancanza di una visione prospettica incapacità di affrontare un problema strutturale, culturale e giuridico. Era luglio 2024 quando il Governo emanava il Decreto Carceri (D.l. n.92 del 4 luglio 2024, conv. l. n. 112 dell’8 agosto 2024), noto anche come “Carcere sicuro”, e annunciava propositi di rispondere alla necessità di un sistema più efficiente e rispettoso dei diritti umani. Due cardini del decreto che avrebbero dovuto, a detta del ministro nel giro di tre mesi, liberare la morsa del sovraffollamento si stanno rivelando inutili ed inefficaci. La liberazione anticipata (misura già esistente - art. 54 O.P.- che consente ai detenuti di ridurre la propria pena in base alla buona condotta) modificata passando da un sistema di richiesta (petitorio) ad un sistema di concessione diretta da parte del Magistrato di Sorveglianza. Misura rimasta inapplicata per carenza di struttura e personale: tutto è rimasto come prima con l’aggravante che i detenuti non hanno più certezza e contezza del loro fine pena. I roboanti proclami del Ministro secondo il quale già a fine settembre 2024 si sarebbero dovuti vedere i primi effetti della riforma sono, non solo disattesi ma assolutamente delusi e frustrati, con l’aggravante di rendere maggiore il carico di lavoro sui Magistrati e sulle cancellerie della Sorveglianza ora occupati anche a far di conto.
di Carlo Nordio*
Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2025
Insita nel nostro ordinamento giudiziario - ne è per certi versi, l’anima - una necessità: quella di coniugare il diritto alla rieducazione del detenuto, così come è sancito dalla Costituzione, all’utilità in cui si può convertire l’espiazione della pena. Chi esce da un periodo di detenzione può aspirare di mettere a frutto ciò che ha imparato in carcere, aiutando, al tempo stesso, le aziende che hanno bisogno di manodopera specie in riferimento ad attività che gli italiani non vogliono più esercitare. In questo senso, “Recidiva Zero” porta nelle carceri un filo di speranza e la consapevolezza che il lavoro tra i detenuti brilli spesso per eccellenze straordinarie.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2025
Il Commissario straordinario all’edilizia penitenziaria: “9.696 posti in tre anni; opere per 758 mln, in parte già finanziate”. Lo paragona ad una “matrioska”, un incastro di interventi vecchi e nuovi, “in collaborazione con Dap, Giustizia Minorile e Mit, sotto la regia di Palazzo Chigi”. Per “una risposta strutturale al sovraffollamento”. Atteso da mesi, preceduto e seguito da critiche, il piano per l’edilizia penitenziaria approda in Consiglio dei Ministri con l’ambizione di “non costruire solo celle, ma recuperare dignità, sicurezza e funzionalità”, assicura il commissario straordinario all’edilizia penitenziaria, Marco Doglio. Anche “attraverso una valorizzazione immobiliare su vasta scala”, scandisce a IlSole24ore il manager chiamato da Cassa Depositi e Prestiti per accelerare le procedure.
di Anna Di Rocco
Milano Finanza, 24 luglio 2025
Ecco il piano del governo per mettere sul mercato i penitenziari vecchi e crearne di nuovi. L’obiettivo è coinvolgere investitori istituzionali attraverso uno o più fondi immobiliari a partecipazione pubblica, sfruttando la valorizzazione degli asset dismessi. Previsti quasi 10 mila nuovi posti entro il 2027. Un fondo immobiliare per acquisire le carceri obsolete. È questo il progetto al quale il governo sta lavorando nell’ambito del nuovo Piano nazionale dell’edilizia penitenziaria 2025-2027 presentato martedì 22 luglio in Consiglio dei ministri dal commissario straordinario Marco Doglio nell’ambito della riforma disegnata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
di Alfonso Raimo
huffingtonpost.it, 24 luglio 2025
Intervista a Luigi Manconi: “Il sottosegretario Del Mastro, ha definito “epocali” le misure prese dal Cdm. Quel termine va usato con la massima sobrietà. Quando viene pronunciato da chi ha detto di provare “un’intima gioia” nel fatto che ai detenuti possa mancare il respiro, determina un effetto inquietante”. “Il Governo non è credibile. Il sistema penitenziario è al collasso. Nordio per decenza dovrebbe dichiararne il fallimento”. Luigi Manconi, già docente di sociologia dei fenomeni politici e già presidente della commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, in un’intervista a Huffpost, commenta le misure approvate dal consiglio dei ministri per affrontare l’emergenza carceri.
di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 24 luglio 2025
Il Garante della Campania: “Nessun provvedimento deflattivo”. “Nei provvedimenti governativi comunicati sul tema delle carceri, comunicati con enfasi dal Ministro, non c’è nulla di immediata applicazione, non c’è nessuna misura deflattiva centrata sul sovraffollamento. Disegni di legge che non sono risolutivi e qualcuno già in contraddizione con il decreto Carceri approvato il 7 agosto dell’anno scorso dove è stata anche modificata la liberazione anticipata che non viene data più ogni sei mesi. Insomma, lo Stato continua a non rispettare quanto stabilito dalla Costituzione. Quindi sono provvedimenti che congelano l’attuale situazione di emergenza sociale e delle carceri che sono sovraffollate”.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 24 luglio 2025
Per l’ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane, ci sono le basi per migliorare la situazione negli istituti, anche rispetto al sovraffollamento, ma per ogni misura presentata ci sono diversi step da superare e la burocrazia da combattere. Un insieme di misure per provare a contrastare il fenomeno del sovraffollamento delle carceri, attraverso la realizzazione di nuove strutture e l’ampliamento di quelle esistenti, a rendere più rigorose e rapide le procedure di valutazione sulla liberazione anticipata e a offrire concrete possibilità di riabilitazione ai detenuti con dipendenza da stupefacenti o alcol: è quello che ha esaminato e approvato il Consiglio dei ministri, martedì 22 luglio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 luglio 2025
L’internato non sta scontando una pena: ha già pagato il suo debito con la giustizia. Ma viene ritenuto pericoloso e per questo viene trattenuto in una delle strutture previste dalla legge. Tra i 43 suicidi avvenuti dall’inizio dell’anno dietro le sbarre, ce n’è uno che merita particolare attenzione. È quello di un uomo di quarant’anni, morto il 6 luglio scorso nella Casa di lavoro di Vasto. Non un detenuto nel senso stretto del termine, ma un internato. La differenza non è di poco conto. Parliamo di una delle circa 300 persone in Italia che, pur avendo già scontato la loro pena, non hanno riacquistato la libertà. Usciti dalla condanna, entrano nel limbo dell’internamento: una misura di sicurezza detentiva, teoricamente pensata per contenere la cosiddetta “pericolosità sociale”, ma che nella pratica rischia di diventare una detenzione infinita, senza colpa e senza fine certa.
di Giovanna Vitale
La Repubblica, 24 luglio 2025
I sondaggi sono già stati commissionati. Incassato l’ok alla riforma della giustizia in seconda lettura, a Palazzo Chigi è partito il conto alla rovescia in vista del referendum che, annunciato dal Guardasigilli per la prossima primavera, dovrà confermare o bocciare la separazione delle carriere. In Parlamento il ddl Nordio non ha infatti raggiunto il quorum dei due terzi previsto dall’iter di revisione costituzionale che avrebbe evitato il ricorso alla consultazione popolare.
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